Archivi categoria: Recensioni

Andrea Temporelli, “L’amore e tutto il resto. Poesie 1996-2022”

di Giselda Pontesilli

«A poco a poco anche l’epoca evapora», auspica Andrea Temporelli (alias Marco Merlin) in questo primo verso, così elaborato e immediato, di   Epoca, poesia (in cinque strofe) della presente raccolta; e l’ultimo verso, ripetuto anch’esso due volte (in quarta e quinta strofa), così annuncia e conclude:

«Un nuovo mondo dietro l’angolo aspetta» : Continua a leggere

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Francesco Varano “Il gabbiano inattuale”.

di Giorgio Linguaglossa

Francesco Varano, Il gabbiano inattuale (Poesie 1982-1985), ilfilorosso, 2023

 

La poesia modernista in Europa ha avuto un merito: quello di mettere fine alla poesia orfica, epifanica, intuizionista che intendeva il «lirico» come la categoria centrale del novecento poetico italiano. La poesia modernista europea ha avuto il merito storico di porre fine alla poetica dell’implicito e del soggetto, ha reso l’implicito, esplicito. Mandel’stam in Russia e Eliot in Europa introducono il dispositivo modernista nella poesia occidentale cambiandola in profondità. La poesia italiana del Dopo Eliot cadrà però in un equivoco, intenderà il «correlativo oggettivo» come «comunicazione», al punto che oggi tra la «comunicazione» del linguaggio relazionale e la «comunicazione» del discorso poetico non c’è differenza alcuna, si è solidificata promiscuità e complicità.  Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

Leggo l’ultima opera di Vittorino Curci e mi domando se queste sue nuove poesie siano più delle ballate d’aria o delle storie di carta. Se mi fermo al titolo, Cadenze per la fine del tempo (Musicaos Editore, 2023), dovrei propendere per l’opzione musicale. D’altra parte, lo stesso autore richiama, nel titolo di alcuni suoi pezzi, l’antica tradizione giapponese del Kamishibai, lo spettacolo teatrale di carta in cui nei templi buddisti venivano narrate storie illustrate su rotoli chiamati emakimono. Anche in questa raccolta, pur nell’alternarsi delle stanze tematiche, i versi scorrono, senza mai una maiuscola a fare da cesura, sul rotolo poetico che l’autore muove.

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Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru

Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru / Il nostro albero
di Giorgio Morale

Il titolo del nuovo libro di Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru / Il nostro albero (La vita felice, 2022) costituito dal calco della denominazione romana del Mediterraneo (Mare Nostrum), è di sicuro richiamo per chi è cresciuto con il suono del mare nelle orecchie. Continua a leggere

“Codex Rubens”, di Marco D’Aponte, Michel Hoëllard e Nathalie Neau

Recensione di Giovanni Agnoloni

Codex Rubens

Testi di Michel Hoëllard e Nathalie Neau, illustrazioni di Marco D’Aponte

 Ed. Töpffer, 2022

Opera originalissima, questo Codex Rubens, graphic novel realizzata in collaborazione tra l’illustratore italiano Marco D’Aponte e gli autori francesi Michel Hoëllard e Nathalie Neau. Sospesa tra il fascino senza tempo della figura del grande pittore fiammingo Paul Rubens (vissuto tra il 1577 e il 1640) e il mistero di una narrazione che interseca piani temporali e narrativi appartenenti al nostro presente e ad epoche lontane, ci conduce attraverso le tappe della vita di Rubens interpolandole con elementi surreali come suoi incontri con artisti novecenteschi (e non solo), creando così un mélange perfetto di biografia e ucronia che ha qualcosa del film Midnight in Paris di Woody Allen.

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20 righe (per niente) facili

 

Amare le donne, dolce il caffè. Nicola Vacca dedica la sua nuova raccolta ai caffè e al suo amore. In questi momenti domestici ma universali, ordinari e insieme unici, si svolge un discorso amoroso a due. Ed è poetico perché, come diceva Ezra Pound, la poesia è, appunto, semplicemente un discorso tra persone intelligenti. Nonostante tutti parlino d’amore, d’altra, parte, la poesia d’amore soffre di solitudine. Tutti se ne occupano, ma nessuno la sostiene. Intrappolati nella nostra afasia sociale, nessuno dialoga con l’amore, riconoscendone l’autonoma realtà. L’amore esiste sempre/ anche quando le finestre non si aprono.

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Claudio Magris: Mark Axelrod «smonta» i maestri – Il gioco del Lego in letteratura

Articolo di Claudio Magris

Mark Axelrod «smonta» i maestri – Il gioco del Lego in letteratura

Balzac’s Coffee, DaVinci’s Ristorante dello studioso americano è un libro 
bizzarro e inclassificabile che prende di mira, e supera, il post-postmoderno

«Gioco di costruzioni in plastica costituito da piccoli pezzi di forma geometrica a incastro tali da permettere una grande quantità di combinazioni». Così lo Zingarelli, il grande vocabolario della lingua italiana, definisce il gioco del Lego, che per generazioni di bambini è stato scuola di arte combinatoria e costruttivistica, castelli che smontati e riaggregati diversamente diventano mostri o navi. D’altronde Dante, rimescolando le lettere dell’alfabeto, è riuscito a rappresentare Dio e tutte le passioni umane.

Mark Axelrod insegna Letteratura comparata alla Chapman University di Orange, in California. Per 16 anni è stato il direttore del John Fowles Center for Creative Writing.

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L’ANNUARIO DI POESIA. ANTOLOGIA 1994 – 2012, a cura di Gabriele TANDA. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

 

A cura di Gabriele Tanda è stata pubblicata l’Antologia dell’Annuario di poesia (anni 1994-2012) della rivista “L’età del ferro” (Castelvecchi), diretta da Giorgio Manacorda, Alfonso Berardinelli e Walter Siti).

Il libro contiene una selezione degli interventi critici, delle recensioni e degli articoli pubblicati negli Annuari dal 1994 fino al 2012. Continua a leggere

Daniela Stallo, “Winday”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Daniella Stallo, Winday, Armando Editore, 2022

L’indagine al centro del romanzo Winday di Daniela Stallo è al contempo letteraria, sociale e politica. Non poteva che essere così, per una vicenda ambientata a Taranto e che ha al proprio centro l’Ilva, coi suoi fumi e il suo multiforme impatto sulla vita delle persone.

Una misteriosa esplosione che appare come un attentato terroristico sopraggiunge durante una processione religiosa in città, interrompendo le cicliche abitudini della popolazione, che sono andate avanti a dispetto dei tanti problemi causati dall’inquinamento prodotto dalle acciaierie. E la piega che prende la ricerca condotta da Lucrezia, la fotografa protagonista, insieme all’ispettore di polizia Iacovelli, finisce dunque per entrare in territori scomodi, quelli del terrorismo a matrice ambientalistica, le cui lontane matrici risalgono agli anni ’70. Continua a leggere

Sulle ali della libellula. “Ricami dalle frane” di Antonio Spagnuolo


di Carlangelo Mauro

IRicami dalle frane (Oedipus, 2021), prezioso libro di poesia di Antonio Spagnuolo, poeta napoletano che ha superato ormai i 90 anni – di cui gran parte dedicati alla poesia, oltre che al suo lavoro ordinario di medico – ripetono nel solco della memoria, con variazioni sapienti, i temi della produzione più recente, nata da una perdita, quella dell’amata moglie, Elena. Assenza contro cui si pone l’antidoto della poesia, la rielaborazione creativa del lutto. Negli ultimi volumi (tra cui Proiezioni al crepuscolo”, Macabor, 2022 e “Riflessi e velature, La valle del tempo, 2023), affiorano insistentemente i ricordi della vita familiare con Elena e il tessuto dei versi, che ripete il disegno del dolore, si riempie di motivi nuovi, di vari punti di vista a partire dal vissuto, dall’esperienza. Continua a leggere

Su “Sonetti d’amore per King Kong, di Gino Scartaghiande

di Domenico Ludovici

Oggetto e circostanza, il libro di Gino Scartaghiande pubblicato dalle Edizioni Il Labirinto di Roma nel 2016, vincitore del Premio Frascati di quell’anno, comprendeva le sole due raccolte edite in precedenza, Sonetti d’amore per King-Kong e Bambù, seguite da testi inediti, sparsi e dimenticati, o compresi in qualche volume collettaneo, come le Poesie scolastiche del 2004. 

   A distanza di cinque anni, Scartaghiande ha voluto aggiornare quella raccolta aggiungendovi un’ampia sezione di inediti più recenti, intitolata Cavallucci marini, e tre brevi testi dedicati al giovane poeta Gabriele Galloni, scomparsi tragicamente  a soli 25 anni. Il libro, il cui titolo complessivo è appunto Cavallucci marini (Edizioni Il Labirinto, Roma 2022) è prezioso, perché permette di tenere fra le mani e di apprezzare in un unico insieme l’intera poesia di Scartaghiande, che – scrive Domenico Adriano nella nota che lo accompagna – “ci porge tutto il suo lavoro, unito in un disegno unico, in una scienza «contemplativa» di minute verità cocenti quanto accecanti”.  Continua a leggere

Geneviève de Hody, La casa del dolore. Nota di Giorgio Linguaglossa

Geneviève de Hody, La casa del dolore, Passigli Editori – febbraio 2023, pp. 318 € 25, traduzione di Edith Dzieduszycka, titolo originale,  La maison des souffrances, Editions du Roure – 2011

 

Queste memorie dal carcere militare di Clermont-Ferrand, tradotte qui per la prima volta, offrono ai lettori italiani un commovente spaccato di quella che è stata la Resistenza in una Francia che, a partire dal 25 giugno del 1940, ha conosciuto la brutale occupazione nazista e il vergognoso collaborazionismo del governo di Vichy. Il 2 novembre del 1943, Camille de Hody e la moglie Geneviéve Utard vengono arrestati e tradotti in prigione, a causa della denuncia del padrone di casa, membro della Milizia filotedesca. Da quel giorno, Camille e Geneviève, che hanno dovuto lasciare le loro tre figlie, condividono il destino di tanti altri prigionieri, vivendo la dura realtà della prigione, in attesa di una liberazione più volte preconizzata ma sempre irrimediabilmente delusa, fino alla tragica separazione, quando Geneviève lascia il carcere e Camille viene invece mandato in quanto prigioniero politico al campo di deportazione Royallieu-Compiègne e da lì Mauthausen, dove troverà la morte il 12 aprile del 1945, a tre sole settimane dall’arrivo degli americani. Continua a leggere

Luca PIZZOLITTO, Crocevia dei cammini. Nota di Giovanni Nuscis

In quest’ultimo libro di poesie di Luca Pizzolitto, Crocevia dei cammini si nota subito il ricorrere di alcune parole: lontananza e dolore, in particolare, ma anche esilio, silenzio, cenere, Dio, fede. In poesia, più che negli altri generi letterari, le parole, soprattutto se ripetute, aprono a mondi e a interpretazioni che possono avvicinare all’essenza dell’opera, e che non vanno pertanto trascurate; pur nei confini fluidi che rendono i versi creature delicate, sfaccettate, polisemiche. A differenza della narrativa, con riferimento al concetto di esattezza definito da Calvino nelle sue Lezioni americane Continua a leggere

Davide Cortese, Zebù bambino Terra d’ulivi edizioni, 2022. Con una missiva di Giorgio Linguaglossa

Caro Davide,

ho letto in questi giorni la tua silloge e ne sono rimasto sorpreso, ammaliato dalla ariosa cantabilità delle poesie; tu sai trascinare il lettore con grazia aristocratica nelle spirali sinuose dei versi brevi (settenari e novenari) arricchiti da rime alterne mai telefonate e sempre esattamente calibrate al gioco fonico; tu, come il pifferaio di Hamelin, sai modulare le note voluttuose e smemoranti per poi all’improvviso spalancare davanti al lettore il precipizio del coinvolgimento liquoroso, psicologico, empatico. L’onirico è sempre intessuto con il simbolico, con il quotidiano e con lo psicologico; in un certo senso così ringiovanisci il quotidiano in quanto lo rivesti di nuovo simbolico. Queste 21 poesie sono ventuno salvataggi nel mare in tempesta del cattivo gusto oggi imperante e della mala grazia del nostro tempo. Ma dove conduce il viaggio? Le figure che si susseguono in visionarie fantasmagorie (specchi, statue, ombre, arabeschi e merletti) sono in realtà tutti miraggi, illusioni della Musa sapiente. Già il titolo, Zebù bambino, è quasi un gioco fiorito, un gioco infantile, ma quanta verità nel tuo gioco, quanto mistero in quell’enigma! Riaffiorano immagini ed echi di antica esoterica psicocosmica poesia, ritornano alla mente, in filigrana, le strofe brevi del più grande lirico del novecento: Sandro Penna, ma come rivisitate e posposte nel nostro tempo post-utopico e post-storico. Forse il sigillo più accattivante di questa tua silloge sta proprio nella capacità che hai di trasfigurare le situazioni solitarie del “poeta fingitore” in una nuova poesia delle situazioni quotidiane.

 

(Giorgio Linguaglossa) Continua a leggere

Chi non crede prega?

 

di Alida Airaghi

Chi non crede prega? Forse sì, più spesso di quello che si pensa. Può pregare per un’abitudine assunta durante l’infanzia, per paura, per disperazione. Può pregare – come probabilmente fanno quelli che Hermann Hesse definiva “die Suchende”, coloro che cercano –, nella speranza di essere ascoltato. 

O, come suggeriva Giorgio Caproni in un suo insuperato e troppo poco ricordato poemetto del 1964, Lamento (o boria) del preticello deriso, “prego … non, come accomoda dire / al mondo, perché Dio esiste: / ma, come uso soffrire / io, perché Dio esista”. Continua a leggere

Giacomo Sartori, Fisica delle separazioni

di Roberto Plevano

Il titolo dell’ultimo libro di Giacomo Sartori suggerisce imparzialità scientifica, epistemico distacco, come da predilezione per titoli asciutti, quasi etichette su referti e alambicchi delle sue esperienze narrative e poetiche. L’icasticità risponde a un bisogno di rigore stilistico. Come pochi scrittori contemporanei, Sartori è capace di plasmare prosa e verso adattandoli a temi e oggetti del testo, scegliendo lessico, locuzioni, costrutti a seconda delle necessità narrativa, e pure il suo stile è personalissimo e inconfondibile. Più che di stile dell’autore, nel caso di Sartori si dovrebbe parlare di autore di stili, capace di concretizzare la sua ricerca letteraria (Sartori, da buon ricercatore, sa che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, ed esaminare, verificare, controllare) in prove narrative assai diversificate: la scarna asciuttezza della prosa di Cielo nero, la lingua drammatica e fredda in Rogo, lo humor e la satira sociale di Sono Dio e Baco, in cui, caso raro tra gli scrittori italiani, Sartori lavora alla costruzione di un immaginario letterario poco vincolato alla centralità del soggetto individuale e si allarga all’intero dell’esperienza umana: la vita, il clima, l’ambiente.
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Gino Rago, Storie di una pallottola e della gallina Nanin.

Gino Rago, Storie di una pallottola e della gallina Nanin, Ed. Progetto Cultura,

Roma, 2023, pp. 87, 12 euro

(con Saggio introduttivo di Giorgio Linguaglossa)

 

Brani tratti dal saggio introduttivo Verso un nuovo paradigma di Giorgio Linguaglossa

 

Verso un nuovo paradigma della poiesis Continua a leggere

Tre meno meno, di Maurizio Cortese

Non sapevo che mio cugino avesse scritto un libro: me ne accorgo con sei anni di ritardo. È il segno di uno scollamento più ampio dal mondo dei parenti, dovuto a una molteplicità di cause, per lo più indecifrabili. L’idea sarebbe quella di vedersi, confrontarsi, arricchirsi dei reciproci talenti (c’è perfino un annuale D’Ascia day – dal cognome del mio nonno materno – a cui non ho mai la fortuna di partecipare), ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’A1, con i tanti caselli della vita. Il libro di Maurizio è diventato, perciò, il pretesto per recuperare, in una volta, tutto il tempo perduto: gli abbracci mancati, le condivisioni agognate e risucchiate nel vortice spietato degli impegni. Non è un libro perfetto, ma i piccoli nei sono ampiamente compensati dalla freschezza del racconto, dagli acuti improvvisi – commoventi o comici – che sorprendono il lettore quando meno se lo aspetta.

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FABIANO D’ARRIGO, “RICORDI DI VIAGGIO”

FABIANO D’ARRIGO, RICORDI DI VIAGGIO, LUCCA, TRALERIGHE LIBRI, 2022


di Antonio Lovascio

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Da Eraldo Affinati ad Alessandro D’Avenia, per finire a Paola Mastrocola: scopri i libri degli scrittori-insegnanti più amati del momento. Abilissimi nel coniugare passione per l’insegnamento e amore per la scrittura, hanno pubblicato opere che parlano ai giovani con grande successo. A questi possiamo aggiungere anche intellettuali di casa nostra che per una vita sono saliti in cattedra con tanta umiltà ed ora, senza aspirare ad eccellenze letterarie, vogliono condividere non solo con gli ex allievi ma con la realtà che li circonda le emozioni che hanno provato con i viaggi, che per eccellenza rappresentano la metafora della vita. Continua a leggere

Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, nota di lettura di Ewa Tagher

Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, Progetto Cultura, Roma, 2022, pp. 70,€ 12

 

Giuseppe Gallo, è nato a San Pietro a Maida (Cz) il 28 luglio 1950 e vive a Roma. È stato docente di Storia e Filosofia nei licei romani. Negli anni ottanta, collabora con il gruppo di ricerca poetica “Fòsfenesi”, di Roma. Delle varie Egofonie,  elaborate dal gruppo, da segnalare Metropolis, dialogo tra la parola e le altre espressioni artistiche, rappresentata al Teatro “L’orologio” di Roma. Continua a leggere