Archivi categoria: Recensioni

Benito Mussolini. Me ne frego

di Guido Michelone

Benito Mussolini. Me ne frego

A cura di David Bidussa

Edizioni Chiarelettere

 

Per il centenario della marcia su Roma, da parecchi mesi, l’editoria italiana si è attrezzata nel proporre nuovi e vecchi libri, che tentano di spiegare un avvenimento rimasto un unicum nella storia delle democrazie occidentali, benché, da allora, ripetuto sino ai nostri giorni, in altri Paesi di tutto il Pianeta: ovviamente non una parata simbolica quale presa di potere concessa dal re Vittorio Emanuele III a Benito Mussolini, quanto il radicarsi del fascismo inteso via via come falso movimento rivoluzionario, forza conservatrice ultranazionalista, tendenza reazionaria antiparlamentare, ideologia distruttrice guerrafondaia in grado, per colpa di Adolf Hitler (forse il continuatore è più celebre della ideologia mussoliniana), di cancellare in soli sei anni di guerra, oltre sei milioni di morti, anche innumerevoli testimonianze di civiltà antica e moderna (ad esempio ben 417 dipinti di inestimabile valore). Continua a leggere

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su “Ineluttabile incontro di sguardi” di Milena Ri

 

di Alessandro Burrone

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su Ineluttabile incontro di sguardi di Milena Ri (L’erudita – Giulio Perrone Editore, 2022)

 


Dunque, usiamo la pagina come uno specchio, intanto. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti, vi arriviamo per questo. Dobbiamo dirci qualcosa, intorno è piattume o incredibilmente bello. Fissare un ricordo. Come in un dialogo con se stessi, si passa dal tu all’io, e la domanda finale è grido: Continua a leggere

“Vuoto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Vuoto, Les Flâneurs Edizioni, 2022

In un’una elegante veste tipografica di Les Flâneurs edizioni è arrivata in libreria l’ultima opera di Ilaria Palomba, Vuoto. La bellissima copertina di Francesco Dezio è già di per sé allusiva ed evocativa: sul davanzale di una finestra che si affaccia su una notte nera come la pece, “priva di ogni pianeta”, direbbe Dante, una giovane donna, dai capelli biondi, in atteggiamento pensoso – come si evince dalla fronte appoggiata sul palmo della mano – rimugina pensieri tristi, dolorosi, funerei e l’abito da sera, lungo fino ai piedi, sembra listarla a lutto, mentre sul pavimento fogli appallottolati e libri aperti alludono chiaramente al suo lavoro tormentato di scrittrice. Continua a leggere

Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Recensione di Antonio Fiori

Giovanni Ibello
Dialoghi con Amin
Crocetti, 2022

Introduzione di Milo De Angelis

 


“Il poeta più antico dei nostri giovani poeti”, così definisce Milo de Angelis il nostro
Giovanni Ibello, che ha qui ripreso – e disteso – la breve silloge dal titolo omonimo, edita
nel 2018 quale vincitrice del Premio Città di Fiumicino (all’originale unica sezione di dodici
poesie, ridenominata
Yucatan, si aggiungono – fino a rendere la silloge poematica –
Teorema dei roghi, Be aware of God e Luce cariata dall’avvenire). Nella sua mirabile
introduzione, de Angelis parla di “grande e originale poema notturno” che ci prepara ad
una “pura attesa senza oggetto”, e ci segnala il silenzio come “uno dei protagonisti di
questo libro splendido e irripetibile”.
La voce che tiene il filo del dialogo e del racconto è quella di Giovanni, che non è solo
voce autoriale ma è anche voce rimodulata del Giovanni dell’Apocalisse, peraltro
irriconoscibile in queste nuove e lapidarie asserzioni; egli infatti non solo non crede che
stiamo per rinascere e non ha mai chiesto di essere amato ma contesta Dio radicalmente:
Dichiaro guerra al Cielo, afferma. Giovanni è l’interlocutore di Amin, che invece non ha mai
vissuto bensì solo sognato la vita:
Io sono Amin,/ colui che restò nel noncanto. Amin è
libero perché non può morire, perché non è mai nato, perché può sognare soltanto:
Hai
sognato/ lo scisma dei santi,/ il mistero della cernia ermafrodita./ Hai sognato/ la vergine
delle dune/ e aceto per le antilopi erranti.
I dialoghi condurranno infine al silenzio, alla presa d’atto non tanto dell’insufficienza quanto
dell’inutilità della parola, sia perché inascoltata sia perché è tramontato ormai il tempo
delle parabole e delle profezie (
Di quello che sognavi veramente/ non resta che un
silenzio siderale/ una lenta recessione delle stelle
). Al silenzio si arriva però anche perché
si passa con lucidità in rassegna il tema della morte, il suo senso introvabile e i suoi
strascichi: è la morte che toglie di bocca ogni parola. Trovo emblematico, in tale percorso,
l’omaggio a Maradona nelle quattro poesie poste sotto il titolo
25 novembre, questa la
prima:
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“La scrittrice obesa”, di Marisa Salabelle

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marisa Salabelle, La scrittrice obesa, Arkadia Editore, 2002

Di Marisa Salabelle ho letto diversi romanzi, e ne ho sempre apprezzato l’ironia e la leggerezza perfino nel parlare di vicende fosche. Così, in particolare, è stato nel penultimo libro, Il ferro da calza, edito da Tarka l’anno scorso, ma anche nel precedente giallo di ambientazione appenninica L’ultimo dei santi, dello stesso editore. Per Arkadia, invece, aveva già pubblicato un romanzo dai tratti molto più seri, gravidi di storia (della Resistenza) e di drammi familiari, Gli ingranaggi dei ricordi. Ora per la casa editrice sarda esce un nuovo romanzo, La scrittrice obesa, che sembra unire queste due “vene” dell’autrice. Sì, perché in apparenza si tratta di un romanzo dai tempi e dalle situazioni “comici”, ma in realtà la storia e il personaggio che racconta sono decisamente tragici.

La protagonista, Susanna, è una donna obesa, vittima della solitudine e della tristezza, oltre che, probabilmente, di un caratteraccio in gran parte indipendente dalla sua condizione fisica. Tratta male mamma (finché ce l’ha), vicini e conoscenti, e anche la sua migliore amica, Lorella, quando le prendono i proverbiali cinque minuti. Il suo tormento segreto – ma nemmeno che più di tanto – è il tentativo, continuamente frustrato dalle circostanze, di essere riconosciuta come scrittrice a livello editoriale. Vince concorsi di poco conto, ma non riesce mai a pubblicare, nonostante abbia un grandissimo (e reale) talento, per lo più misconosciuto dai suoi contatti personali e decisamente ignorato dalle case editrici, che subissa di proposte e messaggi pieni di rimostranze. Continua a leggere

Nicola Fano, La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo

di Alberto Fraccacreta

Nicola Fano, La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo, Elliot, pagine 128, euro 17,50

 

Esiste un legame tra arte e teatro? Certo ed è molto più aggrovigliato di quello che si possa credere. Lo spiega Nicola Fano – docente di Letteratura e filosofia del teatro all’Accademia Albertina di Torino – in La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo, un saggio che, in diciassette “reportage da fermo”, prende in considerazione artisti come Piero della Francesca, Tintoretto, Tiepolo, Picasso e altri (Caravaggio non ha un profilo proprio ma compare a sprazzi, come nume tutelare) per chiarirne la profonda vocazione scenica.  Continua a leggere

“Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone – Videolettura

Ho divorato questo libro in una mattinata, ve ne leggo l’inizio e ne posto la mia recensione.

Maria Grazia Calandrone “Dove non mi hai portata”, Einaudi 2022

La nostra migliore poetessa torna in libreria con un romanzo appena uscito per Einaudi nel quale racconta la vita di Lucia Galante, sua madre biologica. Una madre così disperata da credere che sua figlia sarebbe stata più protetta e al sicuro se affidata all’amore di persone estranee, che non restando con lei e il suo compagno, il padre biologico di Maria Grazia.
La coppia era in una situazione tragica sia dal punto di vista economico che socio-familiare, senza speranze per il futuro. Motivazioni probabilmente simili a quelle di altre centinaia di persone, per lo più madri, che presero la stessa decisione in quel frangente storico – la metà degli anni ’60 – come testimoniano le cifre degli abbandoni registrati per quell’anno in tutta Italia. Continua a leggere

Massimiliano DAMAGGIO. Io scrivo nella tua lingua. Nota di Giovanni Nuscis

 

Massimiliano DAMAGGIO

Io scrivo nella tua lingua

Poesie – Testo greco a fronte, traduzione di Giorgia Karvunaki

Editrice ZONA

Collana Rossocorpolingua

Nota critica di Mia Lacomte

 

Rielaborare la propria infanzia, il proprio vissuto è ciò che tutti, in varia misura e modo, proviamo a fare. Talvolta edulcorando ricordi per nulla sereni e gioiosi, e viceversa. Continua a leggere

Peninsulario, di Marino Magliani, recensione di Riccardo Ferrazzi

 

 La poetica di Marino

 

È uscito, per i curatissimi tipi di Italo Svevo, prelibata casa editrice triestina, un libro di racconti (o forse sarebbe più corretto dire: novelle) di Marino Magliani. La dotta prefazione di Filippo Tuena mette in luce i punti di contatto della poetica di Magliani con la lezione di Calvino, scava nella psicologia del ritorno al luogo natale (il nostos) e nella punta di amaro che ci sgomenta ogni volta che torniamo alle nostre Itache. Continua a leggere

“Vite mie” di Yari Selvetella – Videolettura

Era difficile predire che la scrittura di Yari Selvetella sarebbe diventata ancora più elegante e elaborata di come è stata nei suoi ultimi romanzi (avevo recensito qui “Le stanze dell’addio”, candidato a suo tempo al Premio Strega). Ma così è stato. La cura della lingua gli consente di dipingere un piccolo ma universale mondo affettivo e emotivo in pochissime precise parole, necessarie e compiute, di una raffinatezza senza fronzoli.
Ne ho letti alcuni passaggi a alta voce per sentirne i suoni, le carezze ruvide che facevano alle mie orecchie, intanto che la storia mi trascinava via con la forza della sua corrente quasi subdola, consentendomi di entrare in stanze private con la scabrezza di una videocamera nascosta. È così: in questo romanzo si accede a un mondo come lo si potesse spiare, quotidiano e vero con la sua fatica, le sue paure, la sua noia persino, i gesti del cucinare, del pulire, gli odori di una casa, le voci dei figli – ciascuna unica e piena della sua storia.
Il suo protagonista narrante entra in scena deragliando di stanchezza, proclamando la sua epifania: non è più in grado di amare. Ho scelto di condividere con voi il primo capitolo del romanzo in questa videolettura. Continua a leggere

Su “Sogni del fiume” di Chandra Candiani

Il fantastico poetico nei Sogni del fiume di Chandra Candiani
di Giorgio Morale

Sogni del fiume è il titolo della raccolta di quindici racconti di Chandra Candiani appena pubblicata da Einaudi, con una bellissima copertina e bellissimi disegni di Rossana Bossù. Per chi conosce la poesia di Chandra Candiani (Io con vestito leggero, Campanotto 2005; La bambina pugile, Einaudi 2014; Bevendo il tè con i morti, Interlinea 2015; Fatti vivo, Einaudi 2017; Vista dalla luna, Salani 2019; La domanda della sete, Einaudi 2020), questi racconti presentano attraverso figure e azioni le stesse emozioni e lo stesso mondo della sua poesia. Continua a leggere

Lo storiografo dei disguidi (Arkadia, 2022). Carola Guarnerio recensisce Paolo Codazzi.

 

Storiografo della commedia umana (o di una fugace danza di folli, ognuno con una propria mania) e dei falotici ed imprevedibili aspetti dell’esistenza, nella consapevolezza che ogni ricostruzione del reale è un’interpretazione soggettiva, intrisa di immaginazione, a dispetto o in concomitanza a una rigorosa acribia,  (si veda in particolare , “L’insonnia di Garibaldi”) l’autore con questi   quindici racconti  che pur nella loro individuale compiutezza strutturale costituiscono una produzione narrativa unitaria, perché presieduta da una poetica elaborata fin dagli esordi sia in prosa che  in versi, delinea la propria visione della storia e implicitamente del destino,  descrive attentamente e al contempo demistifica la realtà, in un processo di ecologia mentale,  spesso tramite l’arguto impiego del paradosso, racconta l’ordinaria straordinarietà quotidiana, l’epica odierna, paesana e cittadina,   con sfrangiamenti nel surreale, in qualche caso perfino nel grottesco, propone personaggi singolari, tratteggiati con sguardo ora mordace ora umanamente indulgente,  accosta il contesto culturale e temi sociali con sottile vis polemica, partecipata tramite sapida ironia.

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Recensione di Giannino Piana a “La disciplina della nebbia”, di Massimiliano Bardotti

Massimiliano Bardotti, La disciplina della nebbia, peQuod, Ancona 2022, p. 81.

       Ho vissuto per un lungo periodo a Novara immerso in una nebbia quotidiana, che iniziava a fine ottobre e si protraeva fino al termine di febbraio. Una nebbia fitta e umida, che penetrava dentro le ossa e creava nello stesso tempo un’atmosfera ovattata, intima, silenziosa, tale da favorire il raccoglimento e la meditazione. Anche la nebbia ha un suo fascino sottile! Essa impone tuttavia – come ci ricorda Massimiliano Bardotti in questa intensa e originale raccolta, che alterna a splendide poesie brani di alta prosa poetica – l’adozione di una particolare disciplina. L’attutirsi dei rumori e la scarsa visibilità suscitano disorientamento e impediscono di muoversi con speditezza, avendo a che fare con un muro apparentemente invalicabile.      Continua a leggere

“Io sono un jazzista” secondo Vincenzo Staiano. Un’analisi del romanzo di Guido  Michelone

Il celebre docente, musicologo e saggista Guido Michelone si cimenta di nuovo con la narrativa e lo fa con quattro racconti pubblicati da Melville Edizioni con il titolo “Io sono un jazzista e altre storie”. Sì tratta di brevi racconti legati da un unico filo, la musica jazz, materia di cui Michelone è un profondo e raffinato conoscitore. Lo conferma nel primo racconto “Io sono un jazzista? Le ordinarie avventure di Richard Goodlife” quando narra le vicende di Riccardo Bellavita un sassofonista di jazz che sbarca il lunario suonando anche “musichette” di ogni tipo in locali di poche pretese. È una storia di ambientazione milanese che parte dalla fine degli anni cinquanta e fotografa con molta creatività linguistica la scena jazzistica di quel periodo. Bello il richiamo al sogno di tanti di un ingaggio su di una nave in crociera nei Caraibi con partenza da New York. Sogno realizzato e magistralmente raccontato dal grande contrabbassista Giovanni Tommaso nella sua biografia “Abbiamo tutti un blues da piangere”.

Il secondo racconto “Snodi. Una favoletta morale” si snoda in mondi immaginari. Il terzo racconto, invece, è un divertente noir incentrato sulla strana morte di un cornettista. A condurre le indagini un improbabile ispettore che, però, in quanto ad ‘affair’ con le testimoni è sicuramente abile quanto Montalbano.
Di grande interesse il quarto racconto di Michelone. È incentrato sulla figura del grande sassofonista statunitense Giuseppi Logan che il professore ha fatto conoscere in Italia grazie allo spettacolo teatrale “La scomparsa di Giuseppi Logan” prodotto dal Festival Rumori Mediterranei alcuni anni fa. Questa volta Michelone riporta Logan alla ribalta adottando un’intrigante sperimentazione linguistica e mettendo in atto un’operazione metaletteraria caratterizzata dall’uso dell’epistrofe, una figura retorica consistente nella reiterazione di una parola alla fine di ogni frase usata nel racconto. Si tratta di un espediente letterario mirato a segnalare i tic e i disturbi mentali e psicologici che hanno segnato la vita del musicista di Filadelfia. Servono anche a enfatizzare l’accento ritmico e il fraseggio del suo primo e bellissimo album intitolato “Giuseppi Logan Quartet”. Non a caso nel racconto ci sono continui richiami al free del gigante Albert Ayler, la cui morte resta ancora inspiegata.


Guido Michelone,
Io sono un jazzista e altre storie, Melville Edizioni, Siena 2022, pagine 107, euro 14,50.

“L’intrico luminoso della vita”: sulla nuova raccolta di Alessandro Ramberti Enchiridion celeste

 

di Alessandro Burrone

Quando leggo la poesia di Alessandro Ramberti, scrittore e editore riminese (1960), non di rado mi viene in mente l’immagine di una scala. Piccole scale, tre pioli alla volta, sembrano del resto le terzine e le sue composizioni agili, intense, e tese a una leggerezza che appunto intende portare chi legge verso l’alto. Una poesia che si fa compagna di viaggio; oppure come una corda, quella che lega un gruppo di alpinisti in montagna. 

 

Ad introdurmi a questa nuova raccolta di Ramberti, Enchiridion celeste (Fara Editore), è stato un verso da un poema dello stesso, “Tempo nascosto” (scritto nel 2011 in occasione di una delle annuali kermesse fariane a Fonte Avellana, dedicata appunto a questo tema): “Noi siamo tessuti dal cielo / da capo torniamo a conoscere.” – Un noi e il cielo, legati da un ritorno.   Continua a leggere

Il dolore disadorno di Rossella Renzi, di Francisco Soriano

Gli scritti poetici di Rossella Renzi assumono sempre una condizione di solida emancipazione dalle parole del quotidiano, dagli onirici vagheggiamenti dettati dalle retoriche del mainstream, dai disinvolti profeti dell’oralità come forma unica di esternazione poetica. “Tocca addormentarsi in alto nella luce” è l’esergo di Maria Zambrano, scelto dalla poeta come incipit alle pagine di Disadorna (peQuod, 2022, collana Portosepolto), opera partorita da un processo di maturità e di consapevolezza che, in nessun modo, incide sulla dimensione lirica, intensa, devota, visionaria, immaginifica. Continua a leggere

La muffa e le castagne, di Michele Caccamo


La muffa e le castagne (Elliot) è un libro che si legge d’un fiato. Del resto, è una poesia, non è una vera biografia. È molto più del racconto di una vita: è una vita; in poche pagine, fai il giro dell’anima, ti rendi conto che è inutile firmare registri, che tutto ciò che l’anagrafe può darti è una gomma per cancellare, un cestino dei rifiuti. Per vivere devi immaginare, usare l’anima che in genere serve a essere dimenticata. Michele ha questa capacità di entrare e uscire da qualcosa: la pagina? La vita? Con lui un’imprecazione diventa preghiera – anche Lutero diceva che Dio gradisce più le bestemmie del disperato che le composte litanie dei benpensanti. Di Madre Teresa, in questo libro, non si dice nulla; per questo si riesce a dire tutto. Ogni immagine scava un posto nel cuore, lo ferisce, lo lacera. La misura giusta è questo smisurato desiderio di toccare le corde più profonde, infischiandosene delle pretese del realismo, delle esigenze della fedeltà storica o anche solo della verosimiglianza. Non riesci a fermarti, leggendo questo libro. Stanco come sono, mi ero proposto di leggerne una parte, di ricordarne qualcosa, tanto per fare una recensione non richiesta. Mi sono trovato all’ultima pagina e ho pensato: Michele mi ha fregato un’altra volta. Mi ha messo davanti una vita a cui non avrei pensato, ma che è impossibile non riconoscere, e di conseguenza non amare. Non mi ha parlato di Teresa, per questo me l’ha fatta vedere così bene. La prossima volta mi rifiuterò di aprire il libro: voglio vedere se riesco a recensirlo senza leggerlo. Grazie, Michele, sei tra i pochi che riescono a stupirci, raccontandoti, anzi, raccontandoci.

Le magiche avventure di Ruggià, recensione di Carlangelo Mauro

Le magiche avventure di Ruggià, di Nino Velotti, Armando Curcio Editore, 2022

È stato pubblicato di recente presso Armando Curcio editore Le magiche avventure di Ruggià, un volume di fiabe in terza rima accompagnate da illustrazioni in stile manga di Marilena Imparato, un libro fantasy molto particolare opera del poeta e scrittore nolano Nino Velotti. Cultore di Leopardi, Nino Velotti ha esordito giovanissimo con la raccolta di versi Giardino di Pésah (Edizione Del Giano, testi scelti da Dario Bellezza, 1991, selezione Premio Montale 1992), e, dopo il libro d’arte Quadernetto d’amore (Il Laboratorio/Le Edizioni), ha pubblicato Pinocchio 2000 (Fabbri Editori, 1995), un rifacimento in chiave postmoderna del classico collodiano, seguito da La T-shirt bianca e altri racconti (Mondadori Education, 2003). Appassionato di musica e studioso della musicalità delle parole, con La Vita Felice nel 2017 ha pubblicato Sonetti per immagini, una raccolta di liriche nella struttura del sonetto classico accompagnate da immagini di vario tipo, frutto per la maggior parte della collaborazione con amici artisti. Continua a leggere

Gino Scartaghiande, Cavallucci marini, recensione di Massimo Morasso

 

Gino Scartaghiande, Cavallucci marini, Il Labirinto, Roma 2022  

 «Ogni mimesi è miserabile/ come la natura vasta delle Indie/ o i campi sterminati di boschi/ che tu  vedi dall’alto entrando/ in un folto di luci» sono dei versi di Cavallucci marini, la nuova, scarna raccolta di  Gino Scartaghiande che ora dà anche il titolo a tutta la sua opera poetica, appena riunita per i tipi del  rinato Il Labirinto. Sono parole esemplari di uno dei modi più tipici di Scartaghiande, questo appartato  maestro di scarti linguistici e sensoriali, questo talento assoluto dell’inconciliabile armonico, nel canto  straniante del quale, fra libertà di sintassi, rudezze espressiviste e cabrate liriche sapide di sentori neo petrarcheschi, si avverte il reimpasto, perfettamente assimilato, di voci a un primo ascolto distantissime,  in un ventaglio timbrico aperto fra l’inconfondibile timbro-Rosselli a quello dell’ultimo Hölderlin in  versione vigoliana.  Continua a leggere

“Giovani ci siamo amati senza saperlo”, di Emanuele Pettener

Recensione di Viviana Viviani

Emanuele Pettener, Giovani ci siamo amati senza saperloArkadia Editore, 2022

“Ubriacami d’ironia e sensualità” diceva Carmen Consoli in Parole di burro, e non trovo espressione più adatta per descrivere la scrittura di Emanuele Pettener nell’ultimo romanzo edito da Arkadia, Giovani ci siamo amati senza saperlo. Se nel precedente Floridiana si affrontava, con eguale spirito, l’età matura, qui in primo piano è la giovinezza, pur se già venata di rimpianto. “Avevo compiuto vent’anni e cominciavo a sentirmi vecchio, la classica crisi di mezza età: mi piaceva prendermi in anticipo.”

C’è molta ironia, ma anche erotismo e passione giovanile in questa storia che vede protagonisti tre studenti fuori sede – Ema, alter ego dell’autore, Rodrigo, bello e studioso ma privo di senso dell’umorismo, e Feli, brava ragazza che nasconde un lato malizioso, concupita da entrambi – nella Venezia degli anni 90. Continua a leggere