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“Le case dai tetti rossi” di Alessandro Moscè

Recensione di Monica Baldini

Alessandro Moscè, Le case dai tetti rossi, Fandango Libri, 2022

Le case dai tetti rossi di Alessandro Moscè, edito da Fandango, è un romanzo che tratta un tema assai complesso: la malattia mentale prima della Legge Basaglia che ha comportato la chiusura definitiva dei manicomi. Prima, chi vi entrava, era condannato per sempre come un ergastolano. Qualcuno non era nemmeno malato, ed è tremendo ammetterlo. Perché una prostituta, un epilettico, un barbone finivano in un istituto psichiatrico fino al termine della loro vita? Perché la società era impreparata ad accoglierli e perché le famiglie non avevano alcuna attenzione per il cosiddetto “diverso”. Oggi sarebbe impensabile, tanto che Moscè lo dice apertamente che la Legge Basaglia, promulgata nel 1980, può considerarsi la più grande conquista civile del dopoguerra italiano. Continua a leggere

Recensione di “Nella foresta” ( Ensemble) di Franz Krauspenhaar


di Paolo Del Colle

 

 

 

In questa ultima raccolta, ‘Nella foresta’, Franz Krauspenhaar si libera di se stesso o meglio fa diventare il proprio io una attesa di se stesso, ora che pare uscito da un ciclo di inutili rinascite.

“E quando venne il mio turno sentii nel petto un altro cuore, che comandava altri organi, altri polmoni, altro fegato, stomaco, reni. Dentro sentivo dunque le altre vite a mezzo di un dolore leggero ma persistente, e una strana angoscia, uno strepito essenziale.” Continua a leggere

Grandi pulizie, di Raffaele Greco


“Grandi pulizie”, di Raffaele Greco, è un libro di ricordi lasciati nel cassetto. Prima o poi è bene riesumarli e vedere che cosa se ne potrebbe fare. Non sono tutti sullo stesso piano: dello stesso spessore, suscettibili della stessa intensità  e grado di elaborazione. A volte sembrano smarrirsi in particolari secondari, quasi superflui, altre toccare vertici di senso, nell’ incandescenza di quei nodi che, miracolosamente, contengono qualche inedita rivelazione. Immagini e pensieri, allora, si incidono nell’anima. La parte che, personalmente, ho più apprezzato, è quella intitolata “Flussi”: una serie di scene rapidissime, collegate a citazioni cinematografiche che ne restituiscono un significato più ampio. La cifra stilistica di Raffaele è questa: partire da un dato spesso microscopico e farlo crescere con pazienza, come gli anelli di un albero. In questa prospettiva, ci si aspetterebbe un affacciarsi su dimensioni ulteriori, magari religiose: ma arrivato sulla soglia, persino raccontando fenomeni “soprannaturali”, l’autore ritorna sui suoi passi. Le “Grandi pulizie” sembrano fare piazza pulita di qualsiasi trascendenza. Ma l’impressione è che una domanda rimanga lì, nascosta e illesa, sotto il tappeto del salotto buono.

Raffaele Greco, Grandi Pulizie, Amazon, 2022.

Tuamore, di Crocifisso Dentello, recensione di Franz Krauspenhaar

 

Volevo fare un’intervista a Crocifisso, a proposito di questo suo terzo libro, Tuamore, edito da La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, suo editore fin dall’esordio. Glielo dissi anche, ma poi pensai: che senso ha un’intervista? Cosa domando? Gli telefono? Ci vediamo in un bar all’aperto liberi dalle maledette mascherine? Gli mando qualche domanda via mail? Ma no!  E comunque, cosa gli chiedo? Come ha organizzato la scrittura? Quante versioni ne ha fatto prima di quella definitiva? Cosa ha provato, cosa faceva d’altro nel periodo della stesura? Continua a leggere

Enrico Macioci, “Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Enrico Macioci, Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia, TerraRossa Edizioni, 2022

Quella di Alfredo Rampi, il bambino precipitato nel pozzo di Vermicino nel giugno del 1981 e lì morto dopo lunghi e drammatici tentativi di salvarlo, seguiti dalla TV nazionale e, suo tramite, da quasi tutti gli italiani, è una vicenda che ci ha segnati profondamente. Anzi, a ben vedere, è una delle prime di cui io ricordi degli scampoli di immagini televisive, insieme a certi flash di attentati terroristici, così frequenti in quella stagione storica.

Il punto centrale di Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia, il nuovo romanzo di Enrico Macioci, uscito da poco per TerraRossa, è proprio questo, come l’autore spiega molto bene nel capitolo di apertura. Quella tragica storia – preceduta, a livello d’impatto, forse solo dalle stragi degli anni ’70 e dal rapimento di Aldo Moro, ma in quei casi non in diretta, e inoltre, giusto un mese prima, dall’attentato alla vita di papa Giovanni Paolo II – ha determinato l’ingresso impietoso e devastante dell’occhio dei media nella vita collettiva. Uno sguardo, il loro, che ha finito per diventare il nostro con una corrispondenza pressoché perfetta, spingendoci senza riserve né pudori nei territori dell’angoscia più radicale (anche se non necessariamente nella direzione giusta, quella della coscienza di sé e della crescita personale).

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PAOLO BUCHIGNANI, “L’ORMA DEI PASSI PERDUTI”

PAOLO BUCHIGNANI, L’ORMA DEI PASSI PERDUTI, TRALERIGHE LIBRI, LUCCA, 2021, EURO 16

di Fabiano D’Arrigo

A Lucca dalla casa editrice Tralerighe libri è stato pubblicato il volume “L’orma dei passi perduti” di Paolo Buchignani, che raccoglie in una silloge i racconti “L’orma dei passi perduti”, “L’orma d’Orlando” e il romanzo corale “Santa Maria dei Colli”.

Ai più il prof. Buchignani è noto per le sue opere saggistiche, dedicate prevalentemente ai totalitarismi novecenteschi, dove espone argomentate tesi che stimolano la ragione e inducono alla discussione, una discussione aliena dal “politicamente corretto” e un poco contro-corrente.

La ricerca storica, per il Nostro, non è mera erudizione acquisibile dalla consultazione di “carte polverose”, ma “una realtà viva e concreta, grondante lacrime e sangue” in grado d’incidere “a fondo sulla vita delle persone, sui destini individuali e collettivi”; talvolta, forse, anche in grado di allontanare dalla “grigia monotonia del presente”. Essa, comunque, difficilmente scava nell’animo delle persone mostrandone i sentimenti reconditi e mai diventa epifania del mistero della vita, mistero che può essere ricercato, “in solitudine”, in luoghi romiti e impervi rivelatori dell’arcano.

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Stanotte ho sognato due neutrini

di Antonio Sparzani
copertina II ed. Jung-Pauli
Il titolo di questo post è lo stesso che Giulio Giorello diede alla sua recensione del volume di cui voglio parlare, e ha il pregio di mettere insieme due fatti: prima di tutto che Wolfgang Pauli – straordinario fisico del Novecento dalla giovinezza dissipata – quando si decise, su consiglio del padre, illustre accademico austriaco, ad andare a farsi curare le sue dissipatezze – scelse Carl Gustav Jung, pure lui residente a Zurigo e cominciò l’analisi raccontandogli (in una prima fase ad una sua assistente) più di un migliaio di sogni che Jung accuratamente raccolse e studiò. E la seconda cosa cui allude il titolo giorelliano è che Pauli fu colui che per primo, su basi puramente teoriche, fin dagli anni Trenta ipotizzò l’esistenza di una particella, assai piccola ma non nulla, cui venne poi dato il nome di neutrino. La conferma sperimentale dell’esistenza del neutrino si ebbe solo nel 1956: un grande successo per il Nostro che raccattò subito una banda di amici e tutti insieme andarono a festeggiare in montagna, ovviamente con abbondanti libagioni. Continua a leggere

RIta Pacilio, “Quasi madre”

Recensione di Francesco Improta

Rita Pacilio, Quasi madre, peQuod edizioni

Rita Pacilio, poetessa, sociologa, mediatrice familiare, responsabile della casa editrice RPlibri, con Quasi madre, pubblicato da peQuod, ci ha lasciato, a mio avviso, un’opera per molti versi definitiva e imprescindibile. Non vorrei essere frainteso, Rita Pacilio non smetterà certo di scrivere e di farci dono della sua sensibilità, della sua lucida intelligenza e della sua personalissima vena poetica, così differente da quella dei tanti facitori di versi. Nel pieno, però, della sua maturità di donna e di artista, la poetessa, originaria di Benevento, ha sentito l’urgenza di fare i conti con il passato, in una sorta di consuntivo della propria vita, e di portare chiarezza in un rapporto complesso, problematico e fin troppo doloroso qual è quello con la madre e sotto questo profilo più che eloquente risulta il titolo (… e mi guarda // quasi madre // disabitata con la testa curva, aspra // disperata). È un corpo a corpo con chi l’ha messa al mondo ma pure con sé stessa e la poesia, passione di tutta la vita. Un corpo a corpo materiato di rimproveri, di silenzi glaciali ma anche di carezze e di baci sia pure solo vagheggiati:

Potessi ricordare una carezza // quel poco amore che era tutto // per raggiungerti. // Potessi smettere di sentire l’odio // che agiti nella testa vecchia, // mi chiami tre volte, mai con il mio nome. Continua a leggere

Fabrizio Ottaviani, “La gallina”

Testo introduttivo di Marino Magliani

Fabrizio Ottaviani, La Gallina (Watson Edizioni)

È uscito da poco il romanzo di Fabrizio Ottaviani La gallina per l’elegante Watson. Ai suoi tempi fu un romanzo che piacque molto, ed è un bene che torni, rivisto, con aggiunte, come succede in questi casi. Un romanzo pieno di follia, e i paragoni sarebbero tanti. Il lettore saprà apprezzare questo romanziere prestato alla critica (Ottaviani collabora con inserti importanti). Lo conobbi, ma magari lui non lo ricorda neanche più, con Vittorio Macioce in Val Comino, che è poi la valle di entrambi se non sbaglio, verde e costellata di paesini bianchi – una valle viva, del resto come la gallina di Ottaviani.

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I dinosauri psicopompi di Paola Silvia Dolci

 

di Guido Michelone

 

Non è facile commentare e recensire il nuovo libro di Paola Silvia Dolci, perché, innanzitutto, sfugge alle tradizionali logiche della letteratura italiana: la scrittrice cremonese, nota per cinque pubblicazioni di poesia – Bagarre, Amiral Bragueton, I processi di ingrandimento delle immagini, Bestiario metamorfosi, Portolano – più una sesta di prosa autobiografia – Diario del sonno – è qui alle prese con un testo che di proposito sfugge alla catalogazione per generi: materialmente, l’elegante, sobrio volumetto di 45 pagine si compone di 10 disegni (dell’autrice stessa) raffiguranti gli scheletri degli animali preistorici del titolo, contornati non solo dalla linea nera, ma da una frase vergata a mano in stampatello che gira attorno all’intera figura: la frase stampata, poi, nella pagina a fianco, diventa uno o più versi poetici, ai quali si affiancano citazioni e inserti in apparenza caotici, in realtà programmatici, forse nell’ottica degli psicopompi, le divinità che nell’antica Grecia fanno da guida alle anime dei defunti. Ed ecco quindi che, come quasi sempre, Paola Silvia Dolci racconta o suggerisce qualcosa di sé: i piccoli accecanti flash del vissuto passato e presente, tra viaggi, sogni, desideri, amori, ‘impegni’ esistenziali più che psicologici, nello sfoggio discreto delle scoperte letterarie. Come sostiene Maria Cini nella premessa in quarta di copertina esiste una vera e propria “ragnatela dei pensieri: oggi scheletro incerto, domani genealogia vegetale, l’altro ieri ruga d’acqua, un tempo lucertola”. E si tratta altresì di tracce di lessici da intendere come memoriali “dalla forma multipla, approssimativa, assertiva, imprudente”, giacché si mostrano come “scrittura differente ritagliata / con le forbici della carta”. In definitiva con Dinosauri Piscopompi la poetessa – giacché tale è, pure in questo originalissimo libricino – appronta una sorta di “topografia animale, il corpo chirografico, un metabolismo di sogni e di matita, nulla che si possa chiedere: le ipotesi sono già conoscenza”.

Paola Silvia Dolci, Dinosauri Psicopompi, Anterem Edizioni, Verona 2022, pagine 45, euro 10.00.

Riccardo Ferrazzi, Il Caravaggio scomparso,

Riccardo Ferrazzi, Il Caravaggio scomparso, Golem edizioni, pagg.173, euro 13,90

 

Recensione di Franz Krauspenhaar 

 

Riccardo Ferrazzi è un autore atipico, versatile e capace quindi di non farsi riconoscere, come certi impiegati della scrittura, frase per frase,  libro per libro. Non è classificabile, sa passare da ambientazioni spagnole (la Spagna è il suo paese d’elezione, si potrebbe dire la sua seconda patria, se non fosse, per avventura o disgrazia, italiano e per soprammercato lombardo). Spesso a Milano, citta’ satellite di se stessa, ormai votata, disamina e corpo, alla moda e alle mode più inutili e dannose, con un centro città’ sempre meno milanese e, perlomeno fino a poco tempo fa, sempre più russo, sezione oligarchi spendaccioni, il Ferrazzi ha compiuto un viaggio esistenziale non facile e comunque interessante, essendo stato per anni un dirigente petrolifero di alto livello. Il nostro non è soltanto “semplice”narratore, perché nei suoi libri c’è sempre il calibro, non necessariamente di un’arma, di una propensione alla variazione sul tema, che però non ammara mai nella prolissità e nella noia. Leggere i libri di Ferrazzi (ambientati nella suggestiva e letteraria Saragozza, o sulle barche, e le sue collaborazioni con l’ottimo scrittore ligure e cittadino del mondo Marino Magliani, o la splendida biografia romanzata dei primi anni di Napoleone Bonaparte, per citarne alcuni) significa espandersi e a volte perdersi perché, come detto, egli da un libro vuole solo poche ma importanti cose: che sia avvincente, che sia diverso dal precedente; dunque mettendosi ogni volta alla prova, che sia scritto in una prosa approdata felicemente alla sintesi ma allo stesso tempo, e in questo breve romanzo, o racconto lungo, ne troviamo l’ennesima prova, piena di misture linguistiche, di paradossi, di raffinatezze degne di un Gadda e di un Manganelli, perlomeno in certe falde della sua raffinata scrittura. Ferrazzi, ipotizziamo, è snob senza saperlo appieno, per cui alla fine il suo snobismo naturale piace, diventa addirittura funzionale alle capre e ai cavoli del tutto. Questo suo ultimo libro, un giallo ambientato nella sua Heimat bustocca, narra di un industriale scomparso, un siciliano perfettamente trapiantato nel nord avido e arrivista; e di suo figlio che, in pieno allarme, incarica il Piero Colombo, investigatore a culo pezzato e suo ex compagno di scuola, di trovare il padre. Sennonché anche il figlio sparisce, accompagnato nella sparizione da una Madonna del Caravaggio, che suggerisce il titolo al romanzo. Una bella trama, un giallo italiano di frontiera (c’è anche Lugano, di mezzo) di cui non diciamo di più perché l’autore si è preso, nella trama, i ferri del mestiere del giallo classico. E dunque diamo l’avvertimento anche a noi stessi di non rivelare nulla, per non togliere al lettore il sempre più raro piacere della sorpresa. Ma il lettore avvertito può godersi questo bel libro su due livelli: la trama, la narrazione impeccabile, i dialoghi altrettanto riusciti, e questa piattaforma strettamente letteraria di uno scrittore che non può, e non deve, dimenticare la sua cultura e il suo estro. Raccomandiamo pertanto la lettura di questo ottimo giallo per definizione ma in verità anche, o soprattutto, di bella prova di autentica  letteratura.

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio
di Giorgio Morale

È un buon romanzo, I cedri d’Aprile a san Giorgio (Intermedia Edizioni 2021), che Giuseppe Fidone ha scritto per trasmettere una memoria. D’altra parte, non sono le Muse protettrici delle arti figlie di Giove e della Memoria? Lo dichiara l’autore nell’Introduzione: “Io sono stato testimone di alcuni di questi fatti: gli ultimi accaduti. Gli altri, quelli precedenti li ho sentiti raccontare da uno che sapeva cosa vuol dire raccontare!”. Si potrebbe pensare che questo dichiarare il romanzo come un racconto di un racconto sia l’equivalente dell’espediente del “manoscritto ritrovato”, ma Fidone in una presentazione pubblica del libro ha affermato trattarsi veramente di una storia che un familiare gli ha raccontato con la preghiera di assicurarne la trasmissione. Continua a leggere

Giuseppe Cinà, A macchia e u jardinu

Poesie messaggeri ri un infinitu nustrali. Su A macchia e u jardinu di Giuseppe Cinà
di Giorgio Morale

A macchia e u jardinu, il libro di esordio di Giuseppe Cinà pubblicato da Manni nel 2020,
è diviso in due parti, che concorrono in modi diversi a delineare un quadro di vita che si connota nel passaggio da un mondo agreste, pre moderno, a uno che è già post-moderno, contrassegnato dall’invadente turismo della Riserva dello Zingaro (San Vito Lo Capo, TP). Continua a leggere

Lo storiografo dei disguidi, recensione di Riccardo Ferrazzi

Finalmente un libro di racconti!

L’editore Arkadia, nella collana Senza Rotta, sfata un tabù che da troppo tempo grava sull’editoria italiana (“i racconti non vendono!”) e dà spazio a una raccolta di racconti. Lodevole iniziativa che merita di essere seguita anche da altri editori. In effetti non si capisce perché i lettori italiani debbano leggere soltanto racconti di autori stranieri (peraltro bellissimi, come quelli di Alice Munro, Jorge Luis Borges e altri) mentre gli autori italiani scrivono racconti solo per concorsi, blog e riviste. Continua a leggere

Buona lettura 31: “La ragazza dei colori”, di Cristina Caboni

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

La storia di Stella è quella di una donna priva di sicurezze, incapace di trovare un aggancio concreto per spiegare assenze e rimpianti: licenziata ingiustamente, si rifugia dall’anziana prozia Letizia, nella cui villa trova una valigia piena di disegni dai tratti infantili ma dall’impatto visivo potente.

Dopo tanto tempo, i colori e la pittura da cui ha cercato di allontanarsi per non esserne travolta, tornano ad avere significato, come quadri pronti a raccontare una storia che affonda le radici nel periodo buio del fascismo. Continua a leggere

STORIE DI UN’ALTRA STORIA, Racconti di Mauro GERMANI. Nota di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

STORIE DI UN’ALTRA STORIA

Racconti

Calibano Editore (Gennaio 2022)

 

I venticinque brevi e brevissimi racconti del libro, indica la quarta di copertina, sono racconti di misteri, ossessioni e inquietudini esistenziali. Il titolo della raccolta, Storie di un’altra storia, è quello dell’ultimo racconto, al centro della più misteriosa, complessa e avvincente delle storie narrate (Il capolavoro). Continua a leggere

Un gelido inverno in Viale Bligny, recensione di Riccardo Ferrazzi

Un gelido inverno in Viale Bligny, di Arianna Destito Maffeo, Morellini Editore.

Un giallo al femminile. Un giallo milanese. Un giallo in bilico fra tradizione e rivoluzione dei costumi.

In materia non mancano certo i precedenti di autrici donne, da Agatha Christie a Camilla Läckberg; come pure i precedenti di ambientazioni milanesi, da Scerbanenco all’ultimo Krauspenhaar; e, quanto a rivoluzione dei costumi, il genere giallo è quanto di più eversivo si possa immaginare: ogni storia comincia inevitabilmente da un omicidio, la massima trasgressione concepibile in una società civile.  Continua a leggere

“La suora”, di Remo Bassini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Remo Bassini, La suora, Golem Edizioni 2021

Non avevo ancora letto un romanzo ambientato nell’Italia del primo lockdown. Con La suora di Remo Bassini ho avuto per la prima volta accesso a questa singolare dimensione narrativa. Il giallo dello scrittore e giornalista toscano (nato a Cortona) ma piemontese di adozione (abita a Vercelli) riesce in questo intento con una storia e un approccio stilistico molto raccolti e direi quasi sospesi – fin da prima dell’inizio della grande serrata pandemica – in un clima di silenzio gravido di significati.

Il titolo ci parla del “non-personaggio” femminile di tutta l’opera, motore d’ispirazione di ogni mossa e pensiero del protagonista (Romolo Strozzi, in un singolare dualismo storico-mitologico col nome dell’autore), un ex insegnante di origine pugliese trapiantato prima a Milano e quindi, in seguito al traumatico suicidio di una sua studentessa, ritiratosi nell’alta Valsesia, in Piemonte, dove vive vendendo formaggi. Continua a leggere

Isacco TURINA, Non come luce. Recensione di Antonio Fiori

Isacco Turina

Non come luce

Terra d’ulivi, 2021

 * 

Sembrerebbe per Turina un momentaneo abbandono della sociologia per far posto alla poesia. Invece scopriamo che anche qui – nella collana Deserti luoghi di Terra d’ulivi diretta da Giovanni Ibello – avanza con piglio deciso dentro la società, dentro la polisemia della nostra lingua e dentro gli enigmi della relazione amorosa (L’amore è la linea/ più lunga fra due corpi). Il poeta dunque resta sociologo e il sociologo accoglie il poeta, come d’altronde dovrebbe accadere sempre, perché la poesia estende lo sguardo e non accetta recinzioni.

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Marino Magliani intervista Lamberto Garzia

Marino Magliani intervista Lamberto Garzia sul suo nuovo libro Capped Dice (Betti Editrice, 2021)

Il titolo del libro, Capped Dice, prende spunto da un termine desunto dal gioco dei dadi o Craps, che vuole intendere un dado (truccato) sottoposto a limatura di uno dei lati e consequenziale certosino riempimento/incappucciamento (capping) dello spazio lavorato con un materiale diverso, che alla vista appare identico all’originale, ma anche e più semplicemente L’INCAPPUCCIATO (l’autore) DICE, racconta, attraverso le pagine di un Diario allucinato e a tratti esilarante, di una pericolosa  indagine tesa a svelare un Mistero, nella quale il personaggio principale, almeno nelle prime pagine, è quello del grande scrittore Tommaso Landolfi («Giusto appunto, mi hai detto dell’esistenza del gran segreto, che se permetti lo intenderei col termine inganno. E quindi, più precisamente, mi hai rivelato di possibili, sebbene in dato modo catalogabili, malefatte di tale signor Landolfi. Ma questo oscuro non me lo puoi per il momento squadernare, anche perché questo oscuro non è ancora per te del tutto chiaro… e una volta portato alla luce ciò che è intimo nella sua mantella lisa, sarà una calamità, anche se poi una calamità per chi, Lamberto…»). Ma accanto all’illustre narratore, nel Diario compariranno, sotto forma di racconto diretto o citazione, personaggi reali noti (Valentino Zeichen, Giuseppe Conte, Nico e Matteo Garrone, Oriana Fallaci, Rocco Carbone, Franco Cordelli, Alberto Sironi, Antonio Franchini, Alessandro Ceni, Giovanni Maccari, Aldo Gabrielli, Jonny Deep, Orson Welles, Sylvester Stallone,  Sugar Ray Leonard, Roberto Duran, Eddy Merckx, Philip Warren Anderson e molti altri, che per “opportuna delicatezza” verranno nominati soltanto con la lettera X, sia perché alcune indagini non sono concluse e sia perché alcune sono donne che nei loro specifici campi sono assai popolari) e meno noti, ma non per questo meno importanti all’interno della puntigliosa struttura del romanzo. Continua a leggere