Archivi categoria: Recensioni

Giancarlo Consonni, Pinoli

Il “lievitare del canto / che sale dalla terra” in Pinoli di Giancarlo Consonni
di Giorgio Morale

La nuova raccolta di Giancarlo Consonni, Pinoli (Einaudi 2021), comprende 74 poesie, per lo più brevi, suddivise in cinque sezioni i cui titoli alludono a un dialogo fra le arti caro all’autore, che oltre che poeta è architetto e studioso di urbanistica, pittore e fotografo. Continua a leggere

Riccardo Ferrazzi, “Il Caravaggio scomparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Il Caravaggio scomparso, Golem Edizioni, 2021

Il Nord industriale e (quando lo è) nebbioso non sembrerebbe suggerire trame gialle, o forse sì. Dipende. L’importante è trovare la chiave giusta. E Riccardo Ferrazzi, scrittore colto, ironico ed esperto – di letteratura, storia, arte e cose della vita –, ne Il Caravaggio scomparso l’ha trovata. La scomparsa di un imprenditore e l’incarico di cercarlo affidato (dal di lui figlio) a un giornalista tra il demotivato e il disincantato diventano lo spunto per un percorso narrativo sinuoso e pieno di colpi di scena, ma sempre venato da un filo conduttore di garbata ironia, capace di accendere il grigiore bustocco (aggettivo che ho scoperto leggendo il libro, ambientato infatti a Busto Arsizio) di imprevedibilità e sorprese avvincenti. Continua a leggere

“Piazzale senza nome”, di Luigia Sorrentino

Recensione di Gisella Blanco

Luigia Sorrentino, Piazzale senza nome, Collana Gialla Oro, Pordenonelegge-Samuele Editore 2021

Leggendo la nuova raccolta poetica di Luigia Sorrentino ci si ritrova, quasi involontariamente, al centro di uno sconfinato Piazzale senza nome (Collana Gialla Oro, Pordenonelegge-Samuele Editore 2021). Nel cuore di un inverno archetipico, l’umanità è radunata al cospetto di una grande morte, nello spazio atemporale di un piazzale in cui i destini umani, pur non conoscendosi, si incrociano.

La poeta pone in esergo un frammento di Plutarco dal quale si evince la dicotomia esistenziale che attraversa l’intera opera: “La morte dei vecchi è come un approdare al porto, /ma la morte dei giovani è una perdita, un naufragio”. Sullo sfondo dei versi, infatti, esiste e insiste il parallelismo fra il morire da vecchi e il morire da giovani di una sola, identica morte. Mentre, però, la morte del vecchio uomo è una morte d’approdo che esprime la pienezza di una vita vissuta senza difficoltà, le vite dei giovani si sono spezzate prematuramente nell’ebbrezza della dipendenza, nella chimera della gioia. Il libro della Sorrentino è dedicato al padre ed è stato scritto in un periodo cronologico ben preciso (2017-2018) che, però, sembra espandersi e inerire a un presente, il nostro, in cui il passato non ha mai smesso di pulsare e di operare una costante contaminazione dell’attualità. Continua a leggere

Una bellissima briganta

di Antonio Sparzani

Michelina Di Cesare vista da Kika Bohr

Io ho frequentato la scuola elementare tra gli anni quaranta e cinquanta e poi le medie e il liceo, arrivando alla maturità (cosiddetta) nel 1960. In tutti questi anni, a più riprese e con più o meno profondità mi è stata insegnata la storia, che era soprattutto storia d’Italia, con grande enfasi sul Risorgimento, culminato con l’unità infine raggiunta sconfiggendo i biechi regimi sia di Francesco II, re delle due Sicilie, sia dell’altro Francesco (Franz-Joseph) imperatore d’Austria e Ungheria. Che bello che bello, tutti sotto i veri nostri re, i ben noti Savoia, finché naturalmente – 86 anni più tardi e finalmente – questi non sono stati opportunamente allontanati con il famoso referendum, così che andarono a rifugiarsi, con tutto l’oro che riuscirono a portarsi dietro, nell’amato Portogallo di Carmona e Salazar. Continua a leggere

“Un gelido inverno in viale Bligny”, di Arianna Destito Maffeo

Recensione di Marco Candida

Arianna Destito Maffeo, Un gelido inverno in viale Bligny, Morellini Editore, 2021

Una delle parti più gustose nei romanzi gialli o nei thriller, sono le parti iniziali, quando la vicenda non ha ancora preso piede, quando il giallo non è ancora iniziato. Oggigiorno siamo molto più proiettati verso l’inizio in medias res, sul dare subito al lettore quel che vuole. Buttarlo dentro la vicenda. Se è un giallo, il giallo deve cominciare subito. Ma in effetti le parti interessanti, spesso, sono quelle prodromiche alla vicenda vera e propria. Quando ancora ci troviamo nella classica situazione idilliaca. La famigliola felice nella sua bella casa immersa nel verde prima che arrivi una banda di malviventi incappucciati oppure, come in questo caso, il curatore di mostre playboy a cui la vita sembra dare tutto senza dimenticarsi di nulla. E nel romanzo queste parti sono essenziali. Essenziali. Continua a leggere

Francesco Forlani. L’estate corsa

di Roberto Plevano

Francesco Forlani si presenta come un dandy cosmopolita tra Parigi e Napoli, spazi geografici e sentimentali – e tanti sono i legami sotterranei, elusivi, imprevedibili, che si stringono tra le due capitali –, ma il suo lavoro di scrittore è assai lontano da un cliché di decadentismo.

La prosa sciolta, accattivante, è il prodotto di un progetto di radicale integrità del narrare, debitamente esposto nella citazione di Giambattista Vico in esergo al suo ultimo romanzo, L’estate corsa (Felici Editore, 2021) e compiutamente eseguito: in forza d’una corpolentissima fantasia, i primi uomini delle nazioni gentili, come fanciulli del nascente gener umano, fingendo criavano le cose, onde furon detti «poeti», che lo stesso in greco suona creatori. Questa natura criativa della finzione (narrativa) era ben chiara agli antichi. Una citazione di Tacito funge un po’ da guida intellettuale del protagonista del racconto, Frank, uno scrittore (verrebbe da dire, come tutti, ma Frank pare davvero un bravo scrittore, come pochi quindi): fingunt simul creduntque, “credevano in ciò che avevano appena immaginato”.

Queste serie premesse teoriche non introducono tuttavia un romanzo accademico e libresco. La storia che Forlani racconta ha piglio, inventiva, ritmo; le coordinate culturali, umanisticamente solidissime, sono il telaio su cui Forlani tesse una narrazione che potrebbe farsi tra le piacevolezze di un gruppo di amici intorno a un tavolo, buon cibo e ottimi vini.
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“Il tornello dei dileggi”, di Salvatore Massimo Fazio

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Quarantasette anni dei quali almeno trentadue dediti alla scrittura, senza mai approcciarsi ad un corso o ad una scuola: l’anti accademismo lo coglieva da giovanissimo e quel nichilismo cognitivo, tesi che ha sviluppato e che non pochi problemi gli ha creato, oggi diventato un pessimismo ragionato, trova finalmente la sua azione pragmatica. È con Il tornello dei dileggi, pubblicato nella collana Eclypse di Arkadia Editore, che il filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio, si dipana nei meandri della narrativa, dove un miscuglio ordinato di azioni del vivere, viene narrato, con leggerezza e allegria, sino a giungere alla chiusura di un cerchio che a tutti spetta: la differenza è il sapere come spetta. Sembra discostarsi da quelle oscurità ctonie del suo linguaggio intinto di neologismi, che permettevano di affrontare ‘margini’ filosofici quasi si parlasse di calcio, tanto che lo stesso autore asserisce che ‘semmai è il contrario’: la filosofia è la matrice dell’inutilità, del peggiorare il proprio stato di salute; il calcio no! Il calcio è forza, velocità, potenza, determinazione e infine inganno e in quell’inganno l’uomo naviga gioioso.

Non il primo libro, ma il primo romanzo assoluto: quali le circostanze in cui lo hai scritto?

«Non esistono circostanze, così come non esistono ispirazioni o ideazioni: tutto ciò che racconta la storia di Adriana, Giovanna, Paolo, Andrea e altri personaggi, altro non è che una delle forme del vivere che scelgono persone del mondo occidentale». Continua a leggere

“Onore ai vivi”, Giovanni Peli

recensione a cura di Antonio Fiori

Già l’esergo convince: “Una realtà immaginata non è una bugia” (N.H.Harari); questa poesia chiede credito e dà credito prima di farsi conoscere, ci avverte, promette qualcosa anche nel titolo. C’è poi la premura di un’introduzione, ch’è in prosa poetica: ci dice che il canto ha inizio dal battito, dal suo ritmo, con la speranza di riconoscersi alla fine (insieme al lettore forse) nella beatitudine dei ribelli, che finalmente trovano il “tempo metronomico adeguato”, la loro “malattia di sani”.
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“Sotto le palpebre”, Edoardo Penoncini

Che cosa c’è sotto le palpebre, e che cosa si vede dal loro riparo, stando a occhi chiusi o socchiusi? «Si chiudono le sere / come ricci intrappolati / a difendersi attorcigliati / fuori c’è lo spavento / dell’ignoto // qui mi rassicura / anche una sedia / e la piccola lampada / che mi fa compagnia / non è una ferita del sole»: una situazione che ricorda, ad esempio, quella del Natale di Ungaretti, con l’opposizione fra esterno temibile e conforto dato dai semplici oggetti dentro la stanza, nei quali l’io vorrebbe identificarsi («Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un / angolo /e dimenticata»).

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Graziella Tonon, La casa col tiglio

Circola molta aria ne La casa col tiglio di Graziella Tonon
di Giorgio Morale

Da anni Graziella Tonon persegue una sua ricerca di scrittura memoriale e narrativa, tenace, appartata, ma che tuttavia lascia trasparire la cultura e la consapevolezza di un percorso poetico personale, la cui poca appariscenza diventa una rara virtù. Leggiamo ad esempio la poesia di apertura della sua nuova pubblicazione, La casa col tiglio (La vita felice 2021), in cui si può cogliere un metadiscorso che enuncia la poetica della raccolta: Continua a leggere

Tito Barbini, “Il fabbricante di giocattoli”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Tito Barbini, Il fabbricante di giocattoli, Arkadia Editore, 2021

Il fabbricante di giocattoli è qualcosa di più e di diverso da una biografia e da un romanzo. È sì, in parte, entrambe le cose, ma non la loro semplice sommatoria. Semmai, una combinazione, o un amalgama, che affonda nei territori della storia per estrarne un succo di verità privata – ma quintessenzialmente universale.

Tratta della vita dell’anarchico russo (in seguito divenuto cittadino argentino) Simón Radowitzky e del percorso che lo condusse, a causa dell’omicidio del capo della polizia di Buenos Aires, avvenuto nel 1909, a essere imprigionato nella colonia penale di Ushuaia, nella Terra del Fuoco, dove avrebbe patito condizioni terribili, e quindi a evaderne avventurosamente per riparare in Spagna. Qui avrebbe partecipato alla Guerra civile, e infine si sarebbe nuovamente rifugiato al di là dell’Atlantico, fabbricando giocattoli per bambini a Città del Messico, nei pressi della casa dove viveva e fu assassinato Lev Trockij. Continua a leggere

“Le stagioni del viaggio”, di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le stagioni del viaggio, Besa Muci Editore, 2021

Placida notte, e verecondo raggio // della cadente luna; e tu che spunti // fra la tacita selva in su la rupe //nunzio del giorno…

È questo l’incipit bellissimo dell’Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi che fa da cerniera tra le Canzoni della sua prima giovinezza e gli Idilli della maturità. Leopardi in questo canto accoglie la leggenda di Saffo più facilmente assimilabile alla sua condizione fisica e psicologica, in quanto anche egli non diversamente dalla poetessa di Lesbo per la veste corporea non molto gradevole si sente escluso dall’amore e dalla comunione con la natura. E Saffo ha un posto significativo nell’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, Le stagioni del viaggio, che è ambientato non a caso nell’isola di Leucade dove, secondo la leggenda menzionata in precedenza, Saffo pose fine ai suoi giorni, lanciandosi giù da una rupe. Se mi spingessi oltre nel cogliere cor­rispondenze, analogie o semplici suggestioni letterarie non renderei un buon servizio ai lettori, scoprendo le carte prima che inizi il gioco, per rimanere nell’ambito della metafora. Continua a leggere

Luca Vaglio, Il vuoto, recensione-intervista di Franz Krauspenhaar

Il vuoto di Luca Vaglio, Morellini Editore, pag.179

 

di Franz Krauspenhaar 

 

Una storia creata da più storie di minimalismo urbano. Con un protagonista assoluto, un giovane giornalista milanese in cassa integrazione, che non si lascia spaventare dall’inattività, ma che anzi ne approfitta per scandagliare il suo tempo ormai completamente libero, le strade del suo quartiere, i locali, i barman, le amicizie volanti, tutto il rito della giornata passata perlopiù in solitaria con la partecipazione di pochi comprimari. “Il vuoto” è il racconto di una solitudine lungo un certo periodo di tempo, costellato dal mistero dell’auto del protagonista rientrata nel garage dove è custodita con una gomma sgonfia, per cui qualcuno l’ha presa e il nostro io narrante cerca di indagare soprattutto presso i garagisti notturni e diurni. Un rapporto a distanza con i genitori, domiciliati al lago, che lui sente ancora in parte, nonostante la distanza, un po’ opprimente.
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Stefano Levi Della Torre, Variazioni sull’acqua

Piccola onda, 1999Piccola onda, 1999

Una mostra di Stefano Levi Della Torre su sor’aqua
di Giorgio Morale

Si è aperta il 27 settembre e si concluderà il 17 ottobre la mostra Variazioni sull’acqua che raccoglie 55 dipinti di Stefano Levi Della Torre presso la Centrale dell’Acqua di piazza Diocleziano 5, a Milano.

La mostra è una sorta di discorso cum figuris, strutturato su una solida architettura argomentativa attorno a uno dei beni più preziosi per la vita della Terra, in cui si riconosce l’azione dello Stefano Levi Della Torre saggista. Continua a leggere

Buona lettura 30: “I lenti tram”, di Noé Jitrix

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Una delle caratteristiche più convincenti di Noé Jitrix, autore e critico argentino fra i più noti, è l’orecchio infallibile del racconto, ritmico e credibile al tempo stesso.

I lenti tram (Amos Edizioni), primo volume tradotto in Italia, si rivela sin da subito il racconto in prima persona dell’io narrante, dove la rievocazione di se stesso avviene attraverso avvenimenti dell’adolescenza – talvolta rarefatta dalle emozioni che convivono con la durezza della vita – e dove lo sfondo è rappresentato dalla multietnica Buenos Aires degli anni Quaranta. Continua a leggere

Chandra Candiani, “Un libro disordinato è un invito alla sovversione”


Foto di Alessandro Ripamonti

Su Questo immenso non sapere di Chandra Candiani
di Giorgio Morale

Questo immenso non sapere. Conversazioni con alberi, animali e il cuore umano, il nuovo libro di Chandra Candiani, pubblicato nella collana einaudiana di saggi brevi “Vele”, è una sorta di manuale per “svegliare la vita perché ci dia una mano”. Continua a leggere

Recensione di Guido Michelone a “Portami il diario”, di Valentina Petri

“Portami il diario…” è una frase che ho sempre sentito fin dalla voce del severo maestro di quinta elementare, ma con una piccola leggera aggiunta: “…che ti faccio la nota!”. Nota di indisciplina, naturalmente, che rendeva il malcapitato studente, talvolta innocentissimo via via pallido, atterrito, paonazzo, rabbioso, piangente. Certo, nell’istituto professionale in cui è ambientato il recente romanzo Portami il diario di Valentina Petri ho constatato che in fondo le note non abbondano, come magari vorrebbero alcune colleghe della protagonista, supplente,, in attesa di vincere la cattedra per l’anno successivo. Continua a leggere

“Le verità bugiarde”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Le verità bugiarde, di Marisa Papa Ruggiero (ed. Oedipus)

Credo che si tratti della riedizione di un libro scritto da Marisa Papa Ruggiero nella prima decade del terzo millennio e pubblicato nel 2008 da Il laboratorio/edizioni. L’autrice vi ha apportato, comunque, sostanziali modifiche a livello strutturale: i dialoghi non sono più quattro, ma soltanto tre, mancano, inoltre, le due incursioni conclusive, critiche ma appassionate, su Andrea Sparaco, di cui quest’anno ricorre il decennale della scomparsa, e Mario Persico, di cui viene riportato, in copertina, Il viaggio patafisico. Con quest’operazione di riduzione e decurtazione, che non è e non vuole essere di semplificazione, che sarebbe in ogni caso banalizzazione, Marisa Papa Ruggiero, che tra le altre cose è una pittrice di spessore e una critica d’arte raffinata, snellisce il volume, liberandolo da una certa gravità “accademica”, e finisce col concentrare la sua attenzione e quella dei lettori sugli aspetti filosofici della sua indagine linguistica e letteraria. Continua a leggere

Le letture disordinate delle vacanze estive, di Guido Michelone

 

Vivendo di libri come insegnante, scrittore, giornalista, la lettura fa parte della mia quotidianità, per cui è impossibile staccarmene: non riesco a far meno dei libri, ne ho sempre uno con me nello zainetto, anche quando sono alla posta, seduto in attesa del mio turno. La prima cosa che faccio, in albergo o in una casa di vacanze, è sistemare i libri che ho in valigia su uno scaffale, creando così una piccola biblioteca, sia pur diversa da quelle domestiche.  Continua a leggere

Giancarlo Consonni, Stagioni

Autunno

È appena uscito per le edizioni “La vita felice” Stagioni, che raccoglie le opere pittoriche di Giancarlo Consonni dedicate alle stagioni del titolo, composte dal 1980 al 1998. Sono 46 composizioni di piccole dimensioni, dipinte su carta, a tempera o a tecnica mista, introdotte da una poesia di Antje Stehn. Come tutta l’opera visiva di Giancarlo Consonni, che si esprime in fotografie, collage e dipinti a olio, a tempera e a tecnica mista, Stagioni si colloca sul crinale fra concreto e astratto, come indica il titolo di una mostra fotografica tenuta nel 2013 presso la Galleria Consadori di Milano. Continua a leggere