Ogni notte viene a trovarmi un esercito di morti. Sfilano
alle mie spalle mentre, seduta su quella seggiola da
bambini con la seduta di vimini intrecciato, inseguo a
occhi chiusi i contorni della mia attesa. Li sento
ricoprirmi d’attenzioni e di carezze viscose, che
rimangono appiccicate addosso in una melassa di
tristezza. Serro gli occhi con più forza e m’aggrappo a
un filo di concentrazione sottile, troppo sottile, una
ragnatela. Cerco di ricordare qualcosa – che cosa? –
qualcosa che sto aspettando.
Aria. Quattro lettere s’incendiano sulla patina scura delle
mie palpebre chiuse.
Aria, leggo. La mia voce solo pensata echeggia in quella
stanza, buia della mia paziente attesa. Dove mi trovo?
ARIA. Supplicano i polmoni, un fiotto incandescente
risale fino in gola, si blocca a metà tra petto e naso, ho
come un tappo.
Non mi ricordo più come si respira. Sto sognando?
Sono troppo impegnata, in questo momento, per
ricomporre la strada che dai polmoni corre alle narici e
torna indietro.
Sto sognando. Cosa potrà mai accadermi, se anche non
respiro?
ARIA! Pretende la mia gola e sbatacchia una tosse
raschiata; sbatto la fronte sulla tavacca e la tempia
s’accende di dolore, il sogno si sminuzza in bollicine. Le
palpebre scattano.
L’ennesima alba grigiastra d’autunno Continua a leggere
Archivi categoria: Scritture
Chandra Candiani, Questo immenso non sapere
Dal 31 agosto è in libreria Questo immenso non sapere (Einaudi 2021), uno splendido “libro disordinato” ma “con un suo ordine interno e misterioso“, con cui Chandra Candiani ci propone meditazioni all’aria aperta, “vasti nel vasto“, conversando con “alberi, animali e il cuore umano“. Ne propongo un brano, in attesa di parlarne diffusamente. Continua a leggere
La donna matura di Geo Vasile ( Romania, 1942)
Lei non domina, tocca.
non provoca, è provocatoria.
Non è intelligente, è saggia.
Non insinua, mostra sottilmente il cammino.
Non ha fretta, attende il momento giusto.
Non fa , fluisce. Non vola, fluttua.
Non si preoccupa della quantità,
preferisce la qualità.
Non vede, osserva. Non cammina, passeggia.
Non è pretenziosa, semplicemente ama gustare.
Non giudica, analizza.
Non consola, riscalda il cuore.
Non cerca, risveglia i sensi. Non incatena, libera.
Non ammalia, incanta. Non è esigente, è selettiva.
Non splende, è illuminata.
Non gli piace essere guardata,
preferisce essere ascoltata.
Non indovina, percepisce. Non parla di sesso,
lei è una maestra nell’arte dell’amore.
Non è facile, è flessibile. Non comanda, gestisce.
Non rinasce, è in fioritura costante.
Present Light di Charles Gnigna ( USA, 1946)
Present Light
Il I could
hold light
in my hand
I would
give it
to you
and watch it
become
your shadow
Luce Presente
Se potessi
trattenere la luce
nella mia mano Continua a leggere
La ragazza con gli occhi vuoti
Un racconto di Annika Danz, tradotto da Monica Mazzitelli
La ragazza con gli occhi vuoti
Un giorno era lì, davanti a me. Mi fissava con uno sguardo vuoto. La guardai chiedendomi chi fosse, con quegli occhi vuoti. Era dall’altra parte di uno specchio, inaccessibile. Eppure sentii un senso di appartenenza, istintivo; in qualche modo, eravamo unite. Ma come era possibile, se non ci eravamo mai incontrare?
Come vivessimo in mondi diversi. Lei immobile su un prato, circondata solo da un prato infinito. Io, dall’altra parte – anche io su un prato, ma pieno di vita. Il tempo era fermo e io mi sentivo al sicuro, ignara della tempesta in arrivo per entrambe. Continua a leggere
Il di qua
Raffaela Fazio, Una cosa tutta nuova.
da qui
Mi è nato un figlio
e una cosa tutta nuova
che si chiama (come altre) amore
per mancanza di parole.
Così forse
avverrà in noi
una stessa mutazione
quando chiameranno
(a corto di pensieri)
la nostra vita
morte.
Da “A grandezza naturale. 2008-2018” (Arcipelago Itaca, 2020)
L’attenzione
La svolta
Buona lettura 29: “Il mio amico”, di Daniela Matronola
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
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Il mio amico di Daniela Matronola (Manni editore) è una storia di racconti, indugi e ritorni, a cui si partecipa con aria quasi trasognata nonostante ci si muova per lo più in ambienti medici.
Mauro, il “domatore del dolore”, il “soccorritore nato”, è un anestesista ormai in età matura, sposato con figli e alle prese con un problema di salute che lo costringe a sottoporsi ad accertamenti clinici. Continua a leggere
Cronaca di un sabato di luglio (vent’anni fa)
di Kika Bohr

Avevo prenotato da tempo tre posti sul pullman per partecipare alla manifestazione finale di sabato contro il G8 e contro i danni della globalizzazione. Dopo gli scontri del venerdì e dopo la notizia del ragazzo ammazzato, Carlo Giuliani, per prudenza ho chiesto a un’amica di tenermi la figlia di sette anni.
Siamo dunque partite io e mia figlia più che ventenne col pullman del sindacato. Colazione al sacco, due panini salati a testa e uno con la marmellata, per merenda, (non si sa mai con i prezzi dei bar in Liguria, e con la gente affamata che ci sarà, non troveremo più né gelato né brioche) bottiglia grande di acqua minerale (limone? per un attimo, ricordando gli anni ’70 ci ho pensato, poi mi sono messa quasi a ridere, e, quale errore, non l’ho preso!).
Il nostro pullman era pieno, nessuno aveva disdetto. L’atmosfera era gioiosa ma senza eccessi perché con una bella giornata del genere essere veramente tristi non sembrava possibile. Ci si passava i giornali, molti si conoscevano bene tra loro, altri solo di vista, forse si erano intravisti a qualche congresso. Continua a leggere
Lirico terapia. Anna Achmatova, Ho appreso a vivere semplice e saggia.

Ho appreso a vivere semplice e saggia
Ho appreso a vivere semplice e saggia,
a guardare il cielo, a pregare Iddio,
e a vagare a lungo innanzi sera,
per fiaccare un’inutile angoscia.
Quando nel fosso freme la lappola
e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,
compongo versi colmi di allegria
sulla vita caduca, caduca e bellissima.
Ritorno. Un gatto piumoso mi lecca
il palmo, fa le fusa più amoroso,
e un fuoco vivido divampa al lago
sulla torretta della segheria.
Solo di rado un grido di cicogna,
volata fino al tetto, squarcia il silenzio.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra, non sentirò nemmeno.
Difficile che anche solo due lettori diano la stessa interpretazione di questi versi. Una pace inespugnabile? L’esclusione volontaria di una presenza? E la presenza di chi? La poesia è una discesa inevitabile nella profondità di noi stessi.
Colpo su colpo di Riccardo Gazzaniga (Rizzoli 2019)
Un libro di quasi tre anni fa, di cui è sempre bene parlare, soprattutto adesso.
Bullismo, omofobia, violenza di genere. Quando avevo quattordici, quindici anni non se ne parlava tanto quanto se ne parla oggi, non avevano un nome mani addosso in ricreazione, penne e le matite spezzate ogni giorno, il branco che si coalizzava contro i più deboli. C’era tutto, non amplificato da smartphone, chat, social, ma c’era, e scavava ferite profonde che che bruciano a distanza di anni.
Da mamma di una figlia alle soglie dell’adolescenza, sono entrata con un tale carico di emozioni in questo libro che ancora, dopo tanto tempo, me lo sento addosso e penso che invitare sempre più persone (genitori soprattutto) a leggerlo possa portare a un cambio di rotta.
Uno specchio dei nostri tempi, ecco cos’è Colpo su colpo, in poche parole, e un’occasione per aprire una finestra sul mondo dei ragazzi, che sembra sempre più lontano.
Da un lato c’è Giada, che a 16 anni ama un’altra ragazza (e vive con i sensi di colpa nei confronti di un padre poliziotto e una madre “dura e pura”, almeno sulla carta. E per esigenze professionali). Dall’altro, ragazzi come lei, frustrati, irrisolti, a cui sarebbe servita quella educazione ai sentimenti, quella “educazione emotiva” tanto assente da ogni programma scolastico e da tanti progetti familiari. I due mondi, inevitabilmente, si scontrano e sono i più forti (che in realtà sono i più deboli) a prevalere, sopraffare, bullizzare chi va contro i loro (indotti, falsi, di facciata) principi. Nell’epoca del bullismo 2.0, delle foto costruite ad arte con gli smartphone, dei ricatti, della violenza domestica, la sopraffazione, ci troviamo di fronte a diversi modi di agire e reagire. Continua a leggere
Giuseppe nel Vangelo. Nascita di una paternità affidabile.
- 1. Maria, promessa sposa (Mt 1,18)
Giuseppe di Nazaret ha davanti un orizzonte luminoso. Una ragazza umile e bellissima sarà sua sposa per sempre. È un sogno che inonda ogni angolo del cuore, cambiandogli la vita. D’ora in poi, tutto sarà in funzione di Maria, non per dovere di sposo, ma per la forza trascinante di un desiderio puro. Il suo lavoro di carpentiere permetterà loro di vivere con dignità, con i figli che il Signore gli vorrà concedere. Giuseppe si sente un re, come Davide, dal quale discende: è il regno dell’amore, instaurato dal progetto di Dio. E il progetto che Giuseppe ha davanti è il più bello che potrebbe immaginare. Continua a leggere
Futuro
Criteri
Gëzim Hajdari: In Italia ho sempre vissuto
In Italia ho sempre vissuto
nei quartieri popolari e malfamati,
sporcizia, immondizia e squallore,
abusivi, ladruncoli disperati,
in mezzo alle lucciole provocanti,
bianche, nere e gialle,
accanto ai papponi arricchiti,
vestiti con le camice strette
vistosamente sbottonate,
agli ex condannati per l’ennesima volta,
agli arresti domiciliari
e spacciatori spietati,
consumatori senza denti in bocca
insofferenti di sniffare
la dose della felicità. Continua a leggere
Giulio da un anno non è più con noi
di Antonio Sparzani

Mi sembra ancora incredibile di non potergli più telefonare con le domande più bizzarre e di non poter più offrirgli a casa mia quei dolcetti che spazzava via in un secondo, mentre si discuteva di Feyerabend (che lui mi insegnò ad amare) piuttosto che delle strane conseguenze della relatività speciale. Giulio Giorello era guarito, così diceva il tampone, dal covid, che non so come avesse fatto a prendere, ma la sua salute era minata già da altro e non ce l’ha fatta. Si era sposato (per la prima volta nella sua vita) tre giorni prima di morire, con Roberta Pelachin, della quale è da poco uscito un bel libro: La trappola delle emozioni — dal caso Phineas Gage (1848) alla terza guerra (2048), Mimesis 2021. Ho visto Roberta al funerale, stravolta e ancora incredula: sono stati proiettati, lì al funerale laico, degli spezzoni che mostravano Giulio in alcuni eventi pubblici di dibattito, ironia e competenza. Una cosa straziante. Io gli ho scritto due giorni dopo la morte qui, dove sono arrivati vari commossi commenti.
Dirigeva con fantasia e spregiudicatezza la collana “Scienza e idee” di Raffaello Cortina, Milano, riuscendo così a far pubblicare libri non solo di filosofia della scienza o di matematica, che erano le sue discipline accademiche ufficiali, ma altri, anche suoi del tutto “fuori linea”, da Topolino alla mitologia di Gilgamesh, sempre però con qualche arguto aggancio filosofico o comunque di sapienza anche spicciola. Non so cos’altro dire se non raccomandare di leggere i suoi libri e di guardare su youtube i filmati che lo riguardano.
A partire dal 12 giugno il Corriere della Sera vende con La Lettura una raccolta di suoi interventi, a cura di Antonio Carioti. L’ultimo in ordine di tempo è un’intervista a tre, curata da Annachiara Sacchi, con Elliot Ackerman, Sergio Harari e Giulio del 7 giugno 2020. Giulio è già formalmente guarito dal covid, ha il tampone negativo: alla domanda: “professor Giorello, lei come si sente dopo la sua battaglia? Diverso o come prima?”
Risposta: “La mia sensazione, dopo essere stato toccato personalmente dal virus, è di ottimismo, di speranza. Forse in questo sono cambiato.”
Una settimana prima di morire.
Penso proprio che valga la pena di dedicargli un po’ di tempo.
Bent to the earth di Blas Manuel De Luna (USA,1969)
They had hit Ruben
with the high beams, had blinded
him so that the van
he was driving, full of Mexicans
going to pick tomatoes,
would have to stop. Ruben spun
the van into an irrigation ditch,
spun the five-year-old me awake
to immigration officers,
their batons already out,
already looking for the soft spots on the body,
to my mother being handcuffed
and dragged to a van, to my father
trying to show them our green cards.
They let us go. But Alvaro
was going back.
So was his brother Fernando.
So was their sister Sonia. Their mother
did not escape,
and so was going back. Their father
was somewhere in the field,
and was free. There were no great truths
revealed to me then. No wisdom
given to me by anyone. I was a child
who had seen what a piece of polished wood
could do to a face, who had seen his father
about to lose the one he loved, who had lost
some friends who would never return,
who, later that morning, bent
to the earth and went to work. Continua a leggere
Cuore
di Rainer Maria Rilke
Tu non sei piú vicina a Dio
di noi; siamo lontani
tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.
Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta. Continua a leggere












