Poesia italiana del XXI secolo

Francesco Marotta è nato a Nocera Inferiore (SA) nel1954. Laureato in Filosofia e in Lettere Moderne, insegna Storia e Filosofia e risiede in provincia di Milano. Ha tradotto Bachmann, Bolaño, Bonnefoy, Char, Celan, Jabès, Sachs, Bergeret. Autore di numerose raccolte poetiche. Da anni gestisce uno dei più autorevoli lit-blog, Rebstein – La dimora del tempo sospeso.

Continua a leggere

Ogni istante


È la compagnia di Gesù che ci fa santi. Il santo è se stesso, ha trovato il fine e la radice, ma soprattutto ha scoperto come vivere il presente: unito a Cristo, Alfa e Omega, senso profondo di ogni singolo istante.

Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono gli occhi, recensione di Giannino Piana.

Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono gli occhi, peQuod, Ancona 2022, pp, 75.

       La poesia, anche quando affronta temi consueti che si riferiscono a situazioni umane e naturali comuni, non cessa di proporre una varietà di approcci che rivelano la pluralità e la ricchezza dei sentimenti e delle emozioni proprie dello spirito umano. In essa si concentrano, colte nella loro forza sorgiva visioni del mondo e della vita scolpite nel vivo della coscienza e proposte senza bisogno di pletoriche argomentazioni. Questa immediatezza, che ha nella freschezza del linguaggio evocativo (non dimostrativo) la propria “cifra”, è ciò che anzitutto emerge accostando le liriche di grande eleganza che Annalisa Ciampalini ci propone con questo prezioso volumetto. Continua a leggere

Giorgio Stella. Da “L’arco del cerchio”


L’arco del cerchio

L’infinito asse formato

Orizzonte appeso

Al verticale

Nulla della rosa

La radice di tutto

Il niente

Dell’oracolo

Divide uno nello zero –

 

Colma distesa

L’ombra, niente

Ci segue –

Ora non ora

Il carnevale circense


Aspetta l’arco del cerchio;

Siamo in pochi

Nel nulla di tutto

E nessuno sarà molto

Di più dello zero nell’uno

Nel valore dell’addio muore

Talent scout. Andrea Milano, Paesaggio con figura verticale

a cura di Alberto Fraccacreta 

Andrea Milano, Paesaggio con figura verticale, Transeuropa

 

Il mio augure 

 

A Eddy, Amelio filosofo solitario 

 

Ascoltavamo il verso degli uccelli. 

Per me il verso degli uccelli

era sempre stato un senso di colpa. 

Il mio augure li distingueva. 

Sotto questo manto di neve 

riesumeremo nuovi corpi? 

Sorprendersi resuscitare – mi dicevo. 

“Il verso degli uccelli” – lui diceva – 

“è una chiamata al bello”. 

Insegnami mio augure a distinguere 

il senso di colpa e la bellezza. 

 

E le mie mani, che non ho mai usato 

per ammazzare, le userò un giorno 

le userò per rubare. Ruberò

i petali ai ciliegi ancora in fiore 

li ruberò per ridarmi vita, 

per ridarmi vigore. 

 

* Continua a leggere

1
3

Mauro Catani, “Almeno fino a qui”. Una selezione

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Una selezione dalla silloge poetica Almeno fino a qui. Cinquantatré piccole storie (ed. 96, Rue de La Fontaine) di Mauro Catani, scrittore originario di Massa Marittima e già autore per Aracne Editrice di un saggio sul tema dello sviluppo sostenibile.

Ho scelto queste poesie, in particolare, perché ben evidenziano la principale qualità dei versi di Catani, che è quella di raffigurare la quotidianità con le sue piccole (ma fortemente significative) epifanie, fotografie dell’eterno racchiuso nella fuggevolezza del momento.

Figlia di suggestioni realistiche appartenenti alla miglior tradizione narrativa italiana – penso soprattutto ai racconti del toscano di adozione Carlo Cassola -, questa silloge, non a caso, viene indicata come una raccolta di “piccole storie”. Si tratta di micro-cronache della vita di ogni giorno, anche rivisitata col filtro della memoria, e ha un che dello spleen dell’Antologia di Spoon River, tenacemente impastato con l’oggettualità delle cose e degli incontri. Come a ribadire che la vita è qui, in corso e con il risultato apertissimo. Il punto è quanto riusciamo a immergerci nel succo dell’attimo e a trarne la forza di procedere vivendolo coscientemente, ogni volta, ancora e ancora. Continua a leggere

Un mondo nuovo (I)

di Roberto Plevano

Ultima settimana di ottobre, rallegrata da temperature miti, al di sopra delle medie di appena qualche anno fa, anzi, piuttosto alte, anzi, per nulla miti: sono temperature spaventose, alterazioni dei cicli termici dell’Olocene (l’epoca geologica in cui ci troviamo, iniziata con la fine dell’ultima glaciazione, all’incirca 10000-11000 anni fa), segno di scenari catastrofici.
Pare però che nessuno si faccia prendere dal panico, al di là della quota di preoccupazione, quando c’è, condivisa con climatologi ed esperti, sempre più sconsolati.

Sono ormai quasi cinquant’anni che si accumulano evidenze del nesso tra attività umane e riscaldamento globale.
Trent’anni fa si apriva il negoziato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change) con lo scopo di stabilire un tetto di emissioni dei gas serra.
Continua a leggere

Lui


Gesù si prende cura della nostra navigazione nella vita. Sa quanto sia facile perdere la bussola, per questo ci infonde la speranza  di tenere il timone fisso sulla rotta giusta. Sulla meta che è Lui.

Intervista di Gino Rago a Giorgio Linguaglossa sul suo ultimo libro saggistico sulla «nuova poesia»

Intervista di Gino Rago a Giorgio Linguaglossa sul suo ultimo libro saggistico sulla «nuova poesia», L’elefante sta bene in salotto (la Catastrofe,l’Angoscia, la Guerra, il Fantasma, il kitsch,il Covid, la Moda, la Poetry kitchen) Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022, pp. 232 con una poesia kitchen da Le risposte del Signor Cogito

 

Domanda: Il retro di cover di L’Elefante sta bene in salotto,  una riflessione sulla «nuova poesia» che si snoda per 222 pagine, recita:

»L’Elefante sta bene in salotto. Intanto, con la sua proboscide fracassa il vasellame, le suppellettili e tutti i ninnoli; ci dice che siamo già oltre i confini del Moderno, che siamo in pieno Dopo il Moderno, nell’epoca del modernariato e del vintage come repertorio permanente di stili defunti che possono essere ripescati riciclati e disusati; ci dice che non c’è alcun elefante, che tutto è a posto, che i nostri dubbi sono in realtà miraggi, prodotto di scetticismo e di cinismo, che abitiamo il migliore dei mondi possibili e ci invita a costruire con uno stile patico le nostre abitazioni di cartapesta ed i lungometraggi con i quali allietiamo le nostre solitudini sociali. Il Signor Capitale ci ammannisce la sordità e la cecità ad obsolescenza programmata, ci dice che l’ultroneo va bene per situazioni ultronee e va bannato, che il reale è razionale e che non esiste nulla di meglio della condizione in cui ci troviamo. Nella realtà viviamo come se fossimo a bordo di un sommergibile: amiamo e odiamo senza le isoglosse del desiderio e della passione, preda di invidie distopiche; in realtà siamo tutti diventati apatici e atopici.  Continua a leggere

La gioia


Dio è gioia. Non a caso, per i Padri d’Oriente, la tristezza è un pensiero cattivo, uno dei vizi capitali. Se mi abbandono alla provvidenza dell’amore, non posso non trovare in me la gioia di Chi mi ama.

“Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone – Videolettura

Ho divorato questo libro in una mattinata, ve ne leggo l’inizio e ne posto la mia recensione.

Maria Grazia Calandrone “Dove non mi hai portata”, Einaudi 2022

La nostra migliore poetessa torna in libreria con un romanzo appena uscito per Einaudi nel quale racconta la vita di Lucia Galante, sua madre biologica. Una madre così disperata da credere che sua figlia sarebbe stata più protetta e al sicuro se affidata all’amore di persone estranee, che non restando con lei e il suo compagno, il padre biologico di Maria Grazia.
La coppia era in una situazione tragica sia dal punto di vista economico che socio-familiare, senza speranze per il futuro. Motivazioni probabilmente simili a quelle di altre centinaia di persone, per lo più madri, che presero la stessa decisione in quel frangente storico – la metà degli anni ’60 – come testimoniano le cifre degli abbandoni registrati per quell’anno in tutta Italia. Continua a leggere

La parola ai poeti. Anita Piscazzi

La parola poetica è una condizione necessaria, spirituale e intima che prelude alla relazione con gli altri e cerca il confronto, anche se l’inquietudine porta ad essere in continua conflittualità interiore e a tendere verso un qualcosa di estremamente riservato e inspiegabile.
Credo sia l’impasto di mano, cuore e mente che portano ad una riflessione che è sempre abitata dalla vita stessa, dal quotidiano e anche da tutto ciò che può sembrare in apparenza banale.  Continua a leggere