Il dire – di Franz Krauspenhaar

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Sono divenuto insopportabile.
Devo coprire con le mie parole ogni suono,
ogni rumore, ronzio, scoppio. Ogni ora.
Falcio i minuti con le mie parole. Prato all’inglese
raso a zero, come la testa rapata d’un tifoso,
come un nazista spinto dall’alcol a fare male.
Parlo, e parlo. Ne scrivo pure, di quello che dico,
ne faccio professione, di fede, di speranza.
E senza carità. Non ho pietà di chi ascolta
e vorrebbe il silenzio, di chi ha dei pieni e vorrebbe
dei nulla, tondi, arditi, coraggiosi. Dei nulla vuoti
davvero, senza ciancie e architetture e trombe
e secchi di parole e spiegazioni e moti dell’anima. Continua a leggere→

La mia idea di Dio

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di Adriano Sofri

Sbaglierebbe chi ritenesse l’idea che Dio sia costruito da noi umani, a nostra immagine e somiglianza, infantile, facilona e tantomeno deresponsabilizzante. Al contrario. L’idea che mi faccio di Dio la dice lunga, che me ne renda conto o no, su chi sono io. Io, per esempio, non credo in Dio, ma il Dio in cui non credo non è fesso come quello in cui non crede Piergiorgio Odifreddi. Continua a leggere→

Barry Callaghan, Re delle bettole

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Barry Callaghan,
Re delle bettole,
trad. Carla Pezzini Plevano,
Cosmo Iannone Editore 2008.

«All’inizio di quel round Ernest perse la concentrazione; mi venne incontro troppo in fretta, col sinistro abbassato, e ricevette un pugno sulla bocca. Il suo labbro cominciò a sanguinare.
Era accaduto spesso. Non avrebbe dovuto significare nulla per lui. Non aveva forse scherzato con il barista Jimmy sul fatto che mi riteneva sempre suo amico mentre ero capace di fargli sanguinare il labbro? Con la coda dell’occhio aveva forse visto l’espressione spaventata sul volto di Scott. Oppure il sapore del sangue in bocca l’aveva forse indotto a voler combattere con più violenza. Fece un affondo, sferrando colpi più avventatamente. Mentre gli giravo intorno, continuavo a colpire la sua bocca sanguinante. Dovevo dimenticarmi di Scott, perché il gioco di Ernest era diventato più pesante, i suoi pugni erano più violenti del solito. Continua a leggere→

Acasadidio a Milano

Domenica 22 marzo, alle ore 10.30, al Punto Pero, in via Sempione 70, a Pero (Milano), nell’ambito della rassegna “Aperitivi letterari – Incontri con gli autori” promossa dall’Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca Comunale, Giorgio Morale presenta il suo nuovo romanzo Acasadidio (Manni 2008).

Martedì 24 marzo, alle ore 18, l’autore sarà presso la libreria Feltrinelli di via Manzoni 12, a Milano. Intervengono Gabriella Fuschini e Giovanni Giovannetti. Letture di Mattia Camisa Morale e Maria Cascone. Alla fisarmonica Beno Fignon.

Collegamenti:

“Acasadidio” di Giorgio Morale. Recensione di Francesco Sasso [La poesia e lo spirito]

La struttura ambigua del comando. Recensione di Alfio Siracusano [Il sottoscritto]

Estratti da Acasadidio su Nazione indiana

Estratti da Acasadidio su La dimora del tempo sospeso

f.s.

«Viole(n)t Red», di Laura Costantini e Loredana Falcone

violent-reddi Gaja Cenciarelli

Se fossi un ufficio stampa e dovessi lanciare questo libro metterei in evidenza che a dar vita a un noir dalle tinte così fosche e dalle immagini così crude sono due donne che scrivono insieme da più di trent’anni. E la loro è una scrittura che procede decisamente per immagini, una scrittura che potrebbe senza dubbio essere usata come sceneggiatura. Alcuni passaggi di Viole(n)t Red evocano sequenze de Il silenzio degli innocenti, Basic Instinct, e anche Vestito per uccidere – celeberrimo film di Brian de Palma. Lungi dall’essere un pout pourri confusionario, il noir di Laura Costantini e Loredana Falcone mostra la struttura solidissima di un impianto classico che esalta la chiarezza senza nulla togliere al mistero. La scelta della storia si rivela vincente: attorno all’intreccio ruota una serie di personaggi di cui, all’inizio, emerge solo la punta dell’iceberg di una vita di tragedie, speranze, desideri e paure. E che, man mano che si prosegue, acquistano uno spessore sempre maggiore, coinvolgendo il lettore fino all’ultima pagina.
Perché quando pensi di aver capito tutto, Costantini e Falcone – e vorrei sottolineare che questo è il loro primo noir – riescono a sorprenderti. Continua a leggere→

Vivalascuola. Seminario sull’intercultura

Vuoti di cittadinanza. Nuovi soggetti e nuove cittadinanze

Seminario di Fratelli dell’Uomo: per insegnanti, studenti, rappresentanti di comunità ed istituzioni, cittadini di tutte le culture

6 Aprile 2009, Sala delle Colonne della Banca Popolare di Milano, Via San Paolo, 12, Milano – MM San Babila, Orario: 9.00 – 18.30, Partecipazione gratuita Continua a leggere→

Una storia come tante

di Pasquale Giannino

Tonino era trafelato. Con la voce tremula si rivolse al giovane carabiniere: “Devo parlare al maresciallo… è accaduto qualcosa di molto grave!”.
“Si calmi e lo dica a me… il maresciallo è occupato.”
“No, per favore… ho bisogno di parlare con lui.”
Tonino era un uomo di mezza età. Gestiva un’edicola in piazza. Viveva in una villetta a schiera, poco distante, con la moglie e la madre.
“Cosa c’è Tonino? Calmati ed entra” disse il maresciallo che aveva udito le frasi concitate del giornalaio, affacciandosi dal suo ufficio con l’immancabile sigaro in bocca. Era un uomo tarchiato e dai modi sbrigativi. Si diceva che quando acciuffava qualche delinquente non molto disponibile a collaborare, fosse avvezzo a utilizzare il sigaro acceso per fargli cambiare idea. Continua a leggere→

19 marzo

amstetten

La festa del padre cade in un momento singolare, quest’anno. E’ giusto, forse, che la ricorrenza coincida con le udienze del padre-nonno-marito situato al di là di ogni confine di ruolo e natura. E’ bene sia chiaro che c’è un senso nella diversità delle carezze e dei baci, nell’uso variamente finalizzato delle membra del corpo. Nel perché di un’azione, in ciò che la rende umana. Il Leviatano avanza, con la faccia nascosta dai libri mastri dell’ambiguità. Basterebbe fermarsi, ascoltare. Ma, come scriveva Calvino, “non c’è più nessuno che ascolti nessuno. Solo la notte ascolta se stessa”. (Un re in ascolto, in Sotto il sole giaguaro).

 

(fonte immagine)

E SE ALLA SUA ETÀ…

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La giovinezza, una novità.

Nessuno ne parlava vent’anni fa.
Coco Chanel

Non capisco.

Il clamore per “Il curioso caso di Benjamin Button”. Al di là che buonanima di Scott Fitzgerald – ora – lega il suo nome anche a quello di Brad Pitt, dopo l’omaggio (?) di Luciano Ligabue [autore de La neve se ne frega, Feltrinelli, 2004. E qui chiudo. La parentesi e ogni commento in merito]. Al di là del risultato cinematografico – e del mio personale salvare solo il Capitano Mike Clark – non capisco. Continua a leggere→

Troncamento (“nessun” straniero)

Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano. Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il “punto”: la consonante iniziale della parola non deve essere una “s impura”, “x”, “z” o formata con i digrammi “gn”, “pn”, “ps”. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, “un” zaino; “nessun” straniero; “un” psicologo ecc. Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da “accorciare” non sia monosillabica e non sia – come già visto – accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: “l”, “m”, “n”, “r”. Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai [a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco) ]. Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell’errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un “qual’ è” in luogo della forma corretta “qual è” (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori. Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che inizia per consonante vuol dire che si può troncare.

‘ELMOTELL BLUES : “Le corporeità plurali di Antonino Contiliano”. Prefazione di Mario Lunetta

elmotel20copertina[Ho letto/ascoltato/guardato con piacere un libricino pubblicato nel 2007  dal titolo  ‘ELMOTELL BLUES. E’ un poema eroicomico composto da Antonino Contiliano, “montando” versi suoi, di Emilio Piccolo, Francesco Muzzioli e Valerio Cuccaroni, con cinque illustrazioni di Giacomo Cuttone e un cd audio allegato (voce dell’attore Guglielmo Lentini, musica di Gino De Vita.

L’opera ha un’indubbia efficacia comunicativa. Ben equilibrato il mixaggio fra musica, voce recitante, pittura e testo poetico che riproduce la forma della ballata con un andamento ripetitivo e ritmi ricorrenti tipici del blues.

 Il testo si può scaricare [QUI], la versione sonora si può trovare [QUI].  Purtroppo il materiale che vi offro è parziale, poiché mancano le  belle illustrazioni di Giacomo Cuttone. Di seguito la prefazione al volume di Mario Lunetta (f.s.) ]

di Mario Lunetta

Il blues può anche definirsi un genere musicale “asimmetrico”, perché basato su una forte imprevedibilità di situazioni ritmico-sonore e su una fisiologia del sound quanto mai eteroclita, contaminata, pulsionale e meticcia. Vi confluiscono caratteri musicali e psicologici dello spiritual, del work song, dei minstrel songs e delle ballate di origine europea diffuse negli States nel XIX secolo. Insomma, un genere a suo modo “bastardo”, in cui perfino il singolo sigillo del diritto d’autore sfuma in colore collettivo.

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The Wrestler (o degli anni Ottanta)

 

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Meglio chi sta e resiste

(R. Pagnanelli)

 

 

Arriverà forse il giorno in cui un filosofo, una teorica della cultura o tutto uno team di antropologi, architetti e culturologi riusciranno, in un’unica zampata intellettuale, a mettere insieme i contras addestrati dalla CIA, i polpettoni di Judith Krantz, Freddy Kruger, la teoria delle superstringhe, l’amaro Ramazzotti, le spalline imbottite, certe barre di controllo a Chernobyl (per non parlare del CAF, Alì Agca e il Betamax) e a spiegarmi finalmente gli anni Ottanta.

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La città non è più la città

di: Kommando McDonald’s

Il Kommando McDonald’s è il frutto di un’ispirazione respiratoria nata all’incrocio tra il libro Generazione McDonald’s di Francesca Mazzucato (Marlin Editore), una cena in un McDonald’s milanese a quattro passi dalla Stazione Centrale (o Gotham City) dopo la presentazione del libro medesimo presso la Libreria Mursia, e una conversazione tra (in ordine sparso) Guido Tedoldi, Francesca Mazzucato, Paolo Melissi, Dimitri Fulignati, Franz Krauspenhaar, Barbara Caputo, Alice Cimini e Raffaele Niro.
Il Kommando McDonald’s si propone di esplorare lo spazio urbano, quello milanese prima di tutto, con l’idea di fondo che la città non sia mai finita, conosciuta, e che sia necessario (detto in modo molto sbrigativo) un rimodulare il nostro rapporto con le sue pietre e il suo cemento. Anche per continuare ad abitarla. È così nato il primo «raid», nel quartiere meneghino detto Chinatown. Qui proponiamo i resoconti del raid, a cui hanno partecipato Paolo Melissi, Guido Tedoldi, Dimitri Fulignati e Domenico Aliperto.
Oltre a questi testi, il raid è stato il pretesto per scattare diverse decine di fotografie. Le potete trovare su Facebook, dove il kommando come entità e ognuno dei singoli partecipanti hanno una pagina.
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Teatro naturale di Ivan FEDELI

Dal balcone

Amava il vento e i giorni a cielo pieno    Attilia stesi i panni sul balcone
e voci che conosci dalla faccia    di sotto tutte insieme a fare razza.
“Invento una canzone e poi la canto    per chi si spinge avanti scomparendo;
in alto si sta meglio, vedi il mondo,    un pezzo sempre in forse d’orizzonte. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 103

Erre convive da sempre con l’ipocondria, e soltanto i periodici contatti col suo medico e con vari specialisti, insieme a periodiche parentesi di vita da malato ufficiale gli consentono, a lui che sebbene ufficioso è malato cronico e vero, di sopravvivere alla meno peggio. A un certo punto però è piovuto giù (o spuntato su) quel tale politico taumaturgo, che fa saltare e ballare anche gli amputati, sicché Erre è finito di colpo ed ope legis nel novero dei potenziali simulatori e truffatori. Continua a leggere→