Archivi categoria: Interviste

Giusi Baldissone e le donne del coro

Il nuovo libro di poesie di un’talianista

di Guido Michelone

Dopo ‘Cartoline’, e subito dopo la curatela del saggio ‘Poesia civile. Contributi per un dibattito’, arriva per Giusi Baldissone il secondo libro di poesie dal titolo ‘Le donne del coro’, edito, come gli altri due, da Interlinea (Novara) con prefazione di Claudio Ciancio, docente di Storia all’Università del Piemonte Orientale, che ha anche il merito di condurre a Vercelli (città natale della Baldissone, dove insegna nella locale Facoltà di Lettere) una tavola rotonda con gli studiosi Alfonsina Zanatta, Tonino Repetto, Cristina Iuli, Stefania Irene Sirti e gli stessi Baldissone e Ciancio, tavola da cui abbiamo tratta quest’intervista multipla: anche qui un coro di voci entusiaste di una poesia realista e fiabesca al tempo stesso.
Michelone: Potreste anzitutto definirmi in poche parole la poetica che emerge dal nuovo libro della Baldissone? Continua a leggere

“Farina di sole”, di Nunzio Festa

Intervista di Marino Magliani

Nunzio Festa, Farina di sole (Senzapatria, 2011).

Una piacevolissima sorpresa, un romanzo costruito a quadri, fatto come di alte maree che si ritirano e ogni volta lasciano sul campo di battaglia una vita sconfitta. Ne parliamo con l’autore.

– Nunzio Festa, com’è nata l’idea di questo romanzo (si può chiamare romanzo?) politico che racconta le piaghe della prima repubblica e incontra persino Cesare Battisti?

Questo mio breve romanzo politico, civile, romanzo in quanto volevo fare un’opera innamorata delle vie del romanzo ma non degli schematismi di certi romanzi della contemporaneità, è stato ispirato dalla necessità di scrivere pagine che fossero rappresentative della mie idee più importanti: dunque troverete, come tu caro Marino, che sei tra l’altro stato il lettore più attento e intelligente del testo prima della sua pubblicazione, hai già sottolineato, come nel testo per esempio s’incontri Cesare Battisti: la cavia più bella di questo tempo, l’ex combattente, ma oggi scrittore e soggetto messo al muro, che m’ha fatto aderire alla causa del gruppo internazionale di solidarietà a suo favore. Per la libertà. Per la giustizia. Ma in questo mio romanzo ho provato a ragionare sul concetto stesso d’identità. Come sui tanti momenti di furto statale della prima repubblica e d’ogni repubblica possibile, almeno fin quando l’idea di governo e amministrazione saranno quelle oggi in piazza e il potere continuerà a reggersi. Continua a leggere

Intervista a Mario CAPANNA – di Michael Pontrelli

Per Mario Capanna, uno dei principali leader del movimento giovanile del Sessantotto “è evidente che siamo di fronte ad un mondo sbagliato” in cui “la politica è stata relegata ad un ruolo servile nei confronti del potere economico e finanziario”. I giovani Indignati “hanno capito che se non cambiano questo stato di cose sono destinati a un futuro di disoccupazione e precarietà”. Secondo Capanna “un nuovo modello economico più giusto del capitalismo esiste già: produzione e commercio equo solidali basati su un sistema di microcredito” in cui “il principio del profitto viene sostituito da quello del giusto guadagno”.

Gli Indignati sono ormai diventati un fenomeno globale, possiamo parlare di un nuovo ’68 ?

“No, perché la storia non si ripete. Però è certo che se questo movimento regge nel tempo e non si dissolve rapidamente, come capitato ad altri movimenti negli anni scorsi, può essere una pagina importante di cambiamento”. Continua a leggere

Intervista a Carlo Cannella, fondatore di Senzapatria Editore (di Stefano Costa)

Ecco un estratto dell’intervista che Stefano Costa ha fatta a Carlo Cannella, scrittore e fondatore di Senzapatria Editore (da i-libri)

Senzapatria nasce negli ultimi due anni. Ad oggi, se tu fossi chiamato a trarne un bilancio culturale, quali sono i tratti di maggior importanza/peculiarità che ti sentiresti di sottolineare per far capire “cos’è Senzapatria” a chi ancora non la conosce?

Senzapatria è un progetto che nasce per dar voce alla narrativa di qualità, cioè a opere che sappiano coinvolgere il lettore con un ritmo, una lingua, uno stile, e che allo stesso tempo lo costringano a confrontarsi con le zone d’ombra, gli angoli bui della natura umana. Finanzia i suoi progetti più azzardati ed economicamente destinati alla perdita con una collana più commerciale dedicata ai racconti lunghi. Si chiama “On the road” e vede coinvolti scrittori piuttosto noti, con un loro pubblico affezionato. Alcuni nomi: Gianluca Morozzi, Luigi Bernardi, Barbara Garlaschelli, Nicoletta Vallorani, Marino Magliani, Remo Bassini, Valter Binaghi, Carmen Covito.

(…)

Ci anticipi un paio di novità di Senzapatria, siano esse iniziative a largo respiro oppure “solo” titoli di nuove pubblicazioni?

Voglio esagerare, vi lascio l’intero piano editoriale da qui alla fine dell’anno. Fra pochi giorni saranno fuori “Maddalena e le Apocalissi” di Luigi Bernardi e “Farina di sole” di Nunzio Festa. A ottobre pubblicheremo l’esordio di Mattia Filippini, “Qualcuno era un po’ grasso”. A novembre una raccolta di saggi su Roberto Bolaño, con contributi di Rodrigo Fresan, Alan Pauls, Enrique Vila-Matas, Juan Villoro e Jorge Volpi fra gli altri. A dicembre “Memorie immaginarie e ultime volontà'”, il testamento letterario di Luigi Di Ruscio, morto a Oslo lo scorso febbraio a 81 anni, “Trittico del morire” di Giulio Mozzi e la nuova sfornata di titoli “On the road”, fra questi autori Maurizio de Giovanni.

Piero Banucci intervista Margherita Hack per “Tuttolibri”

Segnalo quest’intervista di Piero Banucci a Margherita Hack, pubblicata su “La Stampa”“Tuttolibri” il 17 settembre 2011, che trae spunto dalla pubblicazione del libro della Hack La mia vita in bicicletta, in uscita per Ediciclo (per cui, a fine ottobre, uscirà anche la nuova opera del ‘nostro’ Marino Magliani Amsterdam è una farfalla).

Intervista di Piero Banucci a Margherita Hack

Fiorentina trapiantata a Trieste, campionessa italiana di salto in lungo, celebre astrofisica, divulgatrice di successo, circondata da gatti e da cani, a 89 anni Margherita Hack si batte per una «libera scienza in libero Stato» e perché i malati terminali possano scegliere il proprio destino. Ma intanto se ne esce con La mia vita in bicicletta (Ediciclo), inno alle due ruote silenziose, agli allegri sudori della giovinezza, alle campagne attraversate pedalando.
Da piccola giocava con il Meccano. «Le costruzioni mi attraevano. Una volta vidi un incrociatore a Venezia, ne feci un disegno e poi un modellino». Oggi la psicologia cognitiva ci spiega che il Meccano, con le sue viti, allena nel ragazzino i movimenti fini delle dita sviluppando sinapsi nel cervello. Cosa che non avviene con il Lego, che sollecita solo la forza bruta della compressione. Harold Kroto, Nobel per la chimica, racconta che sa distinguere tra gli ospiti della sua casa chi ha giocato con il Lego e chi con il Meccano: i primi stringono troppo il rubinetto del lavandino, danneggiando la guarnizione. Ma, subito dopo il Meccano, Margherita Hack desiderò una bicicletta, e la ottenne al primo anno del liceo.
«Quando incominciai a fare sport – pallacanestro, salto in alto, salto in lungo – mi innamorai del ciclismo. Facevo il tifo per Binda, e litigavo con Aldo, che invece teneva per Guerra. Ci eravamo conosciuti ragazzini al Bobolino, un giardino di Firenze, e mi era antipatico. Ci ritrovammo all’università, ci siamo sposati e siamo insieme da più di settant’anni. Ma in bici ero una solitaria. Ogni giorno facevo almeno 50 chilometri. L’estate del 1940 la passai in sella dal mattino alla sera, in giro per Firenze, Fiesole, mi arrampicavo sulle salite della Porrettana verso Bologna». Continua a leggere

Guido Michelone in otto domande e mezza

di Luisa Facelli

Chiedo anzitutto a Guido Michelone, docente universitario e critico musicale, curatore di varie antologie, autore di opere di saggistica, di poesia, di teatro, narratore di due romanzi da cosa è nata l’idea della raccolta dei diciassette nuovi racconti nel recente Parigi a Vercelli per le edizioni milanesi Lampi di Stampa? Continua a leggere

NIENTE PER CUI MORIRE, di Enzo Russo

di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis

Enzo Russo è nato a Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, ma vive in Lombardia da diversi anni. La sua è una delle voci più importanti e autorevoli tra quelle degli autori che scrivono romanzi ambientati in Sicilia. Ha debuttato nel ’75 con “Dossier America Due” (SEI) e da allora ha pubblicato oltre trenta romanzi, tradotti in diciannove lingue. I suoi libri più recenti sono: “Uomo di rispetto”, “Il quattordicesimo zero”, “Nato in Sicilia”, “Nessuno escluso”, “Saluti da Palermo”, “Né vendetta né perdono”, tutti editi da Mondadori.
Nei suoi libri Russo torna spesso sul tema della ricerca dell’identità del siciliano, del suo essere impastato di un male isolano, quasi endemico… anche quando non sa di esserne parte… anche quando la nascita nell’isola sembra una mera occasione e non invece una stimmate, un signum che – prima o poi – rivendicherà i suoi diritti (è il caso, per esempio, di “Nato in Sicilia”).
E il male isolano, la Sicilia dei misteri, quella delle contraddizioni e della giustizia violata, sono temi che tornano prepotentemente nel nuovo romanzo dal titolo forte ed evocativo “Niente per cui morire” (Mondadori, 2010)

– Enzo… cosa ti spinse, anni fa, a lasciare l’isola?
Volevo fare il giornalista e lo scrittore; due obiettivi, almeno allora, quasi impossibili da realizzare restando in Sicilia. Considerando come poi ho realizzato questi due progetti, e le persone grazie alle quali è stato possibile, direi che ho avuto ragione a farlo. C’era anche il bisogno di uscire da un ambiente, quello di Mazzarino, che mi stava stretto e non mi offriva orizzonti.
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Un filo d’olio per Simonetta Agnello Hornby

di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis

La storia di Simonetta Agnello Hornby è piuttosto nota. Siciliana doc, nata e cresciuta a Palermo, ha sposato un inglese dopo aver conseguito il dottorato in giurisprudenza nel 1967. Da quel momento ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia, e dal 1970 in Inghilterra, a Londra. Sul finire degli anni Settanta ha fondato “Hornby and Levy”: uno studio legale nel quartiere di immigranti di Brixton, che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Ha insegnato diritto dei minori all’università di Leicester ed è stata part-time presidente del Special Educational Needs and Disability Tribunal per otto anni. L’attività letteraria della Agnello Hornby comincia con la pubblicazione de La Mennulara (2002), a cui fa seguito La zia marchesa (2004), Boccamurata,(2007) e Vento Scomposto (2009) La monaca (2010)… tutti editi da Feltrinelli. La sua pubblicazione più recente, invece, porta il marchio dell’editore Sellerio e si intitola: Un filo d’olio. Un volume dove vengono offerti i ricordi d’infanzia dell’autrice e le ricette di famiglia, proposte con la collaborazione della sorella Chiara. Continua a leggere

INCONTRO CON TEA RANNO

di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis

La penna di Tea Ranno è una delle più felici della letteratura siciliana e nazionale. Basti pensare a Cenere, romanzo bellissimo (pubblicato dalla e/o, vincitore del Premio Chianti) che si caratterizza per il linguaggio ricco e la storia coinvolgente ambientata nella provincia italiana del Seicento, oppure a In una lingua che non so più dire (anche questo edito dalla e/o), romanzo incentrato sul viaggio a ritroso, dal Continente alla Sicilia, compiuto da un magistrato siciliano sessantenne. Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Laureata in giurisprudenza, ha sempre affiancato allo studio del diritto la pratica della scrittura. Dal 1994 vive e lavora a Roma.

– Tea, cosa succede a una siciliana che – dopo tanti anni di vita isolana – si trova a vivere a… caput mundi?
Succede che passa a un dimensione, soprattutto mentale, diversa. L’isola è un mondo a sé, con i confini segnati dall’acqua e dunque illimitati, aperti a ogni possibilità di viaggio o di fuga ma, appunto, mondo a sé, con prerogative che la rendono unica. Roma, invece, è città dall’ampio respiro sia metaforico che reale. Offre occasioni concrete di confronto, la libertà di spaziare dal cinema alla storia, all’arte, alla letteratura col semplice andare per le sue strade, sostare nelle sue piazze, arrancare per i cunicoli sotterranei che svelano itinerari stravaganti, talvolta da brivido. In questa città ti succede di sentirti partecipe di una realtà più grande, che però non diventa invasiva: puoi conservare il silenzio e la concentrazione che ti servono per lavorare, puoi unirti alle tante voci che raccontano il mondo e le sue genti, puoi aprirti al mondo e alle sue genti pur mantenendo le tue radici isolane e quindi quelle prerogative di distanza e di distacco che ti gratificano di una visione più limpida.
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“Revenant: a volte ritornano” – Intervista a Giovanni De Matteo

Da Uno strano attrattore

Introduzione di Giovanni De Matteo, co-fondatore del movimento connettivista

Intervista di Antonio Cerrato e Julian Shabi

Prima della pausa agostana (che, se mi riesce una sorpresa per i lettori del blog, pausa non sarà per lo Strano Attrattore), mi preme tener fede a una promessa fatta a due studenti della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Antonio Cerrato e Julian Shabi. I due intraprendenti giovani hanno deciso, bontà loro, di intervistarmi sulla genesi dei racconti di Revenant per la tesina che hanno poi presentato con successo al corso di Antopologia Culturale del prof. Vincenzo Padiglione.

La lunga conversazione, tutta svolta via e-mail la scorsa primavera, è andata a costituire l’ultima sezione del loro saggio, che ha analizzato il fenomeno dei non-morti nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre che sul fronte letterario anche su quello televisivo (con la serie Ghost Whisperer – Presenze), cinematografico (con il film The Others) e musicale (il videoclip di Michael Jackson per Thriller). Sono particolarmente contento per loro del risultato, per cui ho pensato con il loro consenso di pubblicare la parte che mi riguarda, in cui vengono affrontati temi di più ampio respiro, sia in ambito letterario (la fantascienza, il fantastico, il connettivismo) che “antropologico” (l’influenza delle leggende della tradizione sull’immaginario dello scrittore), prima di incentrarsi sull’antologia e la sua struttura. Continua a leggere

Intervista a Francesco Verso, di Alessio Brugnoli

da Quaz-Art

Intervista di Alessio Brugnoli a Francesco Verso, esponente di punta del Connettivismo, che affronta tematiche sulla cresta dell’onda della modernità, attinenti alle tecnologie ma soprattutto alle sfide di base dell’essere-uomo.

Negli ultimi anni, la letteratura di genere in Italia si sta verificando un boom di quella che è impropriamente chiamata letteratura di genere, dal fantasy alla fantascienza.
Forse perché la letteratura di genere, a differenza di quella considerata alta, permette di analizzare a fondo le paure e i sogni del vostro vivere quotidiano.
Francesco Verso è uno dei principali protagonisti di questa rinascita.
Inizia a scrivere nel 1996, prima poesie e poi il romanzo Antidoti umani, finalista al Premio Urania (Mondadori) nel 2004. Nel 2009 vince il Premio Urania con il romanzo E-DOLL.
Attualmente, oltre a scrivere romanzi, collabora con la rivista NeXT curata da Sandro Battisti, uno dei fondatori della corrente letteraria del Connettivismo e con la casa editrice Kipple Officina Libraria in veste di co-direttore editoriale della collana di letteratura fantastica Avatar.
Con lui, cominciamo questo giro di interviste, su come è percepita l’Arte contemporanea e sulle sue possibili convergenze con altri linguaggi. Continua a leggere

UN SENSO DI MERAVIGLIA NASCOSTO: intervista a Lukha Kremo Baroncinij

di Roberto Sturm

(da Carmilla)

Lukha Kremo Baroncinij è un nome molto conosciuto all’interno della letteratura di genere, sia come editore che come autore. Ha fondato, nel 1995, la Casa Editrice Kipple, specializzata in fantascienza e fantasy ma non solo. Artista poliedrico, che spazia in diversi campi artistici, Baroncinij è uno dei protagonisti del Connettivismo. Da cui mi piacerebbe partire per questa intervista.

– L’antologia Avanguardie Futuro Oscuro (AFO) è stata una piacevole sorpresa, con testi di una qualità superiore, sia come stile che come contenuti. Secondo te può essere considerata il manifesto del Connettivismo di casa nostra? E come definiresti il Connettivismo stesso?

Definizioni di Connettivismo ne abbiamo date diverse, una potrebbe essere: un movimento letterario-artistico (quindi principalmente letterario che si applica anche in altre discipline artistiche) che predilige tematiche-limite (poco conosciute, poco esplorate, poco definite) comunque legate alla realtà, con un linguaggio innovativo. Per il momento sono prevalsi temi scientifici (con stili e linguaggi attinti dalla fantascienza), come la meccanica quantistica, le nuove teorie fisiche, la genetica, l’esobiologia, ma ci sono anche temi legati alla sfera culturale, come religioni oscure, archeologia segreta. Esiste anche un elemento olistico e spirituale (che si evince anche dalla data di fondazione del movimento: il solstizio d’inverno), ma che cerca di non sfociare nel cospirazionismo di mestiere. AFO può essere considerato il manifesto dei Connettivisti, che preferisco chiamare con questa sineddoche (i singoli elementi che identificano il gruppo) per il suo carattere di gruppo senza direttive precise e con forti individualità al proprio interno. Continua a leggere

Intervista ad Amelia (Lietta) Manganelli

di Angelo Ricci, da Notte di nebbia in pianura
Amelia (Lietta) Manganelli, figlia unica di Giorgio Manganelli, si occupa con passione e testardaggine delle opere edite e inedite del padre. E’ la fondatrice e curatrice del centro studi Giorgio Manganelli.

– Da tempo l’editore Adelphi sta pubblicando l’opera di Giorgio Manganelli. È entusiasmante scoprire veri e propri tesori letterari che danno la misura di quello che è stato il Manganelli autore. Di quanto è stata debitrice la nostra cultura nei confronti del “Manga”?

Penso che la cultura, e non solo la cultura italiana, sia fortemente debitrice nei confronti del “Manga”. Debitrice di un nuovo modo di fare “letteratura”, inventando linguaggi e rendendo visibile e concreto ciò che “non esiste”.
La capacità di Manganelli di trasformare il pensiero in realtà e la realtà in pensiero è certamente unica e inimitabile. Continua a leggere

I connettivisti, l’avanguardia italiana

Dal Blog “Poesia“, a cura di Luigia Sorrentino, sul sito di Rai News 24

Introduzione e conclusione di Giovanni Agnoloni

“Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese. Si tratta di una realtà formata da scrittori che si riconoscono in un manifesto (http://www.next-station.org/nxt-ex-1.shtml) che non li costringe, ma nel quale confluiscono spontaneamente. È nata a fine 2004 da un progetto di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani. Corrente letteraria originariamente rientrante nell’alveo della fantascienza, ha da poco vinto, con la rivista NeXt (http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next), il Premio Italia 2011 come miglior rivista non professionale, ed è cresciuta stagione dopo stagione, passando per i Premi Urania di Giovanni De Matteo (2006, con Sezione ?², ed. Mondadori-Urania) e Francesco Verso (2008, con E-DOLL, ed. Mondadori-Urania) e per una serie di antologie a più voci (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica e A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, successivamente uscite con Ferrara, Edizioni Diversa Sintonia e Kipple Officina Libraria), nonché per la ricca serie di numeri di NeXt, culminata nella recente antologia SuperNeXt (ed. Kipple Officina Libraria, 2011) – senza dimenticare le due “case virtuali” del movimento, i due siti www.next-station.org e http://hyperhouse.wordpress.com. Continua a leggere

Intervista a Guido Michelone

 

Guido Michelone intervistato da Gian Luca Marino

su Parigi a Vercelli (Lampi di Stampa Editore, Milano 2011)
Guido Michelone, perché questo libro?

Scrivere è la mia passione autentica, anche se a pubblicare un romanzo sono arrivato tardi, forse anche dopo Umberto Eco, come età. La facilità – che ha sorpreso anche me – con cui sono riuscito a scrivere in poco tempo un romanzo di trecento pagine mi ha convinto ad andare avanti: però gli impegni davvero insormontabili che mi coinvolgono nell’arco dell’intera giornata per quasi 365 giorni all’anno (e parlo soprattutto di altre scritture dal giornalismo alla saggistica) mi impediscono di avere continuità nella narrativa, come pure nella poesia o nel teatro (altre due forme dalle quali sono tentato). Continua a leggere

Giovanni Agnoloni e i tanti modi di parlare di Tolkien

Intervista di Roberto Paura, per il blog Fabbricanti di Universi (v. qui)


Giovanni Agnoloni è uno degli studiosi più attenti e originali dell’opera di Tolkien. Ai DelosDays ha presentato i suoi ultimi lavori. Partiamo da Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Galaad Edizioni. Il rapporto tra J.R.R. Tolkien e Edward Bach, il medico che ha dato il proprio nome agli effetti terapeutici di alcuni fiori, può sembrare un po’ spiazzante, ma qual è invece il collegamento?

E’ un libro che sicuramente vuol essere anche una provocazione, questo va da sé; al di là di questo aspetto, il nesso che ho individuato tra queste due figure è un nesso di natura filosofica, psicologica e spirituale. Ci sono certo anche circostanze biografiche in comune: Bach è nato a Moseley nel 1886, mentre Tolkien ha vissuto lì un breve lasso di tempo, tra il 1900 e il 1901, e il motivo dell’avvicinamento alla città (Moseley era ai margini della Birmingham di allora, mentre la ben più ridente Sarehole, dove i Tolkien avevano vissuto dal 1895, arrivando dal Sudafrica, era un po’ fuori), fu che il bambino doveva iniziare a frequentare la King Edward’s School. Sono quindi cresciuti nella stessa campagna, assorbendo le stesse “vibrazioni energetiche” dell’ambiente, e poi nelle loro vite ci sono tante coincidenze significative. Ma il vero nesso si basa sul tema degli archetipi, sul tema delle emozioni umane e dei modelli di comportamento che tutti gli uomini condividono alla luce della psicologia junghiana, in quanto tutti compartecipi di un inconscio collettivo da cui sorgono le immagini, i miti, che fin dai tempi più antichi danno espressione alla nostra parte profonda. Continua a leggere

Amir Valle intervista Giovanni Agnoloni

Sono felice di segnalare un’intervista di un comune amico, e la cosa vale sia per l’intervistatore che per l’intervistato. Il primo è Amir Valle, scrittore cubano di fama internazionale, che prossimamente sarà pubblicato in Italia. Il secondo è il “nostro” Giovanni Agnoloni, che già aveva intervistato Valle su questo blog. Questa è la traduzione, dello stesso Agnoloni, dell’intervista uscita in spagnolo su “Otrolunes“, la rivista di cultura ispanoamericana diretta da Amir.

Dato che si parla delle opere di Agnoloni, unisco anche delle foto della recente presentazione delle novità di quest’anno di (o curate da) Agnoloni, Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni) e Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria Editore), presentate a fine maggio a Roma dall’autore insieme a Roberto Arduini e Francesco Verso, alla “Casetta Rossa“. Sono tratte dal sito volodeisensi.it, come un video disponibile qui insieme ad altri che si riferiscono alla precedente presentazione fiorentina al pub “Joshua Tree“. Continua a leggere

Mangia la zuppa, amore e altre storie – Intervista a Boris Virani e Gordiano Lupi

Recensione e interviste di Marino Magliani

La rete serve a questo, a fare cose che altrove non troverebbero sbocchi. Quando ho letto, dunque, Mangia la zuppa, amore (Edizioni Il Foglio, 2011, euro 12), di Boris Virani, ho deciso che oltre al porre qualche domanda all’autore avrei chiesto volentieri anche un paio di cose a Gordiano Lupi, che è il suo editore.
Di Virani non so nulla. Leggo che è di Pistoia, ed è molto giovane. Pistoia è una città a cui sono affezionato, ci ho presentato i miei libri, a Pistoia ci vive il mio amico Paolo Tesi, è lui di solito che mi organizza le letture. Poi, la mattina dopo, prima di andarmene faccio un salto in una bella libreria di cui non ricordo il nome e là incontro Roberto Carifi, il grande poeta. La gente a Pistoia ha qualcosa di diverso, e quando ho letto Mangia la zuppa, amore, ho capito che lì dentro c’era la passione per l’affabulazione, che secondo me è la caratteristica di Pistoia. La zuppa non solo è ottima ma diverte moltissimo, ci giunge attraverso una scrittura in prima persona, infilzata qua e là da testi che assomigliano a testi teatrali. Il protagonista è uno studente la cui visionarietà (a tratti ci si trova la straordinarietà di certa scuola emiliana) sembra alimentarsi attraverso… la zuppa. Continua a leggere

Incontro con Paolo Di Stefano: la Sicilia e la catastròfa di Marcinelle

Paolo Di Stefano è nato ad Avola, in Sicilia… ma vive a Milano da diversi anni.
La sua è una delle firme più note delle pagine culturali del «Corriere della Sera». Ha lavorato per Einaudi e per «la Repubblica». Ha pubblicato libri di inchieste e numerosi romanzi di successo tra cui: Baci da non ripetere (1994), Tutti contenti (2003), Aiutami tu (2005, premio SuperMondello). Con il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008) ha vinto il premio Selezione Campiello. Nel 2010, sempre per Rizzoli, è uscito Potresti anche dirmi grazie. Gli scrittori raccontati dagli editori.
Ho avuto il piacere di incontrarlo in occasione dell’uscita del suo nuovo libro, La catastròfa (Sellerio). Abbiamo discusso di Sicilia e Marcinelle.

Paolo, sei nato ad Avola ma vivi a Milano. Avere la possibilità di osservare la Sicilia “a distanza” può aiutare a comprenderla meglio?
Sono nato ad Avola e ho vissuto altrove dall’età di tre anni, ma ho sempre frequentato la Sicilia: mio padre, da buon professore di liceo, aveva due mesi di vacanze estive e tutta l’estate, per diciotto anni, io e i miei fratelli l’abbiamo trascorsa ad Avola, tra nonni, zii, cugini. Inoltre, una parte della Sicilia viveva intatta tra le quattro mura di casa mia, in Svizzera. I miei hanno sempre parlato in dialetto, mia madre ha sempre cucinato come le ha insegnato mia nonna: in casa era Sicilia, fuori la Svizzera. In più, i parenti di mia madre, siciliani pure loro, vivevano a Milano come fossero in Sicilia. Era un microcosmo iper-siciliano, dove tutto non solo si conservava ma veniva enfatizzato dalla distanza. Direi perciò che la Sicilia non l’ho mai abbandonata. Era lì, sempre presente e minacciosa, nel senso che mio padre, che non si è mai rassegnato a vivere all’estero, ogni due-tre giorni diceva: l’anno prossimo torniamo al paese… I miei nonni paterni gli hanno sempre rimproverato di essere partito e lui viveva con il profondo senso di colpa di averli abbandonati. Eravamo sempre pronti a tornare: un pendolarismo psicologico sfibrante. E quotidiano: in casa era tutta Sicilia, fuori era un altro mondo, nemico per mio padre, amico e inoffensivo per noi. Dentro (in famiglia) era un microcosmo arcaico, fuori la modernità. Poi, quando si ritornava d’estate, mio padre non sopportava niente e non vedeva l’ora di rientrare in Svizzera. Più che osservarla dall’esterno, la Sicilia l’ho vissuta e un po’ anche patita dall’interno, pur essendo geograficamente dislocato. Con l’età è cambiato tutto. Dopo anni di distanza: finalmente, con i primi risparmi giovanili, si poteva andare a far vacanza altrove (contro i miei, ovviamente, che non volevano che dimenticassimo la Sicilia).
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“Uomini e cani”, di Omar Di Monopoli

Recensione e intervista di Marino Magliani

E’ stata la parola “western” che avevo letto in qualche intervista rilasciata da Omar Di Monopoli, o in qualche recensione ai suoi libri, a incuriosirmi. Volevo vedere se la narrativa di Di Monopoli per un qualcosa poteva regalarmi le emozioni che mi hanno dato certi western della Garfagnana di Vincenzo Pardini. Lo so, non è un buon approccio per conoscere un autore, quello di leggerlo per vedere se si può paragonare a un altro. Ma così è stato. Leggendo ho scoperto altre affinità. Pardini, oltre a essere narratore di storie selvagge e di tragedie, racconta di bestie, di lupi e rapaci, di prede e predatori e di notti epiche e crudeli; e anche Uomini e cani (Isbn edizioni, euro 13), di OmarDi Monopoli racconta esattamente di tragedie e di bestie.

Alla fine ho scritto all’autore e gli ho fatto qualche domanda e Omar, con la gentilezza che contraddistingue anche Vincenzo, mi ha risposto. Continua a leggere