Archivi categoria: Letture

Ti stringo la mano mentre dormi, di Elena Buia

Da Ti stringo la mano mentre dormi
di Elena Buia Rutt
Fuorilinea, 2012
Prefazione di Antonio Spadaro S. I.
Postfazione di Claudio Damiani

Lo spazio di Dio

In questa casa
ultimamente
nessuno più parla di Dio.

Eppure a volte all’improvviso
spingendo da puledri
la macina dei giorni
si apre nel silenzio
uno spazio d’aria
che quando
lo attraversi
sorridi piano
come nevicasse.

*** Continua a leggere

Intervista a Mariapia Veladiano: “Insieme la paura fa meno paura”

 di Massimo Cerofolini

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La vita scorreva su un piano di ordinaria serenità. Poi all’improvviso sotto i piedi di Ildegarda, erudita quarantenne milanese che si divide tra giornalismo e teologia, si spalanca la voragine: il marito la abbandona senza spiegazioni e il figlio piccolo scivola sul piano inclinato di una serie di malattie.
Con chi prendersela? Ildegarda sceglie di prendersela con Dio. In modo duro, quasi blasfemo, per lei che comunque ha una fede matura e coltivata. Ma non fugge, come il marito. Resta lì, nello stile di Giobbe, in questa domanda senza risposta. Di più, rilancia il rapporto con la sua voce profonda, con la sua parte divina, amplificato dall’incontro con un pastore luterano, vittima di una tragedia ben più grave della sua.  È un prendere o lasciare, che lei rivolge spavalda al suo Dio. Per scoprire se la sua vita spirituale è un bluff o se invece ha una logica, misteriosa certo, ma stringente, autentica.

Dopo il felice esordio di “La vita accanto”, Mariapia Veladiano esplicita il suo interesse spiccato per il sacro. Lo fa in un romanzo, “Il tempo è un Dio breve” (edito da Einaudi), in cui tutto dichiara il suo punto di vista: dalla scelta dei nomi (Ildegarda come Ildegarda di Bingen, la mistica medievale, il pastore Dieter che evoca la figura di Dietrich Bonhoeffer) ai temi su cui si ferma, che sono quelli assoluti del dolore innocente e del significato del male nelle nostre vite.  E tira fuori, la scrittrice vicentina,  una dedizione alla fede che può disturbare un non credente e insieme una libertà di pensiero che può infastidire un devoto. In modo cioè molto personale, assolutamente fuori dagli schemi obsoleti con cui spesso si divide il mondo tra praticanti e senzadio. Continua a leggere

Presentazione di “Sentieri di notte” a Firenze

Giovanni Agnoloni – Sentieri di Notte

(Galaad Edizioni 2012, Collana Larix, pagine 230, euro 12)

Presentazione alla BiblioteCaNova Isolotto

sabato 17 novembre alle ore 17

Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni), segna l’esordio narrativo dell’autore fiorentino, già autore di saggi su J.R.R. Tolkien e traduttore. Siamo di fronte a un romanzo fantascientifico dalle tinte gialle, denso e carico di significati profondi.

Un romanzo viscerale, figlio della poetica del Connettivismo, avanguardia italiana le cui origini affondano nel Cyberpunk americano, ma anche nel Crepuscolarismo e nel Futurismo. Una storia frutto di una lunga e seria ricerca spirituale condotta dall’autore, che mira al ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Un viaggio viscerale tra l’Ombra e la Luce, che passa per territori sondati dalla psicologia junghiana ed esplora la topografia di due grandi capitali della storia d’Europa, Berlino e Cracovia, fino ad affacciarsi sugli inquietanti ma suggestivi scenari dell’intelligenza artificiale e della post-umanità.

Sentieri di notte sarà presentato a Firenze presso la BiblioteCaNova Isolotto (Via Chiusi, 4/3° – quarto pianosabato 17 novembre alle ore 17. Continua a leggere

RITRATTO DI POETESSA: CHANDRA LIVIA CANDIANI (di Alida Airaghi)

Ho conosciuto Chandra Livia Candiani in una giornata primaverile del 1986, quando si è presentata nel nostro appartamento zurighese in compagnia di Vivian Lamarque, dei suoi giovani editori reggiani Giorgio Messori e Beppe Sebaste, e di un suo amico. Erano venuti per festeggiare in terra elvetica il quarantesimo compleanno di Vivian, e noi li avevamo accolti con una merenda accompagnata da una tentatrice torta di panna e fragole. Chandra mi era parsa da subito un po’ intimidita: minuta, silenziosa, se non a disagio appena spaesata, quasi interrogativa nel guardarsi attorno e nel soppesare meditabonda e lontana da qualsiasi intenzione giudicatrice le nostre chiacchiere, le nostre prevaricanti esibizioni di loquacità. Le mie bambine, Daria e Silvia, avevano allora sette e un anno, e Vivian, presentando Chandra alla più grande, l’aveva così avvertita: “Vedi questa ragazza? E’ un folletto!” E in effetti, con la sua espressione di infantile stupore, i capelli corti, biondi e dritti sulla testa, il corpo agile e inquieto, Chandra ben si prestava a incarnare una vaporosa figurina boschiva. Continua a leggere

La metafora assoluta. Viaggio nella poesia di Angelo Scandurra (di Diego Conticello)

Dimentichiamoci per un istante di tutta quella poesia “narrativa” (e prosaica in quanto a stile) che ha caratterizzato tanta letteratura italica del secolo scorso. La poesia di Angelo Scandurra è ancora l’estremo baluardo di un’incommensurabilità lirica purtroppo oggi quiescente e non è per nulla una poesia “facile”, anzi abbisogna di continui svisceramenti di senso, di perpetue estrapolazioni di significati dalla massa cangiante e complessa delle metafore che ne contraddistingue l’andamento visionario e fortemente oracolare. I risultati sono di grande efficacia, grazie ad un “lirismo scarnificato” che si serve spesso del verso aforistico, della sentenza diretta e spiazzante nella quale s’insinuano vaste pause riflessive; versi dunque di avveduto raziocinio che lasciano pochissimo margine all’approssimazione, anzi lavorano di tecnica per diffondere un retro-pensiero spigoloso e difficile da comunicare, ma denso e sentimentale fino al totale “spasimo orfico” («[…] sono un cavaliere errante,/ mi attardo nei frontespizi/ per fissare un’espressione/ che apra il velo di te Proserpina.»). Continua a leggere

“La musica della neve”, di Davide Sapienza

Recensione di Giuseppe Panella

da Postpopuli.it

Davide Sapienza, La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca, Portogruaro (VE), Ediciclo Editore, 2011

La neve esercita il proprio fascino in maniera insistente, segreta, musicale, attonita. Viaggiare attraverso distese di neve che coprono chilometri e chilometri di territorio apparentemente vergine e inesplorato è più che un’esperienza di viaggio: è una dimensione nuova e sempre aperta dell’esistenza.

«Così dunque è la neve: essa cambia come una partitura, che è il cammino. La musica della neve invade le mie membra e io danzo. Se venite a fare il mio cammino, con le assi distese e la musica della neve che il nostro antenato delle terre bianche sentiva nel suo cammino, non sarà difficile comprendere che questa musica è il suono del silenzio che ci unisce nella condivisione. È la neve che muta nel corso delle ore dialogando con la luce e il clima; è la materia bianca da vedere con la gioia negli occhi, la neve capace di condurre l’uomo per vie sorprendenti che spesso passano per il desiderio di vita, amore e unità con quel qualcosa di infinitamente grande del quale facciamo parte» (p. 90).

Camminare e spostarsi nei territori innevati è, dunque, un’esperienza iniziatica che vale la pena di compiere comunque per ritrovare ed esplorare l’interiorità personale e scendere il più possibile nel profondo di se stessi. Quello della neve è un richiamo ancestrale che ritorna tutte le volte in cui essa viene vista un elemento fondamentale dell’esistenza e una sorta di collante tra i diversi stadi che la costituiscono. I vari momenti in cui è consistito l’incontro fondamentale con essa sono analizzati punto per punto dalla scrittura poetica di Sapienza. È il nodo centrale della breve ma intensa rapsodia che costituisce il libro. Non si tratta, nonostante la collana in cui è stato pubblicato, di un “libro di viaggio” bensì della descrizione di un’epifania che si apre con l’evento della neve e si chiude con la comprensione/dischiudersi del suo mistero profondo e totale. Di esso non si sapranno le ragioni ma solo la necessità che lo costituisce. La neve è la sostanza reale del mito che la rende una componente essenziale della vita umana. Sapienza non si nasconde questa realtà e la racconta con semplicità e coraggio di rischiare. Continua a leggere

Essere tra le lingue #5: Assunta Finiguerra

di Manuel Cohen

All’indomani della sua scomparsa, due libri postumi tributano il dovuto omaggio ad Assunta Finiguerra (1946-2009), poeta guerriera e ‘zappatora’ (si deve la definizione ad una tesi di laurea sulla sua opera stilata da Alessia Santamaria), con Franca Grisoni ed Ida Vallerugo, una delle più autentiche ed irriducibili voci contemporanee. LietoColle accorpa due lavori editi, aggiungendo la sezione eponima di inediti, che è coeva ed adiacente, per motivi e tratto di stile, alla raccolta organica curata da Guido Oldani per Mursia. Si tratta dei versi ultimi e terminali dell’autrice, scritti durante la sua malattia devastante, e trafitti da una luce di allucinata verità di destino. Continua a leggere

I “Giovin/astri” delle Edizioni Kolibris tornano a volare

Le Edizioni Kolibris di Chiara De Luca, emigrate in vista dell’autunno a Ferrara, rilanciano la collana di poesia “Giovin/astri”, che sarà diretta da Matteo Bianchi. Dopo la pubblicazione del volume antologico Quattro giovin/astri nel 2010, che includeva testi di Francesco Iannone, Anna Ruotolo, Vittorio Tovoli e Federica Volpe, continua la ricerca di nuove voci liriche fresche e coerenti, capaci di manifestare entusiasmo e stupore , con un’attenzione particolare agli under 30.

Per informazioni e proposte:

[email protected]

http://www.edizionikolibris.eu/

La commedia dei cantautori italiani


Sarà l’autore Guido Michelone – martedì 16 ottobre, ore 18.00 alla Libreria Sant’Andrea di Vercelli – a parlare del suo libro La commedia dei cantautori italiani (Edizioni Effequ di Grosseto) introdotto da Claudio Cagnoni giornalista e direttore diRadio City Vercelli e da Guido Ferraro docente di Semiotica e di Tecniche della nararzione all’Università Torino. I discorsi saranno intervallati da interventi di Diego Petrucci a proporre brevi estratti da alcuni classici di Francesco Guccini, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Fabrizio De André. Continua a leggere

DANIELE PUGLIESE RIVISITA UN CELEBRE RACCONTO DI ARTHUR SCHNITZLER

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Daniele Pugliese, giornalista, storico e scrittore, è autore di un libro molto interessante, Io la salvero, signorina Else (ed. Portaparole), nel quale rivisita liberamente la vicenda del noto racconto dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler (1862-1931) La signorina Else, nel quale si racconta la vicenda di una giovane che, pur di non cedere alle lusinghe sessuali di un uomo, disposto a darle i soldi di cui suo padre ha urgente bisogno, a patto di vederla  nuda, preferisce il suicidio. Ripercorro qui le linee dell’opera in un’intervista gentilmente concessami dall’autore a margine della recente presentazione fiorentina.

– “Io la salverò, signorina Else” è un’opera letteraria in cui convergono diversi livelli di scrittura (e dunque di lettura), narrativi, psicologici e filosofici. Quanta parte di lei, come autore e come uomo, è presente nelle sue pagine?

Come autore direi che ci sono al cento per cento in ognuna delle pagine, anche se, prendendo spunto da un capolavoro dell’autore austriaco, la presenza di Schnitzler è ingombrante: l’editore però ha detto che i diritti di autore li pagherà a me, non ai suoi eredi, e sono dispiaciuto di non poter chiedere una percentuale su quelli che dovessero derivare da una indiretta pubblicità da parte mia al libro originale che, garantisco, è da leggere. Come uomo solo un pezzo. Ovviamente ci ho portato dentro qualcosa di me, di quello che so o di quello che sento e ho sentito, ma un’altra grande fetta è rimasta fuori per lasciar spazio alla signorina Else. È quella ragazza di diciannove anni che si toglie la vita nel 1924 in quel crogiuolo di culture e idee che è stata la Felix Austria che merita spazio, ascolto, comprensione, anche perché sono convinto che dica qualcosa a tutti noi: maschi o femmine, giovani o vecchi, ricchi o poveri. Continua a leggere

Le prefazioni disperse di Giovanni Nencioni

Giovanni Nencioni, Prefazioni disperse, a cura di Luciana Salibra, Firenze, Accademia della Crusca, 2011, pp. xxxvi-298.

Nato l’11 settembre 1911 a Firenze, dove si spense il 3 maggio 2008, Giovanni Nencioni è stato uno dei maggiori teorici della linguistica greca, latina e italiana, nonché il più amato presidente dell’Accademia della Crusca (da lui amministrata con passione e rara perizia nell’arco d’un trentennio: 1972-2000), che ora ne celebra degnamente il centenario della nascita con un volume a cura di Luciana Salibra contenente le prefazioni autoriali e allografe (scil. d’opere altrui, specie di giovani autori) prodotte dal grande linguista in più di mezzo secolo d’attività scientifica e professionale (1944-2002), la maggior parte delle quali — nota la curatrice — «erano reperibili solo nella collocazione primitiva, di prefazione appunto, e dunque in stato di frammentazione e per così dire di ‘penombra’» (p. iv): materiali, quindi, quasi-inediti e perciò d’estremo interesse storico e documentario. Continua a leggere

68. Una formica

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da qui

E’ impressionante la vista della piazza: uomini e donne sono formiche colorate, non sai come possano vederti, se riescano a sentirti. La tua è una voce anonima, quasi fuori campo; un grido che dovrebbe entusiasmarli, spingerli a credere in un mondo migliore. Continua a leggere

“NOMEN OMEN” DI FABRIZIO CENTOFANTI. LE FACCENDE DELL’ANIMA

di Augusto Benemeglio

1.Le faccende dell’anima .

 Per Fabrizio Centofanti l’impulso alla ricerca della verità non ammette frontiere di fatica . Ogni rivo del proprio sangue, ogni energia , ogni atomo chiuso   nel suo corpo e nella sua mente che vive in lui  è come una porta aperta in cui  entra  ogni storia , ogni angoscia , ogni ferita , ogni dramma che  si fa ora canto , preghiera o disperata allucinazione d’amore, sacro o profano che sia . Il ruolo essenzialmente umano, primordiale dell’arte, costituisce il tessuto connettivo del suo lavorio interno ,  e poi c’è l’orma , il marchio indelebile della sua fede cristiana , la sua passione nel viverla , la sua ossessione, la sua speranza , anche quando sei in crisi nera e hai davanti a te  “muri d’ombra e altri fallimenti” ,  il “cuore butta sangue”  e temi di non farcela : …ti sembra a volte di non avere /più nulla dalla vita. Ti guardi dentro/e vedi solo polvere . Allora cerchi un volto/ qualcuno che t’assolva nei giorni in cui non credi (pag.72), oppure t’avventuri nella “Selva dei suicidi  e  cerchi “ scampo anche nelle tenebre/ quando il cerchio  è un baratro che s’apre /sotto un ponte leggero .(e)  non basta l’innocente varco nel cuore (pag. 35)  

Per uno come lui,  abituato a indagare nelle faccende dell’anima e  nello scandalo dei sentimenti , oggi, in relazione allo squallore dei tempi , alla miseria e  alla violenza  dei  giorni , “quando i nomi delle cose sono lampi,/coltelli che s’imbrattano di sangue (pag50) , tutto si fa attualità , cronaca viva, pioggia densa scura come il sangue//tra le rovine intrise di catrame(pag.83).  Ed ecco la morte di Vittorio Arrigoni, l’utopia della pace , e i cecchini israeliani, il fora di ball  leghista per i sepolti dentro l’acqua senza un nome, i trecento migranti  annegati in un sogno di accoglienza ( pag.106), lo Tsunami giapponese,  la morte di Simoncelli , il ragazzo dai riccioli di stelle , gli eroi di Fukushima .Ma di fronte alle avversità bisogna battersi con fede e coraggio  (Il coraggio è una virtù scaduta/Ma è il coraggio che serve//io non m’arrendo: anche se il tempo/infierisse, lo guarderò negli occhi, /gli tenderò la mano, pronuncerò/- con l’ultimo respiro -/una parola inascoltata di perdono –pag.109), battersi anche con “Il vomito , la febbre, la solitudine appesa/all’attaccapanni dei ricordi (pag.114) ela mia solitudine infinita”, che è quella di un’anima che ha una sensibilità da orchestra di violini , di un  prete che è sempre e comunque solo col suo  Dio, che l’ha chiamato  per custodire intatta la “sua parola” e darla a tutti, ma in particolare ai poveri, con tenerezza, con spirito di servizio, fraternità, ma anche con fierezza. Seguire lui significa  darsi un bacio che oltrepassi il muro // e giunga dalle stazioni della memoria // all’ultima stazione.  Noi lo sappiamo bene che ricadremo  mille  volte,  “ istante dopo istante, nella corsa buia dell’abitudine ” , che resteremo attaccati al nostro io , e che tarderemo molto a fare un falò di tutti gli ignoti desideri e le  nostalgie smarrite . E’ sempre difficile fugare l’ombra triste del ricordo/ferito e rifugiato dentro il cuore// le mille strade aperte  e poi sbarrate/ da forze oscure ed  eventi senza nome (pagg.75-76). Continua a leggere

Grande romanzo americano, di Roberto Saporito

Una cosa che succede quando scrivi un libro è che tieni la morte al suo posto;
l’ideale è continuare ininterrottamente a scrivere.
” (Bernard Malamud)

UNO

Quando apri gli occhi e guardi la sveglia elettronica, la sveglia elettronica è spenta, senza vita. Hai la testa pesante, hai dormito poco e male, hai bevuto troppo ieri sera e adesso non sai che ore sono.
Prendi il cellulare sul comodino, guardi l’ora e urli:
“Cazzo, è tardissimo.”
Ti alzi, accendi la macchinetta del caffè, accendi la televisione, vai in bagno a pisciare. Ti osservi allo specchio: hai avuto giorni migliori, non c’è che dire.
Mentre aspetti che la macchinetta del caffè si scaldi butti l’occhio al televisore e nel televisore c’è una delle Twin Towers che sputa fumo, che sputa fumo esattamente all’altezza del tuo ufficio di rappresentanza, l’ufficio dove tu in questo preciso momento dovresti essere, l’ufficio dal quale vendi e compri opere d’arte dai prezzi impossibili, l’ufficio che è diventato la tua vita, l’unica cosa che fai, l’unica cosa che pensi, l’unica cosa che ti fa alzare la mattina, tutte le mattine, tranne oggi. Continua a leggere

“Le monetine del Raphaël”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano. Continua a leggere

Claudia Ruggeri. La sposa barocca che corteggiava la morte.

di Augusto Benemeglio

1. Angeli terribili, poeti maledetti, capaci di incarnare il genio salentino di questi ultimi trent’anni, quel maledettismo salentino delle terre rosse, degli eden perduti, capaci di gettare nelle strade l’angoscia, l’inquietudine, la solitudine, l’esuberante creatività, lo stupore, la meraviglia, il furore autodistruttivo delle loro esistenze, un mazzo di coriandoli e di scintille sparse in una sera di carnevale, così tanto per illuminare la notte, salire in vetta a se stessi, per poi chinarsi giù a guardare l’effetto che fa. Sono dame e cavalieri che danzano coi loro invincibili sguardi visionari per occhi braccia e cuore e si giocano tutto per un sorriso , per un po’ di vivacità, tutto in una sola partita, in un solo salto, in un solo volo , in un colpo solo di dadi, capaci con la voracità delle loro passioni indecifrabili e definitive di dare un calcio in culo a tutto, alla vita bastarda, ai sogni, ai miti, alla fabulazione, alla gloria, alla sete disperata d’amore, e di prendere a sassate quella scheggia infranta che è la propria infanzia, “persa su tutte le piste”, ma anche di irradiare fasci di energie così potenti e musicali che ci daranno luce e ombra e suoni ancora per chissà quanto tempo, come le stelle morte che noi per tempo immemorabile continuiamo a vedere brillare nel cielo e a sognare. Continua a leggere

Antologia come “solitudine corale”

Appunti di Anna Elisa De Gregorio su Nuovi Poeti Italiani n° 6, a cura di Giovanna Rosadini, Giulio Einaudi Editore 2012

È stata una scelta motivata e ponderata quella di inserire solo voci di donne nell’ultima antologia Nuovi poeti italiani 6, edita nel 2012 per i tipi di Einaudi a otto anni di distanza dalla precedente e quindi molto attesa: ‹‹Ciò che ha spinto l’editore, nella persona di Mauro Bersani (responsabile della Collana bianca) a concepire l’idea di un volume al femminile è stata la semplice considerazione di quanta buona poesia scritta da donne ci fosse in circolazione e in che minima percentuale arrivasse ad avere una adeguata fruizione e visibilità››. Continua a leggere

Da Hill Street a Boss, perché le serie tv hanno rivoluzionato il racconto

di Massimo Cerofolini

La serie tv Boss

All’inizio era soltanto un passaparola tra piccole tribù di infervorati. Poi la comunità si è allargata con l’arrivo di centinaia di titoli scaricati da internet e prontamente sottotitolati dal volontariato della rete. Infine, prima coi canali a pagamento, poi con le tv generaliste, il fenomeno si è imposto anche sui grandi flussi dell’auditel. È così che nel giro degli ultimi dieci anni, le serie tv americane hanno rivoluzionato il modo di raccontare i nostri tempi e i vortici dell’animo umano. Per qualità estetica, innovazione del linguaggio, freschezza di contenuti, opere come i Sopranos, Lost o ER hanno superato molti dei romanzi degli anni Duemila, hanno stracciato gran parte del cinema d’autore contemporaneo, hanno fatto saltare decine di maschere che nascondevano la nostra pigrizia a capire chi siamo. Continua a leggere

“NeXT 17”, il Connettivismo si evolve. Intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il Connettivismo si è inoltrato in un territorio sensibile. Extreme Ways è il titolo dell’Iterazione 17 del bollettino ufficiale del movimento, NeXT, che idealmente prepara all’imminente “NeXT-Fest”, la grande convention autunnale di questa avanguardia letteraria, in programma a Roma al Centro Culturale “Elsa Morante” dal 26 al 28 ottobre 2012.

I temi trattati dagli articoli, dai racconti e dalle poesie proposti in questo numero sono profondi: conoscenza e universi paralleli, l’evoluzione dell’informatica alla luce della fisica quantistica, ma anche la ricerca del contatto con la parte più intima dell’identità umana; le prospettive dell’arte digitale e dell’architettura del futuro; le sottili vibrazioni dell’ambiente e del paesaggio, come evidenziato da questi versi di Marco Milani, da 16 ottobre:

Cielo plumbeo sopra vecchie case,
dai tetti cadenti.
Come un mantelo di noia
ad ingrigire giornate, scadenti di per sé.

(…)

Inferriate arrugginite,
come siepi dell’inferno dalle geometrie scomposte,
pronte per cadere al primo alito di vento
scheletri di fine secolo.

(…) Continua a leggere

Il punto omega di Don DeLillo

di Guido Michelone

Romanzo breve o racconto lungo, questo scritto solo in apparenza minore rispetto ai grossi tomi (Americana, Underworld, Cosmopolis) noti anche al pubblico italiano, è un’amara riflessione sullo scorrere del tempo, che vive per così dire metaforizzato all’inizio e alla fine del testo con le due sequenze non a caso ‘cinematografiche’ ambientate al MOMA di New York dove i protagonisti assistono alla videoinstallazione 24 Hour Psycho (1993) di Douglas Gordon: il celebre giallo Psycho (1960) di Alfred Hitchcock viene proiettato al ralenti e dilatato da due a ventiquattro ore. Continua a leggere