Archivi categoria: Letture

Appunti poetici su un luglio trascorso nelle terre del Giarolo

Articolo e foto di Marco Grassano (da AlibiOnline, dove sono disponibili anche altre immagini dell’autore)

Come da’ nudi sassi
dello scabro Apennino
a un campo verde che lontan sorrida
volge gli occhi bramoso il pellegrino…

Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante

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Silvia Rosa e la disfatta di ogni grammatica esistenziale

di Deborah Mega

Fin dalla prima lettura le poesie di Silvia Rosa contenute nella silloge d’esordio “Di sole voci” appaiono frutto di una ricerca lessicale metodica, di uno scavo incessante e continuo sulla parola che, declinata perché interpreti il corpo, ne esprime il senso. Emerge un contrasto privo di possibilità di soluzione, una dicotomia irrisolta tra “corpo /che germoglia incubi e passione” e anima, incapace “ di elevarsi al suono puro/ che non necessita di piuma / per alzarsi in volo”, tra desiderio di fuga e costrizione all’immobilismo, “a dire sempre uguale sempre / lo stesso dolore”. Continua a leggere

La ferocia dorata degli anni zero, di Andrea Sartori

Accadde così, un po’ per incoscienza e un po’ per disperazione, o forse perché c’era semplicemente bisogno di sentirsi vivi, guardati, considerati. Mi ritrovai lì, a parlare con un pubblicitario di lungo corso, un signore che voleva insegnarmi il mestiere. Tutto era nuovo, si ricominciava daccapo. La fiducia era doverosa, non si poteva allontanarla ancora. In parte me l’ero cercata, in parte ci avevo sperato davvero, ma in fondo non ne volevo sapere nulla, mi sarei accontentato di fare data entry a un terminale qualunque. Finirla una volta per tutte con le lotte, con le illusioni. Finirla con le immagini, con le aspettative, con le proiezioni del futuro e le relative paure. C’era bisogno di cose, di fatti, di macigni che curassero l’astrazione. Andò diversamente. Continua a leggere

(certezze)

Ancora incerto
tra inventare e inventariare un mondo,
so per certo
che stirpi di serpi
scesero dalle Rocche dei titani –
divenendo umani,
subietti a altoparlanti della Storia,
ebbero dèi e un dio in minuscolo
al cospetto,
accesero bracieri per i crocchi
d’anime d’intorno – anime
tutte di carne, dal racconto…

Maria Grazia CALANDRONE – “SULLA BOCCA DI TUTTI”

Quando non eravamo

La terra era bellissima, conoscevo ogni appezzamento d’er-
ba, l’area dei formicai come un soglia
di solitudine prima
del bosco e serpentine di calore terrestre e venti in rota-
zione.
Camminavo col passo e col pensiero quando comincia a
scendere
dalle montagne e avvicina la cronaca domestica ed era alta
la probabilità che avrei ucciso, ora non dubitavo che avrei
ucciso
per venire da te, nascondendo nel petto un lago sistematico
di pianto. Continua a leggere

Flora RESTIVO – “DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano”

Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Continua a leggere

Viaggio in Maremma, di Marco Grassano

Reportage di Marco Grassano tratto dal sito di viaggi e cultura Alibi Online, dove, oltre a questa, sono presenti anche altre foto dell’autore.

Toccammo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume,
bocca sicura per le navi trepidanti,
tanto accessibile è il suo alveo sempre prono
quando sul mare si abbattono tempeste.
Tracciammo un campo notturno sulla spiaggia,
un boschetto di mirti offre il fuoco alla sera.
Facciamo piccole tende con i remi
E un palo di traverso, tetto improvvisato.
(Rutilio Namaziano, Il ritorno)

Prima di arrivare a Grosseto ci siamo fermati a visitare le rovine di Roselle. Il sito appare un po’ trascurato rispetto a come lo vidi nel 1999 (segno evidente del taglio di fondi patito dalle Soprintendenze), con molta erbaccia che ne limita la leggibilità, ma merita comunque la piccola deviazione. I pavimenti a mosaico suscitano non poche emozioni di “cortocircuito temporale”, come pure la pavimentazione di marmi versicolori della Basilica dei Bassi. L’anfiteatro, nel quale sono posizionate alcune file di sedie per qualche spettacolo, conserva un’acustica assai efficace: le voci riecheggiano e si diffondono naturalmente, senza sforzo per il parlante. Le cicale sono ancora poco sonore, sparse a piccoli gruppi, e si odono lontane (probabilmente manca qualche giorno perché si possa dire, con Virgilio, che “rompono gli arbusti col canto”). Forse per motivi strategici, o forse per ragioni sanitarie, la città era stata costruita sulle alture, e dal Foro, dove si incrociano il decumano e il cardo (la cui pavimentazione appare solcata dal passaggio costante dei carri, che ne ha consumato le pietre piatte), si gode una bella visione della pianura sottostante. Continua a leggere

“Revenant: a volte ritornano” – Intervista a Giovanni De Matteo

Da Uno strano attrattore

Introduzione di Giovanni De Matteo, co-fondatore del movimento connettivista

Intervista di Antonio Cerrato e Julian Shabi

Prima della pausa agostana (che, se mi riesce una sorpresa per i lettori del blog, pausa non sarà per lo Strano Attrattore), mi preme tener fede a una promessa fatta a due studenti della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Antonio Cerrato e Julian Shabi. I due intraprendenti giovani hanno deciso, bontà loro, di intervistarmi sulla genesi dei racconti di Revenant per la tesina che hanno poi presentato con successo al corso di Antopologia Culturale del prof. Vincenzo Padiglione.

La lunga conversazione, tutta svolta via e-mail la scorsa primavera, è andata a costituire l’ultima sezione del loro saggio, che ha analizzato il fenomeno dei non-morti nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre che sul fronte letterario anche su quello televisivo (con la serie Ghost Whisperer – Presenze), cinematografico (con il film The Others) e musicale (il videoclip di Michael Jackson per Thriller). Sono particolarmente contento per loro del risultato, per cui ho pensato con il loro consenso di pubblicare la parte che mi riguarda, in cui vengono affrontati temi di più ampio respiro, sia in ambito letterario (la fantascienza, il fantastico, il connettivismo) che “antropologico” (l’influenza delle leggende della tradizione sull’immaginario dello scrittore), prima di incentrarsi sull’antologia e la sua struttura. Continua a leggere

L’innamoramento del diverso

di Gloria Gaetano

Dacia Maraini, La seduzione dell’altrove, Rizzoli, Milano, 2010

Salgo per le stradine di Erice, la bella e vivace cittadina fenicia dall’acciottolato un po’ impervio per i miei tacchi. Tra poco assisterò allo spettacolo “Passi affrettati”, di Dacia Maraini e la rivedrò dopo tanti anni, un po’ cambiate entrambe, ma con la stessa energia e volontà combattiva delle vetero-femministe. Continua a leggere

BALLABILE TERREO, di Laura Liberale

Di Ballabile terreo, di Laura Liberale, pubblicato da D’If edizioni (2011, Napoli), ho avuto la fortuna di assistere ad una anticipazione pubblica, ovvero alla lettura di estratti da parte dell’autrice, nel corso del Premio Miosotis 2010, nella cui occasione il libro è stato premiato.

L’occasione alta di questa silloge-poemetto è fornita dalla scomparsa, per malattia, del padre Alberto, di cui già il titolo “Ballabile terreo”, coraggioso e vertiginoso anagramma del nome-e-cognome, reca traccia, forse testimonio di un legame quasi “plantare” al suolo della terra viva (e il ballo è questo, legame e scioglimento dal peso del legame, affondamento ctonio e trascendere aereo); un ballabile che ci piace rassomigliare al ballabile delle musichette da fisarmonica diatonica dell’antica provincia italiana. Continua a leggere

Ibrahim Qashoush in memoriam

 

Il 5.7.2011 il poeta e cantautore siriano  Ibraim Qashoush fu assassinato dalla polizia del regime. Fu trovato morto, con la gola tagliata, nel fiume Al-Assi. Il Pen Club International denuncia il fatto e  ricorda con il seguente testo di una sua canzone il fatto che in molte parti del mondo la parola è minacciata dalla morte.

 

Syria is longing for freedom

Syria is demanding freedom

We will oust Bashar

With our strong will alone

 

We are Muslims and Christians

Demanding freedom

Greetings to Daraa city

Who started this peaceful uprising

 

When we demanded freedom

They called us terrorists

When we demanded our rights back

They called us fundamentalists

 

It is written on our national flag that

Bashar has betrayed the nation

It is written on our flag that

Our aim is bring the regime down

It is written on our flag

That Syrian state-owned media is damned

Death rather than humiliation

Syria is looking for freedom

 

 

La Siria ha sete di libertà
La Siria chiede la libertà
Cacceremo via Bashar
Tramite la sola nostra volontà
Siamo mussulmani e cristiani
E chiediamo la libertà
Saluti a Daraa City
Dove la ribellione pacifica è cominciata

Quando chiediamo la libertà
Ci chiamano terroristi
Quando chiediamo di ridarci i nostri diritti
Ci chiamano fondamentalisti

E’ scritto sulla nostra bandiera nazionale che
Bashar ha tradito la nazione
E’ scritto sulla nostra bandiera che
il nostro obiettivo è di far cadere il regime
Sta scritto sulla nostra bandiera
Che i media statali siriani sono dannati
Piuttosto la morte che non l’umiliazione
La Siria ha bisogno di libertà

Dalla traduzione inglese (l’originale è in arabo) di Ghias Aljundi) tradotto in Italiano da Stefanie Golisch

Da Somewhere ai TQ

di Franz Krauspenhaar

Stanotte su Sky ho visto l’ultimo film di Sofia Coppola, Somewhere. Non vado più al cinema, è una perdita di tempo. E’ un pò come andare allo stadio: con tutte le partite visibili sul piccolo schermo perchè pagare il biglietto, lo spostamento, perdere tempo? La tv satellitare ha dato il colpo mortale al calcio dal vivo e al cinema sul grande schermo. E così sia, anche perchè il mondo è cambiato, e soprattutto si è involgarito, e no di certo perchè si dicono più parolacce in pubblico. Quando qualche anima bella mi accusa  di cattivo gusto spiego che simile categoria appartiene ai borghesucci del dopoguerra, o agli arricchiti dell’oggi, quelli che comprano i loro quadri a Telemarket. I clienti di un demente della pittura come Mark Kostabi. Tornando a me, stanotte, insonne come sempre, ho visto Somewhere. Continua a leggere

Filippo DAVOLI – “Come all’origine dell’aria”

Tre cartoline

1.
Escono la domenica mattina
con le fiammanti utilitarie
e un’andatura di accompagno,
quasi fermi nel sole invernale.
I contadini solidi nel riposo
col cappello che rade la cappotta
sorridendo bruniti
al ciglio deserto della carreggiata,
frenando nelle discese, rallentando
al ticchettio dei contagiri. Vanno
ad una passeggiata con la macchina. Continua a leggere

Orazio ora parla sloveno (ma beve sempre italiano)

Su M. Kravos, Terra da masticare, Empoli, Ibiskos Editrice Risolo, 2009.

di
Roberto Nassi


Terra da masticare è il titolo della recente antologia poetica bilingue del poeta sloveno residente a Trieste Marko Kravos. Un libro in cui le parole si mettono in riga sul filo della ragione e lambiscono, funambole, follie ed eccessi, retorica e false speranze, irrazionalità e vanagloria dell’uomo contemporaneo. Sono parole che si imprimono di cose, alla larga dai balbettii del «cieco fondale dell’io».

La lucidità critica e del dettato, quasi illuministiche, come quelle, oggi, di un Enzensberger, si coniugano col senso della misura e la malinconia soffusa di ascendenza oraziana. E, proprio come nel poeta di Venosa, la medietas si informa in una varietà di modulazioni governate da un sovrano senso del ritmo e da un verso che ora rasenta la colloquialità ora si fa più teso e lirico ora meditativo ora si sbriglia in giambiche sprezzature.

Ma inutile in queste pagine cercare di Orazio la retorica civile o dell’illuminismo la fiducia incrollabile nella forza di redenzione storica e sociale della ragione. Meglio l’umile patata della retorica patria mentre l’ottimismo delle magnifiche sorti e progressive lascia il campo a una disillusione suprema. Continua a leggere

Intervista a Francesco Verso, di Alessio Brugnoli

da Quaz-Art

Intervista di Alessio Brugnoli a Francesco Verso, esponente di punta del Connettivismo, che affronta tematiche sulla cresta dell’onda della modernità, attinenti alle tecnologie ma soprattutto alle sfide di base dell’essere-uomo.

Negli ultimi anni, la letteratura di genere in Italia si sta verificando un boom di quella che è impropriamente chiamata letteratura di genere, dal fantasy alla fantascienza.
Forse perché la letteratura di genere, a differenza di quella considerata alta, permette di analizzare a fondo le paure e i sogni del vostro vivere quotidiano.
Francesco Verso è uno dei principali protagonisti di questa rinascita.
Inizia a scrivere nel 1996, prima poesie e poi il romanzo Antidoti umani, finalista al Premio Urania (Mondadori) nel 2004. Nel 2009 vince il Premio Urania con il romanzo E-DOLL.
Attualmente, oltre a scrivere romanzi, collabora con la rivista NeXT curata da Sandro Battisti, uno dei fondatori della corrente letteraria del Connettivismo e con la casa editrice Kipple Officina Libraria in veste di co-direttore editoriale della collana di letteratura fantastica Avatar.
Con lui, cominciamo questo giro di interviste, su come è percepita l’Arte contemporanea e sulle sue possibili convergenze con altri linguaggi. Continua a leggere

“Un viaggio ad Assisi”, di Marco Grassano

Testo e foto di Marco Grassano, da Alibi Online (qua e qua), dove sono disponibili anche altre immagini.

 

“Per molti monti ombrosi e vallate piene di grida

e pianure fiorite spinse la mandria Ermes glorioso…”

(Inno omerico ad Ermes)

Ho avuto l’opportunità di trascorrere, con la famiglia, qualche giorno ad Assisi. Ma non voglio raccontare qui l’aspetto monumentale o artistico della città: altri lo hanno fatto prima e meglio di me. Quel che cercherò di fare è, semmai, rendere il particolare rapporto con l’ambiente, con quell’insieme di spazi, luce e colori che ha ispirato a San Francesco il Cantico delle Creature (diciamo la verità: difficilmente avrebbe potuto scriverlo nella mia nativa Alessandria!).

Arriviamo il 17 giugno. La luce è molto intensa, persino abbagliante (una luminosità provenzale, mi viene in mente, che Francesco Biamonti avrebbe definito “luce romanza”) nella frazione Rivotorto, dove ci alloggiamo in una vecchia magione eccellentemente recuperata, “La Padronale del Rivo” (stanza 206, “Città di Castello”), di fronte alla chiesa del Sacro Tugurio. La prima visita la facciamo proprio a questo luogo di culto, costruito (e quindi ricostruito, in stile neogotico, a fine Ottocento, dopo uno dei terremoti che hanno afflitto la zona) attorno alla casupola di pietra (il “Sacro Tugurio”, appunto) dove Francesco si installò con i suoi seguaci iniziali prima di trasferirsi alla Porziuncola (d’altronde, le terre di Rivotorto appartenevano a suo padre). Impressiona un po’ il sasso esiguo sul quale il santo dormiva, e appaiono una beffa postuma, rispetto all’abitudine (ricordata da un cartellino) di incidere nelle travi il nome dei frati per indicarne il posto, le scritte a pennarello – ricordo della presenza di coppiette – tracciate sulle travi stesse. Continua a leggere

Solfeggiano l’invidia


solfeggiano l’invidia
con la faccia per terra
vogliono che tutto sia piccolo
tranne gli affari.
li vediamo ogni giorno
alcuni sono nostri amici
perché pure noi siamo indecisi
se vendere i nostri sogni
per spiccioli e sorrisi.

Milo DE ANGELIS – “Quell’andarsene nel buio dei cortili”

*

E’ tardi
Nettamente. La vita, con il suo
perno smarrito, galleggia incerta
per le strade e pensa
a tutto l’amore promesso.
Cosa attende da me? Dove batte
il cuore dei perduti? E’ questa
la meta misteriosa
di ciò che vive?
La casa si allontana
dai soggiorni, tutto
è consegnato all’evidenza
della fine, tutto è sfuggito…
… ma la sillaba
che stringeva la gola
è questa.

* Continua a leggere

Il villaggio. A 100 anni dalla nascita di Marshall McLuhan

di
Paolo Vidali



ANNIVERSARIO. A 100 anni dalla nascita, lo studioso della comunicazione si conferma profetico: ha rivelato come i mass media possono plasmare la società.
Marshall McLuhan ha creato definizioni ormai gergali dell’era attuale. Il mezzo è il messaggio: prima la tv e ora internet hanno cambiato il nostro modo di vivere globale.

Un po’ filosofo, ma anche linguista, sociologo, tecnologo, Marshall McLuhan, che oggi compirebbe cent’anni, fu personaggio eclettico, sfuggente agli schemi, creativo fino all’irrisione. McLuhan ha compreso il nostro tempo con una lucidità profetica. Fulminante inventiva teorica, ma anche attenzione a un oggetto prima disdegnato dagli intellettuali: i mass media. Mettere al centro il modo del comunicare, e in particolare quello della comunicazione alle masse, è stata la sua intuizione fondamentale. Ma non l’unica. Sono sue alcune immagini così felici da essere diventate gergali. Una delle più note è il villaggio globale, inteso come un sistema di vita e comunicazione in cui lo spazio si è ristretto, mettendo a portata di mano eventi e soggetti. Abbiamo assimilato a tal punto questa immagine da non accorgerci più della sua contraddizione: non può esistere un villaggio globale. O, se esiste, ciò avviene perché l’esperienza che facciamo degli altri attraverso i mass-media è talmente impoverita da poter diventare globale. Ma cosa rimane, al di là della chiacchiera, della conoscenza reciproca di chi abita lo stesso villaggio?
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“Guardiani e Source Code, Dick vero e falso”, di Mario Gazzola

da Posthuman.it

Un articolo di Mario Gazzola, esponente del movimento connettivista, sul rapporto tra le opere e le idee del geniale scrittore precursore del Cyberpunk (e fonte d’ispirazione per il Connettivismo), Philip K. Dick, e alcuni recenti film avvicinabili alla sua “fantascientifica” visione del mondo.


Due recenti film di s/f, quello di Nolfi e quello di Jones, sviluppano con maggiore o minore fedeltà e originalità le intuizioni di Philip K. Dick sull’incertezza dell’identità e le dimensioni parallele. Solo uno dei due è davvero tratto da un suo racconto, ma forse non è il più fedele.

L’anno scorso in questo periodo ci stavamo dedicando a Splice e The Box.
Quest’estate 2011, tra i Transformers di cui ci parla Debora, il già sparito Priest di Scott Stewart (peccato, era tratto dal bel manwha di Hyung Min Woo edito in Italia da JPop), non sembra avara sul fronte del fantastico, visto che ci ha offerto Limitless, Source Code e ora I Guardiani del Destino di cui parliamo qui di seguito…. sarà vera gloria? Continua a leggere