Archivi categoria: Letture

Diletta Nespeca recensisce “Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni

Ecco la video-recensione di Diletta Nespeca del saggio Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni) di Giovanni Agnoloni.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=EPb6zhcInZo&feature=autoshare]

UN SENSO DI MERAVIGLIA NASCOSTO: intervista a Lukha Kremo Baroncinij

di Roberto Sturm

(da Carmilla)

Lukha Kremo Baroncinij è un nome molto conosciuto all’interno della letteratura di genere, sia come editore che come autore. Ha fondato, nel 1995, la Casa Editrice Kipple, specializzata in fantascienza e fantasy ma non solo. Artista poliedrico, che spazia in diversi campi artistici, Baroncinij è uno dei protagonisti del Connettivismo. Da cui mi piacerebbe partire per questa intervista.

– L’antologia Avanguardie Futuro Oscuro (AFO) è stata una piacevole sorpresa, con testi di una qualità superiore, sia come stile che come contenuti. Secondo te può essere considerata il manifesto del Connettivismo di casa nostra? E come definiresti il Connettivismo stesso?

Definizioni di Connettivismo ne abbiamo date diverse, una potrebbe essere: un movimento letterario-artistico (quindi principalmente letterario che si applica anche in altre discipline artistiche) che predilige tematiche-limite (poco conosciute, poco esplorate, poco definite) comunque legate alla realtà, con un linguaggio innovativo. Per il momento sono prevalsi temi scientifici (con stili e linguaggi attinti dalla fantascienza), come la meccanica quantistica, le nuove teorie fisiche, la genetica, l’esobiologia, ma ci sono anche temi legati alla sfera culturale, come religioni oscure, archeologia segreta. Esiste anche un elemento olistico e spirituale (che si evince anche dalla data di fondazione del movimento: il solstizio d’inverno), ma che cerca di non sfociare nel cospirazionismo di mestiere. AFO può essere considerato il manifesto dei Connettivisti, che preferisco chiamare con questa sineddoche (i singoli elementi che identificano il gruppo) per il suo carattere di gruppo senza direttive precise e con forti individualità al proprio interno. Continua a leggere

Paolo Rigo. Anima piange.

Cerca che cerca

Cerca che cerca,
attento amico caro a quel che trovi.
Cerca che cerca.

É tutto, è confuso, bussi
alla porta di luce e ne sei invaso.
Magari aspetti
–attendi?-.
Nessuno ha la pazienza.
Nessuno le misura, oh povera donna, la vita sui fianchi.
Nessuno ricerca. Ma tu resta attento amico,
cerca che cerca, prendi fiato.
Rifletti amico caro, chi è che cerca?
Lui, te, noi, voi, io, lei?
Sono in sostanza pronomi,
i nomi che non hanno
le lacrime
delle cose…

*** Continua a leggere

Gloria Gaetano, Canto minimo.


C’è quiete stasera

Se avessi saputo rincorrere le policromie della vita

avrei le mani zeppe di vento e aromi.

Ora so dirti che è gran quiete stasera nell’ascolto

delle gocce,

nella sconfinata distesa del mare,

sulla tua fronte che avverte

che stasera è gran quiete nel sentirsi

granello sperduto

che perdona la sua vita.

Adesso che il finire di quest’anno è solo ricorrenza

d’un tempo incompiuto,

mi consola la quiete tersa di stasera

nel rimandare il tempo del perdono,

la luce incerta che si accartoccia nello sguardo,

mentre avverto

come insopportabile la pienezza

sgomenta di te.

Ma ho perso il conto dei giorni

*** Continua a leggere

Daniela Monreale. Gli occhiali di Spinoza.


Daniela Monreale. Gli occhiali di Spinoza.

UN’ENERGIA DOLCE E FEROCE
di Mario Fresa

Impaziente e dinamicissima, la poesia di Daniela Monreale agisce costantemente sul ciglio di una sospesa dimensione dai tratti scivolosi e imprendibili, nei quali convivono e si mostrano, con nervosa alternanza, l’azzurro geometrico di un felice, momentaneo Eliso e i turbamenti di una curiosità estenuante, sempre animata da una mobile e pulsante agitazione. Continua a leggere

Come si muore in carcere

Come si muore in carcere
di Costantino Cossu

Storie di vite spezzate mentre erano affidate, in regime di restrizione della libertà, a strutture di polizia, carcerarie o sanitarie. Venti storie, raccontate dal libro curato da Luigi Manconi e da Valentina Calderone che Il Saggiatore pubblica con il titolo Quando hanno aperto la cella. Nuda vita, vita inerme cancellata dalla brutalità di un potere soverchiante. Come in un campo di concentramento nazista, come nei gulag. Continua a leggere

Mauro GERMANI – “Terra estrema”

E’ questa notte l’uomo
dice la Terra
il corpo ignoto nel vento
che lo scuote e lo trascina
fino all’ultimo
bordo,
al cuore fermo
del suo puro nulla.

E’ questo solo
lo scandalo della carne,
l’enigma di ogni nome,
il pianto segreto
delle mie parole…

* Continua a leggere

Kisses

Kisses

 

Golden September, he thought,

I’ll take her to the park, buy her a coffee,

maybe declaim some verses, tell her

a funny story, true or not, who cares? Tell her

how beautiful she is in the rose afternoon sun light Continua a leggere

Intervista ad Amelia (Lietta) Manganelli

di Angelo Ricci, da Notte di nebbia in pianura
Amelia (Lietta) Manganelli, figlia unica di Giorgio Manganelli, si occupa con passione e testardaggine delle opere edite e inedite del padre. E’ la fondatrice e curatrice del centro studi Giorgio Manganelli.

– Da tempo l’editore Adelphi sta pubblicando l’opera di Giorgio Manganelli. È entusiasmante scoprire veri e propri tesori letterari che danno la misura di quello che è stato il Manganelli autore. Di quanto è stata debitrice la nostra cultura nei confronti del “Manga”?

Penso che la cultura, e non solo la cultura italiana, sia fortemente debitrice nei confronti del “Manga”. Debitrice di un nuovo modo di fare “letteratura”, inventando linguaggi e rendendo visibile e concreto ciò che “non esiste”.
La capacità di Manganelli di trasformare il pensiero in realtà e la realtà in pensiero è certamente unica e inimitabile. Continua a leggere

I connettivisti, l’avanguardia italiana

Dal Blog “Poesia“, a cura di Luigia Sorrentino, sul sito di Rai News 24

Introduzione e conclusione di Giovanni Agnoloni

“Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese. Si tratta di una realtà formata da scrittori che si riconoscono in un manifesto (http://www.next-station.org/nxt-ex-1.shtml) che non li costringe, ma nel quale confluiscono spontaneamente. È nata a fine 2004 da un progetto di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani. Corrente letteraria originariamente rientrante nell’alveo della fantascienza, ha da poco vinto, con la rivista NeXt (http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next), il Premio Italia 2011 come miglior rivista non professionale, ed è cresciuta stagione dopo stagione, passando per i Premi Urania di Giovanni De Matteo (2006, con Sezione ?², ed. Mondadori-Urania) e Francesco Verso (2008, con E-DOLL, ed. Mondadori-Urania) e per una serie di antologie a più voci (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica e A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, successivamente uscite con Ferrara, Edizioni Diversa Sintonia e Kipple Officina Libraria), nonché per la ricca serie di numeri di NeXt, culminata nella recente antologia SuperNeXt (ed. Kipple Officina Libraria, 2011) – senza dimenticare le due “case virtuali” del movimento, i due siti www.next-station.org e http://hyperhouse.wordpress.com. Continua a leggere

Nadia AGUSTONI – “Il peso di pianura”

Il peso di pianura è il titolo dell’ultima raccolta di Nadia Agustoni (Lietocolle 2011) dopo Taccuino nero (Le voci della luna 2009); ed è anche il titolo della seconda sezione del libro, assieme a Cosa vuoi che dica la polvere. Titoli che paiono assumere un carico di ironica disillusione; associamo infatti l’idea di peso alla salita, piuttosto che alla pianura; una pianura che, del resto, potrebbe intendersi come appiattimento: il peso dell’appiattimento, appunto; una sorta di resa a qualcosa di negativo. Il titolo della prima sezione, Cosa vuoi che dica la polvere, richiama invece quello del romanzo di John Fante Chiedilo alla polvere, storia che ha come protagonista lo scrittore Arturo Bandini col suo sogno, infine deluso, di successo letterario e di rivalsa sociale. I versi “…qui viviamo,/qui moriamo, un dio non ci ha salvato.” concludono il testo di apertura, dal titolo eponimo della sezione, dove i diari dell’olocausto diventano la deriva di un re e di un regno, con l’immagine, forte, di un Edipo ormai vecchio e cieco preso per mano dalla figlia Antigone, entrambi in fuga facendo il vuoto, intorno. Continua a leggere

Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis). Continua a leggere

Giovanni Agnoloni e i tanti modi di parlare di Tolkien

Intervista di Roberto Paura, per il blog Fabbricanti di Universi (v. qui)


Giovanni Agnoloni è uno degli studiosi più attenti e originali dell’opera di Tolkien. Ai DelosDays ha presentato i suoi ultimi lavori. Partiamo da Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Galaad Edizioni. Il rapporto tra J.R.R. Tolkien e Edward Bach, il medico che ha dato il proprio nome agli effetti terapeutici di alcuni fiori, può sembrare un po’ spiazzante, ma qual è invece il collegamento?

E’ un libro che sicuramente vuol essere anche una provocazione, questo va da sé; al di là di questo aspetto, il nesso che ho individuato tra queste due figure è un nesso di natura filosofica, psicologica e spirituale. Ci sono certo anche circostanze biografiche in comune: Bach è nato a Moseley nel 1886, mentre Tolkien ha vissuto lì un breve lasso di tempo, tra il 1900 e il 1901, e il motivo dell’avvicinamento alla città (Moseley era ai margini della Birmingham di allora, mentre la ben più ridente Sarehole, dove i Tolkien avevano vissuto dal 1895, arrivando dal Sudafrica, era un po’ fuori), fu che il bambino doveva iniziare a frequentare la King Edward’s School. Sono quindi cresciuti nella stessa campagna, assorbendo le stesse “vibrazioni energetiche” dell’ambiente, e poi nelle loro vite ci sono tante coincidenze significative. Ma il vero nesso si basa sul tema degli archetipi, sul tema delle emozioni umane e dei modelli di comportamento che tutti gli uomini condividono alla luce della psicologia junghiana, in quanto tutti compartecipi di un inconscio collettivo da cui sorgono le immagini, i miti, che fin dai tempi più antichi danno espressione alla nostra parte profonda. Continua a leggere

A richiamo d’amore o arma di guerra

di Alfonso Nannariello

Spesso la Grande Guerra aveva messo i soldati da questa e l’altra parte dei reticolati occhio contro occhio, baionetta contro baionetta.

Appena un poco prima, quando il porpora dell’aurora allora si imbiancava, tra i soldati stanchi e ancora mezzi addormentati, si propagava una voce che faceva sobbalzare. Continua a leggere

“La patria è un’arancia”, di Félix Luis Viera

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Félix Luís Viera, poeta dissidente cubano, oggi cittadino messicano, esce in Italia con le Edizioni Il Foglio, nella traduzione di Gordiano Lupi, con la raccolta La patria è un’arancia (commento critico di Patrizia Garofalo). Vi troviamo una serie di spaccati di vita, atmosfere e ricordi legati alla profonda crisi della Isla, dovuta agli abusi del castrismo e alla povertà. Ma, anche e soprattutto, un campionario di emozioni e visioni, che si estendono anche all’altra “città della vita” del poeta, ovvero Città del Messico.
È un distillato frutto della diaspora cubana. Come testimoniato dalle toccanti righe scritte all’autore da Manuel Parrado, una settimana prima che si suicidasse, con le quali si apre la serie di poesie di Viera, che sembra declinare il succo di quell’affranto rammarico. Continua a leggere

Sangue del suo sangue, di Gaja Cenciarelli

di Ezio Tarantino

Gaja e Chiara Valerio

Gaja Cenciarelli e, alla sua destra, Chiara Valerio, di Nottetempo

La prenderò un po’ alla lontana.

Io non so se sia C’era una volta in America il film numero diciotto del Quiz che Nanni Moretti ha proposto ai cinefili suoi ammiratori sul sito dedicato ad Habemus papam. Non lo so perché tale è la distanza del suo giudizio sul film numero diciotto dal gusto comune che perfino lui non ha avuto il coraggio di rivelarlo: “spero che nessuno indovini questo film”, dice con un filo di voce imbarazzata, “questo film è noioso, volgare, lungo, misogino e violento”.

Io credo si tratti di C’era una volta in America perché ricordo che qualche giorno dopo la sua uscita un altro regista, anche lui molto noto e molto bravo, parlandone al Centro Sperimentale con gli allievi, sapendo di andare controcorrente, si espresse più o meno usando quegli aggettivi. Aggiungendone un altro: è un film immorale (o amorale, ora non ricordo). Questo commento mi rimase impresso. Capii molto più su di lui attraverso questo giudizio che in più  di due anni di frequentazione.

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Fabrizio CENTOFANTI – Non superare le dosi consigliate.

Le confessioni di uno sciamano

Di AUGUSTO BENEMEGLIO

1. La poetica degli altri
“ Non superare le dosi consigliate”di Fabrizio Centofanti , Effatà editrice, 2011,è un libro- diario, un “libro a venire” che cerca il senso della vita , come ha scritto Giuseppe Panella nella sua prefazione ; se vogliamo è un “classico” nel suo genere, per nitidezza di stile , precisione e pregnanza di concetti, e, come tutti i classici , cerca l’osso dell’osso , la nudità più sincera e spietata , insomma la sua morale, laica o religiosa, come in questo caso, trattandosi di un “cristiano-scrittore” , come lo battezzò Tiziano Scarpa, che ha sempre il coraggio di dire la verità: “Il male vero è il giudizio , sia nostro sia degli altri, l’occhio cattivo, impietoso, insofferente. Se il mondo precipita nel caos , invece di evolvere in fraternità , è a causa di uno sguardo di traverso , incapace di cogliere il bello della debolezza, la grazia struggente della fragilità” ( vds. pag134 “Muli di montagna”)….)
La poetica di Fabrizio Centofanti è , da sempre, la poetica “degli altri” , degli ultimi, dei drop out, dei barboni , dei diseredati , degli sporchi brutti e cattivi , di cui si occupa in modo fattivo, concreto , quotidiano , come Parroco di San Carlo da Sezze , parrocchia di estrema periferia . E’ la poetica dell’Evangelo, che ritroviamo intatta anche in quest’ultimo suo libro ,uguale e pur diverso dai suoi precedenti (“Guida Pratica all’Eternità”, 2009, e “Pret(re)-a-porter, la vita in cinque righe ,2010, della stessa casa editrice Effatà di Torino ).  Continua a leggere

A bacche rosse e sfondi neri

di Alfonso Nannariello

Nei giorni freddi
con la morte in braccio
brillava al collo la foto
nell’oro del suo laccio.

Più di recente, ed io me lo ricordo, sui tremori del seno alcune donne avevano laccettini d’oro o d’osso, a cuore o a medaglione. Spesso chiavacuori.
Il chiavacuore era un fermaglio al centro del petto.
Il più delle volte fermava o riduceva la scollatura di una maglia. Nella forma di un cuore trafitto o di un sole con cortissimi raggi aveva un amorino o un’immagine sacra o una foto di un figlio o del marito perduto o morto o disperso chissà dove, ma non nel loro cuore.
Da tempo, anche quelli come nicchia del marito, non erano più amuleti. Erano un ricordo vivo certamente, ma, forse, anche un appunto contro le insidie alla fedeltà, pur non più dovuta ad un defunto. Continua a leggere

Bassa Romagna, Yoknapatawpha, Italia

Ho letto Luce d’Agosto di William Faulkner da ragazzino, in un periodo difficile, giorni perduti in cui mi sentivo particolarmente isolato, senza prospettive, come spesso accade agli adolescenti. E come spesso accadeva in quella terra degli anni ‘70, la Bassaromagna che sembrava il profondo Sud degli Stati Uniti, coi suoi uomini lavoratori e razzisti, omofobi e duri. Il razzismo era una componente molto diffusa, anche se non c’erano i negri, essendo l’immigrazione un fenomeno ancora quasi sconosciuto (ma non l’emigrazione, con molti italiani che continuavano a raggiungere la Germania e la Svizzera in cerca di lavoro). Quindi il razzismo si indirizzava soprattutto verso i marocchini, cioè gli italiani meridionali. Respiravo quell’aria soffocante, lavoravo in fabbrica durante le vacanze estive ed ero costretto a subire i lunghi monologhi degli altri operai sui marocchini fannulloni (e speso questi discorsi venivano fatti proprio mentre si era imboscati a fumare e sonnecchiare), sui culattoni, e così via. Insomma, leggendo quel poderoso romanzo mi sembrava di esserci, a Yoknapatawpha. Continua a leggere