Archivi categoria: Letture

D’amore e crudeltà

di Alfonso Nannariello

Da noi il sole non riscalda troppo, e non resiste tanto, come invece a Napoli. A noi lascia dentro sempre un po’ di gelo.
Da noi il Vulture vicino, pieno dell’acqua di un diluvio, non è più un vulcano che fonde la pietra in lava, come fa il Vesuvio.
Da noi non c’era un santo che faccia da funaro, che sbrogli nodi diventati lacci, che scrosti il cuore da scaglie troppo nere, che risquagli il sangue come san Gennaro. Continua a leggere

Il dono della notte, di Emilio Coco

 

di Luca Benassi

 

Nel 1911 la rivista La Voce rifiutò la pubblicazione di un intervento di Umberto Saba dal titolo “Quel che resta da fare ai poeti”. Lo scritto, ritrovato fra le carte del poeta e pubblicato nel 1959, inizia rispondendo, senza preamboli o giri di parole, alla questione posta dal titolo: “ai poeti resta da fare la poesia onesta.Continua a leggere

L’isola e il sogno

Paolo Ruffilli, L’isola e il sogno, Roma, Fazi, 2011

di Pasquale Vitagliano

Più la nave si avvicinava alla costa e di meno si coglieva l’insieme. (…) le tinte ambrate, il pallido verde, i granulosi grigi sbiaditi del risorgente mattino. Perché mai gli piaceva vegliare le ore cristalline del l’alba? (…) Nella sua vita, del resto, era riuscito a dormire così poco… E, anche dormendo, non sapeva davvero cosa fosse il riposo. (…) Alla vista dei luoghi, per Nievo scattarono netti i ricordi. L’odore denso e grumoso che inebriava l’intera città: gelsomini, aranci, mirti, cedri, oleandri. Continua a leggere

Con tutti gli amuleti cuciti sul vestito

di Alfonso Nannariello

Quando nacqui io non si usavano più. Qualche tempo prima, invece, per vincere ansie, paure e qualche satanasso, le donne portavano appese al petto come scongiuri zampe di lepre o di coniglio, forse anche di tasso.
Col tempo questi ciondoli furono sostituiti da altri d’argento, d’oro o di corallo, detti manùzz. Le manine facevano il gesto delle corna o quello della fica. Al loro posto poi furono messi corni e croci, rimpiazzati a loro volta dall’arsenale delle virtù: croce, àncora e cuore, simboli di fede, speranza e carità, che rimasero amuleti, per quanto teologali.
Le zampe di lepre o di coniglio forse si mettevano da adolescenti per non far esplodere con una qualche scusa tutta un’energia che si sentiva dentro percorrere confusa. Quelle di tasso avrebbero dovuto dare forza, tenacia e resistenza.
Forse proprio per avere quel sangue freddo, quello necessario a soffocare con fermezza focolai di resistenza partigiana dentro il proprio cuore, le donne si ornavano di corallo rosso. Più rosso e freddo di quello di draghi, di pesci e di lucertole. Anzi più di quello rappreso davvero e duro come sasso, come quello dei pietrificati di Napoli nella cappella San Severo.

[l’immagine è tratta da qui]

Anna Maria CURCI – Inciampi e marcapiano

“Non si può scrivere/per salvarsi l’anima./Lei, data per persa, passa avanti e canta” è scritto nell’esergo di Maria Luise Kaschnitz, che apre la raccolta di Anna Maria Curci “Inciampi e marcapiano” (Lietocolle, 2011); mentre di quest’ultima leggiamo: “Ormai soltanto questa m’è rimasta/la libertà del folle, del giullare./Col cranio raso o le trecce da rasta/non può, non sa far altro che cantare” (Narrenfreiheit). Non si scrive dunque “per salvarsi l’anima”; il poeta, come il folle, canta perché “non sa fare altro che cantare”. Continua a leggere

Volontà, desiderio – di Franz Krauspenhaar

Vorrei essere il masso, il gradino e l’atlantica sedia,
il materasso, il divano tuo rosso e la ciliegia dei seni
scollinati dalle mani dei due bracci e braccioli sfiniti.
Vorrei essere di saliva sulla tua lingua, vorrei essere le tue mutandine, le tue scarpe, vorrei essere il tuo reggiseno
e le tue calze, per avvolgerti e salire fino allla tua femminilità, scavezzacollo, mistura e aria di nembi verso atlantico, e scortecciarle, e reggerne le foglie eterne. Continua a leggere

L'”Italo Calvino” di Fabrizio Centofanti al Gabinetto Vieusseux

Lunedì 20 giugno, alle ore 15:30, a Palazzo Strozzi, in Sala Ferri, Via Strozzi 1, Firenze, si terrà un seminario del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux sul saggio di Fabrizio Centofanti “Italo Calvino – Una trascendenza mancata (ed. Clinamen, 2011). Introdurrà Giovanni Agnoloni e presenterà il Prof. Giuseppe Panella.

L’opera contiene un affascinante percorso alla scoperta del “limite” della razionalità calviniana, di quella “zona d’ombra”, o forse “di luce”, in cui la componente intuitiva e trascendente dell’essere umano sembra affacciarsi, minacciosa e insieme foriera di promesse. Un’interessantissima lettura in controluce, che il fondatore di “La Poesia e lo Spirito” conduce con un stile suadente e coinvolgente.

La Qabbal?h

Religioni senza frontiere

La Qabbal?h

125 gradini per arrivare all’infinito

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

In Italia è conosciuta soprattutto per le clamorose conversioni di Madonna e Demi Moore, donne per le quali i giornali scandalistici hanno speso intere pagine, paragonando quest’antica conoscenza ad una sorta di scienza magico-esoterica distorcendone i contenuti. Continua a leggere

Claudio RONCARATI – La fata fatua e lo psichiatra

Psichiatri

Altri dispiegano carte e mappe
tracciano rotte per le loro flotte
che salperanno con i venti in poppa,
verso nuove scoperte, alla conquista!
Noi siamo quelli dentro le scialuppe
incerte, zuppi, navighiamo a vista.
Altri procedono con schiene dritte
tra le scienze esatte.
Noi, invece, ci incurvano i ricatti
di chi ci vuole guardiani dei matti.

* Continua a leggere

10 buoni motivi per essere cattolici

Gentile Fabrizio,

mi metto a scriverle poche righe per dirle perché Laurana Editore ha deciso di fare un libro come “10 buoni motivi per essere cattolici” di Valter Binaghi e di Giulio Mozzi e subito mi rendo conto che, il giorno stesso dell’uscita, nutro un leggero timore. Il motivo è questo: temo che, come sempre quando si parla di cattolicesimo nell’Italia di oggi, si faccia coincidere automaticamente la fede con la Chiesa, e per questo motivo o si abbracci senza tentennamenti la causa o si storca il naso senza neppure entrare nel merito. Continua a leggere

“Terre di andata”, di Carmine Abate

Un libro di poesie, anzi di poesie e “proesie”, Terre di andata (Il Maestrale, 2011, euro 14). Ho incontrato per la prima volta Carmine Abate al Salone di Torino; stavamo entrambi guardando i libri di uno stand. In precedenza ci eravamo solo sentiti per telefono. Una lunga chiacchierata e alla fine la passeggiata tra i libri è terminata allo stand di Radio Svizzera, dove una giornalista attendeva Carmine per un’intervista. Conoscevo di Carmine La moto di Scanderberg, tradotto tra l’altro in olandese e uscito per Serenalibri. Ma le sue poesie non le conoscevo. Il titolo è strepitoso, almeno per uno come me che vive ossessionato dal ritorno. La copertina ha assieme qualcosa di discendente e ascendente, tre soffioni, tre barbe di becco dovrebbero chiamarsi, che si spogliano al vento e le cui parti volano via, ma così come si vedono nell’aria sembrano paracaduti, alcuni vicini, altri in lontananza, ma tutti che si abbassano verso il suolo. Continua a leggere

Amir Valle intervista Giovanni Agnoloni

Sono felice di segnalare un’intervista di un comune amico, e la cosa vale sia per l’intervistatore che per l’intervistato. Il primo è Amir Valle, scrittore cubano di fama internazionale, che prossimamente sarà pubblicato in Italia. Il secondo è il “nostro” Giovanni Agnoloni, che già aveva intervistato Valle su questo blog. Questa è la traduzione, dello stesso Agnoloni, dell’intervista uscita in spagnolo su “Otrolunes“, la rivista di cultura ispanoamericana diretta da Amir.

Dato che si parla delle opere di Agnoloni, unisco anche delle foto della recente presentazione delle novità di quest’anno di (o curate da) Agnoloni, Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni) e Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria Editore), presentate a fine maggio a Roma dall’autore insieme a Roberto Arduini e Francesco Verso, alla “Casetta Rossa“. Sono tratte dal sito volodeisensi.it, come un video disponibile qui insieme ad altri che si riferiscono alla precedente presentazione fiorentina al pub “Joshua Tree“. Continua a leggere

“I diari di Rubha Hunish”, di Davide Sapienza – Recensione e presentazioni

Testo introduttivo e recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza è riuscito con un libro che entra nelle ossa e nel respiro. Lo sta presentando ancora in queste settimane. Prima di passare alla recensione, due dei prossimi appuntamenti in cui ne parlerà:

sabato 18 giugno alle 11.30 al Circolo Arcibellezza, in occasione del dibattito Terra incognita: Incontro su viaggio e letteratura, con Gianni Biondillo, Francesca Matteoni e Filippo Tuena, nell’ambito della seconda Festa di Nazione Indiana;

venerdì 22 luglio alle 21.00, a Bormio, nell’ambito del Festival della Cultura di Montagna intitolato La Magnifica Terra e organizzato da Alpinia.net e dai Comuni di Bormio e Valdisotto (SO), in Alta Valtellina, con Filippo Zolezzi come moderatore. Per maggiori informazioni su questi e altri incontri, v. il sito di Davide Sapienza.

Davide Sapienza, I Diari di Rubha Hunish

Galaad Edizioni, 2011

Una raccolta di racconti? No. Un romanzo? Neanche. Un mémoir di viaggio? Forse.
Ingabbiare I Diari di Rubha Hunish di Davide Sapienza (riedito da Galaad in una versione integrata con nuovi, bellissimi scritti) in una definizione di genere è impossibile. La sua parola d’ordine è “flusso”. Di coscienza e di luoghi. E soprattutto di risonanza tra l’intimo dell’animo del narratore e il mondo. Continua a leggere

C’era (quasi) una volta in Liguria

C’era (quasi) una volta in Liguria (Edizioni Zem)

A cura di Marino Magliani e Achille Maccapani

Postfazione di Marino Magliani

Una raccolta di fiabe liguri, o meglio, di fiabe (quasi) liguri, mi è venuta in mente perché l’editore Senzapatria mi aveva chiesto di curare un libro di quasi fiabe italiane. Inizialmente, il progetto era quello di tornare in Liguria un inverno e dedicarmi all’ascolto. Andare a Badalucco o a Dolcedo, a Triora o Apricale, sulle colline gelide a Savona o nei carruggi pieni di voci di Genova, sul porto di Oneglia oppure, semplicemente, nel carruggio in salita a Prelà dove posseggo un rifugio, e chiedere alla gente di raccontarmi le storie che ascoltavano e ascoltano ancora oggi nelle nottate di vento, assieme ai rumori delle grondaie. Continua a leggere

la poesia di gianni montieri

di Antonio Sparzani

sono stato l’altra sera al circolo Cerizza, via Meucci 2, a Milano, ad ascoltare, come tutti i mercoledì, una lettura di poesia. Stavolta era Gianni Montieri che leggeva sue composizioni vecchie e nuove, per cui ci sono andato con buone aspettative e con piacere, dato che, oltre a conoscere il personaggio, l’avevo già ascoltato una volta precedente (vedi qui ) e già mi era molto piaciuto.
Gianni mescola nella sua poesia le cose che sono già mescolate nella vita, così che la lirica della vita quotidiana sta assieme alla poesia cosiddetta civile: aggettivo un po’ infelice perché potrebbe far pensare che l’altra poesia sia incivile, mentre invece allude a un’attenzione particolare agli avvenimenti che ci stanno intorno, in questa società nella quale siamo volenti o nolenti immersi ogni giorno. È una di queste poesie che mi ha colpito particolarmente l’altra sera, una breve, dedicata a Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi, i sette operai morti nel tragico incidente avvenuto nello stabilimento di Torino dell’acciaieria ThyssenKrupp nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 ? incidente sul quale peraltro si è finalmente espressa la seconda corte d’assise di Torino da poco più di un mese. Eccovela:

AVREI VOLUTO

Io poi
avrei voluto scrivere qualcosa
sui ragazzi di Torino
saper descrivere le facce

essere dentro le parole
fra i rumori delle macchine: Continua a leggere

40. Deviazioni

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=p3Bobi4h-gg]

da qui

E’ martedì. Una signora si ravvia i capelli, un ebreo ortodosso procede a passo svelto nascosto dalla barba, un ragazzo con lo zaino si volta indietro, incuriosito da qualcosa. I palazzi di fronte sembrano fortezze della Legione straniera, con pietre beige e finestre-occhi stanchi di vegliare. Continua a leggere

Stefano GUGLIELMIN – C’è bufera dentro la madre

3.
capisce quando la vita svacca. ne sente il crepo destro
e il sinistro. cura per questo la piaga che è sua, salta di lato.
poi la sera, in groppa al leone che è stato, sfila la calma dal chiodo
la scuce, mentre dorme, una ventina di femmine gli stira le pieghe
gli alza il livello del mare. Continua a leggere

China

di Maria Grazia Calandrone

L’ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA. UNA PENISOLA ANCORA TRIDIMENSIONALE
su il manifesto, 2 giugno 2011

Maria Pia Quintavalla, China, effigie 2010

Tutti quelli che scrivono lo fanno perché hanno qualcosa o qualcuno da salvare, qualcuno al quale dare voce o da risarcire. Nel caso di Maria Pia Quintavalla si tratta della propria madre, Gina, dunque lei tratta insieme dono e lutto – e lo dice così bene: e per una sola di queste parole / sarete perdonati. Continua a leggere

Mangia la zuppa, amore e altre storie – Intervista a Boris Virani e Gordiano Lupi

Recensione e interviste di Marino Magliani

La rete serve a questo, a fare cose che altrove non troverebbero sbocchi. Quando ho letto, dunque, Mangia la zuppa, amore (Edizioni Il Foglio, 2011, euro 12), di Boris Virani, ho deciso che oltre al porre qualche domanda all’autore avrei chiesto volentieri anche un paio di cose a Gordiano Lupi, che è il suo editore.
Di Virani non so nulla. Leggo che è di Pistoia, ed è molto giovane. Pistoia è una città a cui sono affezionato, ci ho presentato i miei libri, a Pistoia ci vive il mio amico Paolo Tesi, è lui di solito che mi organizza le letture. Poi, la mattina dopo, prima di andarmene faccio un salto in una bella libreria di cui non ricordo il nome e là incontro Roberto Carifi, il grande poeta. La gente a Pistoia ha qualcosa di diverso, e quando ho letto Mangia la zuppa, amore, ho capito che lì dentro c’era la passione per l’affabulazione, che secondo me è la caratteristica di Pistoia. La zuppa non solo è ottima ma diverte moltissimo, ci giunge attraverso una scrittura in prima persona, infilzata qua e là da testi che assomigliano a testi teatrali. Il protagonista è uno studente la cui visionarietà (a tratti ci si trova la straordinarietà di certa scuola emiliana) sembra alimentarsi attraverso… la zuppa. Continua a leggere

Dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli internati di Montelupo

Era il gennaio 2003 quando gli amici internati di Montelupo Fiorentino mi fecero sapere che stavano costruendo un drago e che avrebbero voluto incontrare Marco Cavallo per sapere delle porte aperte, della chiusura dei manicomi e della libertà. Avevano chiamato Giuliano Scabia per costruire insieme il drago. Di Gorilla Quadrumàni e cavalli azzurri Giuliano se ne interdeva eccome.
Così decidemmo, Marco Cavallo ed io, di scrivere subito ai nostri sfortunati amici e di andare a fargli visita.

Trieste, febbraio 2003

Cari amici di Montelupo,
siamo venuti a sapere che qualcosa sta accadendo dalle vostre parti.
Sarà un drago? O forse tornerà il Gorilla Quadrumàno?
Ci hanno detto che fate riunioni animate ed affettuose.
Che in tanti aspettano la primavera, quando le nuvole sono più leggere ed il cielo è più azzurro.
Aspettano di uscire, abbiamo saputo, e di spingere fuori un drago.
Ma è vero? Un drago che mangia il cuore?
E che brucia l’anima? Continua a leggere