Archivi categoria: Poesia

da “Il sonno della ruggine” di Marina Pizzi

23.

una struttura anagrafica di niente

questa burocratica rottura della voce

qua dove ammisi di credere la rotta

e persi invece la bussola per sempre.

in mare la barcaccia chiama s.o.s.

e la marea non s’inchina alla paura

anzi la stempia con apice di venti.

dove sarà l’ipocrita salvezza

lo sa l’alunno che non crede al tema

pure scrivendolo col nome e il cognome.

ora le celle del panico di eclisse

sono gestite dallo stipite del sogno

quando la gente dorme per dolore.

24.

Giovanni Nuscis, La parola data

Una recensione di Flora Restivo e 5 poesie

La scrittura di Giovanni Nuscis, complessa, scabra e, talvolta quasi ostica, trova il suo adeguato e congeniale svolgimento in una misura poematica non colloquiale, in un codice linguistico ed espressivo, teso a superare il concetto di poesia come momento consolatorio e aggregante, per diventare strumento demistificatorio inserito in una realtà storica, che inquieta e deforma i concetti e il sentire, inserendo i suoi tentacoli anche nel privato. Continua a leggere→

Il fruscio secco della luce – Marco di Pasquale

sole 

 

 il vuoto rotondo

 

l’autobus del mattino

riscuote presto i debiti

di sonno agitato

grattato da sotto gli angoli

avanzati al lavoro

 

mi alzo appena devo

ma subito il vuoto rotondo

circonda e respinge

tra le fessure del selciato

alla fine dello smog notturno

affianco al bambino che

ancora proiettile in mano

esige risposte e affetto

 

dimenticare lo snodo

soffocante della morte

ritagliare giornali

e scampoli di furore

è l’unico tributo

che mi troverà in mano

l’autobus mattutino

 

 

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“Amnesie amniotiche” di Pasquale VITAGLIANO

amnesieamniotiche

Città III

Ostie disadorne
o tavoli duri
e ripide pance
verdastre.

Non è più mitica
la miseria lucana,
da quando non sventolano
più le bandiere.

Formattati
da rupestri infohouse,
più forte e più antica
è la durezza della pelle,
l’afrore delle parole
e la deformità degli arti.

Per vincere
le salse montagne
rinnegheremo tre volte. Continua a leggere→

Economia

di Domenico Lombardini

(certo che si potrebbe fare

lì all’entrata un bell’archetto.

l’intonaco fresco è un

bel vedere, e anche questo

odore di calce fa

pensare al nuovo. mi

accanisco sulle asperità

levigando furiosamente

con carta vetrata la parete.

la polvere caduta la accumulo

ordinata assieme al resto).

sopra la pietà ho costruito la mia casa,

questa pietra presto friabile, fatta

poltiglia colloidale dalla volubilità

degli eventi. vagotonìa

della storia, si direbbe. o sinusalità

delle fortune. o virata capricciosa

dell’entropia del sistema, a manca,

a destra, da mane a sera, di decennio

in decennio, in secula seculorum, sui poveri dirocca. gli edifici

si trattengono in piedi grazie a un’inspirazione

trattenuta, come mantici, tutto stante in apparente docilità,

si attende la caduta,

l’eco roboante. la cecità,

il cupio dissolvi sono una

scelta coerente. ci si immerge

nell’oblio vivi, la testa nella pece bollente. ho

le unghie consumate, le mani nude.

la parete vuole essere levigata, la casa curata, tutto

pretende una speciale attenzione, e non ho pace; le cose

consumano i viventi. ho imbrattato

tutto di sangue, l’èscara alle nocche

non mi duole come dovrebbe, l’analgesia

precede di poco la morte, un millesimo di secondo

per cui: sia grazie a Dio. correnti catarrine

si frangono, lasciano rivoli sbavanti, cascano

sui ruderi da cui provengono, non

miscibili, questo è certo, con il mare

di sperma che guizza con spasmi pelvici

e spasimi riproduttivi, di là, dal mare,

in aneliti di infinito, di innocente

rabbia.

Massimo Maggiari canta Roald Amundsen

Testo introduttivo e filmato di Giovanni Agnoloni

Riflessione e versi di Massimo Maggiari

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=C32bVnZt-pc]

In questo filmato, che ho girato alla Fiera del Libro di Torino, lo scrittore e poeta Massimo Maggiari (autore di “Dalle terre del Nord. Alla ricerca dell’anima artica”, Cda & Vivalda Editori, v. qui e qui) recita dei suoi versi con cui canta la figura del grande esploratore norvegese Roald Amundsen. Accanto a lui, potete vedere Mirella Tenderini, scrittrice e curatrice della collana “Le tracce” della casa editrice Vivalda, presso il cui stand si è tenuta questa lettura poetica.
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Voci lontane, voci sorelle

 

Laboratorio Nuova Buonarroti            Firenzestate 2009          Biblioteca delle Oblate

 

in collaborazione con Cooperativa Archeologia – ATI delle biblioteche,

Villa Romana, Centro di informazione letteraria (Bratislava) e Amicizia Italo-Palestinese

e con il patrocinio di APT Firenze.

                                                                                                                                                                                                      


16 – 23 Giugno 2009

Firenze poesia. Voci lontane, voci sorelle

festival internazionale di poesia

settima edizione 

 

partecipano, tra gli altri, i poeti Mario BENEDETTI, Vito M. BONITO, Zehra ÇIRAK, Brian JOHNSTONE, Paolo MACCARI, Eugene OSTASHEVSKY, Hasan ÖZDEMIR, Yüksel PAZARKAUYA, Michele PORSIA, Barbara PUMHÖSEL, Martin SOLOTRUK e Novella TORRE 

ingresso libero

 

Ecco il programma completo.

 

 

Carol Ann Duffy, “Politica”

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Sabato scorso, 13 giugno, a pagina 1 della sezione Top Stories del quotidiano britannico The Guardian è apparso “Politics”, la prima poesia da Poet Laureate di Carol Ann Duffy.

 

Come fa della tua faccia roccia

 

che a piangere stai male, del tuo cuore un pugno stretto

 

che batte, sudando sangue, della lingua

 

serratura in ferro, senza porta. Come fa della tua mano destra

 

un guanto d’arme, un pupazzo alla sinistra, del tuo sorriso

 

foglia secca spazzata dal vento, della tua isola deserta

 

un rantolo, rantolo, rantolo,

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Filastrocca degli insetti. Di Nadia Agustoni

insetti
(Disegni di insetti)

Filastrocca degli insetti.

di Nadia Agustoni

 

D’estate è ronzio luminoso

e sciamare come a una festa

la zeta in zzzzzzzz li arruffa

e li intona al gioco d’amore.

 

Ma può amare l’insetto?

O è timido e gira e s’abbuffa?

Che sia tanto turbato

da fare zzzzzzzz disperato?

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Funambolismi, innovazioni e terre di mezzo

Io mi imbarazzo quando leggo certe stroncature (come nei commenti dei blog) alle parole dei poeti; mi imbarazzo, arrossisco nel ricordare quante volte ci sono cascato (e ci casco) anch’io, penso a quello che scrive Raimon Pannikar nel libro Lo spirito della parola : “Il parlare è la manifestazione stessa, è la vita stessa dell’essere parlante, che è uomo, ed è nella sua espressione parlante che l’uomo si realizza…E’ la parola che crea perchè partecipa del soffio stesso dello Spirito.” E questo, a mio parere, vale anche per la parola scritta.
La parola spesso è interpretata come un medium tra l’uomo e il mistero del vivere, e la poesia è il trono della parola, è il mezzo per eccellenza per renderci partecipi dell’inesprimibile. Come in questi due versi di Cesare Viviani:
Ogni bagliore è luce dell’eterno
è riflesso del divino
.
L’altra faccia della parola (scritta) è la prosa, che non ha la potenza della poesia, è più difficile che consenta quella che Viviani chiama “la gioia delle soste,/ mentre passa in cielo come nuvola / la forza vitale” Continua a leggere→

Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008 di Birgitta Trotzig

Birgitta Trotzig, nata a Goteborg nel 1929 è una scrittrice e poetessa svedese non ancora molto nota in Italia (non almeno come meriterebbe), sebbene abbia al suo attivo diversi riconoscimenti internazionali e sia stata eletta, nel 1993, membro dell’Accademia svedese.
La Trotzig ha scritto diversi romanzi e poesie dove – spinta dalla sua forte fede cattolica e da una potente impronta visionaria – affronta temi a lei cari, quali: la morte, la resurrezione, l’amore.
Di recente la Mondadori ha pubblicato una raccolta di poesie curata da Daniela Marcheschi: “Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008? (€ 13,00 – p. 251).
Ho chiesto a Daniela Marcheschi di mettere a nostra disposizione la sua introduzione al libro, che pubblico qui in esclusiva. Ne approfitto per ringraziarla.
Massimo Maugeri
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“Upupa, ilare uccello calunniato” – di Mauro Candiloro

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Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.

Lirica appartenente alla stagione miracolosa degli Ossi brevi, si situa quasi in chiusura di sezione, in posizione estremamente marcata, quasi il poeta volesse affidarcela come exemplum della presenza animale della raccolta in questione.
L’upupa montaliana è ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots” , intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente «dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo» , Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di «collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee» : Continua a leggere→

Dribbling stretti

di Carmine Vitale

I cigni lasciano una lunga scia sulla superficie dell’acqua. Sembrano ombre. Li guardo per l’ultima volta prima di addentrarmi in quella stradina che porta all’argine. All’orizzonte il cielo che si apre ha il colore dell’oro. Come il nome dell’osteria di Praga dove lui è seduto. È la seconda volta che cerco di incontrare, vedere Hrabal. Sono ostinato e felice.

In fondo alla sala i suoi occhi sprizzano di una luce azzurrina. Sorride mentre il boccale di birra scivola lungo il tavolo. Intervalli di tempo per sognare nel gioco delle parole messe tutte in fila: samizdat, pabitele, forme libere di un’arte poetica che ho amato visceralmente. Senza alcuna costrizione. In quella stretta di mano bella come una occasione perduta, alcune parole si librano nell’aria Italia, porto sepolto tradotte dalla persona che mi è accanto. Poi un breve cenno del capo indica una sedia. Inizia l’inverno Continua a leggere→

La Punta della Lingua 2009

Ancona  4 giugno – 14 giugno 2009

Poetry Slam – Facebook Poetry – Carlo Mazzacurati – Andrea Zanzotto – Barbara Coacci – Andrea Inglese – Mario Benedetti – Jolanda Insana – Paolo Bragaglia – Tonino Guerra – Alessandro Bergonzoni

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