In Italia con la legge n. 211 del luglio 2000 è stato istituito il “Giorno della Memoria” per ricordare lo sterminio del popolo ebraico (Shoah), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati e imprigionati nei lager nazisti, nonché coloro che si sono opposti al progetto di annientamento attuato dal nazifascismo.
A livello internazionale l’Assemblea Generale dell’ONU ha costituito il “Giorno della Memoria” con la risoluzione n. 60/7 del 1° novembre 2005 per commemorare le vittime dell’Olocausto: ebrei, oppositori politici, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova , religiosi cattolici e protestanti. Continua a leggere
Peter Hukel
Il giardino di Teofrasto
(trad. F. Fortini)
a mio figlio
Quando a mezzogiorno il fuoco bianco dei versi danza sulle urne,
ricorda, figlio mio. Ricorda
chi un giorno ha piantato dialoghi come alberi.
Morto è è il giardino, il mio respiro si fa più greve.
Serba quest’ora, qui Teofrasto andò
a concimare il suolo con cenere di quercia,
a legare di rafia la scorza ferita.
Un olivo fende il muro friabile
e nella polvere calda ancora c’è voce.
Estirpare le radici, quest’ordine essi ci dettero.
Fronda indifesa, ora cala la tua luce.
Salvezza
Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Cibo 5

Il Cibo 5. Mettere qualcosa sotto i denti
Il desiderio trattenuto, le schermaglie equivoche, la malizia più o meno involontaria; e quello stomaco, che ininterrottamente brontola… Certo, il dialogo è all’insegna della concretezza e della cortesia, i gesti, le azioni sono quelli giusti, conseguenziali; ma la giovane donna pensa ad altro, prova sensazioni incomunicabili, diverse. Quando, finalmente sola, può stendersi sul pavimento del piccolo appartamento, la schiena a contatto col cemento, il corpo che prende possesso dell’ambiente, le luci basse che corteggiano il buio, allora, lasciandosi andare con candido sarcasmo, rivela quanto tutto ciò sia diverso da “come si vede nei film e nei programmi TV; non emetto fumo, non sfrigolo, non prendo fuoco. Piuttosto, la mia pelle brucia come se non avesse alcun pigmento, come se fossi senza melanina, completamente e perfettamente bianca”. E comunque lo stomaco brontola… Continua a leggere
Johannes Brobowski
Luce d’inverno
In questa notte
sto ad ascoltarvi, fiumi lontani,
il vostro primo ghiaccio,
a lungo. Quella sottile
nota di giunchi io sento; il villaggio dorme.
Infanzia, bruna, una fredda
acqua di pozzo, sabbiosa –
Sempre oscillava il secchio di legno
giù verso il fondo. Chi veniva
lo scioglieva dalla catena di ruggine?
Ah, chi beveva?
Delle nostre capanne, oscura,
parlante bontà, il loro soave
verbo è coperto di neve,
bisbiglio di comari e richiamo di bimbi –
Tempo di colori di lillà
un giorno, lì nel cielo migrante
sospesi uccelli, in dileguante
chiarore; il cielo
si fermava,
ristava sul tetto del fienile, più spesse
in silenzio captava dentro le ombre.
Inverno si faceva sempre.
Con ali di colomba calava
più fonda l’azzurrità, un pendulo
tetto, baluginando tacita
sopra il mondo.
E il grido del cacciatore
per il declivio balzava, contro la neve
silente. O profonda
nerezza! Il tuo cuore
pieno di luce!
Grazia
Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Bernardo De Angelis
Ogni mattina, tu lo vedi,
inizio a ricomporre il mondo.
Guardo il cielo, sospiro a volte,
scrivo parole come fossero mattoni
che uno a uno formeranno – cosa?
Solo un brandello, forse, un muro mai completo,
di una casa, però, che è già il tuo tempio.
Ogni mattina mi consacro
a quest’architettura.
Poi, spesso, il giorno è ingannatore
e mi lascio portar via, sedurre:
conosco il disonore.
Ma torno, torno, ogni mattina,
torno e rispolvero i mattoni
e li rimetto insieme, li raddrizzo.
Colazione di speranza: solo un pezzo,
solo un brandello, quasi una rovina,
solo un moncone, sì, ma consacrato. Continua a leggere
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 58
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
“Venite dietro a me”
(Michelangelo, Cappella Sistina)
«Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.» [Mt 4,12-23] Continua a leggere
Paolo Rodari, Il Mantello di Rut
di Alida Airaghi
Paolo Rodari (Milano 1973), scrittore e giornalista, ha lavorato per Il Riformista, Il Foglio e La Repubblica; attualmente si occupa di trasmissioni culturali per la Radiotelevisione della Svizzera italiana. Dopo aver pubblicato diversi saggi, biografie e memorie, ha firmato per Feltrinelli il suo primo libro compiutamente narrativo, Il mantello di Rut, ambientato negli anni tra l’anteguerra fascista e l’occupazione nazista, in una Roma affamata e impaurita in cui un cattolicesimo retrivo viene percorso da desideri di libertà, riscatto sociale e slanci di generoso altruismo. Si tratta di una storia ispirata a fatti realmente avvenuti durante la Shoah, quando venti bambine ebree riuscirono a salvarsi dalla deportazione grazie all’aiuto di un prete e di alcune suore che le nascosero in una stanza segreta – ancora oggi visitabile – ricavata sotto la cupola della chiesa della Madonna dei Monti. Continua a leggere
Paul Celan
Gli anni da te a me
Di nuovo ti si increspano i capelli, se io piango. Con il blu dei tuoi occhi
tu copri la tavola del nostro amore: un letto tra estate ed autunno.
Noi beviamo il vino che pigiò qualcuno, che non sono
io, che non sei tu, che non è un altro:
noi sorseggiamo alcunché di vuoto e di estremo.
Noi ci guardiamo negli specchi del mare profondo, più lesti ci porgiamo quei cibi:
la notte è la notte, essa principia col mattino,
essa mi pone a giacere con te.
Ricambiare
La luce nella stanza, di Luca Benassi. “La libertà e il divieto, viaggio nei libri di Marco Onofrio” di Dante Maffia
L’oro
Piaghe
Frammenti di Cinema # 96

di Pasquale Vitagliano
La famiglia nel bosco è diventata famosa nel 2025. Mamma australiana e papà inglese hanno tre figli e scelgono di vivere in Abruzzo come neo-rurali in un casolare. Sono diventati famosi perché i servizi sociali hanno denunciato le condizioni igienico-sanitarie e il mancato inserimento sociale dei minori, portando all’allontanamento dei bambini su decisione del giudice. Le suggestioni cinematografiche sono numerose. Il richiamo più diretto è a Captain Fantastic (2016) diretto da Matt Ross. La storia è sovrapponibile, con qualche differenza di qualità. Il padre (Viggo Mortensen) con i propri sei figli non festeggia il Natale, ma, al suo posto, la Giornata di Noam Chomsky, il filosofo radicale. Manca la madre, che nel frattempo si è suicidata, sofferente a causa di una profonda crisi depressiva. In Abruzzo la mamma, invece, è la figura centrale e dominante. Si definisce una guaritrice spirituale, gestisce un proprio canale di YouTube e le sue consulenze sono a pagamento. Ci viene in mente La madre di Andy Muschietti del 2013. Qui due bambine vengono ritrovate nel bosco dopo essere scomparse. Come sono riuscite a sopravvivere da sole? Intanto, sono diventate due ragazze selvagge. Chissà se dietro Il ragazzo selvaggio (1970) di Francois Truffaut ci sia la stessa tragica e misteriosa storia. In entrambi i casi, è evidente e forte lo scontro tra natura e civiltà nell’evoluzione di un essere umano.
Charles Bukowski
Vigilia di Natale, solo
Vigilia di Natale, solo
in una stanza di motel
sulla costa
sul Pacifico
lo senti?
hanno provato a farlo
in stile spagnolo, con
tappezzerie e lampade, e
i bagni puliti, ci sono
minuscole barrette di sapone
rosa.
Continua a leggere
Solo
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 33
Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Stefano Taccone

Che cos’è la poesia religiosa? Quando la poesia ha a che fare col senso del divino? Si possono intendere tali dilemmi come semplici questioni di contenuto, rispondere dunque pensando ad una poesia che comprenda personaggi e fatti di un determinato sistema di credenze o anche riconducibili ad una concezione più personale e meno istituzionale della vita spirituale. Da questo punto di vista non cambia nulla. Oppure si può adottare una visione più sostanziale, ritenendo cioè che la poesia schiuda la dimensione del divino nella misura in cui mette in opera un mondo altro rispetto a quello più prossimo ai nostri sensi, generi un sentire che lambisca l’indicibile, a prescindere dalla storia che racconta o dal pensiero che illustra. Continua a leggere













