POESIA E POLITICA.40. Giselda Pontesilli

Europa (2025 – 2026)

 

Per la pace nel cuore d’Europa
è un Appello di Padre Zanotelli [dic. 2025]
al movimento pacifista
– alla società civile
– alla gente…

perché riempiano le piazze
e in solidarietà col popolo
dell’Ucraina, chiedano la pace, Continua a leggere

13

Intervista a Michela Zanarella

di Luca Pizzolitto

Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La raccolta è nata come processo di ascolto interiore, un percorso di riflessione sulle cose che accadono nella quotidianità. Inutile negare che siamo protagonisti di un tempo complesso, attraversato da guerre e instabilità economiche e sociali. La poesia si muove in un contesto di attraversamento della realtà, è vita che scorre e attraversa le stagioni, le sensazioni e le emozioni, cerca riparo nella parola, ma a volte anche la parola fatica a dare risposte. Ma è pur sempre respiro.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia in questo tempo odierno non ha un ruolo, lo ha perso. I valori e i punti fermi sono dissolti nell’attuale follia. La parola resta comunque la risorsa per non smarrire le proprie certezze, quelle poche che conducono alla ricerca della bellezza anche dove non c’è. Le strade da percorrere sono tortuose, bisogna affidarsi al proprio sentire.

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Vorrei che lo studio, la lettura e la scrittura occupassero più tempo nella mia vita. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, ritaglio quel poco che posso la sera per studiare, leggere e scrivere, anche a notte fonda. E forse è proprio la notte che mi ispira maggiormente.

4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Sicuramente citerei Emily Dickinson con Tutte le poesie che ho amato da subito, poi Antonia Pozzi con Tu sei l’erba e la terra. Le più belle poesie d’amore e Pier Paolo Pasolini con Poesia in forma di rosa. Sono loro gli autori che amo, ma ne sceglierei anche altri, sforando i tre, come Alejandra Pizarnik con La figlia dell’insonnia e Adrienne Rich con Cartografie del silenzio.

“L’amore impossibile” di Chiara Tortorelli

Recensione di Francesco Improta

L’amore impossibile di Chiara Tortorelli (Homo Scrivens Editore)

Dopo Storia pettegola di Napoli, affresco, nelle sue luci e nelle sue ombre, della Napoli del Novecento, attraverso le figure più iconiche e carismatiche, Chiara Tortorelli riprende il discorso iniziato nel 2021 con Lilith, la donna simbolo del femminile eretico e ribelle, proseguito nel 2023 con Eresia, in cui racconta i soprusi di cui sono state vittime le donne ma anche la loro forza e capacità di resilienza, per concluderlo con questo libro complesso, originale e ambizioso come preannuncia lo stesso titolo, L’amore impossibile. Al centro del romanzo sette donne di età differenti, vissute in epoche diverse, segnate da esperienze particolari ma legate dal comune desiderio di amare, di essere amate e di raggiungere la felicità attraverso questo sentimento che, purtroppo, ai nostri giorni sembra svuotato di significato. L’esergo iniziale conferma l’interesse di Chiara Tortorelli per la fisica quantistica, di cui aveva dato già prova nel romanzo Noi due punto zero, dove il Punto Zero del titolo è quello che in fisica quantistica rappresenta il campo vuoto dove si incontrano le molteplici potenzialità ancora ine­spresse, quelle in grado di cambiare le cose sulla terra, ma è anche, sulla base di alcune filosofie orientali, la capacità di concen­trazione che ci consente di percepire ogni suono, ogni odore, piacevole o sgradito che sia, per potenziare le nostre capacità sensoriali, per acquisire una maggiore consapevolezza e per raggiungere la tanto agognata armonia interiore. Qui l’esergo, invece, rimanda esplicitamente all’Equazione di Dirac che mostra come due sistemi interagenti diventino un unico sistema, un’equazione che viene spesso associata (analogicamente) all’entanglement quantistico, dove due particelle restano intrinsecamente legate anche a distanza. È il caso di Filippo e Pia, che dopo una intensa storia di amore e di sesso, si lasciano, perché Filippo, dopo aver rischiato di morire, in seguito a un’oscura malattia, sembra chiamato a nuova vita e, risoluto a seguire un percorso alternativo di sperimentazione e di ricerca spirituale, si spoglia di  tutti i suoi beni, alla maniera di San Francesco (di cui condivide l’iniziale del nome e la terra di residenza, l’Umbria), e nel prendere congedo da Pia dice testualmente:

Ascolta… Quando sono stato per morire ho avuto chiaro che potevo perdermi…che se morivo allora la mia anima sarebbe andata via dannata” […] “ora non voglio più perdere tempo, ora so quale strada devo percorrere… è lì davanti a me e non voglio più lasciarla andare. […] E poi cerco l’amore. Quell’amore che ho intravisto quando ero a letto immobile senza più coscienza”.

Continua a leggere

5
1

L’oggetto e il suo suddito

di Stefanie Golisch

Le tracce degli oggetti

Gli oggetti ci tengono in pugno. Vogliono che noi li vogliamo possedere. Sanno come rendersi desiderabili. Sono disponibili ovunque. Giorno e notte. Una promessa onnipresente il cui successo deriva dal fatto che non sarà mai mantenuta. Lo sappiamo, eppure l’inevitabile delusione non serve da avvertimento, ma al contrario, da incentivo a continuare, sempre, sulla stessa strada dei clic veloci. Gli oggetti non si arrendono mai. Senza di noi, tu non esisti, ci sussurrano all’orecchio finché non ci rimane altro che crederci.
Sono loro, gli oggetti, la nostra fede. Continua a leggere

Nicola Gardini

a cura di Giorgio Stella

La settimana

Cominciava una settimana senza
giorni, senza sette e senza nomi
planetari, continua come una strada
che continua oltre la domenica e non

arriva mai a una domenica o a un cielo.
E neanche quel verbo imperfetto, cominciava,
è giusto se solo la si immagina finita
la settimana degli uomini, finalmente finita

per sempre mentre ieri mi dicevo “Ieri….
no, ieri l’altro…”. Quand’era domenica?
Ecco che mi confondo, perché non c’è

settimana mai in fondo e solo perché
ho pensato a qualcosa che non ricordo
non si ferma a domani la mia vita.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Agnus Dei

(F. Zurbaran, 1640)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». [Gv ,29-34] Continua a leggere

13

Viviana Spada, “Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi”

Intervista di Marino Magliani a Viviana Spada su Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi (Il Filo di Arianna, 2025)

Nell’anno in cui ricorre l’80° anniversario dell’assegnazione del Premio Goethe e Premio Nobel per la Letteratura (nel 1946) a Hermann Hesse, esce il saggio di Viviana Spada Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi, dedicato al grande scrittore tedesco, ma svizzero d’adozione.
A Montagnola, infatti, dove egli visse a lungo, si trova il Museo Hermann Hesse, il più importante e completo, al cui interno si trovano la sua macchina da scrivere, i suoi occhiali, manoscritti, quadri…; all’esterno, l’aria che respirava, i suoi paesaggi, Casa Camuzzi, dove ha scritto l’immortale “Siddhartha”, e la straordinaria sensazione di rivivere la stessa magia ispiratrice…

Quando nasce il tuo amore per la lettura e la scrittura?
All’età di cinque anni imparai a leggere e a scrivere dalla trasmissione condotta dal M° Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” e, da allora, credo di non avere mai smesso di farlo.

Come e quando hai capito che sarebbe potuto diventare un mestiere?
Leggendo e scrivendo molto, fatto che a scuola mi permetteva di svolgere temi molto lunghi rispetto a quelli delle compagne, sovente premiati per il contenuto e la forma. In seguito ho sviluppato un forte interesse e grande curiosità per le materie umanistiche, accrescendo la mia formazione culturale affiancando agli studi e alle letture molti viaggi a giro per il mondo che mi hanno fatto conoscere culture e pensieri differenti e rafforzato in me la voglia di raccontare e raccontarmi. Continua a leggere

Hermann Hesse

a cura di Giorgio Stella

Nella nebbia

Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara; adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo.

[Traduzione di Mario Specchio]

20 righe (per niente) facili

di Pasquale VItagliano

I XXXIII testi poetici dell’ultima opera di Tiziana Colusso aprono al lettore la città proibita del corpo, il nostro più autentico luogo di vita. La chiave di accesso a questo mondo, di cui conosciamo solo le mura, è la parola poetica. Corpo conduttore è un concept-album in versi, anzi, come viene precisato in copertina, di variazioni. A cosa? Alla poesia parola d’ordine che apre all’alchimia di trasformare il corpo contundente della nostra quotidianità in un conduttore, appunto, unico viatico a una nuova vita. Il corpo del mondo guarirebbe/ senza i corpi letali degli umani.

Continua a leggere

Giuseppe Conte

a cura di Giorgio Stella

Trans-Europe-Express

Niente ora nasce e muore più, in Europa.
I treni nella notte corrono come in una
fungaia di buio, immutabile. Ci risveglia
una voce metallica che annuncia: next stop in…

La gioia della poesia era danza, amore
il viaggio del sole e delle foglie
i sontuosi eucalipti, i pini, i fragili
platani, le siepi delle famiglie fuggitive dei

fiori, padiglioni e voliere intravedute,

i parchi, i boschi: la danza aperta prima di
morire. L’amore che non ha nome, e fa rinascere.

E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Le Bustine di Minerva di Umberto Eco

Una rilettura senz’altro salutare per farci rifiatare da pesantezze e vicoli ciechi di polemiche e informazioni distorte – su cui spesso maliziosamente sguazza la stampa italiana: non è che sia anche per questo che perde quotidianamente lettori? – è quella delle “Bustine di Minerva” di Umberto Eco: articoli apparsi dal 1995 settimanalmente – poi ogni 15 giorni – nell’ultima pagina dell’ ”Espresso”.
Il grande studioso – e romanziere per variante – faceva qui le sue riflessioni, ora serie, spesso ironiche, mai prevaricatrici, su usi, costumi e personaggi dei suoi giorni: esprimendo una scioltezza e uno humour assai rari negli ambienti accademici. (Sia chiaro, in pubblico tutti gli accademici si mostrano sorridenti, paciosi e attenti ai destini dell’umanità: poi, prova a conoscerli un po’ più da vicino…).
Queste “Bustine” sono uscite in varie edizioni: quella che ho sottomano mentre scrivo è Pape Satàn Aleppe, La nave di Teseo, 2016. Proviamo a scorrere alcuni titoli giusto per entrare nel clima: “Harry Potter fa male agli adulti?”, “Come difendersi dai Templari”, “Ecco l’angolo retto”, “Lo spazio in forma di cavatappi”, “Interrompimi se la sai già”, “Diavolo di un Aristotele”.
E veniamo, per tutte, a una citazione: “Una stagionata credenza vuole che le cose si conoscano attraverso la loro definizione. In certi casi è vero, come per le formule chimiche, perché certamente il sapere che qualcosa è NaCI aiuta chi sa qualcosa di chimica a capire che deve essere un composto di cloro e sodio e probabilmente – anche se la definizione non lo dice esplicitamente – a pensare che si tratti di sale. Ma tutto quello che del sale dovremmo sapere (che serve a conservare e insaporire i cibi, che fa alzare la pressione, che si ricava dal mare o dalle saline, e persino che nei tempi antichi era più caro e prezioso di oggi) la definizione chimica non ce lo dice”. Della serie: occhio, ragazzi! Riflettere sempre su quando, cosa e come.

Mano nella mano

Mi chiedono se ho inventato io il metodo di stare mano nella mano con Gesù o con Maria. In realtà, l’immagine è ben presente nella Bibbia. Domenica scorsa, nell’omelia, sottolineavo come nella prima lettura si ricordasse proprio questo: “Io, il Signore, … ti ho preso per mano” (Is 42,6). Siamo fragili, contraddittori, fondamentalmente impossibili: eppure, mano nella mano col Signore, tutto cambia, tutto si volge in bene.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Ora scelgono…
le ambulanze, capisci, nel giorno di Santo Stefano
quando i bambini obbediscono alle forze
con gli anni in agguato tra le pagine
non eri tu che entravi
tra le virgole del calendario
quante volte un giorno si è mostrato
come una riga rotta nel tuo respiro, quante volte hai visto la ferocia
negli occhi dei fratelli…
sollevano la lettiga
la senti questa musica, è un comando
l’universo che ti risparmia.