84. Da sola

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da qui

– Cosa stai cercando, Dante?
– Psicologi e preti fanno sempre le stesse domande.
Riesce a metterti in crisi, questo Nino. Già, che cosa stai cercando? A volte, ascoltando musica, ti sembra di capirlo. Il Liebestod, per esempio, ti ossessiona: spalanca un orizzonte che insegui e ogni volta ti sfugge dalle mani. E’ vero che per tutti c’è un sogno sepolto in fondo al cuore? Continua a leggere→

Don Paolo Farinella – Il papato complice

DA MICROMEGA

Il papa per distrarsi un po’ dalla maretta che spira nei giardini del Vaticano, ha pensato bene di emigrare in uno Stato estero: Viene in Italia, anzi a Milano, meglio a Brezzo, come dire fuori porta. Sommerso dalle famiglie formato Mulino bianco, almeno in facciata, invita i politici a «non fare false promesse». Peccato che davanti avesse il Celeste Formigoni, Monti Mariong I che ormai di promesse se ne intende avendo superato il maestro e mèntore, che invece non si è fatto vedere. Silvio Berluscempio era impegnato nella costruzione con materiale lego dell’Italia Pulita: lui non va dove non può essere prima donna o primo cretino che gli riesce fin troppo bene. Continua a leggere→

Quale sovranità

Il fatto che il capo del Governo sia stato membro della Senior European Advisory Council of Moody’s (dal luglio 2005 al gennaio 2009, precisa in una nota Palazzo Chigi, quando il prof. Mario Monti ricopriva l’incarico di presidente dell’Università Bocconi) – la nota società di rating che da giudizi sulle aziende e sugli stati europei decretandone la credibilità o inaffidabilità, con evidenti ripercussioni sull’economia (vi è un’inchiesta in corso, dopo alcune denunce, della Procura di Trani per manipolazione di mercato, proprio per i giudizi negativi emessi nei confronti della situazione economica italiana) – se non comporta di per sé una responsabilità del premier, conferma però la sua appartenenza o familiarità con ambienti che incidono fortemente sulle sorti delle economie e le scelte dei governi, dentro una vision in cui sviluppo, profitto e libero mercato sono i capisaldi della politica economica; ciò conferma inoltre, più in generale, il permanere di uno stato di seria vulnerabilità delle nostre istituzioni per i possibili conflitti di interesse che in questo come in altri casi (all’interno del Governo in carica e di quelli precedenti) dovrebbero essere scongiurati ab origine. Continua a leggere→

83. Per errore

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da qui

– Sì, la vedo.
– A volte basta un colore, per cambiare vita.
Che strano: il fiume è l’unica cosa sfuggita all’attenzione, come se a contare fosse solo la distesa bianca e grigia delle case, la geometria dei quartieri che si spingono fino all’orizzonte, dove il cielo si confonde con la massa scura della terra. Ti chiedi se sia sempre così, se ci accorgiamo soltanto di una parte di ciò che ci circonda, smarrendo ciò che porterebbe acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana. Continua a leggere→

La formazione di Lenni

di Mauro Baldrati

Se nella sua accezione originaria il “romanzo di formazione” (Bildungsroman, dal tedesco, poiché per convenzione si fa risalire la nascita del genere al Wilhelm Meister di Goethe) tendeva al racconto dei processi di integrazione sociale del protagonista, oggi si può dire che avvenga il contrario, cioè la difficoltà di integrazione in un mondo sempre più negativo, se non una vera e propria disintegrazione sociale. Infatti il concetto di romanzo di formazione si è allargato, e oggi possiamo classificare come tale qualsiasi racconto che tratti una crescita, anagrafica, sociale, politica, intellettuale, con tutte le relative difficoltà, con tutti i rifiuti e le pazzie che un sociale a dismisura d’uomo oppone a una giovane persona. Continua a leggere→

82. L’unica cosa

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da qui

E’ appollaiato sul tavolino di colore blu, trasparente, come il resto della stanza. Ti sembra che possa scrutare anche te, oltre i vestiti e il corpo, fino ad afferrarti l’anima: è così che funziona uno scrittore? Non dice una parola, continua a battere sui tasti, come un pianista assorto nella performance della vita. Ti viene in mente un concerto di Rachmaninov, condotto da Ashkenazy già maturo, coi capelli bianchi. Percepisci nettamente le onde sonore che approdano alla camera dal letto sospeso, proprio come il cuore. Che stai cercando? Senti che il ritmo regolare scandito dalle dita può condurti finalmente in porto. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro. Perché non si volta, possibile sia tanto preso dal lavoro? E poi, scrivere è un lavoro? Qualcuno ha detto che l’attività del romanziere sia soltanto un hobby, una passione per privilegiati. Forse ha un mestiere e si rifugia qui quando ritorna stanco da un giorno di ferite e nervosismo, per questo si concentra così, dimenticando il resto. Perché ti ha chiesto, allora, se volessi entrare? Sarà l’apparizione improvvisa a suggerirgli un progresso nel racconto? O forse aspettava un’altra donna, un amore perduto che tornasse sui suoi passi, che decidesse di abbracciarlo un’altra volta; e invece ha visto te, che gli hai fatto balenare uno spiraglio, il miraggio di una nuova relazione che potesse smorzare il dolore della perdita, la nostalgia che toglie il respiro e l’appetito. Ti avvicini lentamente: sul tavolo minuscolo, oltre il portatile, c’è una tazza di caffè e un pacchetto di Winston blu da dieci, vuoto. Potresti offrirgli delle sigarette. No, troppo scontato. E se facessi l’offesa, perché non ti ha rivolto la parola? Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.
– Mi scusi, ma rischiavo di perdere il filo. Quando è arrivata, l’ho collegata a una visita di poco precedente, un uomo che mi ha raccontato la sua storia, forse per sfogo, o per chiedere un consiglio. Vedendola, ho pensato che il pezzo mancante fosse lei. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta. Mi può dire il suo nome?
– Marika.
E’ il nome che aspettava. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto; si chiede anche se venga prima la trama del mondo, in cui si cerca disperatamente una scintilla di bellezza, o sia il libro a dare un senso altrimenti sepolto sotto la coltre spessa di dolori e di abitudini, le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.

Arte e musica a Firenze per Help the Children

Vi segnalo questo evento di arte e musica per sostenere l’organizzazione Help the Children, in programma a Firenze il 9 giugno alle ore 21,00, presso l’ex-Cappella Demidoff, in Via San Donato 13 (nei pressi di Piazza Puccini). Organizzato in collaborazione dalla Tuscan American Association e da Help the Children.

Il concerto sarà di musica americana, e si terrà anche un’asta benefica di opere d’arte.

Festival della letteratura di Milano, prima edizione ma forse già un po’ vecchia

di: Guido Tedoldi

Il 1° Festival della letteratura di Milano è stato presentato ufficialmente lunedì 4 giugno, alla presenza dell’assessore alla «Cultura, moda e design» del Comune, Stefano Boeri (che ha promesso di finanziare almeno un pochino il Festival con soldi pubblici… ma a partire dall’edizione dell’anno prossimo: questa qua cammina finanziariamente con le proprie gambe) e dell’assessore alle «Politiche sociali e cultura della salute» del medesimo Comune, Pier Francesco Majorino.

Per spiegare il senso dell’operazione c’erano Daniela Padoan e Cristiana Zamparo, e soprattutto l’ideatore Milton Fernández, che parla di sé come di un «milanese nato altrove» visto che la sua origine anagrafica è uruguagia ma vive da un quarto di secolo in città. La kermesse si articola in una novantina di eventi sparpagliati in diversi luoghi della città e della durata di 5 giorni (da mercoledì 6 a domenica 10 giugno – il calendario è spiegato nei dettagli sul sito web attivato per l’occasione).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.95: Giorno dopo giorno, la rabbia e l’ Eros cosmogonico. Alfredo De Palchi, “Foemina Tellus”

Giorno dopo giorno, la rabbia e l’ Eros cosmogonico. Alfredo De Palchi, Foemina Tellus, con una Prefazione di Sandro Montalto e una Nota di Luigi Fontanella, Novi Ligure (Alessandria), Joker Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*


Giorno dopo giorno (“Alfredo De Palchi nasce ogni mattina” – è l’unica nota biografica che si può trovare nel libro), il dolore di vivere permane e si rinnova e così pure la rabbia e il duro (quanto giustificato) risentimento contro coloro che hanno cercato di distruggerne la vita e la passione che l’animava prima dell’esplosione del furore poetico ed affabulatorio.

Foemina Tellus è il libro che conclude forse una carriera poetica densa e tracimante (ma, ovviamente, non si può mai dire mai) e in questa veste va letto come una resa di conti con il Tempo (ormai divenuto nemico) e la Morte, ultimo avversario contro il quale combattere con ferocia e non larvato disappunto. La conclusione della vita appare come un evento del quale si può fare poesia in termini che forse non sarebbero permessi alla prosa.

« per il mio compleanno. Il dieci dicembre / la morte è nata / compagna / sposa che allarga le cosce per accogliere / nello zolfo la mia vita // avida a succhiare la tetta sgonfia / rimanere scarna / ossuta e porosa quanto la pretesa / imponderabile »[1].

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Hyle, Selve poetiche

Hyle
Selve Poetiche

HYLE E’ UNA VETRINA SULLA POESIA CONTEMPORANEA ITALIANA. IL FESTIVAL CONSISTE IN TRE GIORNATE DI LETTURA NELLE QUALI VERRANNO PRESENTATE LE VOCI PIU’ SIGNIFICATIVE DELLE ULTIME GENERAZIONI. L’EVENTO DIVENTERA’ ANCHE UN FILM DOCUMENTARIO CON INTERVISTE AI POETI, E UN LIBRO ANTOLOGICO CON GLI STESSI AUTORI.

10 giugno 2012
Lorenzo Chiuchiù, Vincenzo Frungillo, Isabella Leardini,
Carla Saracino, Maria Rita Stefanini

17 giugno 2012
Tiziana Cera Rosco, Franca Mancinelli, Stefano Massari,
Francesca Serragnoli, Sarah Tardino

24 giugno 2012
Maria Grazia Calandrone, Gianluca Chierici, Andrea Leone, Marilena Renda, Mary B. Tolusso

“So tutto di te” di Fabio Tiracchia

So tutto di te

Io ti conosco.
Ti vedo ogni giorno, dalle mie finestre.
Vedo casa tua. Il soggiorno, lo studio, la cucina.
So chi sono i tuoi amici. Spio le vostre cene. Vi vedo bere, ridere, scherzare. Vi guardo dalle mie stanze buie e penso che vorrei essere con voi, uno di voi.
So tutto di te.
So dove lavori. Lo so perché ti ho seguito, un giorno. Sono rimasto in macchina, fuori dal tuo ufficio, ti ho visto andare a pranzo con i tuoi colleghi. Poi ti ho seguito di nuovo fino a casa. Ho parcheggiato poco lontano da te. Tu sei entrato nel tuo palazzo, io nel mio, proprio di fronte. Ci abbiamo messo lo stesso tempo ad arrivare, ognuno nel proprio appartamento. Poi tu hai acceso la luce. Io no. Io sono rimasto a guardarti al buio, come sempre.
O quasi.
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Le cose che ho imparato: intervista a Gianni Riotta

di Massimo Maugeri

Il nuovo libro di Gianni Riotta, si intitola Le cose che ho imparato (Mondadori, pagg. 304, euro 18). Ne riporto l’incipit…

Quando lasciate per sempre un posto che vi è caro, ascoltate il mio consiglio: usate qualunque mezzo, l’aereo, l’automobile, il treno, un rombante sidecar, l’autobus di linea, la metropolitana, ma non la nave. C’è nella commozione del distacco – salutare i familiari, sapere che i luoghi che sono stati vostri, nei giorni luminosi, e in quelli oscuri, non saranno più  scena quotidiana – un dolore vivo; partire, si dice, e un po’ morire. Lo sguardo frettoloso della hostess che vi sollecita a passare ai controlli del gate in aeroporto, la svolta improvvisa del taxi, il buio della galleria in metropolitana e  l’uscita dalla stazione ferroviaria recidono decisi il commiato. La nave no. Se la serata è serena, mentre il rimorchiatore pilota il piroscafo lentamente fuori dal porto, potete vedere sulla banchina le persone che vi hanno accompagnato salutare e sforzarsi di sorridere, per incoraggiarvi, per nascondere la nostalgia già forte, mentre gli adulti abbracciano i bambini in lacrime: tutti vorrebbero piangere, ma solo a loro e consentito farlo.

– Gianni, il titolo del tuo nuovo libro è già abbastanza indicativo: “Le cose che ho imparato”. Lo è ancora di più il sottotitolo “Storie, incontri ed esperienze che mi hanno insegnato a vivere”. Perché hai deciso di raccontare “le cose che hai imparato” proprio in questa fase della tua vita?

Un perché non c’è. Penso che in questi tempi di transizione riflettere su passato, presente e futuro, ragionare di coraggio e paura, mercato e lavoro, comunicazione e caos, famiglia, comunità, società, fosse importante e l’ho fatto. Penso sia utile capire da dove veniamo e dove stiamo andando, senza paure, senza illusioni.
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Raccontare la follia, in emergenza

di

Andrea Sartori

Che cos’è una diagnosi in ambito psichiatrico? Un’etichetta incollata alla vita del paziente come un destino che questi non si può scrollare di dosso? Un escamotage che il medico utilizza per riempire l’apposita casella di un referto, garantendosi una coscienza tranquilla, professionalmente conforme?
Il libro dello psichiatra e studioso di antropologia culturale Giorgio Villa – Dimagrire con la psichiatria, Exorma Edizioni, Roma 2012 – è il tentativo di ragionare intorno a queste domande, utilizzando la rielaborazione narrativa della propria esperienza clinica nel servizio di emergenza del 118, come strumento d’indagine.
Non a caso Bruno Callieri, deceduto lo scorso febbraio a conclusione di una vita spesa a umanizzare la psichiatria, nella prefazione ascriveva il volume al filone della narrative medicine, ovvero a quell’ambito del racconto della malattia – e del suo possibile impiego clinico – di cui il ‘900 è stato prodigo di esempi ante litteram, basti pensare alle Memorie di un malato di nervi (1903) di Daniel Paul Schreber, ma anche alle angosce e agli sdoppiamenti – di certo non riducibili al solo dato clinico – di Franz Kafka, Italo Svevo, Luigi Pirandello, o allo stesso Sigmund Freud, cronista e narratore dell’inconscio di legioni di pazienti. Continua a leggere→

79. In diritto

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E’ incredibile Parigi, vista da qui: un reticolo ordinato, un disegno fatto di triangoli in cui si stipano le case tutte bianche, almeno così sembra, ed è normale: tutto quello che appare da lontano ha una forma soffice, neutra, un aspetto piacevole e indolore; Continua a leggere→

Vivalascuola. Anno scolastico 2011-2012: quando i duri cominciano a giocare, sulla pelle nostra

Giada è una mia alunna di prima e così scrive nel gruppo di fb della classe: Bene ragazzi, ci si vede l’anno prossimo… Non avrei mai immaginato di finire un anno scolastico così, l’avevo immaginato come una festa per tutti… Tutti con un sorriso stampato in viso bagnati fradici per i gavettoni e invece è finito con il terrore negli occhi di tutti… Se l’estate doveva iniziare così preferivo non iniziasse… (Francesco Mele, da Carpi)

Anno scolastico 2011-2012: quando i duri cominciano a giocare, sulla pelle nostra
di Tullio Carapella

Lo Stato monta pesantemente sulle groppe di questi zappatori come Michael, divora il frutto del loro sudore e in cambio gli caca addosso.
J.M. Coetzee, La vita e il tempo di Michael K.

Cominciando dalla fine: bombe sulla scuola
Scrivere oggi, ai primi di giugno del 2012, un bilancio di questo anno scolastico, non credo sia possibile senza ricordare la morte di Melissa Bassi e il sangue, i feriti e il terrore del 19 maggio, a Brindisi. Non è la prima volta che la morte entra a scuola Continua a leggere→

Curiosità per… il limite, il mistero, l’assoluto

Curiosità, ossia una vita come continua giovinezza

Ciclo di incontri nel centenario della nascita di Fosco Maraini

Quarto incontro mercoledì 6 giugno, ore 17.30

Francesco Tomatis

Curiosità per… il limite, il mistero, l’assoluto

Firenze, Palazzo Giovane
Vicolo di Santa Maria Maggiore 1

 

La montagna è il luogo privilegiato per la curiosità e la ricerca più estrema. Nella dimensione montana l’uomo può fare autenticamente esperienza personale della verticalità del limite. Affrontando il pericolo a cui espone la montagna, è possibile con gradualità, passo a passo, camminando e pensando, esperire il proprio orizzontante limite, orizzonte esistenziale. Il limite umano si staglia sulla verticalità illimite della montagna, che opprime e libera, assieme, attraverso i suoi due versanti-volti: di negativo mistero e di assoluto positivamente interpretabile. L’alpi-mistica, montanara e alpinistica, può così aprirsi alla comprensione vivente della rigenerabilità della natura nei suoi elementi, liberamente fruibili con cura. Continua a leggere→

Le “Poesie complete” di Julio Llamazares

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

I libri di Amos Edizioni, piccola casa editrice di grande qualità, si contraddistinguono non solo per la bellezza materiale dei volumi, ma per i contenuti d’eccellenza. La raccolta delle Poesie complete di un grande autore spagnolo, Julio Llamazares, a cura e per la traduzione di Sebastiano Gatto (con testi a fronte in castigliano), offre un insight (non a caso uso il termine inglese, perché non c’è un equivalente italiano altrettanto pregnante: forse dovrei dire uno “sguardo penetrante”, ma non renderebbe l’idea) in un intero mondo, non solo nello stile e nella visione del mondo del poeta.

A tutto questo siamo egregiamente introdotti dall’intervista all’autore da parte dello stesso curatore, oltre che dalla postfazione di Llamazares. Che non è solo un autore di versi, va detto. Nella sua produzione lirica, tanto rada quanto essenziale e quasi ermetica, esprime un ricco pentagramma e un intero campionario di sfumature emotive, fatto non soltanto di toni e semitoni, o di colori primari e secondari, ma di microtoni, di sfumature intermedie che danno il senso della profondità e della complessità di un’intera esistenza.

Un tema ricorre come in una follia, nelle poesie di Llamazares. E mi è personalmente vicino, per un motivo che dirò alla fine. Si tratta del suo paese, Vegamián, scomparso sotto un lago artificiale, ma rimasto permanentemente nella sua memoria come un bacino di memorie e di potenzialità inespresse. Tutte le poesie di questo autore sono venate da un senso di “spora sommersa”, in cui suoni e le percezioni sembrano dilatarsi all’infinito, seguendo percorsi ritmico-melodici che attingono alle profondità del suo essere. Continua a leggere→