l’astro in collina che calunnia il sole
unghia di luce estro d’avvampo
oh quale musica è scampo di condono
sul lastricato d’esito palustre
e genio d’eloquenza non ha il lupo
del mistico conforto dello stagno.
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
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Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, Cielo indiviso, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni, 2008
«A Rimbaud. Io lo capisco quel silenzio del mare / e quel chiarore del cielo / che parte da me / e non dal mare e non dal sole / ed è l’eternità. / C’est la mer allée avec le soleil » (p. 72 ).
Questo omaggio a Rimbaud (il verso citato appartiene a Una stagione all’inferno) chiude la seconda tranche di poesie del libro (Mar Mediterraneo – Tirreno e Ionio). La prima era stata dedicata ad un sensuoso atto d’amore per Lisbona (Oceano Atlantico – Lisbona e Algarve) e la terza, invece, lo sarà al mare come metafora del mondo (Mare Mediterraneo – nei dintorni delle cose). Le tre parti si congiungono, comunque, nella consapevolezza della indivisibilità della realtà ultima delle cose (come pure recita e si deduce certamente dal titolo generale del canto).

La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Continua a leggere
due sonetti di Matteo Ciucci [pubblico due sonetti di Matteo Ciucci che già avevamo con piacere letto qui, a.s.]
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Porti nei tuoi occhi un fiore d’autunno.
Non già quello delle piogge di ottobre,
della bruma che avvolge la rugiada
adagiata in silenzio fra i fili d’erba.
E’ l’autunno delle foglie imbrunite,
dei mattini dai tepori gentili,
dai profumi di cuoio conciato,
dal sapore di terra feconda.
E questo tuo sguardo si schiude al mondo
come il fragore di una stagione:
raccoglie calore, offre passione.
Del ragazzo che indugia ad osservare,
non resta che una nuvola cullata
di sogni, o un’anima franta, nel cuore. Continua a leggere
Dalla Redazione de La Gru
Caro amico e lettore,
a questo link troverai la versione definitiva dell’e-book Calpestare l’oblio, cento poeti italiani contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società dello spettacolo italiana.
Hanno collaborato alla realizzazione di questo piccolo gioiellino dell’autoeditoria elettronica alcuni dei più importanti esponenti della poesia italiana contemporanea, mentre gli artisti Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella ne hanno curato la grafica e le illustrazioni. Continua a leggere
Pero el amor
Sea la muerte de capa negra
y su aureola de un amarillo intenso
y tenga las costumbres que a ella le dé la gana;
pero el amor que sea
como se practica en los trópicos:
cuerpos en pugna con la tenacidad del mediodía,
espaldas aplastando la yerba calcinada
donde el verano esconde sus pezuñas de pájaro,
y humedades mordidas,
impacientes,
y el rasguño en cal viva
bajo el chorro solar.
vagabonda blu
di Irma Immacolata Palazzo
in coproduzione con Musica per Roma e la collaborazione di Fondazione Roma-Poesia
GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA
con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – SALA PETRASSI
V.le P.De Coubertin, 30
Martedì, 23 marzo ore 21
COSIMO CINIERI
in
VIANDANDO QUI E ALTROVE
Torniamo alle sette stanze che avevamo accantonato e soffermiamoci sulla quinta, dove la critica sociologica ci attende per presentarsi brevemente. E’ la più ambigua, perché tra sociologia e letteratura può manifestarsi una sorta d’incompatibilità, considerato che la critica dovrebbe avere una posizione dominante, volendo conservare una propria identità. Eppure la prassi in uso nelle istituzioni culturali ha fatto sì che la sociologia della letteratura non solo venisse alla luce, ma finisse addirittura con l’assumere una fetta consistente nello studio ufficiale della disciplina, annettendo opere in qualche modo contenenti un riflesso sociale, all’interno di una dialettica infinita fra critica storica, filosofica e militante. Continua a leggere
“L’Intraprendenza”, un testo di Maria Grazia Lenisa, da “L’Ilarità di Apollo” (Bastogi, Foggia, 1983).
L’INTRAPRENDENZA
Altro dono non ebbi che lei (vegetale, astro,
animale fantasia, trasparente corpo), Lei,
che dette alla mia razza infima l’inaudito
lusso del gong che suona nelle vaste sale
del tempo dove l’Irlandese dice forte:
“V’è assai pià intraprendenza nell’andar nudo”
E non è facile, mi lasciai la benda
sopra gli occhi per non vedervi, la grafica
autorità del corpo (seccati i bozzoli
dell’iride) palesemente a dire, noncurante
di chi ascolta. Continua a leggere
Oggi fra la posta del vecchio scrittore c’è un pacchetto doppiamente curioso: dalla forma e dalle dimensioni si capisce che non contiene un libro, e il mittente sull’involucro (che lo riporta a un doloroso segreto di famiglia di cui pensava di essere ormai l’unico depositario) è sfacciatamente falso. Il vecchio si trattiene a stento dall’aprire il pacchetto davanti alla custode, si ritira in casa più in fretta che può, e lì giunto taglia il nastro adesivo, lacera l’incarto marrone: dentro una piccola scatola, e dentro la scatola, tra fogli di carta velina, una chiave, che riconosce subito.
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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
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Emma contro Emma. Daniele Borghi, L’altra vita di Emma , Ravenna, Fernandel, 2010
E’ ben nota l’espressione di orgoglio (che però gli costò un notevole pregiudizio da parte dei suoi contemporanei) e di fiducia nella propria potenza stilistica che spinse Gustave Flaubert a dichiarare che Emma c’est moi! (a proposito dell’eroina del suo grande romanzo Madame Bovary). Come è noto, Emma si uccide alla fine di un’infelice percorso esistenziale che la porta a tradire il marito Charles e a invaghirsi di un uomo, Rodolphe, che poi l’abbandonerà quando si sarà stancata di lei.
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Nell’apprendistato, dice il Governo. In un Paese (l’Italia) dove nel 2008 il 47% della popolazione aveva come titolo di studio solo la licenza di scuola media inferiore. Dove l’abbandono scolastico sfiora il 22% (la media europea è del 15%). Dove (rapporto Isfol) sono 126.000 (5,4%) i giovani tra i 14 e i 17 anni fuori da qualsiasi persorso di istruzione e formazione. Nel 2006 il Governo allora in carica in Italia innalzò l’obbligo scolastico a 16 anni. Adesso il Governo stabilisce che a 15 anni si possa accedere all’apprendistato, introducendo un conflitto tra norme, essendo vigente la Legge 296/06 che fissa a 16 anni l’età minima per lavorare. Si torna a una precoce scelta tra istruzione e avviamento a un lavoro che non c’è (v. qui e qui).
E se provassimo con la scuola?
di Marina Boscaino
Basta dare uno sguardo all’organizzazione dei sistemi scolastici dell’Europa dei 27 per rendersi conto dell’errore compiuto Continua a leggere
Da Lettere a e
Cose non capite:
quelle ferite facilissime
al cuore marzapane
le preghiere inaudite al dio animale
muso lungo di matita
le urla rimaste nello spazio
gommato
la cicatrice
preventiva.
Teresa De Sio. Rondine
Da: Primo Viene L’Amore (1997)
Lei aveva un’aria serena
dentro al suo abito da sposa
e un’andatura leggera
sembrava una maestra di ballo
Uscendo poi dalla chiesa
il sole forte l’abbagliò
sentì intorno l’aria del sabato
e con gli occhi socchiusi pensò
se fossi l’ultima rondine
io volerei anche stanca Continua a leggere
di Guido Tedoldi
foto di Valter Binaghi
Milano, venerdì 19 febbraio 2010, Blam bar. Il programma della serata prevedeva la presentazione de Il magazzino delle alghe, oggetto narrativo dirò poi perché l’ho chiamato così) coordinato da Marino Magliani, pubblicato da Eumeswil e scritto da 20 scrittori noti nel web e sulla carta stampata.
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(Nadia Campana. Da “Poesia” novembre 1990)
Per Nadia Campana.
di Maria Pia Quintavalla
Visto l’ultimo film di Marina Spada su Antonia Pozzi, ho – inevitabilmente – pensato a Nadia. Al frammento che si usa, come forma artistica, quando si deve ri-costruire o riparare alla pochezza, in un gesto d’amore, della memoria. Sono delle ricercate, delle scomparse.
Ho trovato grande l’analogia creata nel film, fra l’immagine di Antonia Pozzi, che sbocconcella e poi sputa, di nascosto, nel palmo della mano, l’arancia, subito dopo un’immagine eco cardiaca, diastole e sistole: la timidezza di lei rivelata. Così bella, altrettanto, sempre nel film, la sacralità di rivisitarne lentamente i luoghi vissuti. Se questo rito è vero, dà salvezza, e noi dovremmo terminare quelle tappe di avvicinamento al luogo natale (e mortale), per lei, di Cesena. Continua a leggere
Unterm Machandelbaum
to Rachel Wetzsteon (1967- 2009)
Dies ist die Stelle
wo ein Kuss
immer den Falschen trifft,
die Kuckucksuhr
ihr Haifischblut
in meine leeren Arme bricht,
brennend vor Scham, Schande
und Glück.
Bin ich verwechselbar?
Wirst du an meinen Wunden mich erkennen? Continua a leggere
Adelio Valsecchi, In lotta con Dio. Il rifiuto , la fede in alcuni scrittori del XX secolo, Mimep-Docete.
Dall’ Introduzione
………..Gli scrittori, per loro natura, descrivono la realtà del mondo e dell’uomo mettendo in equilibrio o in pieno contrasto, le ragioni della mente e le pulsioni del cuore. I sogni, le astrazioni, spingono l’artista ad uscire dall’immobilità dei concetti per accedere al dinamismo dell’esistenza reale. Ma è difficile decodificare compiutamente le allusioni, le suggestioni, i simboli, le immagini del poeta e del narratore. Ecco la necessità di indagare, senza prevenzioni, insinuandoci nella psicologia dello scrittore, per raccogliere, anche in modo frammentario, le velate sincronie, le molteplici discordanze sul concetto di Dio e sulle sue più varie configurazioni. In alcune opere il volto di Dio è esplicito, in altre si impone un’indagine più approfondita negli scritti autobiografici, negli epistolari dove il tono estetico è abbandonato per lasciare il posto all’immediatezza dei ricordi e delle aspettative sulla vita, sulla morte, sul Trascendente…………… Continua a leggere