di Vittorio Zucconi
Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l’Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile. Continua a leggere










Quando arrivammo di mattina presto nella cittadina, dopo un interminabile viaggio in autostop, la spiaggia a due passi dal centro ci sembrò una specie di Eden popolato da una fauna variopinta e cosmopolita di frikkettoni e dropouts. Molti stavano ancora dormendo nei colorati sacchi a pelo, qua e là in qualche falò gli ultimi bagliori di brace combattevano con il salmastro; qualcuno s’era appena alzato e cercava di riprendere contezza di ciò che lo circondava dopo una nottata complicata, qualcun altro stava seduto in faccia al mare con i piedi nell’acqua e cappuccio in testa. Trascorremmo in quella spiaggia una settimana perfetta.