Archivi categoria: Letture

Il Capitano Mario (V)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV)

NOZZE: COME AVVENTURA

Era il 3 ottobre 1935

Attendevamo, numerosissimi, nella piazza principale di Cantù il discorso del Duce, diffuso dagli altoparlanti. Uno di quei discorsi, bellissimi, che mi erano sempre piaciuti. Nessuno parlava, né forse parlerà, come lui che ipnotizzava le folle.

Quel giorno proclamò la dichiarazione di guerra all’Abissinia.

Sentii di odiarlo.

Ed era la prima volta che provavo un sentimento di odio contro qualcuno. Improvvisamente: odio e delusione. Ero violenta nel mio sentire: tutto sommato comunque non ero ancora antifascista: anzi ero sempre entusiasta per le imprese eroiche e anche per il fascismo. Come eravamo giovani; come eravamo inesperti! Ma non avrei mai potuto credere che un dittatore potesse assumersi la responsabilità di gettare un popolo in una guerra, di far morire anche un solo uomo. E unicamente per soddisfare la propria ambizione. Non era un sanguinario: lo diventò perché lo volle: lui solo. Non ci fu un applauso, non una musica. Tutti se ne andarono, in silenzio. Erano gente seria.

Mario era a Vipiteno.

Aveva assolto agli obblighi del servizio militare, aveva il congedo firmato e stava per rientrare a Pavia, per laurearsi.

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L’attimo dopo – di Massimo Gezzi(Luca Sossella 2009)

Massimo Gezzi (1976) è saggista e traduttore, docente di Italianistica all’Università di Berna e, per Edizioni Atelier, ha già pubblicato nel 2004 “Il mare a destra”.
Questa nuova silloge comprende un lasso temporale di 5 anni ( 2004-2009) ed è divisa in 5 sezioni. La prima eponima, mentre l’ultima è intitolata “Poco prima”. Così si snoda, nel flusso circolare di questi 5 tempi, un paradosso temporale che sfocia nelle forme di un congedo che non termina, di un nuovo inizio in exitu, insomma di un finale che non chiude, ma piuttosto spalanca la porta a nuove ipotesi e soluzioni che sembrano già preannunciate, con una specie di inchiostro simpatico, nelle liriche che compongono questa raccolta. Continua a leggere

“Semprevivi”( Pequod 2009) di Adelelmo Ruggieri

 

Porta Marina Viaggio a due nelle Marche dei poeti” (Pequod 2008) è un testo scritto a quattro mani da Massimo Gezzi e Adelelmo Ruggieri, dove i due poeti della Marca fermana indossavano vesti per loro non usuali: Gezzi quelli del saggista, dell’agrimensore oculato che, a dispetto della sua giovane età, mostrava di saper fornire un bilancio attendibile e composito di quella galassia densa ed aggrovigliata che è la poesia marchigiana, Ruggieri quelli del paesologo sui generis, che in prose fitte di tagli, squarci, ambienti, luoghi, rifletteva da par suo sulla relazione che s’innesta tra paesaggio e composizione formale e materiale di un testo. In fondo, quelle prose sembravano una risposta, anche se tardiva, alla domanda che era stata alla base del progetto di “Residenza”(1980-81), la trasmissione radiofonica ideata e diretta dal poeta anconetano Franco Scataglini, insieme ad intellettuali del calibro di Gianni D’Elia, Massimo Raffaeli, Francesco Scarabicchi:“ Che cosa significa essere qui e non altrove? In che modo tale esser-ci segna una scrittura o, più semplicemente, un modo di rapportarsi al mondo?”. Questa interrogazione rimane del resto aperta e viva anche nelle raccolte poetiche di Adelelmo Ruggieri: una vocazione poetica la sua che si muove all’interno di quel particolare settore della poesia marchigiana che, come sosteneva Paolo Volponi, sta nel gusto del paesaggio, nella ostentazione piana di un undertastement soffuso di un elegante pudore , “di una riserva verso le cose nominate come se la loro nominazione coincidesse con la paura di guastarle”. Continua a leggere

Joyce Carol Oates: la spietatezza della narrazione come unico risarcimento alla crudeltà.

Non si è smentita J. C. Oates: al Festival Letterature di Roma 2010 ha letto un pezzo (il primo capitolo del suo nuovo romanzo in corso di scrittura) che celebra il filo rosso della sua durissima, splendida narrazione. Settantadue anni ben portati e ben vissuti, con decine di romanzi pubblicati negli Stati Uniti e tradotti in quasi ogni lingua, centinaia di racconti, e poi ancora saggi (molti sulla boxe), poesie, pièce teatrali, sceneggiature. Prolifica e grande artigiana della scrittura, la sua visione del mondo è sempre dalla parte dei deboli, a cominciare dalle donne. Non si fa incantare dalle supposte conquiste della donna occidentale e continua a procedere spedita nel denunciare abusi e soprusi vissuti ogni giorno, con un occhio femminile e femminista sul mondo, implacabile nel fotografare la società statunitense per quella che è.
Uno dei suoi romanzi più famosi, “Blonde”, biografia romanzata di Marylin Monroe che sta per diventare un film interpretato da Naomi Watts, è abbastanza paradigmatico del suo lavoro: la bellezza manipolata, lo sfruttamento della debolezza, il senso di falso potere della donna bella che non si sa amare e per questo diventa schiava dell’uomo, disposta anche a fingersi stupida pur di piacere. Continua a leggere

Il “golden boy” del calcio italiano.

Franz Krauspenhaar

Nel 68 Sivori viene ceduto, e il Milan torna a vincere dappertutto. Gianni Rivera, “golden boy” del calcio italiano ma anche “abatino” per il. sarcastico  giudizio del geniale Gianni Brera, scrittore finissimo, un Gadda che fa vedere le trippe più che di se stesso della selvaggina di cui, animale padano voracissimo di vita sport scrittura e cibo e vino, si ciba in lunghe scampagnate, sia fatte per sue conto che nella tivu dell’era Bernabei.  Famosa e godibilissima, una puntata del 57 delle scorribande per l’Italia dello scrittore-regista torinese Mario Soldati, che alla trattoria Ferrari di Pavia assistono e commentano la mondatura delle rane. Brera è di San Zenone Po, verso Stradella, è di quelle genti venute e situate negli acquitrini, dove si coltiva il riso, spesso amaro, e dove le province di Piacenza e Vercelli quasi si uniscono. Brera è figlio di un’atavica fame – d’altronde  le rane sono animali della fame come i gatti, animali dei campi acquitrinosi come i gatti lo sono delle colline venete e toscane. Brera è tifoso delle due milanesi, equidistante, critico impietoso ma anche avvolgente, come se la sua stazza che pare da ex lottatore di greco-romana (ha il fisico simile a quello dell’attore italo-francese Lino Ventura) potesse avviluppare le due grandi milanesi in un abbraccio che è affettuoso ma talvolta anche stritolante. Dunque Brera, il re dei giornalisti sportivi, questo straordinario prosatore e inventore di neologismi – tra cui “libero” e “centrocampista”- vede Rivera come una specie di figlio intelligente ma anche degenere. Lui ama il calcio nordico, fisico, si sente uomo del nord, antesignano colto e intelligente dei leghisti della penna. Continua a leggere

Il Capitano Mario (IV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III)
La bicicletta

Altro sport – ma questo era piuttosto una necessità – era la bicicletta, sua inseparabile compagna.

Dalla quarta ginnasio fino alla fine della terza liceo, vale a dire per cinque anni, aveva viaggiato ogni giorno, col sole e con la pioggia, andata e ritorno, lungo i cinque chilometri e mezzo della grande strada provinciale per Brescia, che separavano la casa dalla scuola, in bicicletta. Non c’era affatto traffico allora: qualche raro carro agricolo, qualche rara carrozza. Ed era così abituato alla guida, che spesso ripassava le lezioni pedalando.

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“Meglio andare lontano”, di Antonio Steffenoni

Recensione di Giovanni Agnoloni

Antonio Steffenoni, Meglio andare lontano (ed. Carte Scoperte, 2010), € 18,50

A volte si pensa che il tempo sia qualcosa che s’incrosta, una melassa semifluida che progressivamente si solidifica e diventa immutabile.
È vero ed è falso. Dipende.
Meglio andare lontano, di Antonio Steffenoni, scrittore italiano di origini ispano-cubane già pubblicato da Rizzoli, Einaudi e Tropea, con questo romanzo edito da Carte Scoperte (oggi Excelsior 1881) scende nel cuore del concetto di contemporaneità. Tutto è contemporaneo a tutto, infatti, nella vita del suo protagonista, il commissario Ernesto Campos, ricercato dopo trent’anni dal suo amico Fabrizio, che era fuggito a Cuba dopo una “notte di tregenda” inabissata nei baratri della memoria, con sei parole (Me ne devo andare. In fretta), che avevano reciso bruscamente un’amicizia rimasta viva e forte dentro l’animo di Ernesto. Continua a leggere

This Wheel’s on Fire, Bob Dylan and the Band

È una vicenda piuttosto nota, ci sono articoli e interi libri sugli indispensabili nastri magnetici dallo scantinato, incisi alla meno peggio con due mixer stereo a valvole Altec, un set di microfoni da studio Neumann recuperati dopo una tournee di Peter, Paul and Mary, il trio vocale folk così di successo in quegli anni, e soprattutto il fidato registratore a bobine Uher usato nel tour del 1966.

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“Nuova letteratura fantasy”, “Virus 71”, “Master Desire & Lady Libido”

Vi segnalo di due libri diversi, ma che daranno inizio a un percorso artistico comune: Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Eumeswil) e Virus 71 di Chiara Daino (ed. Aìsara).

Sono in arrivo tre presentazioni di queste opere, che introdurranno quelli che presto diventeranno gli spettacoli teatrali di DainoAgnoloni, dal titolo Master Desire & Lady Libido (© Chiara Daino & Giovanni Agnoloni, 2010).   Continua a leggere

Non prendiamocela con una fiaccola nel buio – di Severino Cesari

«In questo saggio, Dal Lago cerca di venire a capo del fenomeno Saviano-Gomorra, analizzando esclusivamente ciò che l’autore ha scritto.» Così il risvolto di copertina di Eroi di carta di Alessandro Dal Lago, edito da manifestolibri. Un testo con cui in molti hanno polemizzato (Adriano Sofri, Paolo Flores d’Arcais, Pierluigi Battista; e che lo stesso Dal Lago e il suo editore, Marco Bascetta, hanno difeso sul manifesto. Perbacco, perché mai non avremmo dovuto pubblicare una «decisa analisi critica (seria, rigorosa e diffusamente argomentata) di Gomorra?», sostiene con veemenza Bascetta, il 30 maggio. E: «Mi si critica non per quello che dico ma perché lo dico» sostiene e si lamenta Dal Lago (il 3 giugno). Dal Lago, si rassicuri. Non mi interessa sapere perché lei «dice quello che dice»; può dire e scrivere tutto ciò che vuole. Mi interessa invece dare una buona notizia al lettore del manifesto: è proprio quello che lei dice a essere sbagliato. Continua a leggere

Il Capitano Mario (III)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II)
IL PERSONAGGIO

Sarebbe il caso, a questo punto del romanzo, di innestare – per dirla nel gergo automobilistico – la marcia indietro, allo scopo di poter vedere in piena luce il personaggio inserito nella sua vicenda “storica”. Parole auliche, ma non è forse ciascuno di noi inserito nella storia umana per il breve spazio della sua vita, proiettata dal passato al presente, protesa verso il futuro e oltre la vita?

C’è sempre una certa sfumatura misteriosa nei contorni di un disegno che tenta di racchiudere entro tratti precisi una figura umana e non può riuscirvi mai in assoluto, dal momento che noi non conosciamo neanche noi stessi. Continua a leggere

Incontro con Davide Sapienza a Senigallia

Incontro con lo scrittore Davide Sapienza
Martedì 15 giugno, ore 21.15
Cortile della Biblioteca Comunale Antonelliana
Via Manni, 1 – Senigallia

(In caso di cattivo tempo l’incontro si terrà presso la Sala Conferenze della Biblioteca)

In collaborazione con librisenzacarta.it
Intervista con l’autore a cura di Andrea Bacianini e Valeria Bellagamba

Con speciale attenzione per il libro più recente di Davide Sapienza

La Strada Era L’Acqua
(Galaad Edizioni, 2010)

Un viaggio con Bacon: la transunstanzazione secondo Franz Krauspenhaar

di Giuliana Bottino

“Il cinema non presenta solo delle immagini, le circonda di un mondo. Per questo ha cercato molto presto circuiti sempre più grandi che unissero un’immagine attuale a immagini-ricordo, immagini-sogno, immagini-mondo” (Gilles Deleuze, L’immagine-tempo).

“Il porno è un virus. Per analizzarlo bisogna farsene contaminare, contagiare anche linguisticamente, anche a costo di diventare volgari” (Simone Regazzoni, Pornosofia-filosofia del pop porno.)

Così come per Franz Krauspenhaar scrivere di Bacon è rivelarsi regista in chiave pasoliniana, per scrivere del libro Un viaggio con Francis Bacon di Franz Krauspenhaar ho dovuto assumere un punto di vista altro, quello offertomi da un filosofo delle arti visive, Simone Regazzoni, autore del recentissimo “Pornosofia – Filosofia del pop porno” (in uscita per Ponte alla Grazie). Continua a leggere

Un altro senso. Di Anna Maria Curci

(Onda)

Un altro senso
di Anna Maria Curci

Qualche tempo fa, scrivevo: “Le domande sono un dono”. Mi è capitato di dare senso e sostanza a un’altra affermazione, nella cui veridicità credo da tempo, ma che mai come ora si è manifestata con chiarezza:: “I punti di vista ‘altri’ sono un dono”. Che cosa è successo nel frattempo? In un momento di pausa da corse, gare e incitamenti della squadra degli Zuzzurelloni nei “Giochi senza quartiere” dell’annuale “Sammarcanda”, mi fermo a chiacchierare con D., che dall’alto dei suoi dieci anni mi comunica serissimo “Dio si è incarnato due volte: Gesù e San Martino”. Nella confusione che ci circonda, non colgo il secondo nome, che gli chiedo di ripetere. Dopo aver seguito un servizio televisivo e aver letto il capitolo conclusivo, Sensi soprannaturali, del volume Gli imperdonabili, che raccoglie scritti di vari periodi di Cristina Campo, ho colto finalmente il punto di vista di D., che ha dato a Martino, trasfigurato dal suo atto di generosità nei confronti del povero, la natura divina, quella di Dio che si manifesta nell’ultimo, nel bisognoso, nel perseguitato. Continua a leggere

La Punta della Lingua 2010

Ancona e Portonovo 16-27 giugno

Organizzazione: Nie Wiem
Responsabile: Valerio Cuccaroni
Direttore Artistico: Luigi Socci

Mercoledì 16 giugno

Portonovo / Chiesa di S. Maria
H 18.45
POETI NUOVI
Franco Buffoni presenta i poeti del X Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2010)
Letture di Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Luigi Nacci, Francesca Matteoni, Italo Testa

Portonovo / Fortino Napoleonico
H 20.30
Cena a buffet

Portonovo / Fortino Napoleonico
H 21.45
Franco Buffoni presenta il suo libro di poesie Roma (Guanda, 2009)

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Giovedì 17 giugno

Portonovo / Fortino Napoleonico
H 18.45
APERITIVI POETICI
Presentazione della rivista Argo (Cattedrale, 2010)
Letture dei poeti Franco Buffoni, Manuel Caprari, Manuel Cohen
Interventi musicali: Samuel Manzoni
Cocktail by Varnelli Continua a leggere

Intervista a Marino Magliani (di Angelo Ricci)

Da qui

Definire Marino Magliani uno scrittore del territorio è sicuramente riduttivo. Certo, lui stesso dice di avere quasi sempre scritto della sua terra, la Liguria. Ma le implicazioni della sua narrazione sono così profonde da trasfigurare il palcoscenico delle sue storie in un vero e proprio luogo dell’anima. Ha pubblicato, fra gli altri, per Sironi, Longanesi, Eumeswil. Il suo ultimo romanzo è Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava, pubblicato per i tipi di Senzapatria Editore. Con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), scritto con Vincenzo Pardini, ha vinto la VI edizione del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio.

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Il Capitano Mario (II)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I)

Hic incipit…

Hic incipit.

Esami di maturità.

E poi esami di concorso: tormento della nostra generazione, che i pochi superstiti rivivono ancora nei sogni di qualche notte angosciosa. Riforma Gentile: noi ne siamo stati colpiti in pieno, ed eravamo in prima linea, come i soldati al fronte. Tutto ci chiedevano: tutto lo scibile. C’era da impazzire.

E fu così che un giorno, sollevando la testa dai libri della biblioteca, io gli proposi di prendere insieme una boccata d’aria: eravamo come ubriachi per il troppo studiare, ed era un giorno così bello, sfolgorante di luce viva, nel pieno sole estivo. Lui si preparava per la maturità, io l’avevo già superata da tempo e studiavo per l’abilitazione e i concorsi.

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“Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava”, di Marino Magliani

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani
Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava
Ed. Senzapatria – € 7
(prefazione di Giulio Mozzi, copertina di Mario Bianco)

In attesa della presentazione di Asti, domani 5 giugno, alle ore 17,30, nell’ambito di A Sud di nessun Nord, il festival multidisciplinare sul tema del viaggio, presso la Locanda del Pellegrino, ecco una descrizione dei contenuti di questa nuova opera di Marino Magliani.

Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava è la storia di un viaggio nella memoria. Marino Magliani scende nel territorio a volte fluido, altre limaccioso, del passato, incrociando con grande sensibilità itinerari reali e percorsi onirici. Parte dal tempo dell’infanzia, dai rituali di vita di paese nell’entroterra ligure e dalle messe servite come chierichetto, con le percezioni olfattive e tattili di quegli antri di chiese povere, e ci porta con sé in un viaggio che interseca il presente della sua ricerca con le fasi della sua vita di bambino, e poi di adolescente e di giovane, segnate da allontanamenti da casa dapprima voluti, quindi sempre più venati da tinte di distacco, lacerazione e struggente nostalgia. Continua a leggere

Un tipo da montagna

di
Roberto Plevano

§ Un tipo da montagna

Ci avviammo lungo un sentiero che s’inoltrava nella pineta. Andavamo alla spiaggia nascosta, l’ultima con un accesso difficile, o non proprio alla portata di tutti (ma alla nostra sì…), e lì non avremmo trovato bambini, ombrelloni, borse e carrelli. Siamo gente essenziale: lasciata la macchina sulla strada in alto, con noi solo un leggero ricambio e un telo da stendere sui ciottoli.

L’accesso è difficile e rischioso, ma non è un fastidio, è un piacere. Nostra è la costa, e tutti gli anfratti e pareti (così pensavamo). Con il caldo e le giornate lunghe si va, ci si arrampica, si discende per gli scogli taglienti, a picco sul mare. Ci spinge il desiderio di stare al sole come le lucertole, ferme finché c’è quiete, per l’intero pomeriggio. Certamente, inutile illudersi, la gente arriva comunque, col gommone, colla barca… Non saranno tanti, è ancora presto, non è alta stagione, ci diciamo.

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