Archivi categoria: Letture

L’alba dell’uomo nuovo (tre quadri)

L’ALBA DELL’UOMO NUOVO (TRE QUADRI)
Di Saverio Fattori


QUADRO #1

Chiusi la porta, bevvi un litro d’acqua e cloruro di magnesio a forte rilascio lassativo, il mio organismo doveva essere purificato. Scrissi due cartelle molto fitte, tutto nel mio cervello si intersecava alla perfezione,  la mia calotta cranica era arredata come un sushi bar, linee nette, molta luce, di colpo tutto fu chiaro. Scrissi di cucina tradizionale e pulizia etnica, rodei di toro meccanico e messe sataniche, pallavolo extreme-fetish-lesbo e animali domestici crocefissi. Scrissi di pesca sportiva e scuole di ballo. Tenni il tutto a mollo per qualche ora nell’acqua termale di una teoria apocalittica elaborata da un gruppo di ricercatori dell’est Europa. Quattro studiosi perfidi e malinconici, quattro gemelli che vissero in una dacia bulgara dal 1956. Continua a leggere

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.

(ritorno serale)

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.
Di Nadia Agustoni

Un libro del 2007, trovato per caso e di cui voglio parlare, curato da Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Antonia Pozzi Nelle immagini l’anima, Ancora editrice 2007 pag. 111 euro 22, interessante sia sotto l’aspetto delle immagini che nella scelta dei testi che le accompagnano, ci consegna in un’antologia fotografica una scelta degli scatti che la poeta realizzò nell’arco della sua breve vita. Complessivamente l’opera fotografica di Pozzi consiste in 2.800 immagini quasi del tutto inedite. Il volume, quindi, colma almeno in parte una lacuna.
Le poche poesie riportate e alcuni commenti dell’autrice, permettono di scorgere quel senso segreto che sembrò guidarla e che forse infine le mancò. Le immagini di Antonia Pozzi sono il tempo che visse e il tempo interiore in cui concentrò la propria forza, ma nel consegnarci questo mondo sembra quasi “volesse trovare una giustificazione al vedere”(1). Continua a leggere

Tre poesie della raccolta “L’IDDIO RIDENTE” di Luigi DI RUSCIO

8
per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo

15
con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
e nell’universo rimarrà lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano

18
essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato

*

L’IDDIO RIDENTE
Luigi DI RUSCIO
Zona 2008
Prefazione di Stefano Verdino

Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente. Continua a leggere

Lost – la Morte è attraversamento.

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Per sei anni la serie televisiva Lost ha accompagnato milioni di telespettatori nel mondo, anche in Italia.  Ora che è andata in onda l’ultima puntata – in contemporanea in tutto il mondo – di questa monumentale opera, è possibile trarre sommessamente qualche considerazione.

Lost è un’opera importante perché è una profonda riflessione sulla morte.

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Il Capitano Mario (I)

di
Maria Frasson

Il memoriale è un genere letterario che esprime, nella sua (autentica o simulata) immediatezza, il carattere sociale della letteratura, nella sua genesi, nella destinazione, nel consumo. Nasce spesso da esigenze “spontanee”: un bilancio esistenziale, un bisogno di evocazione, il desiderio che il passato torni a essere per un istante presente, il bisogno di giustificazione o di dissimulazione, una ricapitolazione personale e collettiva, un contributo al senso di identità di una famiglia e di una comunità, la trasmissione di conoscenze e valori tra generazioni, e mille circostanze diverse. Ha per scopo principalmente la comunicazione tra il tempo passato del ricordo, il tempo presente della narrazione, e il tempo futuro di chi leggerà la pagina. Ha per funzione l’insegnare, l’ammonire, il tramandare: in breve, operare in qualche modo sulla coesione della comunità a cui principalmente si rivolge.

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Plutotanatodadacronorgiasticaestop – di Giorgio Brunelli

DORMITO BENEEE STELLAAA…???
E lei a mach 2: smauk 1, smauk 2, smauk 3.
Mi scassava la mascella
sempre e solo col solito tris.
E iniziò così il suo sermone della
sua messa cantata delle 11.
Ma vabbuono tanto era
la domenica delle Palme e
per Antonio Masia e anche per me
il giorno incubo dei giorni di coppia,
che di solito finiscono
sotto a qualche quercia
con l’untume delle costine di porco
sulla bocca. Continua a leggere

Ricordare, dimenticare

di Riccardo Ferrazzi

Qualche anno fa, su un muro pieno di manifesti incollati uno sopra l’altro e ormai mezzi stracciati ne ho visto uno che portava due nomi e sotto una scritta che diceva: “Milano non dimentica!”. E ho ricordato che i nomi erano quelli di due ragazzi uccisi durante gli anni di piombo. Erano ragazzi di destra e il manifesto era, immagino, di AN o di qualche gruppo estremista.
Mi sono domandato se è più civile ricordare o dimenticare. Mi sono risposto subito: no, ricordare si deve. Altrimenti bisognerebbe dimenticare tutto e tutto insieme: la stazione di Bologna e il rogo di Primavalle, oppure l’olocausto, il gulag e le foibe. Continua a leggere

37, 25 anzi 7.

di Linnio Accorroni

A un’età veneranda ho cominciato a scoprire che molte persone erano interessate al mio lavoro in tutto il mondo. Mi sembra strano, perchè mi ricordo di aver pubblicato un libro – dev’essere stato nel lontano 1932, mi pare- e alla fine dell’anno di aver scoperto che ne erano state vendute niente meno che 37 copie”. A parlare così è Jorge Luis Borges ( citazione di secondo grado: riprendo il brano infatti da ‘Letture’ di George Steiner, Garzanti, 2010). Borges esalta quegli happy few che s’erano accostati alla sua opera riflettendo sui motivi della felicità che gli derivava dall’esiguità del numero dei suoi lettori: una gioia paradossale questa, in netta controtendenza con ciò che ogni scrittore, nell’atto stesso della pubblicazione, ragionevolmente si augura. Infatti questi 37 lettori avevano per Borges una peculiarità che li rendeva preziosi e, in un certo senso, ‘ideali’: erano pochi e, in quanto tali, erano ‘reali’o quantomeno immaginabili: “ quelle persone sono reali, nel senso che ognuno di loro ha una faccia tutta sua, una famiglia, vive in una determinata strada. Perché se si vendono 2000 copie, è la stessa cosa che non averne venduta neanche una, perché 2000 sono troppe da cogliere per l’immaginazione. Forse sarebbe stato meglio 7 o 17Continua a leggere

Tradire Gemma Gaetani è cosa buona e giusta

Che cosa è questo Elogio del tradimento (Milano, Vallecchi, 2010, pagg. 244, 12,50 euri)? Tanto per cominciare, un oggetto che mantiene le promesse. Qui, in fatto, si cantano le lodi del tradimento, alla luce di motivi lessicali e filologici, economici, giuridici, ideologici. Sembra uno scherzo e, in parte lo è. Gemma Gaetani era nota finora per l’ibridissimo Colazione al Fiorucci store (Milano, Fazi, 2005) e per difettare in simpatia. A metà 2010 trae fuori da non si sa quale suo cilindro un libello sardonico e tutto paradossale, giocandosi un sarcasmo scettico che tutto sembra fuor che femminile. La dimensione virile, un po’ feroce, molto irridente di queste paginette distinguono l’autrice dalle sue coeve e contemporanee. Non che Gaetani manchi affatto di gentilezza; è che la nasconde benino, così come nega recisa che ci sia spazio per i sentimentalismi. Non ha importanza se l’autrice crede o no a quel che racconta e dimostra – è convincente, autentica, a tratti le si dà persin fiducia. Soprattutto, questo qui è un libro che fa ridere. Ora, poche storie, le donne non hanno questo gran senso dell’umorismo. Per carità, son convinte d’averne a iosa e, come noto, fra di loro ridono un sacco. Qui, al contrario, con l’aria di enunciare verità quasi scientifiche, Gaetani è sovente assai umoristica.
Elogio del tradimento ha come modello scoperto la Modest proposal di Gionata Swift e Defending the undefendable, dell’anarco-capitalista austriaco Walter Block. Rimandi piuttosto alti, come alta è la tessitura culturale di tutto il volume. A fronte di questo, però, Gaetani mostra una capacità non corriva di giocare coi registri tonali. Se il libro diverte, in sostanza, è anche perché si coglie il divertimento dell’autrice a scriverlo.
Di questo Elogio s’è già molto parlato nel blog Satisfiction, ammirevolmente gestito da Gian Paolo Serino. Vale la pena che se ne parli anche qui, perché nel tempo in che le idee stentano a circolare, Gaetani fa la cortesia di sciorinarne parecchie e per lo più non banali.

Le radici sono i nostri figli – seconda parte

Le radici sono i nostri figli – seconda parte
Ragionamento/ipotesi n. 1

Di Matteo Telara

Premessa:
1) La televisione non è Il Male. La televisione è un mezzo di comunicazione di massa ed esiste in tutto il mondo. Ogni casa nel mondo industrializzato ha oggi una televisione. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per consumo di libri. In Italia, dopo cena, non si legge, si guarda la TV.
2) I programmi televisivi sono ad oggi una delle poche cose in comune che i genitori hanno coi loro figli.
3) La maggior parte della programmazione televisiva di fiction, in Italia, ha provenienza estera.

Dopo quasi 5 anni di vita oltreoceano, sono tornato in Italia e ho scoperto che una delle poche cose che io e mia madre abbiamo avuto in comune in tutto questo tempo sono state le serie televisive. Americane o inglesi, per lo più. Continua a leggere

Sergio Rotino, “Un modo per uscirne”

Estratto da

Sergio Rotino, Un modo per uscirne
Abramo editore, 2009
pp. 235, euro 15
postfazione di Marcello Fois

Mi ricordai di un album di fotografie che avevo sfogliato da piccolo. Era un compendio della loro vita, foto del matrimonio di papà e mamma, di loro due in gita da qualche parte o in gruppo, con amici.
Entrai in salotto, aprii le ante della libreria e mi accosciai a scrutare il ripiano più in basso, dove erano rimasti i libri di mio fratello.
Quando decise di andar via, mio fratello assicurò che sarebbe venuto più in là a prenderseli. Imballò prima la collezione di fumetti di cui era gelosissimo e una parte dei suoi dischi, poi la macchina da scrivere, le risme di carta, le carpette di plastica colorata. Ai libri dedicò pochissima attenzione, come se dopo averli letti e riletti non gli servissero più o non gli dessero più stimoli, consumati all’osso. Continua a leggere

Alessandro Fo racconta A.M.Ripellino

   
 

 
 

 
 
 

VENERDÌ 28 MAGGIO 2010, ORE 21.00
OSIMO CENTRO CULTURALE SAN SILVESTRO
IL CIRCOLO DI LETTURA MILTON
IN COLLABORAZIONE
CON LA BIBLIOTECA COMUNALE DI OSIMO
E L’ASSESSORATO ALLA CULTURA

Presentano

ALESSANDRO FO (poeta, saggista, docente universitario)
racconta

ANGELO MARIA RIPELLINO(1923-1978)

ITINERARIO
NEL MERAVIGLIOSO
 
 

 

Poesie e prose
di Angelo Maria Ripellino
 
 

 

PROGETTO MULTIMEDIALE
a cura di Laura Fo
MONTAGGIO VIDEO
a cura di Stefano Caprioli
INTERVERRÀ
Federico Lenzi

INGRESSO LIBERO

Vangelo di Nicodemo (ovvero, delle donne e della Chiesa)

Apparecchiata la croce, gliela diedero e cominciarono a camminare. Gesù giunse fin presso la porta della città. Veniva dietro anche uno dei suoi discepoli: Giovanni. A questo punto, allontanandosi di corsa, va dalla madre di Dio e le dice: “Perchè sei rimasta qui e non sei andata a vedere quello che succedeva?”
“Che cosa è successo?” – domandò essa.
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Teresa Caligiure recensisce “L’inquieto vivere segreto” per “Transfinito”.

“L’inquieto vivere segreto” di Franz Krauspenhaar
Teresa Caligiure
(26.04.2010)

«Oggi hai ripreso a scrivere sulla carta, perché cerchi affetto in te stesso non avendo altra compagnia che la scrittura». Queste le parole che compaiono nelle prime pagine de «L’inquieto vivere segreto» di Franz Krauspenhaar, edito da Transeuropa (Massa, 2009), un libro che si legge tutto d’un fiato, un romanzo breve, ma potente, che costringe il lettore a fare i conti con una cruda e indecifrabile realtà. Continua a leggere

Da “Notte di nebbia in pianura”

Ecco l’incipit del romanzo Notte di nebbia in pianura, di Angelo Ricci (Manni Editore).

«E così, anche per questa sera, abbiamo finito, signori. Come sempre, stare in vostra compagnia, è stata un’occasione unica. Arrivederci e grazie a tutti.»
Il capannone era giallo. Le porte erano di un verde smorto.
«Eppure è in mezzo alla città. Però sembra in campagna.»
I pensieri te li trascini dentro. Tanto per avere qualche cosa da fare. Tanto per avere qualche cosa che ti distragga. Tanto per avere qualche cosa da dire.
Dopo.
Semmai. Continua a leggere

fluSSidiverSi 2010 – Poesia e poeti di Alpe Adria

Flussidiversi, il festival di poesia nato nel 2007 a Caorle si ripropone dal 28 al 30 maggio nella cittadina veneziana.

Nella tre giorni, infiniti “semi di poesia” voleranno sulle acque della Laguna e sui campielli dell’antico centro di Caorle, innalzati nelle sette lingue di in cui si esprimono i poeti di fluSSidiverSi. Sono le lingue che si parlano nelle nazioni e regioni aderenti alla Comunità Alpe Adria.
Voleranno in senso metaforico attraverso un file rouge di versi dipanato lungo più di 56 ore e che vedrà impegnati 26 poeti. Ma volerà anche in senso letterale grazie a migliaia di palloncini, vettori di versi, liberati dai ragazzi di Caorle.

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Johnny Cash, il lungo cammino

di Mauro Baldrati

Esce per l’Arcana, storica casa editrice alternativa, con una lunga tradizione di collane di musica, meditazione, spiritualità, controcultura, Johnny Cash, di Valter e Francesco Binaghi. E’ una interessante fusion di biografia partecipata, più letteraria che analisi storica distaccata – benché la ricostruzione della vita e delle vicende di Cash sia precisa e documentata – e antologia di canzoni tradotte. Quest’ultimo aspetto è stato seguito da Francesco Binaghi, figlio di Valter, studente di 22 anni già appassionato di heavy metal, che si è cimentato con successo coi versi anarchici, malinconici, oscuri e ribelli di uno dei miti della tradizione musicale americana, che trae la sua epica dalla frontiera, dal nomadismo della Grande Depressione, i canti di lavoro del blues rurale, il gospel, i versi d’amore disperato del blues urbano, il country, l’avvento del rock’n’ roll con Elvis, il folk elettrico di Bob Dylan. Johnny Cash, nato in Arkansas nel 1932, scomparso a Nashville il 12 settembre 2003, ha assorbito fin da bambino, come un organismo onnivoro che si nutre li luce e di materia, tutti questi stili, queste tradizioni, e ha iniziato un lungo cammino di formazione alla ricerca di un proprio brand espressivo, che continuasse, rinnovandola, la classicità. Continua a leggere