
Che cosa è questo Elogio del tradimento (Milano, Vallecchi, 2010, pagg. 244, 12,50 euri)? Tanto per cominciare, un oggetto che mantiene le promesse. Qui, in fatto, si cantano le lodi del tradimento, alla luce di motivi lessicali e filologici, economici, giuridici, ideologici. Sembra uno scherzo e, in parte lo è. Gemma Gaetani era nota finora per l’ibridissimo Colazione al Fiorucci store (Milano, Fazi, 2005) e per difettare in simpatia. A metà 2010 trae fuori da non si sa quale suo cilindro un libello sardonico e tutto paradossale, giocandosi un sarcasmo scettico che tutto sembra fuor che femminile. La dimensione virile, un po’ feroce, molto irridente di queste paginette distinguono l’autrice dalle sue coeve e contemporanee. Non che Gaetani manchi affatto di gentilezza; è che la nasconde benino, così come nega recisa che ci sia spazio per i sentimentalismi. Non ha importanza se l’autrice crede o no a quel che racconta e dimostra – è convincente, autentica, a tratti le si dà persin fiducia. Soprattutto, questo qui è un libro che fa ridere. Ora, poche storie, le donne non hanno questo gran senso dell’umorismo. Per carità, son convinte d’averne a iosa e, come noto, fra di loro ridono un sacco. Qui, al contrario, con l’aria di enunciare verità quasi scientifiche, Gaetani è sovente assai umoristica.
Elogio del tradimento ha come modello scoperto la Modest proposal di Gionata Swift e Defending the undefendable, dell’anarco-capitalista austriaco Walter Block. Rimandi piuttosto alti, come alta è la tessitura culturale di tutto il volume. A fronte di questo, però, Gaetani mostra una capacità non corriva di giocare coi registri tonali. Se il libro diverte, in sostanza, è anche perché si coglie il divertimento dell’autrice a scriverlo.
Di questo Elogio s’è già molto parlato nel blog Satisfiction, ammirevolmente gestito da Gian Paolo Serino. Vale la pena che se ne parli anche qui, perché nel tempo in che le idee stentano a circolare, Gaetani fa la cortesia di sciorinarne parecchie e per lo più non banali.