Archivi categoria: Letture

Francesco Recami – Prenditi cura di me

Di solito presto poca attenzione all’immagine sulla copertina di un libro. Così è stato anche per l’ultimo romanzo di Francesco Recami, Prenditi cura di me.
Solo dopo averlo terminato di leggere, ora che giace sul tavolino in cristallo, sotto il gazebo della mia villa in campagna, mentre osservo due cerbiatti brucare l’erbetta del parco, mi rendo conto come in questo caso sia già tutto contenuto lì, in quell’elaborazione grafica ritagliata nel blu Sellerio.
L’immagine in copertina è una natura morta di Antonio Donghi, del 1928. Riguardandola, mi sono chiesto perchè sia stato scelto proprio quel particolare, raffigurante l’angolo di un vassoio con una tazzina da caffè, e un coltello in primo piano, fuori dal vassoio.
E’ un’immagine che mi ricorda le opere di Hopper, specie per le linee di fuga tagliate, in diagonale, a dare l’idea di non completo, di indeterminato. Ed è un’indeterminatezza che c’entra molto con la vita dei personaggi che popolano l’ultimo romanzo di Recami. Sballottati tra un’esausta acquiescenza verso i piccoli personali fallimenti e una lotta a tratti tenera ma spesso disperata con i propri mulini a vento. Continua a leggere

Giuliano Sarti, il portiere gentiluomo

di Franz Krauspenhaar

Stamattina guardo su Rai Storia un servizio del Telegiornale dei ragazzi datato 1967. Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera, è seduto su un pallone in tenuta di allenamento, ad Appiano Gentile, dove si allena la squadra. L’intervistatore, accovacciato davanti a lui, gli fa varie domande sul “mestiere di campione”. Il portiere parla con pacatezza, si esprime senza sbavature, con pulizia di linguaggio e di gesti. Chissà se, neanche settenne, avevo già visto quel filmato. Sarti è un uomo giovane, ha trentaquattro anni, ma il suo modo di parlare, la sua serietà, un filo di orgoglio che gli esce dai movimenti del viso esprimono maturità. Continua a leggere

Emerico Giachery: i luoghi, la poesia, l’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Emerico Giachery, scrittore e professore universitario, è autore di numerosi saggi critici che si caratterizzano per un approccio ai testi letterari non strettamente ‘accademico’. Gli anni trascorsi insegnando Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Roma-Tor Vergata e in varie città europee, tra le quali Ginevra, lo hanno visto approfondire un rapporto vivo con le opere, incentrato su valori strettamente poetici e attinenti all’anima dell’uomo.

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Lettera aperta a Greenpeace di Mario Bertasa

Ciao,
sai che i libri che compri potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? Dal Salone Internazionale del Libro di Torino lanciamo la nuova classifica “Salvaforeste” sull’editoria italiana, che rivela come la maggior parte dei libri venduti nel nostro Paese sia una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. L’Italia, infatti, è il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggior cliente del campione della deforestazione APP (Asia Pulp and Paper).

Al nostro questionario “Salvaforeste” la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani  Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol.  Continua a leggere

Marilù Oliva intervista Franz Krauspenhaar su “Un viaggio con Francis Bacon.”

FRANZ KRAUSPENHAAR

ATTIVITA’: Scrittore
SEGNI PARTICOLARI:Nessuno (almeno credo)
LO TROVATE SU: www.markelo.net
www.lapoesiaelospirito.wordpress.com

Cosa ti senti di essere, nella tua essenza più profonda?

Uno scrittore. Eclettico.

In quest’intervista parleremo del tuo ultimo libro, Un viaggio con Francis Bacon, uscito per Zona Editore nella collana Novevolt.Come definiresti il genere?

Un racconto-saggio. Un ibrido fra narrazione autobiografica e saggistica. In sostanza, un modo molto personale per parlare di un argomento (nel mio caso Francis Bacon). Come se avessi girato per i luoghi, le suggestioni, le parole e ovviamente le immagini di Bacon con una macchina da presa operante in soggettiva.

Attraverso le pagine compi un viaggio non solo artistico. Affronti la poetica dell’autore, penetri la scorza delle immagini ed approdi all’intimo sentire dell’uomo. E cosa trovi? Come tu scrivi: «Trovo dolore a migliaia di chilometri quadrati, deserti accesi di sole morente interi; e trovo rabbia e soprattutto disincanto, quest’ultimo nudo come un verme spellato vivo. Un disincanto, voglio dire, che non lascia nulla ai retrogusti agrodolci che restano anche nelle bocche più avvezze alla degustazione dell’amaro dell’esistenza umana. Potrei dire che il disincanto di Bacon è antecedente a qualsiasi incanto, e se lo chiamiamo così è perché, per dirla tutta, vogliamo renderlo in qualche modo meno terribile, metallico, odioso. Vogliamo nominarlo con qualcosa di diverso e meno repellente al palato dalla parola nullità.» Anche tu hai provato (o provi) lo stesso genere di disincanto?

Lo provo spesso. Il disincanto è una difesa provvisoria. Si stabilisce a seguire di una ferita, un fallimento, una disillusione. E’ una corazza che serve ai senza pelle. Ma, per quanto mi riguarda, è solo un rumore di fondo. Giusto, sano che sia tale. L’illusione, o meglio l’incanto, ricresce sempre, come la pelle nuova. Deve essere così. Continua a leggere

Elastico – di Franz Krauspenhaar

Niente di meglio che perdersi:
in frazioni, curve, tornanti, noi
come serpente, come corda
senza l’impiccato, come molle
per il bucato, come cioccolato.
Parlavo di manto autostradale,
dicevo di cose immense, ma tu
in effetti sei l’elastico che tende
questo momento verso l’alto;
e io non so, io non so più niente.

[Immagine: FK – Japan Stijl.]

Piccole pratiche della sovversione: elogio del congiuntivo

Del congiuntivo, avant tout chose: del congiuntivo, cioè del modo della possibilità e dell’eventualità, dell’incertezza e dell’esortazione, della concessione e del dubbio, dell’augurio e della speranza, del timore e dell’esclamazione. Bastano piccole, banali pratiche quotidiane per assegnare una nuova forma alle nostre relazioni interpersonali, per modificare, almeno in parte, il nostro rapporto con le cose e con gli altri: Continua a leggere

Lamento per Belgrado

di Antonio Sparzani

Nulla sapevo di Miloš Crnjanski prima di leggere questo libro (citato anche qui), curato e introdotto da Massimo Rizzante: fa parte della bella e assai curata collana, Il labirinto del mondo, della casa editrice Il ponte del sale. Lamento per Belgrado, si chiama, e l’autore è di Csongrad, dalle parti del mitico Banato, la stessa terra d’origine di Mileva Mari?, la prima ? e più vera, direi io ? moglie di Einstein. Terre di mescolanze di popoli e di stirpi: come ricorda Rizzante “in Vojvodina si riconoscono ventisei gruppi etnici e sei lingue: il serbo, il croato, l’ungherese, il rumeno, lo slovacco, il ruteno. In uno spazio concentratissimo, la massima diversità: la piccola Vojvodina, situata in questa parte dell’Europa, a causa delle sue differenze è la quintessenza di tutta l’Europa.

La quintessenza, uno dei nomi di quella sostanza eterea distillata da ogni possibile crogiolo alchemico, costituente base della pietra filosofale; qualcosa che è dappertutto e in nessun luogo, come chi si sente esiliato ovunque e ovunque cittadino del mondo, come sembrava sentirsi Crnjanski.
All’inizio dell’introduzione di Rizzante, che non tenterò neppure di riassumere, operazione impossibile dato il tono sempre piacevolmente in bilico tra autobiografia, storia letteraria e divagazione inaspettata, si incontra la strana parola sumatraista: così racconta Rizzante, in diretta da Novi Sad: Continua a leggere

Jean Claude Izzo – Storia di un marsigliese

Recensione di Alberto Pezzini

Può uno scrittore morto arrivare in sogno ad un altro scrittore ? Può dirgli che la città che ha amato, Marsiglia, gli parlerà di lui ?
Può accadere. Con Stefania Nardini. In Jean Claude Izzo – Storia di un marsigliese (pagg. 175, Perdisa Pop, euro 14,00) si è andati al di là. Dopo averlo sognato sul suo letto di morte, ed averne udito le parole, Stefania Nardini – piena la testa ed il cuore dei suoi libri – ci va. Va nella città che sa il Mediterraneo più di ogni altra. Per due settimane di studio e resistenza alla fascinazione. Ci resta quattro anni. Scopre il figlio di Jean Claude, Sebastien, e da lui prende tutto quello che il padre non aveva fatto in tempo a spargere dentro i suoi libri. Continua a leggere

Un grand’uomo che non legge La poesia e lo spirito, non s’imbarca in polemiche letterarie ed è ambasciatore italiano a Cuba

Diplomatico di carriera per mestiere, scrittore per vocazione e divertimento, Domenico Vecchioni pubblica ora a Sesto Fiorentino (FI), con l’Editoriale Olimpia, I signori della truffa (pagg. 190, 16,50 euro). Il sottotitolo è, come sovente nella bibliografia dell’ambasciatore, del tutto esplicativo: L’uomo che vendette la Tour Eiffel e altre incredibili storie di imposture. Nelle circa duecento pagine, infatti, Vecchioni ha scelto una trentina di favolosi racconti d’imbrogli otto-novecenteschi. A partire da quello evocato nel titolo per arrivare fino alla truffa gigantesca del finanziere ebreo americano Bernie Madoff, Vecchioni scorre una galleria di magnifici truffatori e non meno spettacolari ingannati. Come l’autore stesso si premura d’avvertire, le truffe sono presentate in ordine sparso e la misura con cui sono raccontate – poche pagine l’una – consente una lettura casuale. C’è però almeno un tratto che le distingue tutte, e cioè la signorilità sia degli impostori sia, per paradosso, dei truffati. L’esempio più sorprendente è, in questo senso, Michel Chasles. Matematico di fama internazionale e, si suppone, uomo d’intelligenza superiore, Chasles acquista da un Denis Vrain-Lucas lettere autografe di personaggi illustri del passato, da Lazzaro a Giuda, da Pascal (che spiega d’avere scoperto le leggi della gravitazione universale prima di Isacco Newton!) a Giovanna d’Arco. Le lettere sono tutte scritte in moyen français, ma Chasles le compera tutte, spendendo una fortuna. L’epistolografo menzognero viene alla fine catturato e condannato a un piccolo risarcimento ma, sorride Vecchioni, durante il corso del giudizio, il collegio sembra piuttosto interessato a scoprire le ragioni di tanta creduloneria che a punire il colpevole. L’ambasciatore Domenico Vecchioni, ricordava Francesco Perfetti appartiene alla schiatta dei diplomatici scrittori di narrativa; non quindi ai memorialisti della carriera, e nemmeno a coloro i quali, forti di tanta esperienza e di passione, si occupano di storia. Non che soltanto saggista, e ne è buon testimonio la tetralogia sulla storia dello spionaggio, Vecchioni è scrittore a tutto tondo. Se bisogna trovargli degli antenati, siano quindi il Casanova dei Mémoirs o, prima ancora, l’ineguagliabile Baldesar Castiglione del Cortegiano. La speranza per i lettori è che, fra un impegno nella sua attuale sede cubana e l’altro, l’ambasciatore Vecchioni trovi il tempo per un altro prodotto della sua sprezzatura di scrittore e uomo.

Inidipendenti -Giulio passami il libro

 La rassegna letteraria “GIULIO PASSAMI IL LIBRO: “INIDIPENDENTI”, per la serata del 10 maggio alle ore 21,00 vede protagonisti i  testi di Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Francesco Forlani, Michele Sovente, Carmine Vitale.

gli stessi testi  inediti saranno in seguito pubblicati in una edizione speciale a cura dello studio Oblique per le edizioni Infinite Soluzioni.
Scrittori e poeti  partecipanti : Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Carmine Vitale, Andrea Inglese, Francesco Forlani, Sonia Topazio, Alexandra Petrova, Stefano Malatesta, Loredana Raciti, Marco Fabio Apolloni, Paolo Piccirillo, Michele Sovente, Luigia Sorrentino,stefano Gallerani,Gualtiero Rosella.

Giulio passami l’olio via di Monte Giordano ,28 Roma

tutti i lunedi alle 21,00

Attraverso lo specchio

Lei, poveretta, c’entra poco: fu Atena ad arrabbiarsi, al punto da trasformarla in un orribile mostro capace di trasformare in pietra chiunque la guardasse. Un simbolo attuale e variamente utilizzabile. Si potrebbe interpretare, per esempio, nel senso che la gente in preda al raptus sia trasformata da una forza che sfugge al controllo abituale. Giustificabile, dunque, in quanto la responsabile sarebbe Atena, o Satan, o Seth, a seconda di gusti, culture e prospettive. Continua a leggere

Le radici sono i nostri figli

Le radici sono i nostri figli

Di Matteo Telara

Torno a casa dopo cinque anni di vita all’estero, lontano dall’Europa, nella piccola Inghilterra del Pacifico, così la chiamano la Nuova Zelanda.
Torno a casa dopo cinque anni di “no al nucleare”, di attenzione all’ambiente, di scarsa burocrazia, di trasparenza, di soddisfazione, di cemento armato assente e di opportunità.
Non è che torno a casa perché casa mi mancava (“torno per mio padre che non sta bene” continuo a ripetermi.)
Come molti emigranti avevo finito per chiamare “casa” ciò di cui un tempo neppure ero al corrente. Ho finito per riconoscermi negli spazi vasti, nelle vedute aperte ai respiri, nei cieli che ancora sanno sollevare gli sguardi. Continua a leggere

Due presentazioni fiorentine con Marino Magliani

In arrivo due eventi letterari fiorentini con Marino Magliani e Giovanni Agnoloni.

Il primo, lunedì 3 maggio presso la Libreria Brac (Via dei Vagellai, 18/r), alle ore 18,00, sull’antologia collettiva curata da Marino Magliani Il magazzino delle alghe (ed. Eumeswil) e – sempre che si risolva in questi giorni il problema di cambio di promozione dell’editore Eumeswil, com’è auspicato -, sul saggio tolkieniano di Giovanni Agnoloni Nuova letteratura fantasy, che fino ad oggi non ha potuto essere distribuito a causa della ricordata difficoltà.

Il secondo, sotto forma di Seminario del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux, martedì 4 maggio alle 17,30 presso la Sala Ferri di Palazzo Strozzi, con la partecipazione anche del Prof. Giuseppe Panella, del libro di Marino Magliani e Vincenzo Pardini Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (ed. Transeuropa). Il titolo del seminario sarà “Periferie rurali, periferie del pensiero”.

“Il verso del moto” di Narda FATTORI. Nota di lettura.

Aprendo “Il verso del moto”, settima raccolta poetica di Narda Fattori, e scorrendone le pagine, si ha subito l’impressione, poi confermata, di un libro ben strutturato e curato sotto l’aspetto grafico: settanta componimenti senza titolo suddivisi in quattro sezioni – primo , secondo e terzo movimento, e movimento finale. “Una loro circolarità musicale”, indica il prefatore, “ è riconoscibile nel moto a spirale che dall’io poetico delineato nel primo movimento, carta d’identità con foto e storia personale, al plurale del secondo tra gli elementi e la parola, all’intersezione dei diversi piani del terzo, volto a sintetizzare i precedenti movimenti, muove nel quarto al ritorno al sé proiettato, tuttavia, nella sua dimensione ultima con l’acquisto di una cifra simbolica che eleva liricamente in crescendo tutta la raccolta. Movimenti che nascono dell’esperienza della vita elaborata in parola…” Continua a leggere

Intervista a Riccardo De Gennaro

Intervista di Marino Magliani

Riccardo De Gennaro è scrittore e giornalista professionista, ha lavorato per oltre vent’anni nelle redazioni di Repubblica e del Sole 24 Ore, occupandosi prevalentemente di economia e sindacato. Direttore per due anni della leggendaria rivista “Maltese narrazioni”, ha scritto il romanzo I giorni della Lumaca (Casagrande 2002) e il libro-reportage Mujeres. Storie di donne argentine (Manifestolibri 2006).
Nel 2008, per Camera Verde, ha pubblicato il libretto di aforismi “Taccuino metafisico”, di cui sono apparsi su La Poesia e lo Spirito alcuni estratti. Le ultime sue iniziative, editoriali e narrative, sono in ordine di nascita la rivista trimestrale “Il Reportage” e il romanzo La Comune 1871, uscito ora per Transeuropa.

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La ricerca del Graal (XXI)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX)


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