Archivi categoria: Letture

Scrivi un noir – Roberto Saporito

“Nel noir non c’è nessuna evasione dalla realtà.

Chi lo scrive non può neanche evadere da se stesso.”

(Derek Raymond)

Le guardo con vero interesse le scarpe rosse dai tacchi alti, lei si alza e scende dal tram, la seguo, discreto, con calma.

L’editore mi ha detto: hai scritto due romanzi, due romanzi di formazione, esistenziali, o quello che sono, non puoi scrivere un terzo romanzo di formazione, non avrebbe senso.

E cosa dovrei scrivere, ho detto io.

Che so, un noir, per esempio, un noir mi sembra una buona idea, no?

Ma io cosa ne so di noir.

Sei uno scrittore, sì, allora puoi scrivere qualunque cosa, no?

Ma non funziona mica così.

E come funziona, allora. Continua a leggere

“Le perizie” di William Gaddis

di Amedeo Buonanno

 
“L’errato giudizio di una generazione è sempre fonte di sorpresa per la successiva.” Uguale stupore, suggerisce Steven Moore nel suo saggio “William Gaddis”, ci prende ora quando veniamo a conoscenza che “Le perizie”, opera prima di William Gaddis pubblicata nel 1955, fosse stata largamente ignorata per 20 anni fino alla pubblicazione, nel 1975, di “JR”. Sfortunatamente in Italia l’autore continua ad essere perlopiù ignoto nonostante la vittoria del National Book Award per ben due volte (nel 1976 per “JR” e nel 1994 per “Frolic of his own”). La sua ridotta notorietà qui da noi è andata di pari passo con la mancata traduzione delle sue opere in italiano, basti pensare che solo nel 2009, dopo 34 anni dalla sua pubblicazione, è apparso sugli scaffali delle librerie, per i tipi di Alet, “JR”.

Continua a leggere

Notte di luna

di Antonio Sparzani

Da quando un certo mio cugino mi suggerì discretamente ma con una certa autorevolezza — io avevo appena superato la maturità ed ero stato un entusiasta e vorace lettore di Remarque — di leggere Gadda, eseguii prontamente e prontamente mi innamorai del nuovo autore, desiderando immediatamente leggere tutto quello che aveva scritto. Non dico di aver portato a termine questo compito alla lettera, tuttavia da allora ho molto cercato di portarmi avanti su quella strada. Oggi voglio parlare di questo:

    Un’idea, un’idea non sovviene, alla fatica de’ cantieri, mentre i sibilanti congegni degli atti trasformano in cose le cose e il lavoro è pieno di sudore e di polvere. Poi ori lontanissimi e uno zaffiro, nel cielo; come cigli, a tremare sopra misericorde sguardo. Quello che, se poseremo, ancora vigilerà.

Con questa visionaria apertura comincia Notte di luna, il primo dei disegni milanesi che compongono l’Adalgisa (prima edizione 1944), disegni scritti e arabescati da Carlo Emilio Gadda (1893-1973). Questo inizio mi ha sempre affascinato come tutte le cose che non capisco completamente nelle quali però sospetto un meraviglioso segreto. L’ingegnere Carlo Emilio è presente anche nei suoi testi più letterariamente impegnati, i cantieri e i sibilanti congegni lo affascinano. Ma, leggendo questo come tanti altri scritti suoi mi convinco sempre che nella sua scrittura lo sfondo continuo ma mai opprimente di una “coscienza scientifica” nitida e discreta, si fonde senza sforzo con la sua prosa continuamente poetica. Continua a leggere

Tosse

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=yCYQOnRS0P4]

da qui

Ho una specie di tosse convulsa, che non passa con niente. Ho seguito consigli vari su sciroppi e una certa salicina, che non so a cosa serva. Ieri sera mi sono deciso finalmente a stare in casa. Vado per chiudere il cancello, ma c’è qualcosa di strano: una luce lampeggiante sulla strada di fronte alla Parrocchia. Che faccio? Rischio o torno indietro? Il furgoncino della polizia municipale è parcheggiato vicino a un auto grigia, col parabrezza rotto. Tre agenti, due uomini e una donna, stanno parlando con altrettanti giovani, dalle facce stralunate. Mi scappa la domanda:
Cosa è successo?
E’ stato investito un uomo ubriaco, fa il vigile più grosso. Continua a leggere

L’immagine del volo nei versi di Chandra Livia Candiani e Nadia Agustoni

Chagall

di Roberta Borsani

Primavera, e i nostri pensieri sono tutti intessuti di leggerezza!

Sarà questo che ha influenzato la mia lettura di due poetesse contemporanee, ignorate dalla grande (grande?) editoria, ma conosciute e amate.

Poetesse che con le parole vivono a tu per tu, in dolce intimità, capaci di parlare al cuore. Sto parlando di Livia Candiani e Nadia Agustoni.

Poetesse diverse, a considerare quanto sono diverse le atmosfere che aleggiano, evocate, intorno ai loro scritti. Diverse, come l’aria dall’acqua, le cime dei monti dal fiume. Eppure con qualcosa di importante che le accomuna; disseminato, o magari disciolto e dissolto nei versi, implicito e oscuro. Continua a leggere

La Chiesa che non ha perdonato, non viene perdonata

di
Nico Rossi

Genera acuto dolore, spirituale e morale, la ferita sul volto della Chiesa cattolica dallo scandalo pedofilia. E’ uno scandalo profondo, non privo di risvolti politici e di forzature polemiche, di tale portata da oscurare oggi la bellezza della Comunità ecclesiale e da frapporre un velo di diffidenza tra il Popolo di Dio e la Gerarchia, accusata di aver occultato i peccati e i peccatori, anziché difendere le vittime.

Continua a leggere

Sprecato. Di Anna Maria Curci


(Il discorso della montagna)

Vertan, sprecato
di Anna Maria Curci

Ho letto, in traduzione, la lettera aperta che il teologo Hans Küng ha inviato ai vescovi tedeschi. I termini chiari e le argomentazioni serrate concorrono a rendere esplicito il pensiero di Küng, la sua denuncia del costante allontanamento dallo spirito conciliare. Mi ha colpito l’elenco di esempi di scialo sistematico, di occasioni perdute. Per questa ragione ho cercato e trovato il testo originale della lettera. Nel paragrafo intitolato Verpasste Gelegenheiten (occasioni perdute, appunto), l’autore ricorre per ben sette volte all’anafora. Lo fa con la parola ‘vertan’, participio passato del verbo ‘vertun’. ‘Vertun’ significa in tedesco sprecare, giocarsi un’occasione. Continua a leggere

Da “Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull”


“La cultura non la si conquista nella servile fatica, essa è un dono della libertà e dell’ozio esteriore; non la si raggiunge, ma la si respira; per essa agiscono strumenti segreti, i suoi beni sono ottenuti ora per ora dalla misteriosa operosità dei sensi e dello spirito conciliabile con un apparente assoluto fannullonismo – e si può ben dire che essa tocca al prescelto nel sonno. Certo che per venire così plasmati bisogna essere di materia plasmabile. Nessuno afferra quel che già non possiede per nascita, e quello che ti è estraneo non lo potrai mai desiderare. Se uno è fabbricato in un legno scadente, non giungerà mai a vera cultura, mentre chi se ne è impadronito non ha mai conosciuto rozzezza. Difficilissimo è qui segnare una rigida ed equa linea di divisione fra il merito personale e ciò che si chiama favore delle circostanze. Continua a leggere

La ricerca del Graal (XX)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX)


*** *** *** Continua a leggere

Rassegna Inidipendenti- Giulio passami il libro

giulio passami il libro

GIULIO PASSAMI L’OLIO e’ un locale storico di Roma . Per l’occasione  diventa Passami il libro, una  rassegna  che  sara’ ripetuta anche il prossimo anno. Dal 19 aprile e ogni lunedi dalle 21  per due mesi ,autori poeti scrittori presenteranno  i loro inediti tra le mura di questo locale. I testi saranno poi pubblicati in una edizione speciale.

A curare la pubblicazione e l’impaginazione ci sarà lo studio Oblique per le edizioni Infinite Soluzioni. Ogni serata e’ dedicata a 2 autori, con brevi letture dei testi, fatta da attori e attrici .

Partecipano : Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Carmine Vitale, Andrea Inglese, Francesco Forlani, Sonia Topazio, Alexandra Petrova, Stefano Malatesta, Loredana Raciti, Marco Fabio Apolloni, Paolo Piccirillo, Michele Sovente, Luigia Sorrentino, Stefano Gallerani, Gualtiero Rosella
Leggono: Simone Caparrini, Lia Zinno, Nicola Pistoia, Daniela Scarlatti, Sonia Topazio, Marina Giulia Cavalli

Lunedi 19 aprile ore 21  : Stefano Malatesta e Loredana Raciti

Giulio passami l’olio

via di MonteGiordano ,28

Roma

Suttree, di Cormac McCarthy. Il canto della povertà

Suttree, pubblicato nel 1979, è il quarto romanzo di Cormac McCarthy, e l’ultimo ad essere stato tradotto in Italia. Aveva quarantasei anni McCarthy, quando venne pubblicato, ma ci aveva lavorato per vent’anni.

Suttree è un romanzo di una forza espressiva, letteraria, umana che ho trovato devastante. Apparentemente animato dalla stessa disperazione de La strada, in realtà è attraversato in ogni riga, in ogni parola, da una energia vitalistica che, se pur votata quasi sempre alla sconfitta, lo fa nel modo disperatamente eroico di chi si ostina a trovare nella dignità dell’uomo, ferita, calpestata, un motivo, il motivo per andare avanti, a dispetto di tutto.

Suttree ha lasciato la famiglia e un passato piccolissimo borghese e vive a Knoxville in una barca ancorata sul fiume Tennesse. Pesca pesci gatto e li rivende al mercato. I pochi dollari che ne ricava li reinveste prontamente al bar, in smisurate bevute di liquori pestilenziali. Siamo negli anni cinquanta, negli Stati Uniti d’America, ma lo scenario è, né più né meno, quello di una favela sudamericana. La povertà è dappertutto, inevitabile, un morbo radicale inestirpabile, che colpisce bianchi e neri, giovani e vecchi, uomini e donne. Il microcosmo di Suttree è un coacervo di derelitti che tirano a campare, che entrano ed escono dalla prigione (le pattuglie della polizia sembrano l’unico contatto con il mondo civile) per piccoli furti, sbronze, risse, abitano catapecchie luride come abitazione, quando non sono caverne gelide, o antri sotto i ponti di ferro e cemento.

Continua a leggere

Il dolore della carne

di Marco Mancassola

Alla vigilia dello scorso vertice sul cambiamento climatico di Copenaghen, Paul McCartney si presentò al Parlamento Europeo. In quell’occasione pronunciò un discorso in favore della riduzione del consumo di carne, ricordando il documentato fatto che l’allevamento su scala industriale è tra le prime cause di emissioni di gas serra e riscaldamento globale. Mezzo mondo reagì però con le sopracciglia alzate all’apparizione di Sir Paul, quando non con aperto scherno; fuori dal parlamento, un gruppo della lobby degli allevatori organizzava un barbecue a cielo aperto, con hamburger e salsicce, rispondendo con sarcasmo al discorso del baronetto.
Ora, se da un lato si può comprendere l’ostilità verso l’ennesimo famoso miliardario che pretende di impartire lezioni di etica, dall’altro questo episodio appare un esempio della tipica reazione della maggioranza umana verso un tema semplice e pacato, eppure a quanto pare disturbante, come il vegetarianesimo. Come ogni vegetariano sa per esperienza, pochi altri argomenti suscitano un tale misto di incomprensione, sospetto, ironia qualunquista come la scelta di non consumare carne. Quando va bene, toccheranno le solite frasi fatte: “Ma tanto è già morto, cosa te ne frega?” “E chi ti dice che l’insalata non soffre?”

Continua a leggere sul sito di Marco Mancassola

“Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese”


Stefania Nardini: “Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese” (Perdisa Editore, 2010) – € 14

(Recensione e intervista all’autrice di Giovanni Agnoloni)

Stefania Nardini Marsiglia l’ha conosciuta dopo aver sognato Jean-Claude Izzo che le diceva che la città le avrebbe parlato di lui. Ci è andata e se n’è innamorata, restandoci per quattro anni. Leggendo le pagine di questa ‘biografia di atmosfere’, si raccoglie come il precipitato di questa esperienza di vita. La scrittrice-giornalista romana, ma napoletana dentro, era la persona più indicata, per professione e cultura, a scavare nel percorso biografico e artistico di questo reporter-scrittore francese di origine – appunto – campana. Continua a leggere

La ricerca del Graal (XIX)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII)


*** *** *** Continua a leggere

Calpestare l’oblio – Sabato 10 Aprile, ore 18, Libreria del Cinema, Roma

L’assedio

(Eugenio de Signoribus)

Succede sempre più spesso di sentirsi in una tela di ragno,

in una tela resa inestricabile da tanti sottoragni solerti, sordi e ciechi…

E più non basta fissare il pensiero altrove. Sale

una rabbia impotente, un rosso silenzio alle tempie…

Verrebbe voglia di sbracarsi, snudarsi, lanciarsi fuori

dalla prima smagliatura… e gridare e

qualunque atto passi nella mente in quel fosco-liberante istante

pare più accettabile di tanta lordura.

Anche il volo. Anche il vuoto. Anche il nulla.

(Ma atterrando, restiamo, col volto sanguinante, gli occhi avanti)

Continua a leggere

Fra generosità e ironia: La scopa del sistema è la TV

1. Ne “La scopa del sistema” (1987) di David Foster Wallace a un certo punto due personaggi, Neil Obstat (!) e Andrew Sealander “Wang Dang” Lang assistono ad una scena piuttosto ridicola: un barman, scivolando con il suo vassoio di birre su una ciliegia al maraschino “strategicamente disposta sul pavimento”, innesca una serie di disastri a catena che suscitano la smodata ilarità di Obstat, e la seriosa riprovazione di Lang. “Sei proprio un immaturo” sogghigna questi all’indirizzo di Obstat. Che replica: “Bisogna entrare nello spirito della situazione” (p. 363 dell’edizione Einaudi Stile Libero Big, 2008).

2. In uno dei saggi contenuti in “Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più”, Invadenti evasioni (1993), reportage tra il serio e il faceto di una mega fiera agricola dell’Illinois, DFW riferisce di aver assistito ad un breve discorso del Governatore dello stato, Jim Edgar, un coriaceo, quadrato esemplare del Midwest, che dice pane al pane, e fa ricorso a una retorica che fa leva su sentimenti facilmente condivisibili dalla sua rozza e patriottica comunità rurale. “La stampa rimase impassibile”, commenta DFW, “secondo me però il discorso non era privo di una sua potenza”.

3. In un altro pezzo contenuto nello stesso volume, E Unibus pluram: gli scrittori americani e la televisione (1990) DFW se la prende con la critica paludata che accusa i giovani scrittori americani di essere troppo influenzati dalla televisione, cancro della cultura americana (e non solo). DFW impiega una centinaio di pagine per spiegare perché a) questo sia inevitabile; b) questo non voglia tuttavia dire che guardare la televisione sia una buona cosa, vista la qualità dei programmi (la definisce come “un incredibile sistema di misurazione del generico”). La tesi di DFW è che la tv c’è, esiste, è allo stesso tempo specchio e manipolatore della realtà, la gente non fa altro che starsene lì a guardarla: come si può far finta che non ci sia? E anzi, che sia l’attività che occupa la maggior parte del tempo libero dalle attività generalmente remunerative dell’americano appartenente a qualsiasi classe socio-culturale. Continua a leggere

Incontro con Tullio Pironti

Testo di Alberto Pezzini

Quando lo chiamo al telefono sento che parla con qualcuno. E’ il suo avvocato, e stanno giocando a scacchi. Stu’ avvocato è na scamorza, mi dice, con il suo accento napoletano avvolgente e da fumatore. E’ Tullio Pironti, faccia di cuoio e un cuore dolcissimo come il suo ultimo libro autobiografico, Il paradiso al primo piano” (Pironti Editore), in uscita a breve. Continua a leggere

La ricerca del Graal (XVIII)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII)


*** *** *** Continua a leggere

La Gettoniera di Giulio Mozzi

C’è solo un modo per far conoscere l’opera di uno scrittore. Farla conoscere.
Giulio Mozzi è uno che ha fatto questo. Parallelo al suo lavoro di scrittore, come pochi altri in Italia, credo io, Mozzi ha lavorato perché le cose scritte da altri scrittori, diventassero dei libri, delle narrazioni lette da altri.
Per far questo, per non venire massacrato dall’esposizione, e per altri motivi necessari al ruolo che si è scelto, si è costruito una specie di guscio, talvolta anche una “legittima difesa”.
Ma le antenne hanno continuato a muoversi e a guardarsi attorno. La Gettoniera, il progetto che potete leggere qui, assomiglia a una resa. Non riesco più, signori, a leggere tutto, sembra dire. Ciò che ricevo è troppo. Creo la Gettoniera. Conoscendo Mozzi – ma mica poi tanto – è un ragionamento sbagliato.
La Gettoniera è un altro “spazio” creato da Mozzi, un qualcosa di nuovo individuato dalla sua antenna, uno spazio libero, anche stavolta, di speranza e costruzione, per chi scrive e legge.

Link: http://vibrisse.wordpress.com/2010/04/02/la-gettoniera-di-vibrisse