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I LIBRI DEGLI ALTRI n.27: Guida sentimentale di Firenze. Vanni Santoni, “Se fossi fuoco, arderei Firenze”

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei FirenzeGuida sentimentale di Firenze. Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Roma-Bari, Laterza, 2011

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di Giuseppe Panella

 

“S’io fossi foco, arderei Firenze”, canta De Andrè parodiando un celeberrimo sonetto del poeta maledetto ante litteram Cecco Angiolieri. E’ proprio nel cuore della narrazione della città che si situa questo episodio. E’ il personaggio di Annabel, un’annoiata, scostante e un po’ tanto disperata figlia della Firenze benestante e massonica, che si incanta a guardare le lucciole nel boschetto di Villa Strozzi mentre in lontananza, dalla Limonaia, si sente la voce di De André che canta assorto e un po’ appannato il testo di Cecco Angiolieri. Ma Firenze non va a fuoco nonostante le scintille della prima parte (forse la più intensa) del libro.

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Il tempo dell’innocenza, di Raul Montanari

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Un nuovo romanzo fra tragedia, noir contemporaneo, scuola lombarda

di Guido Michelone

Il tempo dell’innocenza del titolo si scopre solo alla fine del libro, in un paio di paginette riflessive che sono tra le più ispirate di un romanzo – il dodicesimo nella lista dell’autore bergamasco-milanese – foriero di svariati citazionismi. Qui Montanari sembra un po’ fare il verso a se stesso, riassumere nelle forme e nei contenuti, nelle trame e nei discorsi, ogni precedente sua opera narrativa, quasi a ripetere uno schema collaudato di romanzo in romanzo. Continua a leggere

Francesco Palmieri, Studi lirici

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Nota critica di Deborah Mega

Studi lirici di Francesco Palmieri, opera d’esordio edita da la Vita Felice nella collana Agape, raccoglie composizioni dedicate al sentimento d’amore, (solo parole d’amore) recita infatti il sottotitolo.
Il termine Studi richiama quegli approfondimenti di tecniche e strategie messe in atto per appropriarsi di una conoscenza specifica o delle relazioni che intercorrono tra una conoscenza e altre ad essa correlate. In questo caso materia di studio e di approfondimento è l’amore e, attraverso di esso, l’espressione di sé.
Quando si parla di lirica non si può non fare riferimento a G. Leopardi, che definì la lirica “espressione libera e schietta di qualunque affetto vivo e ben sentito dall’uomo” (Zibaldone, 15 dicembre 1826). “Non è facile parlare d’amore”, si scrive in prefazione proprio perché parlare d’amore significa aprirsi e dare sfogo alle proprie emozioni. Continua a leggere

“Nell’armonia dei sensi bui”: su Fischi di merlo di Matteo Bianchi

 di Chiara de Luca

Ho letto Fischi di merlo nel luogo in cui più vivi li senti risuonare, a Ferrara, dove riapprodo in seguito a vent’anni d’assenza, per ritrovare la mia città intatta, nella voce di Matteo Bianchi così come nell’attorno, così sospesa nell’eterno e bella al di fuori dello spazio e del tempo, città volante, per dirla con Roberto Pazzi, e città radente, come la bruma che iberna e che preserva il verde, città ragazza sempre, musa di De Chirico, a mostrare un volto perfetto e impenetrabile nell’abbraccio accogliente e al contempo straniante delle vie del centro. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.26: Amici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, “I padri di Raul”

Marco Piermattei, I padri di RaulAmici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, I padri di Raul, Firenze, Romano Editore, 2011

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di Giuseppe Panella

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Sulla copertina di questo primo romanzo di Marco Piermattei si vede, schizzata con mano sicura dal tratto di Marzia Pieri, una giovanissima donna seduta sulla tazza di quello che si intuisce essere un w.c., mentre mostra le sue mutandine abbassate, le mani incrociate sulle ginocchia e si vede distintamente che porta ai piedi un paio di squillanti scarpe rosse in bella evidenza.

E’ la scena centrale del romanzo, quella da cui partirà tutto l’intreccio psicologico e umano che contraddistinguerà le vicende narrate nella storia del desiderio triangolare vissuto da Danilo e Maurizio, amici per la pelle fin dall’infanzia, una conoscenza nata all’asilo, dove si sono conosciuti dopo una rissa, tanto breve quanto sanguinosa soprattutto per il morale del primo, risultato sconfitto, e Glenda, la bambina mostrata in primo piano e da loro contemplata con stupore proprio mentre si trova nel bagno della scuola. La vista della ragazzina affascinerà Maurizio per tutta la vita mentre lascerà (apparentemente) indifferente il più prorompente e vivace Danilo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.25: Scheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, “Gli scheletri nell’armadio”

Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadioScheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadio, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Tutto sembrerebbe essere rimasto immutato nell’edificio milanese in cui era ambientata l’azione tragicomica che aveva avuto luogo nel precedente La casa di ringhiera. Dopo il colpo di genio (o di fortuna?) che aveva permesso ad Amedeo Consonni, tappezziere in pensione e vedovo (non più troppo affranto) con un nipotino, Enrico, che la figlia gli appioppa quotidianamente utilizzandolo come baby-sitter, di risolvere il complesso caso poliziesco della Sfinge di Lentate (Brianza), tutto sembrerebbe essere tornato alla normalità.

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Il contro in testa e le prospettive future del mito anarchico carrarino

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Il contro in testa. Gente di marmo e di anarchia (Edizioni Laterza) l’ho letto nel giro di poche notti ma ci sono voluti mesi perché mi decidessi finalmente a scriverne. Un libro che parla della propria terra, e che lo fa alla maniera in cui è riuscito a farlo Marco Rovelli, ovvero con dedizione e rispetto, e poesia, e analisi critica e rabbioso disinganno, è un’entità difficile da approcciare, una madre su cui si fatica ad esprimere un giudizio e dalla quale si è quasi intimoriti, perché ogni frase nasconde un ricordo, ogni parola un’aspettativa, ogni descrizione un sogno e una speranza andate spesso, e come dire?, fatalmente, deluse.
Quando poi dalla propria terra ci se n’è andati, anche per i motivi di cui parla l’autore, e nondimeno ci si ostina a tornarvici, allora ogni tentativo di recensione diventa immersione in se stessi più che nelle pagine che ci stanno davanti, e l’analisi del testo si trasforma in ragionamento sui motivi che ne hanno resa necessaria la scrittura.
Rovelli conosce bene quello di cui parla, e ce ne fa racconto attento e affascinante, muovendosi in bilico tra coinvolgimento personale e distacco critico, con un approccio che potremmo definire ‘dialettico’ Continua a leggere

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, di Rosa Salvia

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di Daniele Santoro

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, Milano, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia che riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale. Scelta non casuale e che impronta sin dall’incipit, all’insegna di una levità e grazia, questo canto dell’anima che si fa voce di un mondo interiore quanto mai ricco e variegato; canto che rende partecipe il lettore di quel capace immedesimarsi nelle cose quotidiane eppure solenni che solo sanno darci la varietà dell’essere umano, lo stupore della natura. Efficaci, incisive certe immagini poetiche che sincerano il frutto di una frequentazione della nostra (e anche classica) migliore tradizione quale si evince – sovente et scopertamente: da alcuni aulici lemmi (“agape”,“cinereo”); da certe costruzioni superlative (impreziosite da enjambement come in “bianchissimo buio”); da talune citazioni latine (“amica silentia lunae”); dagli espliciti richiami alla mitologia greco-romana (“nottola di Minerva”, “canto di Orfeo”); da certe descrizioni del paesaggio che non si risolvono mai in semplice bozzetto naturalistico, bensì invece in sintonico luogo dell’anima, come in questa strofa, per esempio: “uccelli d’anima che incidono / il pensiero / piegato al vento sacro della bellezza” dove l’isolata parola “pensiero” è incastonata efficacemente tra due quadri naturalistici. Continua a leggere

Perciò veniamo bene nelle fotografie.

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Recensione di   Francesca Meneghetti.

Un poema punk sul disagio dei trentenni veneti nell’ex Eldorado.

In una Bustina di Minerva (“Ma glielo abbiamo chiesto noi” del 21 dicembre 2011) Umberto Eco introduce una schematica, ma efficace, distinzione tra prosa e poesia.
La prima parla di cose: “possiedi bene quello di cui vuoi parlare e poi troverai le parole adatte.[…] In poesia accade invece tutto l’opposto, prima t’innamori delle parole, e il resto verrà da sé, “. Ma si potrebbe anche parlare di una prevalente intenzione etica (o di contenuto) nella prima contro una prevalente intenzione estetica, o formale nella seconda.
Il secondo libro di Francesco Targhetta, essendo il primo, “Fiaschi”, una raccolta di poesie, pone al lettore Continua a leggere

“LO HOBBIT – UN VIAGGIO INASPETTATO”, DI PETER JACKSON

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Non pensavo, andando a vedere il primo atto della trilogia filmica de Lo Hobbit di Peter Jackson (Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato), di fare il confronto con il libro di J.R.R. Tolkien. Speravo piuttosto di ritrovarvi lo spirito, la gemma di energia che anche nel romanzo era presente, e che Il Signore degli Anelli avrebbe poi portato a piena maturità. E il film non mi ha affatto deluso.

Mi chiedevo come si potesse dividere efficacemente in tre parti una storia ricca e intensa, sì, ma non lunga e articolata come quella del capolavoro del Professore di Oxford. E invece Peter Jackson (senza dimenticare gli sceneggiatori Guillermo del Toro, Fran Walsh e Philippa Boyens), ha fatto un lavoro egregio. In nessun momento del film, che si sviluppa dall’inizio del libro di Tolkien al momento in cui le Aquile salvano Bilbo e i suoi compagni dagli Orchi e dai Mannari, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un “brodo allungato”.

Bilbo (Martin Freeman) (da cultura.panorama.it)

Gran parte del merito di ciò è dovuto alle sapienti ricuciture e inserzioni, che ricollegano gli eventi de Lo Hobbit al suo magistrale seguito (penso alle prime scene, con Ian Holm – Bilbo anziano – ed Elijah Wood – Frodo – che si preparano al compleanno di Bilbo) e approfondiscono nessi e interazioni con lo scenario più ampio degli eventi della Terra di Mezzo, nell’epoca di transizione in cui l’Ombra di Sauron (il Negromante) torna a manifestarsi nell’Est del mondo (in questo senso, penso soprattutto all’ampio ruolo svolto da Radagast, lo Stregone “Bruno” – interpretato da Sylvester McCoy e qui, diversamente dal romanzo, un personaggio-chiave – che protegge le creature del bosco e percepisce per primo l’energia oscura proveniente da Dol Guldur). Peter Jackson rispetta e riproduce – pur prendendosi varie libertà, relativamente alla trama – i vari livelli di lettura dell’intero Legendarium tolkieniano, con cenni anche agli eventi della Prima Era (e dunque al Silmarillion: rinvio a una possibile futura serie di film ispirati al grande “libro dei libri” del Professore?). Continua a leggere

OLTREVERSO – Doris Emilia BRAGAGNINI. Prefazione di Augusto Benemeglio.

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OLTREVERSO (Il latte sulla porta)

Doris Emilia BRAGAGNINI    

Edizioni ZONA CONTEMPORANEA   (2012)    

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Prefazione di Augusto Benemeglio

 

     1. La Pantera

Non leggete Oltreverso (il latte sulla porta) di Doris Emilia Bragagnini se non amate l’enigma, il rischio, il labirinto, i voli alla Icaro e le cadute, terribili, dello spirito, la vibrazione dei cieli più bassi; non lo leggete se non amate i viaggi, gli smarrimenti dell’io (“attraverso i versi mi cerco, cerco di trovare tracce di me”) e il mare, che è innanzitutto uno stato d’animo, un’inclinazione emotiva, una vocazione congenita alla propria natura. Continua a leggere

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo

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di Narda Fattori

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 20.

La poesia “civile” in questi ultimi anni ha trovato voci intense, poeticamente mature, per farsi parte non secondaria del panorama letterario. Figlia di grandi padri spesso era caduta nel cronachismo, nell’invettiva, nel sarcasmo, talora nel semplice dileggio. Vero è, tuttavia, che la poesia, soprattutto dal secondo novecento, si è emancipata dalla visione ombelicale dell’autore, per aprirsi al mondo, alle esperienze, alla notazione di costume, alla descrizione di un’umanità ferita, dolente, marginale. I poeti, molti e spesso di gran pregio, hanno spalancato le finestre al mondo riconoscendosi essi stessi figli e complici loro malgrado della realtà non più annidata in una piega della loro sensibilità, ma globale e asservita a meccanismi di potere impietosi o essi stessi marginalizzati. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.24: Cronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”

Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicinoCronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicino, Milano, Frassinelli, 2010

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di Giuseppe Panella

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Non ti voglio vicino è un libro tragico. Non a caso racconta una serie di impossibilità a essere: la difficoltà a comunicare tra madre e figlia, tra sorella e sorella, tra marito e moglie, tra madre e figlia ancora fino alla fine. Narra dell’impossibile amore di un uomo perdutamente preso dalla donna che gli ha sconvolto il cuore e la mente e una donna che non sa quello che vuole se non che vorrebbe essere sempre altrove. Non ti voglio vicino è anche la storia di un abuso sessuale subito nell’infanzia che porta a compimento i suoi frutti malati nel momento in cui chi ne è stata la vittima vorrebbe dimenticarlo e non può e continua a sentire che le conseguenze di quel gesto operano ancora nel profondo di se stessa.

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“SCRIVERE LA NATURA”, DI DAVIDE SAPIENZA E FRANCO MICHIELI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza e Franco Michieli, Scrivere la natura (ed. Zanichelli)

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Questo libro di Davide Sapienza e Franco Michieli è qualcosa di più e di diverso da un saggio. È un’esperienza, un percorso fra i testi e i mondi che compongono il mondo. E insieme è una “guida” e un “manuale”. Una “guida”, perché illustra itinerari intimi tra i luoghi del pianeta e i topoi della letteratura, anche e soprattutto di viaggio. Un “manuale”, perché insegna a percepire le vibrazioni intime che si dispiegano da quei luoghi e dai passi letterari che ne sono espressione, per pervadere il lettore e coinvolgerlo in un’esperienza autenticamente subcreativa, per dirla con Tolkien. Così diventa anche un “breviario per aspiranti scrittori”, forse più efficace di tante scuole, perché non dà tanto suggerimenti su come scrivere, ma su cosa posare l’attenzione, prima di e quando ci si accinge a scrivere.

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“LA SAGGEZZA DELLA CONTEA”. NOBLE SMITH, GLI HOBBIT E LA VITA

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Gli Hobbit sono ormai personaggi universalmente noti di J.R.R. Tolkien. Soprattutto adesso che sta arrivando nelle sale il primo atto della trilogia filmica di Peter Jackson ispirata al romanzo Lo Hobbit del Professore di Oxford.

Ma c’è anche un’altra opera, un saggio di grande bellezza e profondità, che riguarda l’argomento. L’autore, americano, è Noble Smith, scrittore e drammaturgo oltre che produttore cinematografico. Da poco uscito in Italia, il suo libro è La saggezza della Contea (ed. Sperling & Kupfer), dedicato alle lezioni di semplice filosofia della vita che ci vengono proprio dagli Hobbit. Noble mi ha gentilmente concesso un’intervista.

Giovanni: Ciao, Noble, siamo felici di averti qui sul nostro blog! Per me è stato un lavoro piacevolissimo tradurre il tuo libro The Wisdom of the Shire (La saggezza della Contea) in italiano per Sperling & Kupfer, e specchiarmi nella tua esperienza del mondo fantastico di Tolkien. La mia prima domanda è: quando e perché hai deciso di scrivere questo saggio?

Noble: Ciao, Giovanni! È fantastico poter rilasciare un’intervista al traduttore italiano del mio libro! Sono elettrizzato all’idea che ci sia una versione italiana di The Wisdom of the Shire. Amo l’Italia, dove ho fatto uno dei miei viaggi più belli. Per rispondere in breve alla tua domanda, l’idea di scrivere un libro sugli Hobbit mi è venuta mentre guidavo verso casa sull’autostrada dopo un lungo colloquio presso i Microsoft Studios. Ero di cattivo umore, e mi facevo delle domande sul mio posto nel mondo. Avevo l’impressione che mi stessi vendendo, cercando di ottenere un lavoro con quell’impresa così grande e insensibile. E mi chiesi, “Che cosa ti ispira?” e “Come vuoi veramente passare il resto della tua vita?”. Le risposte mi colpirono come se fossi stato percosso in testa dal bastone di uno Stregone: “Tolkien mi rende felice; e, per quanto posso, voglio cercare di vivere come un Hobbit.” Andai a casa, scrissi la proposta e nel giro di sei settimane il mio agente l’aveva piazzata a New York e a Londra. E adesso stanno traducendo il libro in otto lingue. E tutto questo è successo in meno di un anno. Che strana è la vita! Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.23: Lezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, “Dove stiamo volando”

OLYMPUS DIGITAL CAMERALezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, Dove stiamo volando, postfazione di Giuseppe Lippi, Milano, Mondadori, 2012

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di Giuseppe Panella

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La produzione letteraria lasciata in eredità ai suoi lettori da Vittorio Curtoni risulta piuttosto esigua se paragonata a quella, molto ampia e di eccellente qualità, accumulata negli anni grazie al suo lavoro di traduttore, di redattore, di direttore di collana per le case editrici (La Tribuna di Piacenza, Armenia e Sperling & Kupfer di Milano) di cui è stato per lunghi anni l’animatore. Si riduce, tutto sommato, a un romanzo di media misura[1], a quattro brevi raccolte di racconti[2], a un saggio di ricerca e ricostruzione storiografica[3] e a un esile libretto che raggruppa i suoi elzeviri (con qualche incursione narrativa) pubblicati sul quotidiano “La Libertà” della sua città natale, Piacenza (il luogo in cui ha trascorso tutta la sua vita di intellettuale e di uomo[4].

Se si eccettuano alcuni racconti di nitida espressività (come, ad esempio, il più classico “La sindrome lunare” o il complesso tentativo di psicoterapia letteraria compressa in “Luce”), la narrazione pubblicata nel 1972 costituisce il suo lascito letterario più significativo. E anche se si tratta di un romanzo un po’ datato nei temi e nelle ossessioni che espone e che esplora, si tratta pur sempre di un testo narrativo di straordinaria forza espressiva proprio grazie alla ricerca formale che Curtoni ha condotto in esso e, soprattutto, attraverso di esso.

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Vivalascuola. Buone feste, buon anno, buone letture!

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Arriva sul finire del 2012 la notizia che riassume la storia degli ultimi anni della scuola italiana. All’indagine Pirls (Progress in International Reading Literacy Study) in lettura i bambini delle quarte elementari italiane passano dal sesto posto del 2006 al sedicesimo del 2011. Sono le prime rilevazioni internazionali che registrano l’effetto della “cura Gelmini“. “La cosa è gravissima in sé. E ancor di più, considerando che uno degli obiettivi di Ue 2020 è l’aumento delle capacità di lettura dei sedicenni scolarizzati e la diminuzione della dispersione scolastica. Il rapporto tra incapacità di lettura dalla terza elementare e propensione alla dispersione è attestato da vari studi” (vedi qui).  Negli anni prossimi non potrà che aggravarsi l’allarme lanciato da Tullio De Mauro: “il 70 per cento degli italiani non possiede le competenze ‘per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana“. E nel frattempo l’Italia continua a scendere nella classifica di Transparency International dei Paesi meno corrotti, posizionandosi nel 2012 al 72° posto tra 176 Paesi. Se pensiamo all’Italia, coglie nel segno la presidente di Transparency International, quando afferma che la corruzione “si traduce in sofferenza umana… Inoltre comporta il fallimento di servizi di base come l’istruzione o le infrastrutture pubbliche“. E’ ancora una volta dimostrato che corruzione e ignoranza vanno a braccetto. Il nostro augurio è di buone feste, buon anno, buone letture.

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Don Lorenzo Milani, La parola fa eguali
di Nadia Agustoni

Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, parroco di una quarantina d’anime e maestro di una scuola per bambini e ragazzi poveri, cercò in ogni modo di far capire la funzione del suo modello formativo. La parola fa eguali, Libreria Editrice Fiorentina 2005, a cura di Michele Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani, raccoglie lettere e documenti, di cui alcuni inediti, in cui si coglie la tensione e passione morale ed etica del parroco di Barbiana e il coraggio della parola autentica, concretamente in azione.

Parto dalla fine perché vi si riporta un episodio che spiega Don Milani.

Tre giovani cattolici, studenti e dirigenti DC, lo raggiunsero a Barbiana da Reggio mentre Don Lorenzo correggeva le bozze di Lettera a una professoressa. Continua a leggere

Le monetine del Raphael

le monetine del raphael

di Riccardo Ferrazzi

Caro Franz,
ho letto Le monetine del Raphael e ti ho ritrovato: il Franz di Le cose come stanno e di Era mio padre. Con uno sviluppo specifico: tanta gente, con l’avanzare dell’età, perde la voglia di incazzarsi. Per stanchezza, per disillusione. Tu invece hai la rabbia nel DNA e se non ti incazzi ti manca l’aria.
In questo tuo ultimo libro la rabbia c’è tutta, apparentemente concentrata sulla storia italiana, dalla guerra a mani pulite. In realtà è una rabbia cosmica, sistemica, totale, espressa in pagine a rettangolo pieno, praticamente senza dialogo (un azzardo stilistico, ma anche una scelta obbligata); non un flusso di coscienza ma un lungo ragionamento alla Thomas Bernhard, costellato di osservazioni acute, intelligenti, in gran parte condivisibili. Continua a leggere

Simone Gambacorta intervista Giovanni Agnoloni su “Sentieri di notte” (Galaad Edizioni)

Sentieri di notte, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni – Collana “Larix“, a cura di Davide Sapienza)

copsentieridinotte2Quale energia è racchiusa nel Chakra del Castello di Cracovia? E chi è Luther, l’androide che una notte del settembre 2025 si sveglia sulle sponde del lago di Lucerna accanto al cadavere del suo creatore? Un’oscura minaccia si profila all’orizzonte di un’Europa messa sotto scacco dalla Macros, multinazionale informatica che da Berlino ha preso il potere privando il continente di internet e dell’energia, mentre a Cracovia un’enigmatica nube bianca avanza inglobando la città. La salvezza sta nel cuore di quella nebbia, attraversata da uno studioso irlandese di teologia in cerca del suo passato, e nel viaggio verso la Polonia di Luther e del programmatore cieco Christoph Krueger. Un romanzo figlio della poetica del Connettivismo e di una lunga ricerca spirituale che mira al ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Un viaggio viscerale tra l’Ombra e la Luce.

Sentieri di notte è il primo romanzo della collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza. Dopo Nel cuore della Groenlandia di Fridtjof Nansen (2012) e prima di un’antologia inedita di scritti di Barry Lopez curata da Davide Sapienza in uscita nel 2013, quest’opera contribuisce a tracciare la visione della Collana che è dedicata all’esplorazione in senso geografico, umano e letterario.

Distributori: Medialibri Diffusione srl e Libro Co. Italia srl

Booktrailer a cura dello scenografo Gabriele Calarco:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ZQYmm6XjBdA] Continua a leggere

“IPOTESI DI COMPLOTTO”: LA PARANOIA NELLA LETTERATURA AMERICANA

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Un saggio è sempre un’esperienza complessa. È frutto di conoscenza e di passione. L’opera di Giuseppe Panella e Riccardo Gramantieri riflette entrambe queste valenze e la loro enigmatica combinazione. Enigmatico e inquietante è anche il tema: Paranoia e delirio narrativo nella letteratura americana del Novecento, che poi è il sottotitolo di questo libro, Ipotesi di complotto, edito da Solfanelli (collana “Micromegas”). Un’analisi dettagliata, che sviscera un autentico “tormentone” della letteratura USA, nonché un “tarlo” di buona parte della cultura americana. Fin dalle teorie complottistiche relative ai massoni, oppure ai cattolici e agli stessi ebrei – specchio di certa mentalità WASP (White Anglo-Saxon Protestant) e risalenti alla fine del Settecento –, si dipana il filo di una tensione che poi sarà riflessa dalla letteratura e, in particolare, da quella d’ispirazione noir e thriller. Inizia così l’esame di alcuni grandi autori, non solo di opere di genere, ma di ritratti di queste e simili vibrazioni nella psicologia collettiva americana.

Il primo è James Ellroy, la cui stessa biografia (con la morte della madre, assassinata quando lui aveva solo dieci anni) è segnata da una profonda inquietudine complottistica – legata anche ai maestri Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “L’America non è mai stata innocente”, scrive in American Tabloid (cit. a pag. 62). Il complotto è però ancor più centrale nell’opera di Thomas Pynchon, che trova in esso la cifra della Storia, come dimostra il suo L’incanto del lotto 49, mentre per Philip Dick il rapporto tra verità e illusione è sostanzialmente una corrispondenza biunivoca, fino a sconfinare della schizofrenia. La realtà stessa, in questo senso, diventa un simulacro, e la memoria un’immagine che si avvicina alla realtà, ma che in effetti la reinterpreta. Continua a leggere