Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa dell’Ascensione
anno B

[At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20]

«Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» [Atti degli Apostoli]

«A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini” »[Lettera agli Efesini]

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro» [Vangelo di Marco] Continua a leggere

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Lo stato dell’arte. Marco Furia

Caro Fabrizio,

poesia e arte, a mio avviso, costituiscono una sorta di non statica costellazione di episodi creativi privi di prescritti orientamenti il cui divenire, com’è ovvio, può essere oggetto di analisi e critica.

 

Faccio presente, a questo proposito, che ritengo l’ottimismo e il pessimismo atteggiamenti aprioristici scarsamente condivisibili, mentre considero il senso di fiducia ciò che davvero consente di continuare: se certi percorsi intrapresi possono rivelarsi poco opportuni ciò non significa che altri itinerari non siano individuabili. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Se la poesia può essere usata come un martello contro il senso comune, la nuova raccolta di Nicola Vacca, Il libro delle bestemmie (Marco Saya, 2023), alza il livello dello scontro. Il bersaglio sta in alto, in un qualche cielo, nel cielo cartaceo di tutti nostri umani dogmatismi. Il bersaglio contro cui lanciare l’offesa è (un) Dio. Questo mostro non ha niente di trascendente, spirituale o misericordioso. E’ un Dio capovolto, il Dio che l’essere umano s’è fatto nella storia a propria immagine e somiglianza, come scudo della propria fragilità e saetta della propria impotenza. Insomma, è un Dio odioso. Tanto più orrendo, a guardarlo in faccia in questi giorni spietati. Questo Dio è pienamente immanente. Di questa immanenza incarna la forma più orribile. Il Dio di Vacca è in-manis, immane, bestiale, troppo umano.

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In fondo alla via Canonica

di Antonio Sparzani

in che senso “in fondo”? Da che parte? Beh, vi ho già portato dalla parte di piazza Gramsci, adesso andiamo dalla parte opposta, cioè verso il centro, e incontriamo così il viale Elvezia, traversato il quale si entra nel parco Sempione. Il Parco! Un posto grande, bello, vario, pieno di piante e, in questa stagione, di fiori e profumi e aria pulita (per lo meno un po’ più pulita di quella dei vialoni circostanti).
Chi si incontra nel parco? Dipende dall’ora in cui ci si entra; la mattina molti proprietari(e) di cani; cani di ogni forma e tipo, buoni, aggressivi, indifferenti, ma in genere vogliono salutarsi a vicenda, anche perché nel parco vengono spesso lasciati liberi, senza guinzaglio, nei modi in cui si salutano i cani, naturalmente, inducendo così spesso i padroni a sorridersi, a scambiare due parole. Continua a leggere

VARIAZIONI Arti visive e poesia a Castel Sant’Elmo di Napoli

Torna VARIAZIONI – tra parola e immagine”, il festiva che unisce arti figurative e poesia con le nuove tecnologie, stavolta in uno scenario altamente suggestivo come Castel Sant’Elmo – Museo del Novecento a Napoli.

Organizzato e supervisionato da Marco Amore, presidente della Altre Voci Società Cooperativa Sociale, nel corso degli anni il festival ha beneficiato di significative collaborazioni, tra cui quella con la Fondazione Morra Greco e l’Accademia Mondiale della Poesia di Verona (Unesco), oltre al sostegno di figure autorevoli del panorama editoriale, come Alessandro Canzian di Samuele Editore, responsabile della sezione dedicata alla poesia.

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Lo stato dell’arte. Gianluca Garrapa

Qual è lo stato dellarte?

Lo stato dellarte, credo, sia variegato e confuso: larte spesso non segue sempre una necessità o un’urgenza ma, almeno per me, è sempre una spinta del desiderio a farci compiere delle azioni poetiche; ecco, noto poco desiderio e unomologazione di comodo che non permette di mettersi in gioco. Spesso c’è molto studio e poco corpo, poca immaginazione. Vedo anche un crearsi di continue divergenze, un limitante politicamente corretto. Ogni innovazione o viene ignorata o sistematizzata. Il riflettere su cosa sia una nuova cosa porta via tempo, si preferisce andare oltre. Mi spiace dire che le nuove generazioni, tranne pochissime eccezioni, hanno talmente tanto materiale tecnologico ma poi non molte capacità plastiche atte a trasformarlo in una nuova dimensione, per quanto postumana. Questo riguarda, in effetti, anche le vecchie generazioni che a un certo punto hanno ‘scoperto’ il mezzo digitale. Tanto è facilissimo produrre poesia e pubblicizzarsi, tanto è difficilissimo operare scelte etiche e desideranti, umane, rischiose magari.
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Narratori del Nuovo Millennio – Gian Marco Griffi

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Gian Marco Griffi, autore di un romanzo sorprendente e spiazzante come “Ferrovie del Messico”, uscito con Laurana Editore nella collana fremen diretta da Giulio Mozzi e candidato al Premio Strega 2023.

Gian Marco ha scritto per La poesia e lo spirito una narrazione autofittiva sulle ragioni del suo scrivere dal titolo:

La noia e Emilio

L’altro giorno era a Roma. Tra un impegno e l’altro ho preso a girandolare per le strade di Roma come ogni volta che sono a Roma e ho del tempo da perdere, giacché avere del tempo da perdere a Roma, per me, è quanto di meglio possa capitare a un viandante, a un pellegrino, a un viaggiatore, a un avventuriero, insomma avere del tempo da perdere a Roma è una cosa bellissima, entusiasmante, mentre avere del tempo da perdere dalle mie parti, che ne so, per esempio a Scurzolengo (provincia di Asti), per quanto l’aria di Scurzolengo in provincia di Asti sia presumibilmente un po’ migliore di quella di Roma, Continua a leggere

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Divino umano


Mani, piedi, respiro: e se ne usassimo come fossero quelli di Gesù? Non vuole che questo. L’unità è il Suo desiderio più profondo. La guerra, la violenza, sono l’insuccesso, il fallimento dell’umano, che è fatto per unirsi col divino.

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Arte e fascismo: A proposito dell’omonima mostra al MART di Rovereto

di Stefanie Golisch

Il titolo stesso della mostra, insieme alla locandina, realizzata in stile fascista, esprimono il suo programma con la massima chiarezza: Arte e fascismo hanno creato insieme una grande epoca della cultura italiana che va riscoperta e rivalutata come modello di una futura arte di stato.
Accompagnato in un percorso guidato dalle scelte personali del presidente del MART, Vittorio Sgarbi, che ne ha contribuito con numerose opere provenienti dalle sue collezioni private, il visitatore si muove tra enormi busti di Mussolini, chiamato rigorosamente con quel titolo che il fascismo aveva riservato al culto della sua personalità. Infatti, a Rovereto, in questa primavera 2024, Mussolini è il Duce o anche Dux: senza virgolette. Senza alcuna contestualizzazione storica. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Raffaela Fazio

La domanda che qui viene posta sull’arte è duplice, perché riguarda due aspetti: lo stato e l’aspirazione.
Premetto che, parlando dell’arte in generale, lo faccio in maniera più “intuitiva” che scientifica, perché non ho una competenza ad ampio raggio, né una visione capillare. Queste riflessioni sono dunque parziali e non pienamente soddisfacenti. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Eleonora Nitti Capone

L’umanità ed il mondo, come ogni cosa del creato, conoscono un’esistenza sostanziata di movimenti oscillatori, un esempio visibile ne sono le maree. Così, la vita degli uomini attraverso i decenni ed i secoli conosce le fioriture, come gli autunni, come gli inverni gelidi, e gli inverni gelidi dell’umanità possono significare dolore, smarrimento, ignoranza, guerra interiore ed esteriore, assenza dell’uomo dal suo cuore, che dovrebbe essere la sua principale sede.
In questo oscillare, andare e venire, l’arte canta il proprio tempo, se saranno tempi di luce l’arte vera canterà la luce, assieme al buio che in ogni caso essa contiene; se saranno tempi bui l’arte vera ascolterà e canterà con attenzione e precisione il buio, assieme alla luce che, in ogni caso, esso contiene.
Certamente la poesia ha da dire, se ad incarnarla sono cuori pronti a «farsi poco» affinché sia la poesia, o, ancora meglio, ciò che attraverso di lei si manifesta, a potersi «fare molto»; 
certamente essa può orientare, se nasce da un luogo dove vi è una sorgente, «sorgere» «oriri» in latino, di autentico e di vero. 
Tutto ciò che non muove da questi intenti è produzione di minore interesse.
Non spaventarti» scrive Giosué, procedi ogni giorno di un piccolo, anche minuscolo, passo,
e se non puoi procedere curati di non cadere,
e se, per caso, sei già nella caduta curati di ricordare a te stesso che resta viva la possibilità del risalire.

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Il desiderio


Gesù e Maria sono una potenza. Unirsi alla loro volontà vuol dire entrare nel segreto della storia, nell’energia che la muove verso l’esito finale. Rinunciarvi significa smarrire la risposta al nostro desiderio più profondo.

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Lo stato dell’arte. Marco Ercolani

La poesia non guarisce chi si ammala, non trasforma il mondo, non lo guida a magnifiche sorti progressive. È disarmata, nuda, vinta, ma ha sempre qualcosa da dire perché il suo regno è quello dell’indicibile. La poesia esiste quando il discorso logico sparisce e ci consegna allo stupore di parole che tratteniamo per un istante e per un istante trascriviamo, nostre e mai solo nostre, imprudenti, infelici, rivoltose, amorose, ricche di infinito, di pericolo, di bellezza. La poesia è l’esperienza di sentirsi dentro le cose con il rigore di un linguaggio sospeso fra sonno e sogno. Ma questa sospensione non è un arabesco del linguaggio o un’estasi mistica, è attenzione morale a una lingua che ci permetta di guardare dentro e attorno a noi senza impressionismi consolatori, senza vezzi linguistici, senza paesaggi rassicuranti. Guardare. Poi dormire. Poi svegliarsi, in stato di allarme, e combattere la dittatura dell’ovvio. Non solo con la poesia in versi ma con il pensiero poetico.

L’orma

È come ripensarti qui vicino
nel giorno che non muore. La memoria
è il tesoro dei poveri, l’attesa
di coloro che vivono di cielo.
Ancora per un po’ siamo divisi,
soltanto nella forma, ma sappiamo
il segreto del Re, la confidenza
di chi ha calcato sempre, solo l’orma.

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