La parola ai poeti. Cristiano Poletti

Alcune parole

La mano e l’attesa: la mano tocca, sente, indica, stringe. Attendiamo con la mano ogni volta, infatti, di verificare vita e morte. San Tommaso insegna che la mano pretenderebbe addirittura di verificare la resurrezione della carne. Sarei orientato a considerarla, la mano, un’estensione dello sguardo essenzialmente, vero tramite percettivo del mondo: vorrei dire quasi uno strumento di religione, intesa nella sua accezione più terrena possibile, strumento cioè di verifica di quanto a lungo si è guardato con grande, acutissima attenzione, con lo scopo infine di unificarlo per sempre a sé.
Mano, attesa, sguardo: lo sguardo cerca sempre un punto, un punto di fuga, un punto di attenzione, un punto in un luogo. Cerca d’inquadrarlo e per farlo ha bisogno di darsi dei confini, di avere una cornice. Come dire, un quadro. Così come di confini e limitazioni molto chiare vive l’io. L’io è un episodio, un episodio che ha preso nome nell’arco della storia, ed è un luogo preciso, forse una casa; sì, una casa, o meglio un punto della casa, lì dove abbiamo una e una sola finestra per guardare. Riprendo volentieri un passaggio, mirabile, di una lettera che Hölderlin invia a Böhlendorff nel novembre del 1802: «Il temporale, non puramente nella sua massima manifestazione, quanto proprio in questo sguardo, come potenza e come figura (…) formante un modo del destino, il fatto che per noi è qualcosa di sacro, il suo impeto nel venire e andare, l’elemento caratteristico delle selve e il trovarsi insieme in una regione di differenti caratteri della natura, il fatto che ogni luogo sacro e la luce filosofica alla mia finestra è ora la mia gioia; che io possa serbare, come sono arrivato fin qui!». Continua a leggere→

10

La necessità e il limite della connessione


di Raffaela Fazio

La presentazione dell’antologia “Connessioni” (Vita Activa Nuova, 2022), avvenuta a Roma a fine novembre 2023, mi ha spinta a proseguire la riflessione iniziata nel passato. Ho pensato che il tema potesse essere affrontato sia dal punto di vista della necessità della connessione (biologica ed esistenziale), sia dal punto di vista del suo limite (legittimo e naturale).

La necessità. Nasciamo dal e nel contatto. Nasciamo dal contatto tra due esseri umani. E cresciamo iscrivendoci all’interno di dinamiche relazionali. Attraverso il contatto e il confronto scopriamo parti di noi sempre nuove, e nuovi luoghi di appartenenza e di passaggio. Il contatto ci permette sia di conoscere i nostri confini, prendendo atto dell’alterità irriducibile dell’altro, sia di spingere più in là i nostri limiti, grazie all’apprendimento e all’arricchimento che proviene dall’esterno.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Gianluca Furnari

In questi mesi il mio lavoro consiste principalmente nel leggere le poesie di un autore latino del tardo Quattrocento, che qui chiamerò semplicemente X.
Il mio rapporto con X è una metafora del rapporto che mi lega alla poesia in genere: ogni giorno un testo nuovo, da esaminare verso per verso, ritrovando fili di pensiero, tracce emotive, memorie culturali sepolte da cinquecento anni.
Per X ho sviluppato un’attenzione più simile alla tenerezza fisica che alla venerazione, e la sua voce è diventata una funzione del mio sguardo. La rivivo mentre guardo gli alberi del parco, i corpi delle persone; la sento intrufolarsi nei miei sogni, nelle mie riflessioni, nelle parole che rivolgo ad amiche e amici. Sento che pian piano X mi sta plasmando.
Credo nella poesia come in un valore quando essa si compromette con la materia grafica, fonica, fisica e biologica: ai miei occhi di lettore/autore del terzo millennio, la poesia è una pratica artigianale che unisce gli esseri viventi in diverse stazioni del continuum, abolendo i confini fra il tardigrado e lo pterosauro. Continua a leggere→

Niente come prima. Il romanzo d’esordio di Mangiasogni

di Guido Michelone

Tra i romanzi italiani più originali, forse bizzarri o insoliti, usciti in questo 2023, va segnalato il Niente come prima (Mondadori) dell’esordiente Mangiasogni, alias Valerio Amilcare, ventinovenne (stabile da un lustro a Trieste), già molto famoso sul web: è un testo che potrebbe considerarsi quasi un diario autobiografico. Non è tanto la vita dell’autore a venire narrata quanto, piuttosto, di riflesso, le frustrazioni della generazione a lui prossima, i giovani nati poco prima del Nuovo Millennio, che si trovano a fronteggiare e condividere la pressoché totale mancanza di ideali. Continua a leggere→

La mano


Il valore comincia quando la virtù diventa carità. Senza la bontà, è un’esistenza da fantasmi. Maria incarna la bontà di Dio, è la mano che si posa sulla nostra testa, per orientarla al cielo.

13

Frammenti di Cinema # 71

Killers of the flower moon (2023), l’ultimo film di Martin Scorsese, ci insegna qualcosa di drammatico sulle guerre che sono riesplose in tempi recenti. Certo, è terribile. Ma se i nativi non fossero stati piegati, anche l’America oggi sarebbe ancora in fiamme. Il finale sembra alludere all’ascolto giovanile del regista del racconto radiofonico della storia della tribù degli Osage. Questo ricordo sentimentale addolcisce appena il senso di colpa di una nazione che viene ancora una volta evocato. Sono passati 53 anni da Soldato blu (1970) di Ralph Nelson. Questo film ha spezzato la narrazione tradizionale degli indiani cattivi, assegnando loro il giusto e autentico posto di vittime della colonizzazione, come quella che si stava tentando in forme nuove in Viet-Nam in quegli stessi anni. È curioso notare che anche nel mio immaginario giovanile, quello che più plasma la nostra identità futura, gli indiani hanno occupato un ruolo importante.

Continua a leggere→

La parola ai poeti. Anna Rita Merico

Xene, Filelfo, Aetherios, il Salmista e gli altri…

“…Il sapore arcano dell’antico, il desiderio di salvaguardia per
quanto affidato alle menti e nascosto
nel cuneiforme di un Eufrate del pensiero… tutto a
oriente lì dove s’impastano gli est di mediterranei
lucori…”

Verso quale tonalità mi dirigo nell’atto dello scrivere poesia? Sento la scrittura poetica come atto capace di coinvolge l’intero essere. Essa è in grado di attivare infinite tonalità e miriadi di intensità sensoriali. La sua potenza è nella capacità che ha di risvegliare saperi, immagini, costrutti di pensiero a partire da un progetto che è un sentire in grado di trasformarsi in parola. Continua a leggere→

Marco Salticchioli Ramana (Dwija)

 I.

Oh voi, belle ragazze
che camminate fiere errate
sui marciapiedi del Settantotto,
                  del Novantatré

	
	oggi nei cieli
	    ghirlande festeggiate
		e accarezzate un cane

                    più leggiadre et umìli.





              II.

Oh voi, belle ragazze
    che camminate altere fiere errate
	
	  sui marciapiedi e sugli asfalti
	del Settantasette, e del Novantaquattro

       oggi anche in tubini e come in castigati mezzi sacchi
               non più conturbanti, semi-nude, esposte

                  oggi nei cieli ghirlande festeggiate
                                      e accarezzate un cane

                     più leggiadre più fresche ed umìli.	

La parola ai poeti. Daniele Ricci

È difficile dare una definizione esatta ed esauriente di “poesia”. “La poesia – disse Mario Luzi – è imprendibile, perché c’è sempre qualcosa che rimane inespresso. Tutto sommato è la vita al suo più alto e intenso grado di partecipazione intima”.
La poesia nasce da un’urgenza profonda. Come scrisse Paul Celan in un testo poetico programmatico, è un “Canto d’emergenza dei pensieri/ nato da un sentimento, // che ha/ dei nomi svegliati dal canto/ non molti…”.
Una poesia è un insieme di parole ordinate secondo un ritmo che è quello dell’anima del poeta. Il poeta è un’“anima musicale”. La poesia è creazione e ricreazione di un’esperienza interiore in parole ordinate musicalmente; è un’esperienza di profondo sentire, è vivere creativamente la realtà quotidiana: un’esperienza “poietica”. Continua a leggere→

10

Il Padre


Chissà perché è così facile dimenticare il Padre. Gesù lo sentiamo vicino, Maria è la Madre che non ci lascia soli. E il Padre? È arrivato il momento di dargli più attenzione, perché è Lui la fonte della Vita.

15

Cronache dalle rovine, di Emiliano Cribari

di Annalisa Ciampalini

La poesia è un continuo movimento.

Nota di lettura a “Cronache dalle rovine” (peQuod, 2023) di Emiliano Cribari

La nota biografica di Emiliano Cribari posta sul risvolto di copertina del libro inizia con la seguente frase: “Poeta, camminatore, cercatore di luoghi perduti”. E questi tratti biografici sono imprescindibili per chi voglia conoscere e apprezzare pienamente la scrittura del nostro poeta.  Molti testi raccolti in “Cronache dalle rovine” (Pequod, 2023, collana portosepolto) prendono vita grazie a un’osservazione diretta dei luoghi, i versi emergono mentre il poeta cammina, si sposta da un sentiero all’altro, si addentra nel bosco, raggiunge la radura, osserva gli alberi: “la poesia è un continuo movimento. Io non potrei / più scrivere seduto”.  Continua a leggere→

11

Tutto ciò che succede ti riguarda

di Stefanie Golisch

Lo stato delle cose.
A un certo punto, le cose sono andate come non dovevano andare, ma qual è quel certo punto? Quando ha cominciato che la difesa della pace e del principio della non-violenza sono stati buttati ufficialmente nella spazzatura della storia?
Sarebbe ipocrita ignorare il fatto che le due guerre in corso, che vengono utilizzate dai mass-media per dividere il mondo in buoni e cattivi, facciano parte di una catena ininterrotta di conflitti armati che raramente concedono una tregua. Si sa, ma è nella natura dell’uomo escludere dal proprio campo visivo ciò che non gli tocca direttamente. L’idea che tutto ciò che esiste è collegato e che le nostre azioni e i nostri pensieri risuonino nel mondo e perfino nell’universo, è per la maggior parte un’astrazione, se non una assurdità a prescindere.
Eppure l’esperienza vissuta insegna che è proprio così. Tutto ciò che succede ti riguarda recita un verso del poeta tedesco Günter Eich: il bene, il male e i vasti paesaggi di ombre e ambiguità che sono il teatro del nostro maldestro vivere. Ogni volta che una persona muore violentemente, tutta l’umanità si macchia di sangue. Il peso della responsabilità non è mai soltanto di chi è direttamente coinvolto, ma di ogni uomo. Continua a leggere→

12

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Non spegnete lo Spirito

[1Ts 5, 16-24]

C’è chi vede i deserti fiorire. C’è chi vede le lance diventare falci e le bombe diventare aratri che fendono la terra per fecondarla e non per uccidere.

C’è chi sa fasciare le piaghe dei cuori spezzati. C’è chi porta una buona notizia ai poveri. C’è chi libera gli schiavi salvandoli dal mare, e chi annuncia la fine pena ai carcerati.

?Non spegnete lo Spirito. Continua a leggere→

13

Premio nazionale di poesia Elio Pagliarani – IX EDIZIONE

premio nazionale di poesia Elio Pagliarani

 

L’Associazione letteraria Premio Nazionale Elio Pagliarani –
Centro Studi e biblioteca sulla poesia contemporanea

(https://associazioneletterariapremioeliopagliarani.it – https://premionazionaleeliopagliarani.it)

ha indetto la

IX edizione del PREMIO NAZIONALE ELIO PAGLIARANI

presieduto da Cetta Petrollo Pagliarani

Continua a leggere→

10

La parola ai poeti. Alberto Bertoni

Darmi all’ippica

    Quasi in contemporanea a quella per l’Inter, a cavallo fra i ’50 e i ’60, è nata l’altra passione centrale della mia vita, quella che non è soltanto un hobby o un gusto del proibito, ma una vera e propria visione del mondo (e della poesia), senza la quale, tuttora, nel mondo (e nella poesia) non saprei proprio come orientarmi: quella per le corse al trotto (nel tempo ho imparato ad apprezzare anche il galoppo, ma quella è un’altra questione). La mia “piccola città bastardo posto” è da sempre una città trottofila, col suo vecchio ippodromo di piazza d’Armi, collocato lì, a due passi dalla Ghirlandina. In mezzo al tumulto di questo processo formativo, a fare da collante e da denominatore comune domina per me l’esperienza dell’ippica, che è la mia prima, profonda pulsione assieme estetica, esistenziale e conoscitiva, nonché uno dei miei principali strumenti di comprensione e di interpretazione del mondo. E, c’è poco da fare, il mio romanzetto di formazione si è consolidato a partire dal 1970, nella sala corse modenese di via Belle Arti, invece che nell’oratorio della mia parrocchia. Lì ho imparato umanità e nichilismo, generosità ed empietà, oltre ad un’applicazione sistematica della cosiddetta Legge di Murphy: se qualcosa può andare male, nella sfera degli atti e degli eventi umani, certamente ci va. Tuttavia, quando arriva nell’ordine una scommessa trio che tu hai studiato e che, dopo il tuo studio, la corsa ha soddisfatto, beh, quella è una gioia ermeneutica (per introdurre un parolone che ha molto che fare col mio lavoro di critico e docente di letteratura) molto spiccata. Comprendo che non è semplice dichiarare un’osmosi formativa fra ippica e poesia: ad un primo, frettoloso sguardo sono due mondi antropologicamente, culturalmente e direi politicamente incommensurabili. Eppure, questa osmosi finisce da sempre per compiersi, nella mia psiche e nella mia quotidiana esperienza di vita, sotto il segno di una tanto inesausta quanto necessaria interazione. Continua a leggere→

12

La parola ai poeti. Renzo Paris

Ho scritto la mia poesia a nove anni, mentre ero a letto malato. Per la prima volta ho sentito la “voce antica” che dettava i versi,” . e” a quel modo ch’ei ditta dentro vo significando”(Dante), una voce atona, che ha bisogno di un grande silenzio per essere registrata. Un critico ha scritto che la mia è una poesia “parlata”, come quella della Cavalli, ma i miei versi volano leggeri sul mare nero dell’inconscio. La poesia è il nodo che la prosa è chiamata a sciogliere. Così ho scritto romanzi. Ho messo insieme in una vita una specie di canzoniere in quattro volumi, Apollinaire  mi ha fatto rileggere i classici latini trovandone giovamento anche per la salute.

11