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da qui

Carissimi, Vi segnalo questo bell’appuntamento, al quale spero verrete numerosi. Potrebbe essere una bella occasione anche per incontrarci tra noi di LPELS!
Un caro saluto,
Giovanni A.
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GABINETTO SCIENTIFICO LETTERARIO G.P. VIEUSSEUX
Mercoledì 29 aprile 2009, ore 17
Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri
Viaggio tra il paesaggio e la memoria
Incontro sui volumi
La ballata della piccola piazza
di Elio Lanteri
(Transeuropa Edizioni)
La tana degli Alberibelli
di Marino Magliani
(Longanesi Editore)
Partecipano
Marino Magliani, Giulio Milani, Giuseppe Panella
Introduce
Giovanni Agnoloni
Informazioni
Centro Romantico del Gabinetto G.P. Vieusseux, Piazza e Palazzo Strozzi, 50123 Firenze
Tel. 055 288342, fax 055 2396743, e-mail [email protected]
di Mauro Baldrati
E’ uscito nelle sale il lungo film di Steven Sodebergh su Che Guevara, spezzato in due (la prima parte si intitola Che – l’Argentino), incerto tra la celebrazione di un rivoluzionario, idealista e pragmatico, intellettuale e soldato – oggi un eroe pop la cui immagine è riprodotta in serie ininterrotte su manifesti, magliette, cartoline – e la narrazione biografica di una vita, e di un evento storico. Probabilmente è per questa intenzione esitante, o sdoppiata, che riscontriamo una mancanza di forza narrativa, che pervade quasi tutte le sequenze del film, e i personaggi, a partire da un giovane Fidel Castro doppiato con una curiosa voce petulante, fino allo stesso Guevara interpretato da Benicio del Toro, che non riesce a conferire sufficiente profondità ed espressività al suo personaggio. Non riusciamo a capire, o solo a immaginare, come poteva essere il Che, dalla sua interpretazione. Lo seguiamo da Città del Messico, dove nel 1956 con Fidel progetta una spedizione a Cuba con un pugno di volontari, per iniziare la lotta di liberazione, e rovesciare il regime del dittatore-gorilla Batista, fino a una lunghissima, lenta, apparentemente senza scopo peregrinazione nella giungla, con (rari) scontri a fuoco con l’esercito regolare cubano. Lo vediamo parlare coi contadini, comandante severo con chi diserta e si abbandona a furti e violenze contro la popolazione, uomo in difficoltà per l’asma che lo perseguitava, ma resta un personaggio impenetrabile, a differenza del giovane idealista, sincero e amante della poesia e dell’avventura del bellissimo I diari della motocicletta.
Sono invece efficaci le scene, girate in un bianco e nero che riproduce perfettamente la fotografia dell’epoca, che ricostruiscono il viaggio a New York del 1964, dove parlò all’assemblea dell’ONU contro la politica imperialista degli Stati Uniti.
Attendiamo la seconda parte, Che – Guerriglia, in uscita a breve, perché è comunque imperdibile tutto ciò che riguarda la vita e la battaglia del grande comandante.
Appena sveglio
Sembra, che debba entrare a far parte anch’io
Della teoria del mazzo di carte
Una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa
La terra trasuda pini e tombe insieme
Un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo collocare
Ci nascondiamo nella paura
È quel che ci riesce meglio
Il viaggio di Dante non è per niente finito
Era l’introduzione per presentare il mondo
Prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci
Ho avuto in sorte foglie e roveti
Proprio come in questo caso, non volevo staccare queste parti
È stato un errore di digitazione
Una porta aperta per caso
Un puro fraintendimento Continua a leggere
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Il 12 dicembre 2008 a Chieti, Berlusconi promise… (*)
Oggi, 25 Aprile 2009, Berlusconi promette:
«”In 6 mesi ricostruzione”. Continua a leggere

[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]
Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:
Perché non abbiamo un giardino?
Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?
Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?
Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

Troppo traffico online. E l’allarme degli esperti scatena una polemica che divide il popolo della rete
di Vittorio Zambardino
Anche Internet “invecchia”? È vero che la rete potrebbe rimanere congestionata come la tangenziale alle otto di mattina, finendo col trattare i file di YouTube come automobili in coda, ingolfata dalle nostre abitudini che “mangiano banda passante”? Ci ritroveremo a rosicchiare le unghie mentre il sito non appare, sperando che qualcuno ci offra una corsia preferenziale? E sarà vero che la rete diventa di mese in mese sempre più vulnerabile agli attacchi dal “lato oscuro della forza “, spie e gangster virtuali, sempre all’opera per mettere in atto qualche truffa o lavorare per conto terzi nello spionaggio politico e industriale? Su questo c’è scontro tra scienziati e “allarmisti”. Continua a leggere

Ci sono libri classificati nella categoria del self-help, l’auto-aiuto. Stephen Covey, nel 1989, ne scrisse uno intitolato The 7 Habits of Highly Effective People (trad. it. Le sette regole per avere successo, Milano, FrancoAngeli 2003). Si indicavano due passaggi principali da compiere: dalla dipendenza all’indipendenza – corrispondente al successo privato – e dall’indipendenza all’interdipendenza – corrispondente al successo pubblico. Ognuno di questi passaggi implicava tre criteri d’azione: per passare dalla dipendenza all’indipendenza si suggeriva di:
1) essere proattivi, superare cioè l’atteggiamento di passività di fronte alla vita;
2) cominciare dalla fine, vedersi così come si vorrebbe essere al termine dell’ esistenza;
3) dare la precedenza alle priorità, non permettere al secondario di prendere il sopravvento sul primario.
Questa fase veniva sintetizzata nell’immagine dell’affilare la lama. Continua a leggere
gruppo Quinto Alto
laboratorio nuova buonarroti
COMUNE DI FIRENZE
Assessorato alla Cultura
Servizio Attività Culturali
gli spazi della parola
incontri di filosofia e letteratura
LUNEDÌ 27 APRILE, ore 17
Sala Ferri, Gabinetto Vieusseux, Palazzo Strozzi
LE PAROLE DELLA DIFFERENZA
conversazione sulla filosofia francese contemporanea
intervengono
Giuseppe PANELLA e Giovanni SPENA
ingresso gratuito
Attenzione: si avvisano tutti gli interessati che l’ultimo incontro del ciclo LA FILOSOFIA E L’ALTRO (2a parte), FILOSOFIA E DESIGN, si terrà lunedì 11 maggio 2009, ore 16 c/o la Sala Ferri, Gabinetto Vieusseux, Palazzo Strozzi
f.s.

Dall’album: Il seme e la speranza (2006) . The Gang
4 MAGGIO 1944 – IN MEMORIA
All’alba del 4 di Maggio
arrivarono le orde assassine
portavano croci uncinate
la feccia del terzo regime
Li guidavano i cani da guardia
la guardia dei repubblichini
in tanti più di duemila
duemila vili aguzzini
Continua a leggere

Milano Expo2015: città sostenibile contro la crisi
Milano non deve fare lo stesso errore di Siviglia, Lisbona, Hannover e di altre città realizzando l’assurdo luna park di padiglioni che a manifestazione ultimata dovranno essere demoliti o andranno inevitabilmente in rovina in una landa desolata e senza vita, facendo scempio di quasi due milioni di metri quadri di prezioso territorio agricolo. Continua a leggere
I racconti sono in crisi. E non solo in Italia. Persino in America, patria delle short stories, pare che gli autori celebri ci pensino due volte prima di impegnare il loro talento in narrazioni brevi. Eppure il racconto, nonostante tutto, continua a mantenere immutato il suo fascino. E fa piacere constatare che il giorno del suo trapasso è ancora distante anche grazie al lodevole contributo della piccola editoria. Proprio dalla piccola editoria di qualità è nato un progetto interessante: “Parole dal viaggio”. Si tratta di una raccolta di racconti, a metà strada tra fiction e reportage, incentrata sul tema del viaggio. Il progetto editoriale è ideato e promosso dalla giovane casa editrice romana “Azimut” fondata da Guido Farneti e Adriana Merola. Il primo libro di “Parole dal viaggio” (destinato a diventare appuntamento annuo) è “Senza fermarsi” (Azimut, pagg. 128, € 10): un’antologia curata dal professor Fabio Pierangeli – docente di Letteratura di viaggio e Letteratura teatrale dell’Università di Roma “Tor Vergata” – con il coinvolgimento di una ventina di scrittori. Tra questi figurano nomi noti della letteratura italiana. Eraldo Affinati, per esempio, ci racconta di «Lampedusa», Continua a leggere
di Antonio Sparzani

il Sole
Come ci riferisce Diogene Laerzio (che scrive in greco nel III sec. d.C.), allorché nelle sue Vite dei Filosofi parla del grande Epicuro (IV-III sec. a.C.), nell’antichità, ma anche – aggiungerei – poi nel Medioevo, si dibatteva del singolare tema se il piacere fosse connesso necessariamente col movimento o se consistesse semplicemente nell’assenza di dolore (piacere catastematico, ovvero calmo e stabile). Diogene osserva che, a differenza dei Cirenaici che “non ammettono il piacere catastematico, bensì soltanto quello che consiste in un movimento”, Epicuro li “ammette entrambi, quello della mente e quello del corpo”. E infatti, entrando poi nel merito della dottrina epicurea, Diogene cita esplicitamente la seguente affermazione di Epicuro: “Infatti, l’imperturbabilità e l’assenza di dolore sono piaceri catastematici, mentre la gioia e la letizia sono viste come piaceri in movimento e in azione”. ((cito dall’ottima edizione curata da Ilaria Ramelli, Epicurea (Bompiani 2002); si tratta del frammento 2 dell’edizione Usener, p. 227 del volume curato dalla Ramelli.)) Questa locuzione “in azione” è, nell’originale, energeìa(i), dove la parola vale ‘attività’, ((i curiosi possono andare a vedere qui.)) qualcosa comunque di dinamico. Deriva ovviamente da érgon, opera, impresa, dalla stessa radice indoeuropea [w?g] che ha dato luogo al tedesco Werk e all’inglese work, ma anche all’italiano organo, tanto per dire. Continua a leggere

Il 25 aprile dei giovani italiani a Barcellona
Chi lascia l’Italia, oggi, non è spinto soltanto da motivazioni economiche: molti giovani – giovani straordinari (ce ne sono, si vedono poco solo perché a loro interessa vivere, e vivere bene, non esibirsi davanti a una telecamera) – abbandonano soprattutto un clima psicologico e morale: un Paese che sentono perduto, o in via di perdizione quale la misura di tutto sono diventati i soldi, la furbizia, l’apparenza. Si lasciano alle spalle – almeno provano – una visione del mondo fascistoide, basata sul sopruso, sull’umiliazione della meritocrazia, sulla triste negazione del potere creativo della natura e delle persone.
Forse anche nel mondo sta andando così, ma non a tal punto, credo.
Ho l’impressione che in Italia l’idea cancerosa del puro, semplice e brutale profitto governi l’economia e le esistenze individuali più che in tantissimi altri paesi. Ho la sensazione che il popolo dei furbi, dell’egoismo e dell’ingiustizia abbia quasi cancellato la nostra gioia di vivere. Continua a leggere
Orfeo e Euridice
di Roberto Nassi
Dalla crepa sul tuo volto
alitano voci impastate
della cenere che orla il precipizio
di un tempo elastico
grate di grida
arrugginiscono l’alba
imprigionandola tra le tue labbra
come un bacio dimenticato
Continua a leggere
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)
Il ruolo dei gatti è un thriller e, prima di parlarne, sarà opportuno spendere qualche parola sul ruolo dei romanzi polizieschi (o, comunque, con un contenuto di carattere hard-boiled – per usare la celebre definizione che viene dalle pulp magazines degli Anni Trenta americani) nella recente narrativa italiana. Il successo avuto da scrittori come Andrea Camilleri o Gianrico Carofiglio o di Giancarlo De Cataldo non deve stupire (a prescindere dall’abile attività di marketing politico-culturale che lo ha determinato). Per dirla con una boutade (che potrebbe suonare beffarda ma forse neppure tanto), il romanzo poliziesco (chiamato qui in questo modo per pura comodità di definizione) ha preso il posto nel cuore dei lettori “forti” del romanzo di impegno (sia pure non sperimentale o marcatamente politico) degli anni Cinquanta o Sessanta. Al posto di romanzi che prendevano posizione, denunciavano, marcavano con decisione la differenza tra intellettuali engagés o disposti allo scontro con il Potere (l’esempio più significativo a questo riguardo è stato Leonardo Sciascia anche se la prospettiva poetica dell’ultimo Pasolini sembrava orientarsi di nuovo verso il romanzo – come l’incompiuta redazione di Petrolio testimonierebbe) vengono oggi prodotti manufatti narrativi che hanno la stessa ambizione ma con un taglio più decisamente di “genere”.
E’ questo ritorno del genere (mai eccessivamente frequentato negli anni precedenti del secondo Novecento e non soltanto per colpa dei divieti del Minculpop fascista) che accomuna tutti i più fortunati successi editoriali di fine secolo scorso.