A quest’ora sarò in viaggio. Mi sembra strano lasciare la parrocchia, uscire, anche se il sogno, forse, è quello di girare il mondo, sfidarsi in situazioni inedite, vedere che faccia farebbero, dall’altra parte del pianeta, sentendo ciò che dico nella ventisettesima prefettura della diocesi di Roma. Potrei essere tentato di tenere la mano sullo specchio, pronto a rimandare un’immagine replicata all’infinito; il fiore sarebbe una ricerca esasperata di dolcezza, di attenzione, e il pettine il segno di un ordine eccessivo, un’immagine curata con solerzia equivoca. Meglio ascoltare l’appello struggente di una coscienza sorella, piegata a supplicare di cambiare prospettiva, dal suo angolo in ombra, lontano dalle luci del successo, implorando di trasformare il fiore da simbolo di piacere effimero a pegno di nozze eterne con la verità, che è specchio per l’altro, mai per la fiera insensata della propria vanità.
Archivio mensile:Maggio 2010
Danza e poesia
1 giugno 2010 ore 18 Palazzina Liberty, Mi
Nell’ambito del “Laboratorio “Moltinpoesia”
a cura di Ennio Abate dedicato al sogno
Marina Massenz (poetessa) e Franca Ferrari (danzatrice e coreografa)
eseguiranno due poesie di Marina Massenz:
Due treni e un separé
Stupita per le simultanee visioni
e seguirle entrambe, due sogni
paralleli come rotaie, due treni
nella testa tra cui c’è un separé, Continua a leggere
Lettura della non lettura. I dati Istat.
Scorrendo i dati Istat relativi alla lettura dei libri in Italia, riferiti agli anni 2000 e 2006 e al 2009, trova conferma quanto già in parte si sapeva: che il 10,3% degli italiani non possiede in casa neanche un libro, che a leggere sono più le donne (66%) degli uomini (39%) nella fascia d’età 20-24 anni, che i maggiori lettori sono, tra le diverse categorie sociali, i dirigenti, gli imprenditori, i liberi professionisti e i direttivi, i quadri, gli impiegati, mentre tra coloro che leggono meno ci sarebbero le casalinghe. Il 37% della popolazione non legge libri, soprattutto perché la lettura “annoia”, “non appassiona”. I maggiori lettori – quelli che hanno letto più di dodici libri nei dodici mesi precedenti l’intervista – sono compresi nella fascia di età 45-54 anni. Le famiglie che posseggono in casa più di quattrocento libri vivono, nell’ordine, in Friuli, in Toscana, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Sardegna, nel Veneto, in Umbria. Continua a leggere
Tra due musiche
Domattina vado al Festival biblico. Dico che canterò, scherzando con gli amici. La Bibbia, in fondo, è musica, attraversata da ritmi, suoni, melodie: il canto del mare, quello di Deborah, l’inno implacabile di Lamech. La Scrittura è uno spartito interpretato da corni e trombe, zufoli, flauti e cimbali, accompagnato dall’arpa e dalla cetra, sospinto dall’autorevole shofar, capace di schiantare le mura di Gerico antica. Quasi un controcanto rispetto all’armonia femminea del Suonatore di liuto, la linea morbida e sensuale delle mani, le labbra stillanti il testo sconosciuto, la pagina che si affloscia lentamente, i fiori appena colti, la frutta già segnata dal tempo e un violino che pare offrirsi all’estro dell’osservatore. Tra le due musiche cerco la mia voce, sospesa tra il liuto e lo shofar, fra il tempio e la stanza, visitata dalla luce.
Sergio Rotino, “Un modo per uscirne”
Estratto da
Sergio Rotino, Un modo per uscirne
Abramo editore, 2009
pp. 235, euro 15
postfazione di Marcello Fois
Mi ricordai di un album di fotografie che avevo sfogliato da piccolo. Era un compendio della loro vita, foto del matrimonio di papà e mamma, di loro due in gita da qualche parte o in gruppo, con amici.
Entrai in salotto, aprii le ante della libreria e mi accosciai a scrutare il ripiano più in basso, dove erano rimasti i libri di mio fratello.
Quando decise di andar via, mio fratello assicurò che sarebbe venuto più in là a prenderseli. Imballò prima la collezione di fumetti di cui era gelosissimo e una parte dei suoi dischi, poi la macchina da scrivere, le risme di carta, le carpette di plastica colorata. Ai libri dedicò pochissima attenzione, come se dopo averli letti e riletti non gli servissero più o non gli dessero più stimoli, consumati all’osso. Continua a leggere
LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE di Giacomo Cardaci
Giacomo Cardaci, classe 1986, è nato a Udine e vive a Milano da diversi anni. Nel 2008 aveva pubblicato, per Mondadori, «Alligatori al Parini». Di recente Cardaci ha pubblicato un nuovo volume, sempre per i tipi di Mondadori: «La formula chimica del dolore». Un libro autobiografico, dove il protagonista – Filippo – racconta l’esperienza traumatica di una grave malattia (un tumore) e delle conseguenti “traversie” vissute in ospedale.
Ne parliamo con l’autore.
Giacomo, quando hai scritto questo libro? Raccontaci un po’ la tua esperienza…
Ho scritto il libro fra un ciclo di chemioterapia ad alte dosi e l’altro, spesso di notte, quando ero ricoverato in ospedale e non riuscivo a prendere sonno per “la tosse del soldato”, ovvero i rantoli di quegli anziani che combattevano contro la malattia che gli sbranava il corpo, tossendo, mugolando anche di notte, rubandomi il sonno con quegli aiuto-aiutatemi-aiuto che sentivo provenire dalle altre camere del reparto; ricordo che, quando ero in camera sterile, litigavo col caposala perché notoriamente la tastiera del computer è l’oggetto più infetto che si possa immaginare, ma su quadernetti dove annotare le mie sensazioni o dettagli salienti dei miei compagni di camera, e sul computer dove rielaborarli in racconti, non ero disposto a transigere: a costo di farmi venire un febbrone per quei “batteri-batteri-batteri!” che erano banditi dal reparto. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 161
Anni fa ebbi l’occasione di realizzare un desiderio, quello di andare a vivere in un appartamento con grandi balconi affacciati sul verde. Veramente era il verde degli alberi di un corso trafficatissimo, sicché, a parte l’inquinamento, c’era da mettere in conto il rumore, da sempre per me la cosa più insoffribile. Ma nello stabile c’erano i doppi vetri, e mi lasciai tentare.
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Parrocchie di periferia
Sul pavimento si scorgono alcuni gioielli e un’ampolla, citazione dell’unguento versato sui piedi di Gesù da una donna identificata per secoli con la Maddalena: si disfa del benessere terreno, dei proventi di una professione deprecata e miserabile eppure sempre favorita e apprezzata da qualcuno, almeno di nascosto. Lo stesso Caravaggio non parve disdegnarla, se alcune modelle cui fece più ricorso non erano che cortigiane utilizzate anche per quadri a tema religioso – come il Riposo durante la fuga in Egitto, appena analizzato. Non c’è alcuna forma di penitenza estrinseca, bensì un semplice raccoglimento, segno della profondità sincera del sentire, del proposito di cambiare vita: un poeta amico del pittore disse che la tela avrebbe mosso a compassione Dio. Anna Bianchini, la donna qui ritratta, voleva a tutti i costi un dipinto che la effigiasse nei panni della Maddalena, al punto da essere accusata di un furto riguardante, verosimilmente, l’opera in questione. Una storia struggente, di quelle che potevano accadere solo nella vita avventurosa del grande Caravaggio, o di qualche parrocchia sgangherata dell’estrema periferia della città.
Vivalascuola. La scuola che non c’è

In base alla Circolare del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna Marcello Limina questa puntata di vivalascuola non dovrebbe esserci: il Direttore depreca infatti che si assista “a dichiarazioni sulla stampa nelle quali si esprimono posizioni critiche sull’amministrazione di cui si fa parte”. Insomma, c’è lo smantellamento del tempo pieno, tagli mai visti alle superiori, lo Stato non dà il più di un miliardo che deve alle scuole pubbliche, riduce il sostegno, non finanzia le attività didattiche… I docenti però non dovrebbero parlarne. Si vuole estendere a chi lavora nella scuola il bavaglio alla stampa in discussione in queste ore.
La scuola che non c’è, i regolamenti che non ci sono
di Marina Boscaino
L’epocale “riforma” delle superiori ancora non è legge, eppure abbiamo iscritto figli ed alunni alle nuove superiori. Mancano gli attori principali di una rappresentazione che vede un unico protagonista: la triade Gelmini-Brunetta-Tremonti.
Latitano in percentuale rilevante tutti gli altri: gli insegnanti Continua a leggere
Hervé Guibert, “Le regole della pietà”: quando l’Aids diventa poesia
Le protocole compassionel, ultimo romanzo di Guibert, apparso in Francia nel 1991 per le edizioni Gallimard venne pubblicato in Italia nel 1995 per i tipi della Marsilio con il titolo Le regole della pietà.
Autore assai discusso in Francia ancora oggi, specie a seguito della pubblicazione di La pudeur ou l’impudeur, agghiacciante documentario degli ultimi mesi della sua vita, in Italia di lui non resta che qualche timida ombra.
NEL SEGNO DEL CANCRO di Cinzia Spadola
Ci sono argomenti più difficili da trattare, rispetto ad altri; ma non per questo meno importanti. “Nel segno del cancro” è il titolo di un libro scritto da Cinzia Spadola e pubblicato dal piccolo editore “Sampognaro & Pupi” (€ 10, pagg. 65). Che il titolo non tragga in inganno, però; giacché non ha nulla a che fare con l’astrologia o i segni zodiacali, ma con qualcosa che incide nelle nostre vite in maniera molto più significativa e devastante: la malattia. Questo libro, infatti, offre l’incredibile testimonianza di una donna colpita dal tumore al seno.
Credo che libri come questo meritino la massima attenzione. Anche perché secondo l’Airc, il tumore al seno colpisce una donna su dieci. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. In Italia sono diagnosticati circa 37.000 casi (152 ogni 100.000 donne). Uno di questi casi è, appunto, quello di Cinzia Spadola. Continua a leggere
Alessandro Fo racconta A.M.Ripellino
VENERDÌ 28 MAGGIO 2010, ORE 21.00
OSIMO CENTRO CULTURALE SAN SILVESTRO
IL CIRCOLO DI LETTURA MILTON
IN COLLABORAZIONE
CON LA BIBLIOTECA COMUNALE DI OSIMO
E L’ASSESSORATO ALLA CULTURA
Presentano
ALESSANDRO FO (poeta, saggista, docente universitario)
racconta
ANGELO MARIA RIPELLINO(1923-1978)
NEL MERAVIGLIOSO
di Angelo Maria Ripellino
PROGETTO MULTIMEDIALE
a cura di Laura Fo
MONTAGGIO VIDEO
a cura di Stefano Caprioli
INTERVERRÀ
Federico Lenzi
INGRESSO LIBERO
Claudio Leonardi, 1926-2010
Claudio Leonardi è stato un grande studioso del medioevo, uno dei maggiori nella comunità internazionale dei medievisti del Novecento. Attivissimo nell’insegnamento, al centro di iniziative e istituzioni che sono oggi una spina dorsale che sostiene gli studi storici, letterari, filologici e filosofici del medioevo, è stato il fondatore della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino, e del repertorio bibliografico annuale Medioevo Latino.
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Vangelo di Nicodemo (ovvero, delle donne e della Chiesa)
Apparecchiata la croce, gliela diedero e cominciarono a camminare. Gesù giunse fin presso la porta della città. Veniva dietro anche uno dei suoi discepoli: Giovanni. A questo punto, allontanandosi di corsa, va dalla madre di Dio e le dice: “Perchè sei rimasta qui e non sei andata a vedere quello che succedeva?”
“Che cosa è successo?” – domandò essa.
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Ali nere
Le ali nere restano un mistero: per spezzare la luminosità del corpo efebico? Per indicare il lato oscuro di ogni somiglianza con la totalità e l’integrità di Dio? La fragilità dell’essere creato è anche nel sonno di Maria e nella debolezza del suo anziano marito, affaticato persino dal gesto semplice di sostenere lo spartito, regredito nella posa infantile dei piedi accavallati. Ma nella partitura musicale si nasconde il segreto della forza: gli studiosi vi rinvengono il mottetto dell’artista fiammingo Noel Bauldewijn, ispirato al Cantico dei cantici, parole ben note alla spiritualità cristiano – ebraica: io dormo, ma il mio cuore veglia. La vecchiaia e lo sfinimento rivelano un rovescio di energia e dinamismo, l’anima immortale che impregna la natura, l’albero, il paesaggio sullo sfondo, i sassi sparsi e il fiasco d’acqua piegato ad accogliere la musica come ospite dolce: solidale, nel simbolo oscuro delle ali, con l’imperfezione universale, ma pronto a sollevarsi alla somiglianza armonica col Tutto.
Teresa Caligiure recensisce “L’inquieto vivere segreto” per “Transfinito”.
“L’inquieto vivere segreto” di Franz Krauspenhaar
Teresa Caligiure
(26.04.2010)
«Oggi hai ripreso a scrivere sulla carta, perché cerchi affetto in te stesso non avendo altra compagnia che la scrittura». Queste le parole che compaiono nelle prime pagine de «L’inquieto vivere segreto» di Franz Krauspenhaar, edito da Transeuropa (Massa, 2009), un libro che si legge tutto d’un fiato, un romanzo breve, ma potente, che costringe il lettore a fare i conti con una cruda e indecifrabile realtà. Continua a leggere
Da: Immaginate la ragazza – di Giovanni Catalano
Coincidenze
È qui che una coincidenza
potrebbe farsi destino.
Già da tempo, ancora adesso.
All’improvviso.
Avresti potuto
incrociarmi ai tornelli
o nella ressa ai gradini
o fermo sulla destra
d’una scala mobile.
Sulle maniglie d’un vagone
o qui seduti, solo divisi
dalle cuffie di un ipod
avresti potuto
lasciar cadere un segnalibro
che quel giorno
avrei raccolto. Continua a leggere
SCOMPARSA
di Roberto Saporito
“Credo che si debba uccidere per
avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”
(Lorette Nobécourt)
Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.
Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.
Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere
La tela del mondo
Più mi inoltro nell’opera di Caravaggio, più penso che i suoi quadri siano uno stimolo potente per la fantasia. La dinamicità delle figure spinge a prolungare il movimento che racchiudono in sé. Qui, per esempio, è evidente l’evoluzione implicita nei corpi e negli sguardi: la mano che suona lo strumento e quella che accorda, l’altra che sfoglia lo spartito e quella che anticipa già il ritmo, fino al fanciullo che manipola l’uva, simbolo dal significato misterioso (forse erotico). Il concerto sta per iniziare, ma la musica richiede un punto di partenza e un punto di arrivo, un retroterra e un presagio di affetti ed emozioni, brividi e slanci. Il pittore intravedeva un prima e un poi, perché nessun istante della vita può eludere il confronto col passato e il futuro: il presente è un groviglio di eventi consegnati dalla mola infaticabile del tempo. C’è chi ritiene che il ragazzo sullo sfondo sia un autoritratto dell’autore: solo dal grembo dell’ombra emerge l’ordine dell’avventura umana, la prospettiva sempre sorprendente della tela del mondo.
De delictis gravioribus / 8
di Ezio Tarantino
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Analisi e rimedi (continua)
Rimedi! Fosse facile. Ma bisogna pur cominciare a parlarne.
E come farlo se non partendo dalla parola tabù per eccellenza? Celibato.
Per Enzo Bianchi è un falso problema. Per il papa è un valore “sacro”, una “autentica profezia evangelica” (anche se, occorre ricordarlo, è obbligatorio solo a partire dal Concilio di Trento), ma per il Cardinal Martini lo si può ripensare. Hans Kung, in un’accorata lettera ai Vescovi ha indicato chiaramente, fra altre soluzioni più “semplici”, anche quella di cominciare, dal basso, con atti concreti, a corrodere questo tabù dalle radici profondissime. Che non sia un cammino facile è chiaro. E pieno di insidie collaterali (come dimostra anche un recente caso avvenuto nella Chiesa anglicana negli Stati Uniti, dove una donna dichiaratamente lesbica è stata ordinata Vescovo: non è un fatto che si può liquidare con giubilo o sconcerto a seconda di come la si pensi, perché coinvolge il sentire di migliaia, milioni di persone dalle quali non si può pretendere che accettino serenamente di dover prendere atto che tutto sta cambiando e così rapidamente senza che si sia fatto un percorso di avvicinamento avveduto, magari lento, non discriminatorio di nessun punto di vista).










