
Dio ci fa dei doni, ma non ce ne accorgiamo. L’ingratitudine è la norma, con qualche lodevole eccezione. E dire che nel grazie è la salvezza.
Archivio mensile:Marzo 2023
Lorca, “Romancero Gitano”, traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Introduzione di Fabrizio Centofanti
Il pomeriggio che Riccardo Ferrazzi mi ha proposto di introdurre la sua perfetta traduzione del Romancero gitano ho pensato immediatamente di declinare l’invito. Di Lorca, per me, non si può scrivere, solo leggere o ascoltare. È una lingua di altri mondi, una musica librata al di sopra delle teste, qualcosa che si prova a inseguire, ma non si riesce ad afferrare: come i gitani, perseguitati e disprezzati per l’assenza di stabilità e di patria, pericolosi come profeti e poeti, come Lorca, non a caso fucilato a Viznar, nell’amata Andalusia, vicino a un ulivo, insieme a due toreri e un insegnante. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Nazim Hikmet. 1
Ascolto
Sulle ali della libellula. “Ricami dalle frane” di Antonio Spagnuolo
I “Ricami dalle frane” (Oedipus, 2021), prezioso libro di poesia di Antonio Spagnuolo, poeta napoletano che ha superato ormai i 90 anni – di cui gran parte dedicati alla poesia, oltre che al suo lavoro ordinario di medico – ripetono nel solco della memoria, con variazioni sapienti, i temi della produzione più recente, nata da una perdita, quella dell’amata moglie, Elena. Assenza contro cui si pone l’antidoto della poesia, la rielaborazione creativa del lutto. Negli ultimi volumi (tra cui “Proiezioni al crepuscolo”, Macabor, 2022 e “Riflessi e velature”, La valle del tempo, 2023), affiorano insistentemente i ricordi della vita familiare con Elena e il tessuto dei versi, che ripete il disegno del dolore, si riempie di motivi nuovi, di vari punti di vista a partire dal vissuto, dall’esperienza. Continua a leggere
Trasformazione
Federico Pacchioni, “I frutti del mio giardino!
L’agire della leggerezza di Domenico Napoletani è la postfazione del volume I frutti del mio giardino di Federico Pacchioni (Manni Editore, 2022). Seguono da tre poesie dell’autore.
L’agire della Leggerezza
La poesia di Federico Pacchioni cerca il miracolo del percepire la leggerezza delle cose senza dimenticare il loro peso e la gravità del vivere. Leggerezza…una parola cara a Italo Calvino, che non si associa spesso all’azione, alle laboriose cure che ci prendono ogni giorno. Ma anche la leggerezza è sforzo, e la presente raccolta, I frutti del mio giardino, è al contempo un suo ironico inno e una dolente riflessione sulla perdita di ogni giorno che passa, fatta più viva dalla scelta irreversibile di spezzare il proprio percorso per poi ricomporlo da emigrante in altro luogo (così che “il tempo ripulisce impietoso/ tutte le inconsistenze,/ scansa parti dell’affetto/ sempre più in là”); luogo che per Pacchioni è l’America, che abbaglia con i suoi grandi, luminosi deserti (dove è “smembrato il mondo quassù al cielo”) e le sue anonime, pulsanti periferie.
Lo sguardo al contempo amorevole, aperto a tutto, ma capace di rimanere saldamente nell’intimo della propria esperienza, fa della poesia di Pacchioni una rara commistione di disarmante, immediata sincerità emotiva e attenta operazione artistica. I frutti del mio giardino diventa perciò realtà di un angolo d’America, fatto centro aperto del mondo, rifugio di domestica pace, ma anche una chiamata ad essere fruttuosi, a non lasciare che il proprio ruolo nel mondo ci faccia diventare come un “cuore in una corsia vuota”. Continua a leggere
Su “Sonetti d’amore per King Kong, di Gino Scartaghiande
di Domenico Ludovici
Oggetto e circostanza, il libro di Gino Scartaghiande pubblicato dalle Edizioni Il Labirinto di Roma nel 2016, vincitore del Premio Frascati di quell’anno, comprendeva le sole due raccolte edite in precedenza, Sonetti d’amore per King-Kong e Bambù, seguite da testi inediti, sparsi e dimenticati, o compresi in qualche volume collettaneo, come le Poesie scolastiche del 2004.
A distanza di cinque anni, Scartaghiande ha voluto aggiornare quella raccolta aggiungendovi un’ampia sezione di inediti più recenti, intitolata Cavallucci marini, e tre brevi testi dedicati al giovane poeta Gabriele Galloni, scomparsi tragicamente a soli 25 anni. Il libro, il cui titolo complessivo è appunto Cavallucci marini (Edizioni Il Labirinto, Roma 2022) è prezioso, perché permette di tenere fra le mani e di apprezzare in un unico insieme l’intera poesia di Scartaghiande, che – scrive Domenico Adriano nella nota che lo accompagna – “ci porge tutto il suo lavoro, unito in un disegno unico, in una scienza «contemplativa» di minute verità cocenti quanto accecanti”. Continua a leggere
Nientedimeno
La parola ai poeti. Sebastiano Aglieco
Le testimonianze personali sono sempre difficili da pensare; il rischio è quello di concentrarsi su una propria autobiografia intima e persino diaristica. Però, per un poeta, le cose sono un poco diverse: il poeta ha un doppio specchio nel quale riflettersi; il primo è quello del racconto della propria storia personale; il secondo quello della propria opera.
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Vivere davvero
Eugenio Montale, interviste e letture poetiche (Interzona)
Correzioni
Poesia italiana del XXI secolo

Vincenzo Errico è nato nel 1960, vive a Collepasso (LE). Ha vissuto a Roma dal 1991 al 2018. Sue poesie sono state pubblicate su riviste cartacee e on line, oltre che su testi antologici. Ha curato dal 1998 al 2011 la rubrica di poesia sulla rivista Aut del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Fra le pubblicazioni: Retrovie, Ed. Madona Oriente, 1996, con G. Farinella; Cordiali saluti fermi, Ed. Il mio libro, 2020; Turbinando, Ed. Il mio libro, 2021; Fritti, Ed. Il mio libro, 2021, e Taccuino scarso, Ed. Il mio libro, 2021.
Incontri I
Tutto
di Hilde Domin (Germania 1909-2006)
Non pronunciate la bellezza,
Tacete l’amore,
Non toccate Dio,
Eravate molto giovani quando
Avete sbrigato la vostra morte.
Ora il mezzogiorno porta il viso della notte,
Ogni passo il gesto del cadere.
Ora che il vuoto si è fatto largo intorno a noi,
Cosa ci può succedere ancora?
Le cicatrici
di Piedad Bonnett (Colombia, 1951)
Non c’è cicatrice, per quanto crudele sembri,
che non racchiuda in sé la bellezza.
Una storia precisa che racconta
un dolore. Ma anche la fine del dolore.
Le cicatrici, dunque, sono cuciture
della memoria,
un finale imperfetto che ci guarisce
con un danno. La forma
che il tempo trova
perché noi non dimentichiamo le ferite. Continua a leggere
Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile
a cura di Alberto Fraccacreta
Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile, Arcipelago Itaca
Caduta
Quindi è cieca – e questa
cecità per ora la chiamiamo
attesa. C’è una base; la certezza
no: è un’altra cosa. Prima ancora
di fare la corda serve sporcarsi
le mani. Ora la prova si incentra
sulla differenza tra ricordo e chilometro,
che al buio sono uguali; sul senso
della caduta. Sono tentativi.
Sesto e settimo
“La leggenda della Madonna delle Armi”, commento di Marina Petrillo
“LA LEGGENDA DELLA MADONNA DELLE ARMI”
“Amo l’antica Madre del mondo.
Ignoto sigillo posto nel ciclo profano
a rigore celeste.
In manti cobalto e sfondi dorati
mai supplice all’odiato compagno
ponendo Sua ombra in suono.
A te, creatura creante appartiene
l’abisso del cuore.”
(da “materia redenta” silloge poetica di Marina Petrillo)
LA LEGGENDA
In profondità giunge la ri-velazione che il Sacro pone a suo confine. Ogni luogo di culto mariano, veste l’abito del sovrannaturale, il candido manto posto come aura su viaggiatori, pellegrini o semplici creature ignare alla celeste manifestazione. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Saint John Perse. 1
8 marzo
Un aiuto che gli fosse simile,
cioè una badante.
No: qualcuno che gli corrispondesse,
occhi negli occhi, uno di fronte all’altro.
Si comprende
da un’altra prospettiva.
L’Origine
per capire il fine,
il perdersi,
per ritrovare il senso.
Uomo, Donna: il Tu,
la potenza dell’Amore
contro il potere,
il ritorno, dopo tutti gli addii,
l’alterità che rivela
la vera identità, l’essere
che prende il posto
dell’avere.
Le Donne, intere.
















