Archivi categoria: Poesia

Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare

di Luca Pizzolitto

Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare (peQuod, 2025)

“Appartiene alla consuetudine dei monaci riservare il meglio alla notte. Perché i sensi non sono distratti e attratti da ciò che ha poco valore. È il momento in cui si può scoprire qualcosa che il mondo della sollecitazione incessante – dalla luce del sole, al calore, all’incontro con le persone, le attività da fare – impedisce. Un poeta va letto di notte. Leggere i versi e le prose che compongono questo nuovo libro del poeta Bardotti è stata una delle mie recenti attività notturne. E pur conoscendo oramai da anni il poeta, pur avendogli celebrato le nozze, sono rimasto molto toccato dalla maturazione del suo messaggio e della capacità di renderlo in immagini. In un momento di crisi radicale come quello che sta vivendo la nostra civiltà non credo più alle prediche. Anche a quelle di noi preti. Ma non credo più alle prediche di nessuno, neanche a quelle dei rivoluzionari. Non mi convincerebbero nemmeno se parlassero di cose meravigliose, e quando questo parlare, questo predicare, tocca il sacro, allora sì che viene il peggio. Nessuno potrà dire qualcosa che conta se non saprà farlo con il linguaggio poetico. Il dono di questa raccolta ha al cuore della sua preziosità il modo in cui riesce a veicolare alcune delle idee più rivoluzionarie per l’epoca in cui viviamo (…)

Dalla prefazione di Padre Guidalberto Bormolini Continua a leggere→

“Polvere” di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da qui

Polvere di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da Rupert Brook. L’amore è breccia nelle mura. Antologia poetica a cura di Raffaela Fazio. Puntoacapo 2025

Polvere

Quando la fiamma bianca in noi sarà cessata
e del mondo avremo perso, ormai, ogni diletto,
rigidi nel buio, da soli abbandonati
a sgretolarci ognuno nella propria notte, Continua a leggere→

Da “Mercoledì delle Ceneri”, di T.S. Eliot

di Giorgio Stella

[…]

II

Signora, tre leopardi bianchi sedevano sotto un ginepro
nella frescura del giorno, nutriti a sazietà
delle mie braccia e del mio cuore e del mio fegato e di quanto
era stato contenuto nel foro rotondo del mio cranio. E Dio disse
Vivranno queste ossa? Vivranno
queste ossa? E tutto quanto era stato contenuto
nelle ossa (che già erano aride) disse stridendo:
Per la bontà di questa Signora
e per la sua grazia, e perché
ella onora la Vergine in meditazione,
noi risplendiamo con tanta lucentezza. E io che sono
qui smembrato offro all’oblio le mie gesta, e il mio amore
alla posterità del deserto e al frutto della zucca. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Massimo Ridolfi

Alla maniera di Franz Anton Mesmer

I

Tommaso, metti la tua mano
nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi.
Fidati della tua mano.

II

Tommaso, metti la tua mano
ti ho detto nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi
sciocchi.
Fidati della tua mano
che mai di tanto
io mi allontano. Continua a leggere→

Sulle orme dei poeti

di Alida Airaghi

“Accendere una lampada e sparire, / questo fanno i poeti. / Ma le scintille che hanno ravvivato, / se vivida è la luce durano come i soli”. Questa limpida e delicata citazione di Emily Dickinson viene posta da Angelo Gaccione a esergo del suo ultimo volume, Poeti. Ventinove cavalieri e una dama, che raccoglie trenta recenti composizioni, ciascuna delle quali trae spunto e ispirazione da uno o più versi di famosi poeti italiani del ‘900, tutti ormai (e ahimè) scomparsi.  Continua a leggere→

Daniele Beghè, Chicane

di Margherita Rimi

Daniele Beghè, Chicane, Roma, Avagliano, 2024

Questa nuova raccolta del poeta parmigiano Daniele Beghè si compone di versi e prose: narrazioni brevi dallo stile essenziale come è sempre stato nella scrittura di questo autore. Il libro contiene 55 testi ed è articolato in 5 sezioni: Rettilineo, Chicane, Andirivieni, L’altra campana, Buonvento.  Beghè, in questo libro, affida alle parole la custodia del passato. Le parole operano in un tragitto con rallentamenti, riprese e accelerazioni, così come avviene nel percorso di una chicane, in un circuito dove i ricordi si intrecciano con il presente e viceversa. Continua a leggere→

Giampaolo Centofanti, poesie

Madonna del Divino Amore, poesie 

Selezione da: E ne senti la voce (Gv 3, 8)

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti lasciandole condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Misteriosa centralità della Madonna del Divino Amore*

…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino! Continua a leggere→

Emily Dickinson

a cura di Luca Pizzolitto

Emily Dickinson, Cinquantacinque poesie (Crocetti 2025, traduzione di Maria Borio e Jacob Blakesley)

657

Io abito nella Possibilità –
Una Casa più bella della Prosa –
Più abbondante di Finestre –
Più ricca di Porte –

Di Camere come Cedri –
Inespugnabili dall’Occhio –
E come Tetto Eterno
Le Volte del Cielo –

Di Visitatori – i più belli –
Per il Lavorìo – Questo –
Dispiegare ampio delle mie strette Mani
A raccogliere il Paradiso –

(I dwell in Possibility – / A fairer House than Prose – / More numerous of Windows – / Superior for Doors – // Of Chambers as the Cedars – / Impregnable of Eye – / And for an Everlasting Roof / The Gambrels of the Sky – // Of Visiters – the fairest – / For Occupation – This – / The spreading wide my narrow Hands / To gather Paradise –)

* Continua a leggere→

“Terre”, una poesia di Ida Andersen

Una delle mie scrittrici preferite è la svedese Ida Andersen, che è anche una delle migliori traduttrici dallo svedese all’italiano di tutti i tempi.
Negli ultimi anni Ida si è soprattutto dedicata ai romanzi, ma inizialmente ha pubblicato alcuni libri di poesie. In particolare, ha deciso di comporre una delle sue liriche svedesi anche in italiano, e mi ha permesso di pubblicarla qui oggi!

 

 

 

 

 

Terre

dietro le palpebre batte
l’inesprimibile
come un’emicrania,
come una santificazione
mi manca una lingua
mi mancano terre
c’è una prova nell’afasia
nel riposare nell’inesplicabile Continua a leggere→

Lettera a un giovane poeta (che non c’è più)

di Pasquale Vitagliano

Non vale la pena andarsene in nome della poesia. La poesia non resta, ti segue e lascia un  mondo che riverbera parole vane e sempre uguali. Amore mio veramente/ Se non mi ami muoio giovane, canta Achille Lauro in Incoscienti giovani a Sanremo 2025. La morte di un giovane poeta prima di essere una tragedia è per gli altri una postura. Ciò rende il dramma umano e familiare ancore più insopportabile.  Non interessa a nessuno se lo conoscevo se c’eravamo scambiati parole, pensieri, messaggi.

Quello che è insopportabile, invece, è vedere riflessa nella sua fine inattesa e ingiusta la vanità dei poeti (meno delle poete, magari significa qualcosa) d’oggi“. “Mi aveva scritto… C’eravamo scambiati le poesie… Gli dedico questa mia poesia…” Addirittura leggo chi scrive, “Sono contento che gli piacesse il mio ultimo libro”. Quasi che la consacrazione mortale dell’uno fosse un viatico a quella in vita dell’altro. Triste. Qui non lo voglio ricordare  (chi sono io per farlo?), ma voglio cogliere l’occasione per indicare un orizzonte di maggiore sobrietà e serietà umana e artistica. Non oso immaginare cosa abbia vissuto questo ragazzo, dico solo che la sua scomparsa è ancora più orribile dentro questo scenario. Almeno per me, è la conferma di un crinale inguardabile (e illeggibile) che la poesia sta prendendo: sembra che tutti quanti noi ci affolliamo freneticamente davanti ad un immaginario palco di Sanremo della Poesia per essere selezionati finalmente a salire. Ci sarebbe da discutere e riflettere insieme (invece che rifletterci narcisisticamente anche nel dolore). Non ho letto commenti, forse a parte Matteo Fantuzzi che ringrazio, volti ad interrogarci. Ho letto solo “canzoni”.

 

parole, poesia, di Paolo Valesio 1. Massimo Morasso

parole, poesia 


Massimo Morasso genovese è un poeta e scrittore poliedrico. Oltre che poeta, infatti, Morasso (germanista di formazione e vincitore di molti premi) è critico, traduttore, recensore. Il numero delle sue opere saggistiche pubblicate bilancia quello dei suoi volumi poetici; e in effetti le mie poche osservazioni sul suo libro di poesia, Frammenti di nobili cose, tengono presente come sfondo di riflessione il suo più recente volume saggistico, Re-visione della poesia; quest’ultimo appare,  a prima lettura, come  una serie di impressioni o cammei su singoli poeti,  ma in realtà è qualcosa di simile a un trattato che  proceda per schegge.  Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Parrini

Quella che fu la mia modesta storia,
inscritta nel recinto d’un display;
mia ma non mia, come non nostre mai,
eppure tanto nostre, le vicende,
usitate, usurate, inesitate,
discese per correnti atroci e dolci;
la mia storia – dicevo – l’oggettivo
correlativo pallido di quanto
ebbe la forma informe di un pensiero
marcì, decadde, scadde, andò perdendosi:
me n’ha informato, asettico, il Sistema,
offrendomi il possibile, passibile
d’altra occasione, di una nuova nascita
che incuberò, non so per quanto mai
e sarà putre divenire, pronto
alla notizia che non fa notizia,
della durata che in una manciata
d’ore, monta, decresce, va in silenzio
alla cancellazione programmata.

Intervista a Daniele Giustolisi

di Luca Pizzolitto

1. Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti? 

Il perché non saprei dirlo bene, se non forse ricorrendo a ragionamenti che rischiano però di risultare sempre un po’goffi, perché sempre un po’ a posteriori, ragionati, alti, rispetto all’atto davvero misterioso dello scrivere. In generale, il libro nasce come succede per altre arti: ci sono delle idee, delle immagini, delle questioni, che insistono e man mano ci si lavora per dare loro una forma. Continua a leggere→

Marina Massenz, Ossa e cielo

Propongo una piccola selezione di poesie da Ossa e cielo di Marina Massenz e la Prefazione di Alessandra Paganardi.

da Parte prima – Che lievi non siamo

Che lievi non siamo

Noi che lievi non siamo
che lievi non sappiamo
stretti in questo stazzo
in bosco ci guardiamo
fissi a volte silenti
altre sorridenti vaghi Continua a leggere→

Giuseppe Todisco, Cafarnao

a cura di Luca Pizzolitto


La poesia di Giuseppe Todisco ha una intima capacità levatrice di segni e significati nuovi e inattesi. Percorriamo un sentiero di santità umana ma non sacrale. Sentiamo che la natura che ci circonda ci assimila, ma senza naturalismo. Tra la foresta da incendiare e il legno da intagliare, ci indica una pietra da fissare.

(Pasquale Vitagliano)

Esci dalla parola
intatta.

Chi è là
chi ti indovina?

Amo, dici, quando un uomo
si addentra nella macchia
convinto che dal ramo si scorga
la radice.

Dimora il cerchio dove parli.
Più in alto un sogno
si ammutina.

* Continua a leggere→

Tommaso

Caravaggio, L’incredulità di san Tommaso

di Marcello Comitini

Alla luce che irrompe nella stanza
immersa nella cenere del lutto
affollata dagli ardui significati
di una morte spostata dal suo asse
sei apparso vulnerabile e eterno.
Mostri le mani gonfie e trafitte
il taglio sanguinante nelle costole
gerani ardenti i piedi .
Riecheggia nella memoria dei tuoi discepoli
Il grido spavaldo poi rinnegato
andiamo a morire con lui
del mio gemello Tommaso.
Sul tuo volto ha visto i solchi
delle spine dalla fronte agli occhi
i rivoli schiumosi di sangue
il tuo pianto non il perdono divino
delle ingiurie subite da secoli.
Ignora che il padre ti ha concesso di rivelare
il dritto e il rovescio degli esseri umani
come fragili foglie staccate dal ramo:
carne e vene da una parte
candidate al piacere e al buio,
sostanza volatile verso l’eternità dall’altra.
Attonito non ti riconosce
e vuol toccare con dito inquisitorio
se ancora sanguina la piaga
del costato delle mani e nel cuore.
Quando ti veniva dietro come un ragazzo
che cerca la luce nel fuoco del dubbio
mentre tu andavi, profeta segnato
dalla paterna missione,
arso da un’emozione ignota
e dal peso insopportabile dell’agonia
non gli sembrava in verità possibile
la tua resurrezione.
Incuriosito dall’incredulità ora si spinge
a sollevare – e la tua mano lo guida
verso il mistero – un lembo della ferita
a cercare il vero ritratto dell’uomo
la grande verità custodita
nel tuo corpo come una pietra calda.
Anch’io a fianco di Tommaso
guardo dopo secoli e penso
al sacrificio che risparmiò Isacco
che risparmiò Barabba non te
che hai risparmiato chi sulla croce
fra lo scherno della gente
ti ha riconosciuto e ti moriva a fianco.
Dopo secoli vedo sanguinare ancora
dalle labbra mute della piaga la speranza
che tuo padre non debba
eternamente intenerirsi
farsi carne fra la folla incredula
soffrire che t’inchiodino alla croce
per custodire nell’unica luce
i due versanti delle nostre fragili foglie.