Mangiare

Mangiare Gesù, tenerlo con sé per tutto il giorno, è il miracolo dell’Eucaristia. Ci sarebbe da chiedersi cosa ci portiamo appresso, nel viaggio della vita, su quale cibo facciamo affidamento. Finché il cielo non sorge nel cuore, la terra gli nasconde la luce.

Lirico terapia. Anna Achmatova, Venezia


Venezia

Colombaia dorata sull’acqua,

tenera e verde struggente,

e una brezza marina che spazza

la scia sottile delle barche nere.

 

Che dolci, strani volti tra la folla,

nelle botteghe lucenti balocchi:

un leone col libro su un cuscino a ricami,

un leone col libro su una colonna di marmo.

 

Come su di un’antica tela scolorita,

il cielo azzurro fioco si rapprende…

ma non si è stretti in quest’angustia,

e non opprimono l’umido e l’afa.

Come parlare di Venezia? Come definire l’indefinibile? La Achmatova lo fa da par suo, con risultati che ciascuno di noi può giudicare secondo i suoi parametri.

Mi ami tu?

C’è una domanda più importante di tutte, quella che, come si dice, taglia la testa al toro. Inutile farsi le altre se questa non ha preso il primo posto, se non è quella che conta. È la domanda rivolta dal Risorto a Simon Pietro, sulla riva del lago: Mi ami tu?

Poesia del XXI secolo

Lidia Riviello è nata a Roma, Autrice e conduttrice di programmi radio e tv (Radiotre, Radiodue,  Rai Tre , Rai Uno, La7, Sky) collabora con quotidiani, riviste e blog . Idea, cura e organizza eventi e festival  di poesia e arte in Italia e all’estero a partire dal 1994 collaborando con la redazione  della rivista bilingue ‘Italian Poetry’ curata da Gian Carlo Ferretti e Carlo Bordini. Nel 1998 pubblica il suo primo libro, Aule di passaggio (NOUBS, 1998) a cui seguono L’infinito del verbo andare (2002, prefazione di Edith Bruck), Rum e acqua frizzante (2003, nota di Carla Vasio),Neon 80 (ZONA, 2008, nota di Edoardo Sanguineti – Premio A. Delfini 2007)  Ritorno al video (2009), Sonnologie (ZONA, 2016, nota introduttiva di Emanuele Zinato.)  Suoi testi sono tradotti in inglese, francese, giapponese, spagnolo, sloveno, tedesco, arabo e svedese. È presente nell’antologia Poeti degli anni zero (a cura di Vincenzo Ostuni, 2011) e in numerose altre antologie e riviste italiane e straniere.  Citiamo, tra le riviste : Nuovi Argomenti, Alfabeta 2, Il Verri,  Poesia, OR ( Los Angeles press, a cura di Paul Vangelisti), il sito della nuova poesia italiana ‘Un autre poésie italienne’ a cura di Ada Tosatti,  Doppio Zero, Semicerchio. Tra gli altri, hanno scritto sulla poesia e presentato il suo lavoro: Edoardo Sanguineti, Andrea Cortellessa, Valerio Magrelli, Nanni Balestrini.

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Lirico terapia. Giorgio Caproni.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.

Poi, non ricordiamo piú

né da chi né che sia.

Soltanto, ne conserviamo –

pungente e senza condono –

la spina della nostalgia.

***

Senza parere, Caproni mette nero su bianco un dato d’importanza capitale: siamo dono. Solo qui si trova il senso della vita, che porta con sé la possibilità di essere felici. Al di fuori di questo, c’è solo nostalgia.

Lirico terapia. Georgy Adamovic. Ci sono senza dubbio strane parole


Ci sono senza dubbio strane parole

Ci sono senza dubbio strane parole,

Non sono invenzioni, né deliri.

Mi viene freddo appena

Odo la parola “ultimo”.

L’ultima ora. Quale immenso giardino!

L’ultima sera. O, quale fiamma!

Come i pioppi frusciano sinistri

Con rami neri trasparenti…

È vero che certe parole, in certi momenti, fanno nascere sensazioni vitali, apparentemente contraddittorie (mi viene freddo, quale fiamma!). L’unione degli opposti è una chiave imprescindibile per capire la vita.

La poesia di Rino Gaetano

Un ricordo a 40 anni dalla scomparsa

A cura di Guido Michelone

L’improvvisa scomparsa – a Roma, il 2 giugno 1981, per un incidente stradale – di Rino Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950, priva il mondo della canzone italiana di un artista che, sul piano dell’attività creativa, avrebbe ancora avuto molto da dire: muore un personaggio nazional-popolare, estroso, simpatico, accattivante, sebbene alcuni detrattori sostengano che nei due ultimi anni di vita si trovasse in una fase calante dell’ispirazione poetico-musicale, destinato, a commercializzarsi o a vendersi al business in favore di una canzonetta sempre più orecchiabile, innocua, banalotta. Non lo si saprà mai, purtroppo.  Continua a leggere→

Il prossimo

Gesù desidera che lo vediamo nel prossimo, e che lo trattiamo di conseguenza. Non c’è da stupirsi, se san Paolo afferma che tutto è nostro, noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio. Se nell’amore tutto è collegato e ciò che tiene tutto è Dio, è così strano pensare che sia in ciascuno di noi, nessuno escluso?

Giudici poeta dell’eros. Nel decennale

Di Giovanna Menegùs. Pubblicato da Avamposto. Rivista di poesia, nella rubrica ‘Odiare la poesia’.

Un po’ per caso mi accorgo che questo 2021 secondo anno dell’era Covid è il decennale della morte, non solo di Zanzotto, ma ­– il 24 maggio – anche di Giovanni Giudici.
Noto poi questo: i due grandi del secondo Novecento, quasi esattamente coetanei, vengono presentati da critica e manuali di storia della letteratura in sequenza e come una sorta di coppia, coppia però dagli elementi ben distinti, paralleli più che tangenti: Raboni, collocandoli insieme sotto il segno di «Grande stile e ironia», li rappresenta come «due solitudini».
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Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Recensione di Stefano Costa

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia editore, 2020 (180 pagine)

Sono stato sia in Spagna sia in Portogallo, nella mia vita: che poi è come dire tutto e niente, perché i due Paesi, in realtà, restano frantumati, oggi come ieri, in una miriade di spazi sia fisici sia immaginifici che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. Dunque anche la mia Penisola iberica no, non ha nulla a che fare con quella di Gianetti: e proprio per questo quella di Gianetti mi rimarrà addosso. Sarà che io molti dei luoghi di questo romanzo – dall’Andalusia all’Algarve, dall’Estremadura a ciò che uno ha dentro – li ho vissuti nel battito di ciglia di una vacanza o poco più: un’andata tra amici in un Paese straniero a cercare divertimento, e a non trovarlo se non nelle parole degli amici stessi con cui si era là, e con i quali si poteva anche andare solo al bar, a bere una cosa. Continua a leggere→

Dante e Forese Donati

Come spiegato ieri su Nazione Indiana, riportando la prima parte di questa cosiddetta tenzone, si tratta di uno scambio di sei sonetti, tre a testa, nei quali Dante e il suo compagno di poesia Forese Donati si scambiano insulti e insinuazioni varie. La tenzone finisce con l’ultima risposta di Forese, così che alcuni dicono che questi ha in qualche modo “vinto”. In realtà, da quel che risulta dalle conoscenze che abbiamo dell’atmosfera che all’epoca regnava tra giovani fiorentini, poeti o comunque uomini in vista della scena politica — e Dante lo era assai — si trattava di schermaglie e di alterchi abbastanza comuni e che non nascondevano alcuna vera ostilità. Tanto che, quando Dante troverà Forese nel XXIII e XXIV del Purgatorio, i loro rapporti saranno ben diversamente affettuosi.

4. Forese a Dante (LXXVI)

Va’ rivesti San Gal prima che dichi
parole o motti d’altrui povertate,
ché troppo n’è venuta gran pietate
in questo verno a tutti suoi amichi.
E anco, se tu ci hai per sì mendichi,
perché pur mandi a·nnoi per caritate?
Dal castello Altrafonte ha’ ta’ grembiate,
ch’io saccio ben che tu te ne nutrichi.
Ma ben ti lecerà il lavorare,
se Dio ti salvi la Tana e ’l Francesco,
che col Belluzzo tu non stia in brigata.
Allo spedale a Pinti ha’ riparare;
e già mi par vedere stare a desco,
ed in terzo, Alighier co·lla farsata.

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Lirico terapia. Cesare Vivaldi, Mattino a Oneglia.


Mattino a Oneglia

Al mattino a buonora mi risvegliano

le grida dei ragazzi entusiasmati

dai tuffi lungo il molo. Tutta Oneglia

sventola una marina di bucati

 

stesa avanti ai miei piedi, ed è ben sveglia

nel sole ogni finestra: insaponati

visi specchia; qualcuno unge una teglia

e vi dispone pesci infarinati.

 

Felicità d’esser vivi, e allegri

nel vento cogliere tutti gli odori

della città e del porto: la frittura,

 

il catrame che bolle. L’occhio ai negri

scafi dei lontanissimi vapori

si fissa come a una nuova avventura.

È una poesia o un quadro? Cesare Vivaldi riesce a dipingere con le parole, proponendo anche a noi di aprire meglio gli occhi, di descrivere più adeguatamente la bellezza.

Gusti

Dio non ha i nostri gusti. Cose essenziali per noi, non lo sono per Lui, e viceversa. Il bello è scoprire il Suo modo di vedere, sapendo che soltanto di là cominceremo, davvero, a farcene un’idea.

Goldfische

di Stefanie Golisch

Was sie voneinander wollten. Er wollte, sie
sollte ihn retten. Sie wollte, er sollte sie vor
sich selbst retten. Sie wollte ein Heim, er wollte
einfach nur fort. Beide wollten Lebendiges,
Hund oder Katze, irgendein Tier, beide tranken
Tee am liebsten mit dunklem Honig. Sie wollte,
er sollte ihre Leidenschaft entdecken, er wollte,
sie sollte ihn niemals verlassen. Sie wollte erkannt
werden, er wollte sich selbst nicht kennen. Beide
mochten das Meer, doch was will das schon
heißen? In ihren Muttersprachen spielten sie gerne
mit Worten, in ihrer gemeinsamen Sprache gingen
sie lieber auf Nummer sicher. Sie würde sich lange
noch an ihre erste Begegnung erinnern, er an das
Ende ihrer Geschichte: wie er den Goldfisch in den
Teich geworfen hatte als gerade keiner guckte, wie
er weitergelaufen war, als sei nichts geschehen, sie
würden sich nicht wiedersehen. Continua a leggere→