Come si fa a non voler bene ad Alessandro Fo, poeta che concepisce la poesia come “bene”?
Nato e Legnano nel 1955, figlio dell’impresario Fulvio Fo (fratello del premio Nobel Dario), ha respirato cultura dalla nascita, e ha prodotto cultura per tutta la sua esistenza: come insigne latinista – docente all’Università di Siena e innovativo traduttore dell’Eneide di recente riproposta nei Millenni einaudiani, di Rutilio Namaziano, Catullo, Apuleio –, come critico letterario e autore di versi, pubblicati prevalentemente nella collana bianca di Einaudi. Continua a leggere
Oscar Wilde
a cura di Giorgio Stella
Giorno di Pasqua
Sotto la cupola squillarono le trombe d’argento,
La folla cadde in ginocchio con timore:
Portato a spalla da uomini sul trono
Come un idolo vidi il signore sacro a Roma.
Sacerdote e sovrano, portava il manto di porpora
Sulla veste più bianca della spuma, e tre corone
D’oro alte sul capo. Nello splendore di luce
Passò poi scomparendo il papa.
In silenzio il mio cuore percorse lunghi anni,
Giunse a colui che vagò solo lungo il mare
Cercando invano dove riposare:
Le volpi hanno tane ed ogni uccello il nido.
Io, io soltanto devo vagare scalzo
E bere vino salato di lacrime”.
Gloria
Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 4
Quarta pronuncia
La religione dell’allarme
L’angoscia è l’ordine del mondo, e nel tempo contemporaneo viene vissuto come una vigilia.
Ogni cosa precede qualcos’altro, ogni gesto è preparazione, ogni parola è cautela.
L’uomo è costretto a organizzare il suo ingresso nella vita, perché teme. Perché ha bisogno di mettersi al riparo, di costruirsi una protezione. Paga, perciò, il diritto di esistere.
Ogni giornata viene così riscattata con una quantità di tensione, con una dose di allarme, con un tributo di inquietudine. Continua a leggere
Cafè abatanado
di Franz Krauspenhhar
Mi fa un po’ male il collo del piede, come se avessi tirato un rigore da cinquanta metri. Nella realtà, che fin verso i vent’ anni giocai a calcio con un certo impegno, (è per questo che ancora oggi ho le cosce abbastanza sovradimensionate ), e i pochi rigori che avevo battuto erano quasi tutti andati in fumo, cioè fuori dallo specchio della porta.
Non ho mai avuto (nel battere i rigori è fondamentale) il famoso e raro e necessario sangue freddo. Continua a leggere
Meriti
Gottfried Benn
Niente facili “promenades” con Rita!
di Kika Bohr
Conosco l’artista e fotografa Rita Vitali Rosati da una ventina d’anni. È nata a Milano ma vive a Fabriano e, a Milano dove abito io, ci viene raramente. Ci siamo incontrate la prima volta sul Gargano, a un simposio di pittura e abbiamo subito simpatizzato. La nostra amicizia è fatta da lunghi silenzi e brevi incontri che sono sempre delle sorprese. L’ultima volta che l’ho vista è alla presentazione di un suo libro dal titolo terribile: Ammmorte con tre “M”. Quando mi ha mandato l’invito subito l’ho chiamata al telefono molto spaventata. Lei mi ha un po’ rassicurata dicendomi che personalmente non voleva ammazzare nessuno ma che si trattava della pena di morte. Un libro fotografico.
Rita in tutti questi anni mi ha mandato alcune delle sue deliziose cartoline-foto-finte pubblicità. Mi sono poi procurata tre libri suoi, fotografici (Inventario, Ahi! e La passiflora non è una passeggiata en plein air). I due primi sono in b/n con interventi personali e a volte scritte sulle foto (come nelle cartoline), il terzo invece è a colori con poesie anche di altri autori ed è molto provocatorio e coraggioso, sul tema del decadimento fisico e della malattia.
Ma questo ultimo libro sulla condanna a morte?
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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Su “Ossa e cielo” di Marina Massenz

Il dolore come architettura della risalita
di Giuseppe Di Liddo
Vi sono libri che non si leggono: si attraversano. Ossa e cielo (puntoacapo Editrice 2021) di Marina Massenz appartiene a questa specie rara, perché non offre al lettore una sequenza di testi, ma una vera e propria morfologia dell’esperienza umana, in cui il corpo diventa archivio, frontiera e strumento di conoscenza. Continua a leggere
Tenere botta
di Franz Krauspenhaar
Mentre guardo su Netflix il documentario sulla Maxwell, l’amichetta di Epstein , alla quale hanno dato solo vent’anni di galera e non quei bei quarantasei – ventilati dalla giustizia americana in un primo tempo- mi parte un abbiocco tremendo. A me questi “personaggi reali” sembrano, oltre che dei criminali della peggior specie, delle nullità. Intelligenti, brillanti, spavaldi oltre ogni dire ma trasudanti, allo stesso tempo, una mediocrità impareggiabile, un essere- non essere fino al numero zero, fino alla nullità completa. Continua a leggere
Attilio Bertolucci
a cura di Giorgio Stella
Natale Fine Principio Epifania.
L’inverno rovinante, fangoso,
si mischierà con una nuova primavera
fredda, bagnata e sporca: marzo
è un mese di vecchi e di bambini
che se ne vanno, i loro occhi deboli,
i loro deboli cuori non possono reggere
alle lune stregate dell’estate
prossima, che macchierà di fiori azzurri
e rosa gli avvallamenti, i grembi
di una tiepida semenza nuziale.
Amico
Cinque poesie di Danilo Di Matteo

Piccolo fascio di capelli
Un piccolo fascio di capelli
alla sua destra
parrebbe allontanarsi,
quasi cercando un altrove,
forse
senza saperlo
quei capelli a me si volgono
*
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino
Rinascere
La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Lucianna Argentino
Fare luce con la poesia – intervista a Lucianna Argentino
Per comprendere cosa sia la luce bisogna affrontare il buio, soprattutto quello che alberga nelle profondità oscure dell’essere umano, nelle sue paure, nelle contraddizioni. La luce può entrare in maniera “caritatevole” in questi abissi ed illuminare e donare consapevolezza. Per Lucianna Argentino è questa la funzione della poesia: portare luce, stupore e la gioia del dono e della gratitudine.
Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere
Giorgio Stella. Una poesia
Gelside – passammo intorno al cane l’osso di balocco come un candelabro senza labbro – l’unica pausa che non era tale un picco nel becco di piccione gravido di Marco Aurelio – la strada era comune alla bomboniera/coccarda, coccarda nella betoniera – perché avanzi chi sei? (Paura) – paura di che? Dice che verrà di notte, che viene da solo. —————————————












