“Letteratura del Novecento in Puglia (1970-2008)” a cura di Ettore Catalano

letteratura in Puglia

di Francesco Sasso

La pubblicazione di un libro dedicato alla Puglia letteraria contemporanea giunge inaspettata, almeno per me. I risultati poi, dopo una prima lettura, sono illuminanti.

Impresa editoriale di grande respiro, la Letteratura del Novecento in Puglia (1970-2008) a cura di Ettore Catalano (Progedit 2009), più che un’introduzione alla conoscenza della letteratura pugliese degli ultimi quarant’anni, è un’imponente raccolta di saggi, frutto di un lavoro condotto da studiosi delle tre Università pugliesi (Bari, Lecce, Foggia) coordinati da Ettore Catalano dell’Università di Bari.

Continua a leggere→

Cento Madri

Alfonso Lentini, Cento Madri, Ed. Foschi, Forlì 2009

( Opera vincitrice del premio letterario “Città di Forlì”)

centomadri_fronte

di Silvano Fantini

Romanzo? Nonostante la dicitura fosse stampigliata sulla prima pagina di copertina ho dubitato che lo fosse davvero. Basta leggere le prime due pagine del libro, quelle col titolo “Mongolfiere” in neretto, per capire che siamo in presenza di un testo “altro”. Una parola tira l’altra e nessuna è fuori posto. Ti sembra di vederle quelle mongolfiere tanto sono ben descritte. Ma poi, già nelle prime righe del primo capitolo arriva la doccia fredda: il protagonista, chiunque egli sia, si confessa reo di un delitto: il più atroce. Dunque c’è un delitto. C’è un colpevole reo confesso, c’è una trama! Se c’è una trama, non può che trattarsi di un romanzo. E’ evidente. Non ancora convinto ed in cerca di una conferma corro a leggermi la postfazione. Sì, lo so che non bisognerebbe farlo, ma lo faccio lo stesso. Paolo Ruffilli, che Dio ce lo conservi, parla però di elusione della trama. Sostiene che la cifra principale del libro consiste nel descrivere una resistenza paradossale, potente e violenta, delle molte micro e macro culture al processo di globalizzazione in atto. Mmm, se è così, mi rifiuto di leggerlo. Continua a leggere→

Dante nella sabbia di Jesolo

Testo di Giovanni Agnoloni

Da www.alibionline.it

Curioso il linguaggio del mondo, con le sue sincronicità. Mentre mi appresto a una rilettura dell’Inferno di Dante, in quel di Lido di Jesolo, scopro che, sotto un tendone nell’Arenile Piazza Brescia, è stata organizzata un’esposizione di sculture di sabbia ispirate a numerose scene della prima cantica dantesca. Si tratta della XIIa edizione del Festival Internazionale delle Sculture di Sabbia. Artisti di tutto il mondo (soprattutto statunitensi, ma anche provenienti dal Canada, dal Giappone, dall’Australia, dall’Olanda, dalla Russia e dalla Repubblica Ceca) – sotto la direzione dell’americano Richard Varano – hanno lavorato degli enormi blocchi di sabbia compressa fino a dar loro le fattezze di Dante, Virgilio e delle varie figure di dannati e demoni che i due autorevoli esploratori dell’Aldilà incontrarono nel corso del loro lungo percorso allegorico. Continua a leggere→

La porta in faccia

loreto

Ero arrivato con l’angoscia dei conti in sospeso. Da quando è morto don Mario ho perso il padre spirituale della vita, quello che non cambieresti nemmeno con il papa, forse solo con Gesù in persona. E’ difficile confidarsi, ricostruire una storia, darsi in pasto di nuovo, dall’inizio. Mi ero prenotato per celebrare ieri, in Santa Casa, alle undici e quarantacinque. All’ultimo momento ci sono stati problemi: troppa gente, diceva il sacrista, c’è il rischio che bestemmino se arriva il prete a dire messa. Bella roba, ho pensato: bestemmiare se si celebra la messa. Alla fine ce l’ho fatta: erano contenti, nessuna imprecazione. Tornando in sacrestia, la porta era sbarrata. Ho suonato ripetutamente, neanche l’ombra di un frate. In questi casi c’è un messaggio, che ho interpretato così: devi confessarti, altrimenti ti si chiudono le porte. Nel pomeriggio torno in basilica. Vado in Santa Casa, snocciolo il rosario, poi mi fermo davanti alla cappella francese, quella con il tabernacolo dell’adorazione. Vicino a me c’è un prete, lo squadro, per vedere se può fare al caso mio. No; dove lo trovo un altro don Mario? Mi alzo, me ne vado. In quel momento si alza lui, mi chiede: può confessarmi? Ci sediamo. Mentre lui parla, mi decido: dopo, mi confessa lei? E’ un tipo serio, di poche parole, ben pesate. Impartitami l’assoluzione, mi domanda: di che diocesi è? Di Roma, e lei? Sono il vescovo di ***.
Caro don Mario, mi hai mandato un vescovo. Fai le cose in grande, come sempre. I conti in sospeso sono sistemati. Domani la porta la sbatteranno in faccia a qualcun altro.

“Tempo Molteplicità Identità”. Saggio di Antonino Contiliano

Gio Ferri, Senza titolo, 1995

[Gio Ferri, Senza titolo, 1995 ]

di Antonino Contiliano

Porre un discorso di utopia rinnovata ad opera di un’avanguardia plurale orizzontale, che ha un soggetto collettivo e dalle identità plurali, in posizione di engagement agente fuori le gerarchie della subordinazione al “principe” e alle regole di un sistema codificato, è dunque riprendere la via della poesia antagonista; l’antagonismo che rifiuta la logica dei due tempi o del rimandare l’azione utopica a tempi migliori. Vuol dire “vedere” il noûs dell’io poetico come identità plurale e “autore” collettivo di un testo altrettanto collettivo. Una simultaneità che coniuga teoria e prassi conflittuale su un terreno di comune modellizzazione e azione. E ciò vuol dire rapportarsi con un altro ‘punto di vista’, un esser-ci cooperativo che si riconosce in un divenire comune e in una temporalità storica che al tempo dà una propria intrinseca instabilità e irreversibilità.

Continua a leggere→

da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

52.

or che d’affanno salirò le staffe

fango estremo la favola del mondo

al mio museo imbiancherò il sarcofago

per farne gradita la promessa.

in pieno scempio non conosco l’erba

bagnata di rugiada d’innamoramento.

le fiaccole morenti del letame

immune costo della fine.

e per domani il soccorso è scialbo

bagliore senza bulbo di rinascita

né sito con il nome della sfinge.

ancora si farà l’aria antica gola

ospitale del rantolo e la favella chiusa

sul muro senza l’asino l’attesa.

nulla. ma il dolore alquanto

senza uguali la dismisura.

53.

Perché l’ uomo ha bisogno di credere negli angeli

di Vito Mancuso

Il celebre teologo tedesco Rudolf Bultmann scriveva qualche decennio fa che “non ci si può servire della luce elettrica e della radio, o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici, e nello stesso tempo credere nel mondo degli spiriti proposto dal Nuovo Testamento”. Era il 1941. Consultando la più grande libreria al mondo che è amazon.com, si scopre al contrario che oggi, quando facciamo uso di ben altro oltre alla radio e all’ elettricità, i titoli che riguardano un tipo particolare di spiriti quali gli angeli ammontano a una quantità impressionante (431.556), quasi il doppio rispetto a quelli sull’ elettricità (267.520). Certo, tra i libri in vendita se ne trovano molti che hanno tutta l’ aria di un inno all’ irrazionalità ( Nelle braccia degli angeli, Come udire il tuo angelo, Guarire con gli angeli, Camminare con gli angeli, I messaggi del tuo angelo ), ma il fenomeno angelico non è riducibile a ciò. Basti considerare che non esiste civiltà e tradizione religiosa che non ne parli, che i più grandi filosofi dell’ antichità ne danno testimonianza (il caso più noto è Socrate con il suo daimonion a mo’ di voce interiore). Anche la filosofia contemporanea non cessa di produrre pensiero al riguardo, come Massimo Cacciari con L’ angelo necessario (Adelphi 1986) e come di recente la filosofa francese Catherine Chalier, allieva di Lévinas e docente all’ Università di Paris-X-Nanterre con Angeli e uomini (traduzione italiana di Vanna Lucattini Vogelmann, a cura di Orietta Ombrosi, Giuntina 2009). Continua a leggere→

Giobbe

di Gianmario Lucini

«Ecco, sono ben piccino, che cosa posso replicare?

Mi porto la mano alla bocca.

Ho parlato una volta, non insisterò;

una seconda volta, non aggiungerò nulla»

Gb. 40, 4-5

Io sono Giobbe e parlo dal passato.

Icona e mito,

àfono

chiamo per nome la Giustizia.

Troppi uomini saggi hanno svuotato gli oceani

e non abbiamo che baratri.

Sento lo sguardo

padrone scrutarmi animale

inerme lo fisso, gli lecco la mano. Continua a leggere→

Tanti anni fa

linosa

Credo si chiami Linosa. Si raggiunge solo in aliscafo, poi, a dorso d’asino, si arriva alla casa che ti accoglie, o nell’albergo. E’ uno scoglio nel mezzo del mediterraneo, non ci sono automobili, non c’è l’armamentario tecnologico del resto del mondo, c’è il mare, il silenzio. Forse, là, ritroverei il punto di partenza, l’esplosione da cui sono scaturiti i miei gesti, i miei pensieri. Il momento in cui ero solo e, nello stesso tempo, radicalmente unito all’esistenza che mi aveva generato. Quattro case, quattro volti, le parole delle origini che risuonano vergini, a pronunciare un senso che rischia di perdersi nel massacro quotidiano. La verità sta su un dorso d’asino, come una mattina di tanti anni fa, a Gerusalemme.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nVa4WoRisPE]

da qui

STORIA CONTEMPORANEA n.16: Il silenzio del bestseller. A proposito di Simone Berni, “Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia”

[E’ un arrivederci e non un addio. Le rubriche in corso (Storia Contemporanea e Quel che resta del verso) vanno in vacanza in spirito così come per qualche giorno andrà in vacanza il loro estensore. Ma non temete! Ritornerò… Giuseppe Panella ]

caso-imprimaturNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

 

di Giuseppe Panella

Il silenzio del bestseller. A proposito di Simone Berni, Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia, Macerata, Bibliohaus, 2009

Per ora sospendo il giudizio. Come scrive di voler fare Edgar Allan Poe alla fine di un suo celebre racconto (Landor’s Cottage del 1850) nel cui epilogo si rinuncia a dare un giudizio sul luogo descritto ma si enuncia soltanto la necessità di una sua descrizione (1), il mio obiettivo non è altro che quello di descrivere il contenuto, già di per sé inquietante e piuttosto pericoloso, di questo libro di Simone Berni. Inoltre non ho letto il romanzo di Monaldi & Sorti di cui si parla in questo libro-reportage–detective story sul mondo dell’editoria italiana. Non sono riuscito a trovarlo nell’edizione Mondatori (ma questo non è strano) e non so se l’edizione Cargo di Amsterdam, unica disponibile sul mercato in rete, sia in italiano o in olandese (questa edizione è facilmente reperibile e ad un prezzo assai accessibile ma non so se corrisponda a De Bezige Bij che effettivamente lo ha ristampato in italiano nel 2006 su richiesta dei moltissimi estimatori di questo libro). Credo che la nuova edizione sia in italiano ma accertare questo elemento fondamentale per la sua lettura solo dopo averlo comprato è azzardato come un rischio non calcolabile in anticipo…

Continua a leggere→

I ciccioni esplosivi

cicciCapita, credo, un po’ a tutti di cambiare i gusti nella vita. Ciò che ci piaceva una volta oggi non ci piace più. Ciò che non ci piaceva allora ora ci appassiona. Questo vale indubbiamente anche per le nostre letture.

Per quel che mi riguarda in questo senso, come Picasso, riconosco di avere avuto i miei periodi. Il periodo del giallo, il periodo del rosa, il periodo del nero e dell’horror, il periodo rosso piccante dell’eros, il periodo grigio fumo del legal thriller, eccetera.

E la lista di quello che voglio ancora leggere è lunghissima e molto varia, sconfina perfino dal colore: va da alcuni classici immortali (ebbene sì, qualcuno mi è pur sfuggito) ai contemporanei italiani, cercando non so cosa, forse di riempire dei vuoti personali. Sono spinta a cambiare (a cercare) dalla fame di conoscenza, dalla voglia di aggiornamento, dalla sensazione assillante di non riuscire a fare in tempo a leggere tutto. Se penso a quanto non ho ancora letto di quello che vorrei, mi assale l’angoscia: morirò prima di avercela fatta! Continua a leggere→

Quale creatività nella crisi? Finanza, economia e antropologia nella costellazione contemporanea, di Andrea Sartori

[Riprendo di seguito, con alcune leggere variazioni, un articolo apparso nell’«agenda economica» della rivista Il Ponte, anno LXV, n. 4, aprile 2009, pp. 110-120]

Tra gli anni novanta e l’inizio del duemila, la «creatività» spopolava nelle prassi e nei dibattiti economici. Con diverse variazioni d’accento si riteneva che essa potesse dare un impulso decisivo sia ai profitti, sia alla finanza pubblica. La crisi borsistica ha messo radicalmente in discussione questo acritico assunto. La creatività, mentre tutti invocano regolamentazioni più precise, è di conseguenza caduta in disgrazia. Tanto più le regole nello scorso decennio erano ritenute soffocanti, quanto più oggi sono ritenute imprescindibili. Non è questo, tuttavia, un atteggiamento altrettanto massimalista di quello precedente? Non bisogna piuttosto riformulare la creatività in termini di strategia, anziché di tattica a breve termine che aggiri le regole stabilite? Continua a leggere→

Viviana Scarinci

il nome

puoi parafrasare

questo comma

con agio sulfureo

ctonia meraviglia

crescere lievito

come un loto, fiore

che trafigge l’enigma

perché sia del nome

marca irredenta

perché sai il ritmo

di una sentenza

morte, il numero

dell’ora che rinviene

l’olocausto, tu sai

che il corpo è solo grafia

di questo arbitrio, testo

colmo dei nomi

dell’avvento, disturbo

della fede che

evacua dal confine

della carne un ossimoro Continua a leggere→

Addio a Rienzo Colla

di Paolo Marangon

19_43_gdv_f1_940

Rienzo Colla, fondatore e artefice della casa editrice vicentina “La Locusta”, si è spento ieri dopo una breve degenza all’Ospedale “San Bortolo” di Vicenza. Era nato il 28 marzo 1921.

Chi l’ha affettuosamente accompagnato e accudito negli ultimi anni, soprattutto dopo che la vecchiaia l’aveva reso non autosufficiente, ha assistito a un lungo, penoso declino del corpo e della mente, una vera e propria consunzione. I funerali si terranno martedì alle 10.45 all’Oratorio del Gonfalone in piazza Duomo.

«Rienzo Colla è la sua casa editrice, La Locusta, e viceversa», ha scritto Carlo Bo nel 1984, a trent’anni dalla fondazione. Per questo il ricordo della persona – tanto schiva sulla scena pubblica quanto amabile nei rapporti privati, accademico olimpico e medaglia d’oro come cittadino benemerito di Vicenza – scivola quasi inevitabilmente sulla sua creatura prediletta. “La Locusta” rappresenta un unicum nel panorama editoriale italiano: un’unica continua collana dal 1954, che aveva un unico continuo artefice, appunto, in Rienzo Colla – traduttore e correttore di bozze, impiegato, magazziniere e fattorino, oltre che ideatore della casa e selezionatore dei testi – che ha seguito un’unica continua linea editoriale nella scelta degli oltre 350 volumetti pubblicati e ha adottato un’unica continua veste grafica che li ha resi inconfondibili, con la copertina bianca, il titolo rosso, la carta velina che li ricopre e le pagine da aprire con il tagliacarte.

“La Locusta” è stata anzitutto la casa di don Primo Mazzolari, prete scomodo, personalità religiosa tra le più alte del Novecento. «Io ero a Roma per studiare lettere all’università», ha raccontato Rienzo in un’intervista pubblicata nel cinquantenario della fondazione. Continua a leggere→

Ellroy e l’arte di vendersi (i libri)

Lettera ai librai: “Ecco il mio capolavoro”

Ho scoperto sul periodico Bookshop – con colpevole ritardo – che James Ellroy ha scritto ai librai:
“Cari librai, ecco in tutta la sua magnificenza il mio nuovo romanzo, in cui si parla di uomini offesi, Blood’s A Rover Rover. La casa editrice Knopf lancerà questo libro bomba il 22 settembre. Fino a quella data avete il compito di creare un’ attesa presentandolo come un libro profondo e coinvolgente. Poi inizierete a propinarlo ai lettori, e allora io arriverò nelle vostre librerie e farò impazzire legioni di fan; verrà un sacco di gente e comprerà il mio e altri libri e, nonostante il periodo di magra, faremo tutti una barca di soldi. Chiaro, no? (…) Leggete il libro. Apprezzatene la grandezza. Cercatemi su Facebook e fatemi sapere cosa ne pensate. Vostro, James Ellroy”.

E noi, cosa ne pensiamo? Continua a leggere→

Da decifrare

riva-degli-schiavoni

Mi sono accorto all’improvviso di dover celebrare due matrimoni nello stesso giorno: non starò esagerando? Dovrei fermarmi, riposare, trovare la necessaria lucidità. Mi viene in mente un concorso a Venezia per un posto da ricercatore in letteratura italiana: pensavo fosse per titoli e avevo preparato l’elenco delle pubblicazioni. Arrivato in città, bruciai quasi tutti i soldi al parcheggio multipiano. Qualche ora dopo scoprii che il concorso consisteva in una prova scritta. Continua a leggere→

Il cerchio che si chiude su una lunga storia quasi d’amore

burri

[epilogo di “Una lunga storia quasi d’amore”]

L’unico senso che posso trovare al non-amore da parte dell’uomo con la brugola è che se avessimo avuto una relazione, non avrei potuto concludere la mia lunga storia quasi d’amore con Sami.

Non sarei potuta andare a prenderlo mercoledì sera in albergo, il quindiciluglioduemilanove, a via Cavour. Arrivare lì dopo un passaggio fugace alla Libreria Flexi a prendere una bottiglia freschissima di Anarkos Rosé, con Gualtiero che ha appena finito di leggere il mio racconto e mi dice “non puoi bere con Sami in un bicchiere di plastica” e mi da due calici in vetro con la base rossa, eleganti e minuti, che temo di spezzare solo col tremore delle mie mani. Continua a leggere→

Un amico vero

di Pasquale Giannino

Il dolore al braccio fu improvviso e lancinante. Aveva avuto uno strano presentimento la sera prima, una fitta dietro lo sterno gli aveva tolto il fiato per alcuni istanti. Sarà colpa dell’arrosto – aveva detto fra sé – sapevo che non l’avrei digerito. Poi il respiro era tornato regolare, lentamente era salito sulla mansarda che aveva in affitto nello stesso palazzo della trattoria, si era adagiato sul divano e aveva ricominciato a pensare al discorso che avrebbe pronunciato il giorno dopo… Ora però il senso di soffocamento era più intenso e prolungato, un dolore insopportabile gli opprimeva il petto, come una sorta di ragnatela si irradiò fino al collo. Continua a leggere→