Archivio mensile:Febbraio 2009

Io e Michele. Racconto di Giulio Mozzi

velo-donna1[Quarto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Io e Michele uscì in un libro dell’Edizioni dell’Arco: L’Africa secondo noi.

Domenica 15 febbraio un nuovo racconto inedito dello scrittore padovano.  (f.s.)]

 

di Giulio Mozzi

 

Io e Michele siamo d’accordo su quasi tutto.

Lui non si chiama Michele, ha un nome che non è possibile dirlo, nella sua lingua, se non ci si è nati, perché è fatto di suoni stranissimi, come tutta la lingua sua, ma io lo chiamo Michele e a lui va bene, dice, perché Michele è un angelo nella mia religione – che non ci credo, ma ci tengo, perché è la nostra storia – e anche nella sua, come mi ha detto, che lui non ho capito se ci crede o no, ma sicuramente ci tiene, e anche più di me.

Michele si trova bene qui per via della religione, anche, dice, perché dalle sue parti la religione non era libera. Dalle sue parti volevano fare lo stato laico, dopo un millennio che non era così, che sarebbe andare contro la storia, e lui invece alla religione ci teneva, ma se portava la barba lunga o faceva portare il velo a sua moglie, che per loro sono cose della religione, rischiava di andare in galera come se fosse un estremista religioso terrorista. Qui invece, come dice, lui può fare quello che vuole, e infatti porta la barba lunga, e nessuno gli dice niente, io figurarsi, e la moglie non so, perché non l’ho mai vista, ma lui dice che porta il velo, quando esce di casa, che peraltro non esce tanto, e non le dice niente nessuno, al massimo si incuriosiscono, perché da noi non è una cosa abituale, ma poi non dà mica fastidio a nessuno, e quindi basta.

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Due poesie di Roberto Nassi

La finestra

Questo travaso d’azzurro
mi scoscende
nelle crepe che diramano dal cielo
dentro il vuoto di un dolore nascosto
in ogni uomo
sotto altri dolori e qualche felicità
un dolore ma forse una voce
perché se lo coltivo nel silenzio
sento crescere un’erba di parole
un dolore ma forse un amore
perché se abituo l’orecchio mi accorgo
che accoglie in sé una moltitudine fraterna
un dolore ma forse me stesso
che in quella moltitudine sono uno
un dolore ma forse un pertugio
nell’abbraccio tra parola e silenzio
dove i morti vanno e da dove ritornano
un dolore ma forse la vita
che è infiammazione sulla pelle del tempo.
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Ricatto perfetto

Antonio Cabrini, Ricatto perfetto, Il Filo, 2008, pp. 156, Euro 14,00.

di Alberto Pezzini

Ti aspettavi un altro Faletti. Sono quelle occasioni in cui credi che troverai dell’oro. Nascosto ed anche inaspettato. In fondo, per dirti che poi, sarà davvero stato lui a scrivere il libro ? Il dubbio è sempre tiranno in queste situazioni e titilla l’anima del recensore e/o del lettore soltanto se la qualità è superiore alle aspettative. Quindi, più che buona. Antonio Cabrini è un calciatore che sa invecchiare bene. Ha scelto di scrivere. Il risultato è un buon prodotto. L’intuizione è di quelle per cui nei gialli tiene la tensione se arriva qualcosa di nuovo sotto pelle. Cabrini si è messo a giocare a pallone, infatti, in un luogo che oggi è liso e consunto per l’uso e la profluvie di idee che ci sono state propinate. Già il fatto che si tratti di un giallo senza morti e feriti la dice lunga sulla tenuta e sulla pelle del libro. Continua a leggere→

I letterati – Inchiesta di Pasquale Giannino

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Risponde Franz Krauspenhaar

Un APS è un autore a proprie spese e la Manuzio è una di quelle imprese che nei paesi anglosassoni si chiamano “vanity press”. Fatturato altissimo, spese di gestione nulle […] Il sistema Manuzio era molto semplice. Poche inserzioni sui quotidiani locali, le riviste di categoria, le pubblicazioni letterarie di provincia, specie quelle che durano pochi numeri. Spazi pubblicitari di media grandezza, con foto dell’autore e poche righe incisive: “un’altissima voce della nostra poesia”, oppure “la nuova prova narrativa dell’autore di Floriana e le sorelle” […] in fondo anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità, i costi sono tot, noi ne stampiamo per ora duemila copie, ma il contratto sarà un massimo di diecimila. Calcoli che duecento copie vengono a lei, omaggio, per inviarle a chi vuole, duecento sono di invio stampa […] ne distribuiamo milleseicento […] Stampa effettiva: mille copie in fogli stesi di cui solo trecentocinquanta rilegati. Duecento all’autore, una cinquantina a librerie secondarie e consorziate, cinquanta alle riviste di provincia, una trentina per scaramanzia ai giornali, nel caso gli avanzasse una riga tra i libri ricevuti […] Sarebbe infine arrivato il momento della verità, un anno e mezzo dopo. Garamond gli avrebbe scritto: Amico mio, lo avevo previsto, Lei è apparso con cinquant’anni di anticipo. Recensioni, lo ha visto, a palate, premi e consensi della critica, ça va sans dire. Ma copie vendute pochine, il pubblico non è pronto. Siamo costretti a sgombrare il magazzino, a termini di contratto (accluso). O al macero, o lei le acquista a metà prezzo di copertina, com’è suo privilegio.

Umberto Eco, Il pendolo di Foucault Continua a leggere→

La salute non è più un diritto di tutti

Lunedì 9 febbraio, alle ore ore 20.00, assemblea straordinaria aperta a tutti al NAGA, in via Zamenhof,  7 /A,  Milano.

Profondo sconcerto del Naga per l’odiosa abolizione da parte del Senato del divieto di segnalazione dei cittadini stranieri che si rivolgono alle strutture sanitarie. Continua a leggere→

L’eutanasia? Via di fuga solo per i sani

Intervista a Sylvie Menard

di Paolo Lambruschi

Le prospettive cambiano quando la morte ti guarda negli occhi. Quando la diagnosi di una malattia dalla quale non si può gua­rire viene scritta sotto il tuo nome. Allora non pensi più all’eutanasia, ad abbreviare la tua vi­ta prima del tempo. Tutto si ribalta, valori e con­vinzioni. Anche se prima, quando avevi il do­no della salute, credevi che fosse un diritto e u­na tua libertà avere una morte degna che ab­breviasse le sofferenze. Dopo, invece, vuoi vi­verla fino alla fine, la tua esistenza.

Vuoi ag­grapparti a ogni minuto e alla speranza molto umana che alla fine salti fuori una cura mira­colosa. Sylvie Menard, 61 anni, parigina e laureata alla Sorbona, è una ricercatrice oncologica che da 40 anni lavora in Italia per trovare cure anti­cancro. In una delle eccellenze scientifiche ita­liane, l’Istituto dei tumori di Milano, è stata al­lieva di Umberto Veronesi ed è stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale. Oggi è in pensione, ma collabora sempre con l’ospedale. Il 26 aprile del 2004, a seguito di un malore, le venne diagnosticato un tumore al midollo osseo da cui non si guarisce. Continua a leggere→

PRONTO SOCCORSO

ecco la visione: il mondo
è steso dentro un’ambulanza
e noi giriamo con lui
e ogni tanto proviamo a rianimarlo.
non ci è concesso di gioire
stare stesi sotto la corrente viva
che senza sforzo ci trascina.
è come se la morte fosse diventata
l’aria naturale della vita
e noi premiamo su ogni cosa
come si preme il petto
a chi si è fermato il cuore.
eccolo, batte ancora,
ma poi si ferma, si ferma di nuovo
e ancora qui a premere
e mentre lui riparte
ci fermiamo noi.

Le basi morali di una società arretrata

di Alfio Squillaci

Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Bologna, Il mulino, 2008

Ritorna in libreria, con una nuova prefazione di Arnaldo Bagnasco, dopo oltre un trentennio dalla sua seconda edizione italiana del 1976, il libro di Edward C. Banfield.
Nella metà degli anni ’50 del secolo scorso, il sociologo americano Edward C. Banfield raggiunse un paese del nostro Mezzogiorno e vi si installò con la moglie e la prole per un periodo di nove mesi. Il paese era Chiaromonte (PZ) e divenne Montegrano nella “finzione sociologica”. Banfield fece molte domande in giro, somministrò questionari, redasse la sua ricerca… insomma ci studiò come se fossimo una tribù di irochesi.
Bardato degli strumenti tipici delle indagini “sul campo” della sociologia (questionari, test, tabelle ecc) ma in effetti con la mente presa dalle idee “chiare e distinte” del Tocqueville della Democrazia in America, Banfield compara inizialmente Montegrano a St. George (Utah, USA). Nota che a St. George c’è tutto un pullulare di attività associazionistiche che perseguono scopi che vanno al di là dell’interesse materiale ed immediato del proprio nucleo familiare: nuove adesioni per la Croce Rossa, raccolta di fondi curata da un’associazione tra professionisti e dirigenti per costruire una nuova camerata della locale scuola media, raccolta di iscrizione per la difesa antiarea in caso di attacco straniero… Continua a leggere→

Fieramente in vendita -di Angela Vettese

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[dalla Domenica del Sole 24 Ore del 18.1.2009]

“Ma è meglio – mi dirai – spendere soldi per comperare libri, piuttosto che per accogliere bronzi di Corinto o Quadri”. Così recitava Seneca, fingendo un contraddittorio, nel IX capitolo de La tranquillità dell’animo. Già dai tempi della romanità, chi comperasse opere d’arte con la smania di accumularne veniva visto come persona fatua.
In altri tempi, Andy Warhol fu un bulimico dell’acquisto, nell’arte così come nelle manifatture pregiate, e si narra che avesse un intero palazzo pieno di casse e imballi con opere mai guardate dopo averle pagate. Continua a leggere→

La casa sulla cascata

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di Aldo Cazzullo

MILANO – «Ho ringraziato Dio, o la sorte, che Sergio sia morto tra le mie braccia, e non in quella clinica. Per avergli detto addio in volo, il sabato di Pasqua, sull’aereo che lo portava in Olanda, anziché consegnarlo a un medico. Per averlo tenuto abbracciato fino a quando non lo sentii freddo, anziché affidare il suo corpo vivo all’eutanasia. Capisco l’angoscia del signor Englaro, per averne vissuta una diversa ma forse persino più grande. Più grande perché Eluana in realtà è morta diciassette anni fa, mentre Sergio camminava, parlava, era consapevole, aveva scelto di morire, e mi aveva chiesto di stargli accanto, di far sì che accadesse. Un compito terribile, che mi terrorizzava. Ma l’avrei fatto. Così come ritengo abbia il diritto di farlo Beppino Englaro». Continua a leggere→

“Libeccio” – Intervista a Folco Quilici

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Folco Quilici, giornalista, scrittore e regista, è il protagonista per eccellenza della storia del documentario di cultura e viaggio in Italia. In questa intervista cercheremo di scavare un po’ più a fondo nei “segreti” e nello spirito del suo affascinante lavoro, prendendo spunto dall’uscita del suo ultimo romanzo, “Libeccio” (ed. Mondadori, 2008). Continua a leggere→

Marina Pizzi – Un inedito

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*****

perno di soqquadro nomea del rantolo

notaio del coma, cecità.

invano cercando il numero civico.

se s’intovaglia lo spreco delle briciole

anche le lucciole perdono la luce

con le domande cremisi del cuore.

in te vivesti il simbolo del sangue

questa vestina illogica del verso

da qui al gendarme che ti dette carcere.

tutta sbilenca passeggia la lezione

di non capire zero né addendo.
[da L’inchino del predone, 2008]

È possibile sradicare la povertà

di Giuliano Battiston

Incontro con l’economista Susan George, tra le maggiori esperte di fame nel mondo, un problema che oggi si potrebbe risolvere se ci fosse l’interesse a farlo. Mentre spiega la sua idea di « keynesismo verde» sostiene che «non si può uscire dalla crisi economica senza uscire da quella ambientale. Ma a questo si oppongono trent’anni di neoliberismo»
Da trent’anni a questa parte Susan George si dedica all’individuazione di percorsi praticabili per una vera giustizia globale, che possano «democratizzare lo spazio internazionale e assicurare una vita dignitosa a ogni abitante del pianeta». E da trent’anni a questa parte si trova ad assediare il «muro impenetrabile costruito intorno alla cittadella del sapere» neoliberista, quel muro che ostacola i tentativi di quanti vogliono espandere gli spazi di trasparenza, inclusione e democrazia. Già da tempo consapevole dei rischi che nascono quando, «come diceva Keynes, la schiuma della finanza diventa molto più importante del fiume dell’attività economica reale», e certa che «lo stimolo alla “crescita di coscienza” non può sostituire la costruzione di nuovi rapporti di forza, di nuovi equilibri di potere», prima che divenisse una formula largamente dibattuta Susan George ha proposto un nuovo «keynesianesimo verde» come via d’uscita dall’attuale crisi finanziaria. Di questo e altro abbiamo parlato con lei, a Roma, nei giorni scorsi, prima che Barak Obama definisse le prime linee della sua politica economica. Continua a leggere→

“Un dramma in Livonia”, di Jules Verne

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

“Un dramma in Livonia”, di Jules Verne (a cura di Giuseppe Panella e Massimo Sestili) Altrimedia Edizioni, € 16,00

Un dramma in Livonia: un inedito di Jules Verne (Nantes, 1828- Amiens, 1905), l’autore de “Il giro del mondo in 80 giorni” e “Ventimila leghe sotto i mari”. Un libro del 1904, che non conoscevamo e che ci può sorprendere. È edito da un piccolo editore, Altrimedia Edizioni, che balza all’attenzione generale con una pubblicazione di qualità. Il tutto a cura e per la traduzione di due professori e scrittori, Massimo Sestili (docente presso una Scuola Media Superiore di Roma) e il “nostro” Giuseppe Panella (che insegna alla Normale di Pisa).
Quale miglior occasione per una chiacchierata in compagnia, o se vogliamo un’“intervista di gruppo”, neanche fossimo in videoconferenza? Continua a leggere→

LA POESIA E LO SPIRITO. Racconto di Felice Muolo

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di Felice Muolo


     Da piccolo abitavo sulla muraglia. Non quella cinese. Mi riferisco al muro di cinta che nell’antichità circondava interamente il mio paese, la parte sopravvissuta a strapiombo sul mare. Ogni mattina, quando mi svegliavo, vedevo il sole che sorgeva dal mare ed entrava in casa, nei miei occhi. Sul mare c’erano quasi sempre le barche che i pescatori conducevano a braccia. Lo spettacolo era stupendo, lo contemplavo a lungo. Il ripetuto incontro con la natura certamente ha influito col mio carattere: mi ha reso solitario. Non ombroso, malinconico ma uno che sta bene con se stesso, ama il silenzio, rifugge le chiacchiere della gente. Continua a leggere→

Emidio MONTINI “Il Panico e la Grazia”

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“…Sono fratello germano del dubbio!” Sì, era proprio vero, e nel parlarne mi si rivelava. Quello zoccolo duro ch’era il mio inferno e la mia grazia. Precoce in talune cose, refrattario in altre: ritardato in molte, mi rivedevo non molti anni prima accovacciato presso il termosifone dl bagno intento a leggere con un senso di estasi il Fedone. Ogni tanto mi alzavo e sbirciavo dalla finestra. I miei ricordi più vivi appartengono alle giornate di pioggia o di neve. I gerani, in estate, ben disposti da mia madre sul balcone, erano lucidi. Per le strade le luci dei lampioni, l’affrettarsi della gente, i colori degli ombrelli. Continua a leggere→

Conflitti Africani

di Maria Teresa Carbone

«I continui riferimenti alla tradizione orale, quando si parla di autori africani, mi infastidiscono. Sono frutto di una visione romanticizzata della nostra letteratura». La scrittrice, che ha ricevuto ieri il premio Nonino, riepiloga i suoi libri, l’ultimo dei quali, Metà di un sole giallo (Einaudi), è ambientato nella guerra del Biafra
Che la letteratura africana stia uscendo dal ghetto in cui è stata a lungo rinchiusa, è indubbio: in Inghilterra, in America, in Francia, e ora anche da noi, autori nigeriani, somali, congolesi si fanno largo nel catalogo delle maggiori case editrici, abbandonando il recinto protetto delle sigle indipendenti che avevano scommesso su di loro, vuoi perché erano più accessibili economicamente, vuoi perché i piccoli editori hanno antenne vibratili. Meno evidenti sono le ragioni di un fenomeno che colpisce per la sua rapidità. Solo una moda, sostengono alcuni, riluttanti ad accettare che il canone letterario possa essere messo in discussione. E non si accorgono che in mezzo secolo, da quando – se si vuole prendere una data di inizio – uscì Things Fall Apart (Il crollo) di Chinua Achebe, lo scaffale africano si è arricchito enormemente, e una nuova generazione di giovani autori avvertiti e preparati, è pronta a scardinare i vari cliché legati a una «africanità» di maniera.
Di questa generazione la nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie sembra il perfetto prototipo: poco più che trentenne, ottimi studi fra il suo paese e gli Stati Uniti, con due romanzi (lo splendido L’ibisco viola, Fusi orari, e il più elaborato e sapiente Metà di un sole giallo, Einaudi, ambientato al tempo della guerra del Biafra) ha saputo conquistarsi un vasto pubblico internazionale e ha rastrellato parecchi premi, l’ultimo dei quali, il Nonino, le è stato assegnato ieri a Percoto di Udine. Ed è appunto alla vigilia della premiazione che l’abbiamo incontrata. Continua a leggere→

Il quaderno di geografia di Pinocchio. 2, di Nadia Agustoni

i cattivi pensieri

Tra avere e essere non c’è differenza a volte.
Chi non ha proprio nulla di solito muore.

da: Dizionario dei burattini

Eh si’, il paese dei balocchi non è il paese dei mandarini.
Piuttosto delle arance.

da: Il Lunario dei Pinocchi

Mi cresce il naso ogni volta che al mattino apro un giornale. Le bugie sono contagiose. Non c’è dottore che abbia un rimedio, ma la cosa grave è che il naso cresce quando ho a che fare con le cose del mondo. Continua a leggere→