Lirico terapia. Giorgio Caproni.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.

Poi, non ricordiamo piú

né da chi né che sia.

Soltanto, ne conserviamo –

pungente e senza condono –

la spina della nostalgia.

***

Senza parere, Caproni mette nero su bianco un dato d’importanza capitale: siamo dono. Solo qui si trova il senso della vita, che porta con sé la possibilità di essere felici. Al di fuori di questo, c’è solo nostalgia.

Lirico terapia. Georgy Adamovic. Ci sono senza dubbio strane parole


Ci sono senza dubbio strane parole

Ci sono senza dubbio strane parole,

Non sono invenzioni, né deliri.

Mi viene freddo appena

Odo la parola “ultimo”.

L’ultima ora. Quale immenso giardino!

L’ultima sera. O, quale fiamma!

Come i pioppi frusciano sinistri

Con rami neri trasparenti…

È vero che certe parole, in certi momenti, fanno nascere sensazioni vitali, apparentemente contraddittorie (mi viene freddo, quale fiamma!). L’unione degli opposti è una chiave imprescindibile per capire la vita.

La poesia di Rino Gaetano

Un ricordo a 40 anni dalla scomparsa

A cura di Guido Michelone

L’improvvisa scomparsa – a Roma, il 2 giugno 1981, per un incidente stradale – di Rino Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950, priva il mondo della canzone italiana di un artista che, sul piano dell’attività creativa, avrebbe ancora avuto molto da dire: muore un personaggio nazional-popolare, estroso, simpatico, accattivante, sebbene alcuni detrattori sostengano che nei due ultimi anni di vita si trovasse in una fase calante dell’ispirazione poetico-musicale, destinato, a commercializzarsi o a vendersi al business in favore di una canzonetta sempre più orecchiabile, innocua, banalotta. Non lo si saprà mai, purtroppo.  Continua a leggere

Il prossimo

Gesù desidera che lo vediamo nel prossimo, e che lo trattiamo di conseguenza. Non c’è da stupirsi, se san Paolo afferma che tutto è nostro, noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio. Se nell’amore tutto è collegato e ciò che tiene tutto è Dio, è così strano pensare che sia in ciascuno di noi, nessuno escluso?

Giudici poeta dell’eros. Nel decennale

Di Giovanna Menegùs. Pubblicato da Avamposto. Rivista di poesia, nella rubrica ‘Odiare la poesia’.

Un po’ per caso mi accorgo che questo 2021 secondo anno dell’era Covid è il decennale della morte, non solo di Zanzotto, ma ­– il 24 maggio – anche di Giovanni Giudici.
Noto poi questo: i due grandi del secondo Novecento, quasi esattamente coetanei, vengono presentati da critica e manuali di storia della letteratura in sequenza e come una sorta di coppia, coppia però dagli elementi ben distinti, paralleli più che tangenti: Raboni, collocandoli insieme sotto il segno di «Grande stile e ironia», li rappresenta come «due solitudini».
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Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Recensione di Stefano Costa

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia editore, 2020 (180 pagine)

Sono stato sia in Spagna sia in Portogallo, nella mia vita: che poi è come dire tutto e niente, perché i due Paesi, in realtà, restano frantumati, oggi come ieri, in una miriade di spazi sia fisici sia immaginifici che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. Dunque anche la mia Penisola iberica no, non ha nulla a che fare con quella di Gianetti: e proprio per questo quella di Gianetti mi rimarrà addosso. Sarà che io molti dei luoghi di questo romanzo – dall’Andalusia all’Algarve, dall’Estremadura a ciò che uno ha dentro – li ho vissuti nel battito di ciglia di una vacanza o poco più: un’andata tra amici in un Paese straniero a cercare divertimento, e a non trovarlo se non nelle parole degli amici stessi con cui si era là, e con i quali si poteva anche andare solo al bar, a bere una cosa. Continua a leggere

Dante e Forese Donati

Come spiegato ieri su Nazione Indiana, riportando la prima parte di questa cosiddetta tenzone, si tratta di uno scambio di sei sonetti, tre a testa, nei quali Dante e il suo compagno di poesia Forese Donati si scambiano insulti e insinuazioni varie. La tenzone finisce con l’ultima risposta di Forese, così che alcuni dicono che questi ha in qualche modo “vinto”. In realtà, da quel che risulta dalle conoscenze che abbiamo dell’atmosfera che all’epoca regnava tra giovani fiorentini, poeti o comunque uomini in vista della scena politica — e Dante lo era assai — si trattava di schermaglie e di alterchi abbastanza comuni e che non nascondevano alcuna vera ostilità. Tanto che, quando Dante troverà Forese nel XXIII e XXIV del Purgatorio, i loro rapporti saranno ben diversamente affettuosi.

4. Forese a Dante (LXXVI)

Va’ rivesti San Gal prima che dichi
parole o motti d’altrui povertate,
ché troppo n’è venuta gran pietate
in questo verno a tutti suoi amichi.
E anco, se tu ci hai per sì mendichi,
perché pur mandi a·nnoi per caritate?
Dal castello Altrafonte ha’ ta’ grembiate,
ch’io saccio ben che tu te ne nutrichi.
Ma ben ti lecerà il lavorare,
se Dio ti salvi la Tana e ’l Francesco,
che col Belluzzo tu non stia in brigata.
Allo spedale a Pinti ha’ riparare;
e già mi par vedere stare a desco,
ed in terzo, Alighier co·lla farsata.

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Lirico terapia. Cesare Vivaldi, Mattino a Oneglia.


Mattino a Oneglia

Al mattino a buonora mi risvegliano

le grida dei ragazzi entusiasmati

dai tuffi lungo il molo. Tutta Oneglia

sventola una marina di bucati

 

stesa avanti ai miei piedi, ed è ben sveglia

nel sole ogni finestra: insaponati

visi specchia; qualcuno unge una teglia

e vi dispone pesci infarinati.

 

Felicità d’esser vivi, e allegri

nel vento cogliere tutti gli odori

della città e del porto: la frittura,

 

il catrame che bolle. L’occhio ai negri

scafi dei lontanissimi vapori

si fissa come a una nuova avventura.

È una poesia o un quadro? Cesare Vivaldi riesce a dipingere con le parole, proponendo anche a noi di aprire meglio gli occhi, di descrivere più adeguatamente la bellezza.

Gusti

Dio non ha i nostri gusti. Cose essenziali per noi, non lo sono per Lui, e viceversa. Il bello è scoprire il Suo modo di vedere, sapendo che soltanto di là cominceremo, davvero, a farcene un’idea.

Goldfische

di Stefanie Golisch

Was sie voneinander wollten. Er wollte, sie
sollte ihn retten. Sie wollte, er sollte sie vor
sich selbst retten. Sie wollte ein Heim, er wollte
einfach nur fort. Beide wollten Lebendiges,
Hund oder Katze, irgendein Tier, beide tranken
Tee am liebsten mit dunklem Honig. Sie wollte,
er sollte ihre Leidenschaft entdecken, er wollte,
sie sollte ihn niemals verlassen. Sie wollte erkannt
werden, er wollte sich selbst nicht kennen. Beide
mochten das Meer, doch was will das schon
heißen? In ihren Muttersprachen spielten sie gerne
mit Worten, in ihrer gemeinsamen Sprache gingen
sie lieber auf Nummer sicher. Sie würde sich lange
noch an ihre erste Begegnung erinnern, er an das
Ende ihrer Geschichte: wie er den Goldfisch in den
Teich geworfen hatte als gerade keiner guckte, wie
er weitergelaufen war, als sei nichts geschehen, sie
würden sich nicht wiedersehen. Continua a leggere

La soluzione

Morire amando, come Gesù, che nell’ultimo istante consegnò lo Spirito, ossia l’amore, il dono eterno che è impossibile perdere, perché è l’unica cosa che rimane. Fare della morte un atto d’amore: è la vera soluzione della vita.

Lirico terapia. Boris Pasternak, Essere rinomati non è bello.


Essere rinomati non è bello

Essere rinomati non è bello,

non è così che ci si leva in alto.

Non c’è bisogno di tenere archivi,

di trepidare per i manoscritti.

Scopo della creazione è il restituirsi,

non il clamore, non il gran successo.

È vergognoso, non contando nulla,

essere favola in bocca di tutti.

Ma occorre vivere senza impostura,

viver così da cattivarsi in fine

l’amore dello spazio, da sentire

il lontano richiamo del futuro.

Ed occorre lasciare le lacune

nel destino, non già fra le carte,

annotando sul margine i capitoli

e i luoghi di tutta una vita.

Ed occorre tuffarsi nell’ignoto

e nascondere in esso i propri passi,

come si nasconde nella nebbia

un luogo, quando vi discende il buio.

Altri, seguendo le tue vive tracce,

faranno la tua strada a palmo a palmo,

ma non sei tu che devi sceverare

dalla vittoria tutte le sconfitte.

E non devi recedere d’un solo

briciolo dalla tua persona umana,

ma essere vivo, nient’altro che vivo,

vivo e nient’altro sino alla fine.

***

Chiunque può trarre un frutto da questi versi di Pasternak, di una chiarezza disarmante.

“Scopo della creazione è il restituirsi”: come dire meglio il circolo virtuoso della vita? Come intravedere più nitidamente “il lontano richiamo del futuro”?

Il testo è pieno di perle, un invito efficacissimo a “essere vivo”.

Il poco

Bisogna relazionarsi agli altri nell’atteggiamento di un inferiore, non di un superiore. È questo che apre la strada: altrimenti si alzano muri. Basta poco per incoraggiare alla vita: ma quel poco va scelto e praticato.

Frammenti di Cinema # 39

 

Dopo i buoni, ci sono i cattivi. Dei cattivi del cinema esiste in rete persino una classifica. Non ne esiste, invece, una dei buoni. A conferma, che i cattivi fanno peccato, me, evidentemente, sono più interessanti. I cattivi più popolari sono facili da individuare per i cinefili: Alexander DeLarge di Arancia Meccanica, Joker nelle sue molteplici varianti, Jack Torrance di Shining. Allora, lo sforzo da fare è quello di individuare quelli più significativi e simbolici, anche se meno noti. Il primo tra questi è Mr. C, proprio nel suo ruolo di doppio malvagio, anzi di doppleganger di Dale Cooper nel ritorno di Twin Peaks (2017). E’ curioso che qui ci troviamo di fronte ad una identità triangolare, in quanto esiste, come sappiamo, un doppio buono, che è Dougie Jones. Insomma, il rapporto tra bene e male è molto più complesso di una lotta a due. In questo, caso ci troviamo di fonte ad una danza plurale. La complessità del male la svela Kevin Specey nei panni di Keiser Soze ne I soliti sospetti (1995) di Bryan Singer, nell’imprevedibile scena finale. Mentre il mutevole passo claudicante allude ad un’ascendenza diabolica di tanto genio malefico.

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