Archivio mensile:Gennaio 2010

ANNOTAZIONI DI UN EX POLIZIOTTO ITALIANO DAI MARGINI DELL’IMPERO

Di Orlando Botti, ex segretario provinciale SIULP di Imperia

In un “paese normale”, nel momento in cui 35.000 rappresentanti delle forze dell’ordine sfilano sotto l’unione di tutte le sigle sindacali per protestare, rivendicare, ricordare le mancate promesse elettorali del governo in carica, il ministro dell’Interno dovrebbe dare le dimissioni. Siccome non viviamo in un paese normale ma in una nazione guidata dal mass media “Orwelliano” per eccellenza che è la televisione, questo tradimento elettorale non viene a conoscenza compiutamente dei cittadini che in massima parte non legge i giornali e sopravvive grazie a certi telegiornali per cui il tutto si perde nei meandri dell’etere.

Continua a leggere→

Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it). Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.29: L’attesa, l’oblio. Vittorio Catani, “Per dimenticare Alessia”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

______________________________

di Giuseppe Panella

L’attesa, l’oblio. Vittorio Catani, Per dimenticare Alessia, Torino, C_S Edizioni, 2007

Vittorio Catani è forse il più importante scrittore di fantascienza italiano vivente (la recente scomparsa dell’ormai anziano precursore Lino Aldani e il passaggio di Valerio Evangelisti ad altri genere letterari – il western, le storie di gangster italo-americani, il romanzo storico, le vicende sanguinarie e truculente di pirati del Mar Caraibi permettono di concedergli questa forse non troppo ambita palma). Tutta la sua opera letteraria, dagli Universi di Moras (Milano, Mondadori Premio Urania 1990) alla titanica raccolta di racconti L’essenza del futuro (Bologna, Perseo Libri, 2007) alla recente e splendida prova narrativa di Il Quinto Principio (Milano, Mondadori, 2009) sembrerebbe dimostrarlo. Eppure, tra una esplorazione dei mondi paralleli ricostruibili a volontà da un solitario viaggiatore nel tempo (Gli universi di Moras, appunto) e la Breve eternità felice di Vikkor Thelimon (contenuto, invece, in L’essenza del futuro), Catani ha voluto provarsi a scrivere anche un breve romanzo che un tempo si sarebbe detto mainstream.

Continua a leggere→

Vivalascuola. Per il giorno della memoria

“… nell’odio nazista non c’è razionalità… Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire da dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre. Per questo, meditare su quanto è avvenuto, è un dovere di tutti” (Primo Levi, Se questo è un uomo, Appendice)

(Su gentile concessione dell’autore, che ringrazio, sono lieto di proporre un saggio di Stefano Levi Della Torre, tratto dal volume in prossima uscita “Atti delle Giornate di Studio per i Settant’anni delle Leggi Razziali in Italia (Napoli, Università “L’Orientale” – Archivio di Stato, 17 e 25 novembre 2008)“, a cura di Giancarlo Lacerenza e Rossana Spadaccini, Napoli 2009. La puntata comprende inoltre il testo delle leggi razziali sulla scuola, informazioni e testimonianze). Altri materiali su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui.

Perché? Cos’ho fatto di male?
Ero una bambina milanese come tante altre, di famiglia ebraica laica e agnostica: non avevo ricevuto alcun insegnamento religioso in casa. Nel settembre del 1938 avevo terminato la seconda elementare e conducevo una vita tranquilla e felice nel mio microcosmo familiare. Continua a leggere→

143.forma di donna – Marco Montanaro

la vecchia signora mirandolina plum aveva un giovane amante. nel castello di svendor lei si occupava del ristoro spiritofisicosensuale di lui, e lui, in cambio, si occupava degli insetti. ogni volta che la signora mirandolina plum s’accorgeva della presenza di un insetto, urlava il nome del suo giovane amante intonando un canto che impastava assieme sesso, speranza e perdono, casto perdono. a quel punto il giovane interveniva per risolvere la questione, agendo in base a un campionario di bestie striscianti che la signora stessa aveva redatto, classificando gli ospiti indesiderati in base alla forma del loro corpo. Continua a leggere→

Orietta Lozano: Due poesie

ESTA NOCHE

Como duelen los vientos esta noche
cuando lejos los tambores de la guerra
se acarician tristemente y pedazos de cielo
se desprenden podridos, fatigados.
Esta noche en la habitación con aroma de durazno
los amantes susurran como soldados heridos
y recuerdan su primer beso como una suave bala.
En los vejados divanes, los abuelos de risa lánguida
sólo esperan la fría caricia de la muerte
y se entretienen, tejiendo, sus horas de recuerdos.
La noche avanza como un gran dios que hechiza en el
miedo
más allá de los bosques y las sombrías trampas,
más allá del salvaje amor de la hembra humillada.
En esta noche de mirada de lobo
cómo duele el silencio que reposa como muchacha febril
detrás de los cristales de las casas.

Continua a leggere→

Angelo Lazzati: poeta della vita e del suo “rinascimento”

di Adelio Valsecchi

“La poesia è l’uomo” scrive Salvatore Quasimodo nel “Discorso sulla poesia del 1946.” La sua poetica poggia le motivazioni più profonde sull’uomo reale, che accetta le contraddizioni della vita e il suo svolgersi, che non si affranca dalle sofferenze e dalle ingiustizie, ma le giustifica in una prospettiva cristiana. Eugenio Montale continua sullo stesso orizzonte quando afferma come la vocazione del poeta sia essenzialmente didattica per promuovere l’essere umano alla sua dignità, a non aver disagio del nome che porta. Lo stesso Giuseppe Ungaretti verso la maturità rappresentava la poesia come una sorta di pellegrinaggio dell’uomo fra gli uomini per scoprire il senso della vita e abbandonarsi alla speranza che Dio non è mai lontano anche quando l’uomo fugge nella direzione opposta. Continua a leggere→

La rete che non regge (La conquista dello spazio 4)

Insieme con i  libri vedo  fogli volanti, tra cui le poesie di un giovane consegnate da lui stesso brevi manu, pur sapendomi in debito di tempo. Alcuni versi s’impongono sugli altri: Un disordine padrone qui/ accresce le memorie d’altrove/e io fermo a cullare spazi/ a cullare ricordi attaccati/ d’edera di sensazioni forti/ di linfa di crescita vitale. Sembra parli di me, per una delle strane coincidenze che collegano gli angoli del cosmo, perfino lo Zanichelli inverso, strumento con finalità enigmatiche, benché lo scopo sia chiaro all’editore: “[…] può essere prezioso anche al linguista che studia le terminazioni delle parole per riconoscerne gli aspetti grammaticali (legati alla suffissazione e alla flessione) e semantici (nella costruzione dei composti, nella individuazione delle componenti etimologiche che presiedono alla formazione della parola ecc.)”. Lo tengo qui, in attesa del giorno in cui sapere che pedata rima con bordata possa rivelarsi utile. Mi consolo con le Città invisibili (e inseparabili dalla mia persona), la bibbia dell’adolescenza, quando cercavo nei colloqui di Polo col Gran Kan la risposta alle angosce e alla fragilità insuperabile del vivere. Ritrovavo me stesso in frasi come questa: Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.

In memoriam Rachel Wetzsteon (1968-2009)

Il giorno di Natale, la poetessa americana Rachel Wetzsteon si è suicidata nella sua casa di Manhattan.

Quest’anno uscirà un’antologia delle sue poesie nella mia traduzione in tedesco. Sono stata in stretto contatto con l’autrice che mi ha aiutato di chiarire molti dubbi e mi ha aiutato di comprendere meglio i suoi componimenti molto complessi.

La poesia di Rachel è poesia del tutto contemporanea, urbana, che affronta in infinite varianti il doloroso conflitto – in particolare quello di noi donne – tra intelletto e sentimento.

Grazie a Mimma che era subito disponibile a tradurre una sua poesia in italiano per ricordare una grande poetessa contemporanea, capace di cogliere dilemmi universali in un dettaglio…. Continua a leggere→

Il basso dei “marsa-lesi ” di Fabio D’Anna

di Antonino Conciliano

Fabio D’Anna, Il Marsalese, Libridine, Mazara del Vallo, 2008.

Nastro di Möbius I [1]

Il “marsalese” sezionato e inciso dallo stilo di Fabio D’Anna è una striscia di Möebius. Superficie a una dimensione. Senza spessore. Neanche un foglio di carta dove si distingue un retro e un avanti, un alto e un basso. Il suo soggetto è un tutt’uno con i tratti definienti della sua identificazione: le cose, le immagini e i clichés socio-comunicativi dell’habitat marketing classista che lo abitano e lo hanno determinato. È un’identità come una trama di tratti che si individuano nel muthos della casa, dell’estate, della vita sociale, della cultura, della religione, della politica, della famiglia, del sesso, della fiera, dei mercati, e del pensiero che non si nega “Le isole felici e l’arcipelago della speranza”.

Continua a leggere→

Colleghi (La conquista dello spazio 3)

I due contenitori da 31 per 23 centimetri sono sfalsati, a scaletta, per fare spazio al cordless che tengo a portata di mano ogni momento, persino in bagno (suona a qualsiasi ora, è l’ossessione onnipresente della mia esistenza). Dovrei registrare altro materiale sparso, di cui ricordo tre blocchetti che si contendono gli appunti presi al volo: dall’indice di un romanzo su Gesù a notizie come il matrimonio della mia nipote americana o la preghiera per il ragazzo in coma a causa di un incidente con la moto. Scendendo in basso, si trova il piano mobile che dovrebbe ospitare la tastiera del computer: sarebbe libero, dal momento che ho il portatile, ma nonostante il sovraffollamento generale qui c’è solo, inspiegabilmente, un panno cattura-polvere e un dispositivo per l’archiviazione dati del computer (di cui ignoro la definizione tecnica). Ancora più sotto cominciano i libri, conservati nei due spazi disponibili: il più importante e capiente è quello sottostante la zona del portatile; lì giacciono i volumi che in teoria dovrei utilizzare con maggior frequenza. Il primo è il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, analogico e nomenclatore, del Gabrielli, edizioni CIDE (Centro Italiano Divulgazione Editoriale), sgualcito e sconnesso in ogni suo elemento, la cui prefazione, dello stesso Gabrielli, comincia così: A parlar di sinonimi la mente corre naturalmente al Tommaseo. In effetti, ho anche il Tommaseo, che però non ricordo più dove si trovi (appena posso lo cerco e lo sistemo vicino al suo collega).

Ustione Richter

di Irene Ester Leo.

Nove anni appena nove anni.
Tutte le maledizioni hanno un incipit fanciullesco.
E’ la regola astratta non sancita dagli umani, ma dai visionari di sale. Essi non conoscono lo zucchero delle certezze.
Nove anni appena nove anni.
L’aria assunse il sapore freddo di ghiaccio sciolto sulla riva degli occhi.
Occhi rigati dal vento e dalla polvere delle cose mai pensate. Ignorai molte cose allora, l’età, l’età, che sbavatura di rosa l’età.
Ignorai il significato.
Ma Ella venne a prendermi dallo spigolo di una pagina acuminata e calda di Rimbaud.
Si nascose nelle attese.
Gli occhi, nocciole liquide e attente. La bocca, cercava di capire ma non sapeva.
Disegnava tra le assenze bianche di lettera e consonante, forme irrisorie, biancume di nuvola poi gatto e poi mi chiamò.
Era un uomo incastrato tra due versi a pagina 65.
Un uomo mai visto, sentito, amato, voluto.
Venne a me tra le pagine … Continua a leggere→

FOT***O! [il delitto perfetto]

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iJIGC90liAE]

Da bravi, siete rimasti una manciata. Tutti in fila. Uno. Due: tre…

Manca qualcuno? Mirror Neurons! Lascia quel dannato specchio per un secondo; e porta qui i tuoi dendriti! Tutti pronti? Foto ricordo al cervello fottuto! Bene, andate in pappa, tranquilli…

Continua a leggere→

Futuro incerto (La conquista dello spazio 2)

Sul piano del tavolino dove scrivo c’è un mucchio di foglietti dal futuro incerto. Ne prendo qualcuno, come viene: il numero di telefono del dott. Ienca, l’amico dietologo che mi aiutò a perdere diciassette chili (tutto nacque dal matrimonio del figlio: scommettemmo che ce la potevo fare, prima di consacrare sull’altare lui e la fidanzata); la password del sito Feltrinelli, in cui non sono mai più entrato (imprese che affronti con slancio, ma hai già cassato rientrando a casa dalla mattina libera); Continua a leggere→

Elio Pecora su “La parola scura” di Leone D’Ambrosio

C’è grazia, come ha ben visto Maria Luisa Spaziani, nella poesia di Leone D’Ambrosio: ché di poesia si tratta, e singolare per la necessità che la spinge e per la fluidità e la limpidità del tono. (Ben sappiamo quanto sia proprio il tono a rendere alla poesia la parola che si cerca, che si pronuncia per rivelare un’emozione, per inseguire o solo accennare una verità).

Continua a leggere→