Archivi tag: Letteratura

Come affrontare la fine di uno “stato di grazia”

di Paolo Pegoraro

Pochi mesi prima che Benedetto XVI inaugurasse l’Anno Sacerdotale era uscito uno dei rari romanzi contemporanei ad avere per protagonista un parroco. Il ragazzo che credeva in Dio di Vito Bruno (Fazi 2009, pp. 407, € 19) racconta la storia di don Carmine, sacerdote tarantino alla soglia dei cinquanta, travolto da una «normalità implacabile» e dall’«orgia di dolore» nella quale si dibattono i suoi parrocchiani. Carmine non ha smesso di credere in Dio, tuttavia non lo avverte più con quell’ardore che, nell’adolescenza, lo aveva spinto a entrare in seminario. Cosa succede quando avvertiamo il vacillare del nostro “stato di grazia”? È possibile restare fedeli alle promesse della propria giovinezza? Il romanzo attraversa la crisi individuale immergendosi nella vita di altre persone: nessuna perfetta, nessuna intangibile al dolore, tutte – in fondo – accomunate dalla tentazione della resa alla disillusione. Tutte che guardano a don Carmine per avere una risposta. E la risposta offerta nelle ultime pagine, lontana dal granitico eroismo di molti preti della letteratura, era comunque pudica e credibile: sì, con il sostegno di una comunità è possibile tornare a intuire la bellezza semplice e immediata della propria fede. Ed è possibile continuare a trasmetterla.
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L’escursione #2 di Franz Krauspenhaar

Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo
nel plotone d’esecuzione, fronte a Baricco.
Se occorre, sarò l’uomo del colpo di grazia,
perchè, che lo si creda o no, spingo alla carità.
Magari è una brava persona, magari striscia
soldi per i poveri. Però, lettori, anche mio zio
è una brava persona, ma non è uno sporco
criminale nazista della nostra letteratura. Continua a leggere→

“Nuova letteratura fantasy”, “Virus 71”, “Master Desire & Lady Libido”

Vi segnalo di due libri diversi, ma che daranno inizio a un percorso artistico comune: Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Eumeswil) e Virus 71 di Chiara Daino (ed. Aìsara).

Sono in arrivo tre presentazioni di queste opere, che introdurranno quelli che presto diventeranno gli spettacoli teatrali di Daino e Agnoloni, dal titolo Master Desire & Lady Libido (© Chiara Daino & Giovanni Agnoloni, 2010).   Continua a leggere→

SCOMPARSA

di Roberto Saporito

“Credo che si debba uccidere per

avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”

(Lorette Nobécourt)

Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.

Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.

Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere→

Una rosa rossa per Edoardo Sanguineti

di Giuseppe Panella

Non è  ancora il tempo delle sintesi nette e definitive, forse neppure di analisi troppo dettagliate riguardo la natura dell’impresa poetica e culturale di Edoardo Sanguineti.

Questa mia attuale vuole essere soltanto una breve riflessione a caldo, sull’onda di una morte improvvisa e forse evitabile (come spesso accade nei Pronto Soccorso e negli ospedali non solo in terra d’Italia). Sanguineti è stato un poeta che ha lasciato il segno (e non solo nella mia esistenza intellettuale). E’ stato sicuramente un personaggio di alta levatura e di forte carismaticità. Continua a leggere→

(mutamenti nell’uomo del movimento terra)

1

Spera sempre in una minima
differenza tra il sopra ed il sotto
(gli inferi, ci dicevano, e il terzo giorno), dove
trova che i sassi sono teste levigate, simili
a patate fossili scordate da un repulisti dell’historia patria,
con uno scarto minimo, dal semialto dell’escavatrice
si limita a registrare l’austera contrarietà dell’arco alpino.

2

Invidia il collega ch’è riuscito a mozzare
perfettamente, a metà, il colle dell’infanzia,
come una mela renetta, solo
per un effetto altro, rispetto all’incarico
assunto, perché s’allarga il paesaggio
e l’alba è tutta sopra gli ulivi,
e non vi crescerà più il muschio,
poco male, persino l’orto
è assicurato per un solitario uguale.
Ma qui nel piano, salvarsi, forse
negli avvallamenti procurati, nelle vene d’acqua
giunte ai corsi celati come un ingombro
dopo la morte delle tessiture.

3

Non è mai riuscito a star così in alto, prima,
ed a volte gli sembra sulla palta scrivano
i denti del cingolo, scrivano un urlo
sull’argilla disvelata, una preghiera
ché non ingoi, tremenda terra
dello stupro razionale, uomo e macchina, un tutt’uno.
Non lontano annotazioni coglie,
oblìo del semicrescere dei pioppi.

Post-noir ? “Un romanzo è una storia inventata, dunque deve essere fasulla.”

di Riccardo Ferrazzi

Per chi vede la faccenda in questo modo, non c’è altro da dire. Eppure è un fatto che, periodicamente, gli scrittori si sentono soffocare in una camicia di forza e, di solito, la identificano nel genere letterario imperante. È così che sono nati il romanzo senza trama, il romanzo-saggio, il romanzo-in-cui-non-succede-niente, ecc. ecc. Ma è stato come fuggire da Scilla e andare a sbattere in Cariddi: cambiare genere significa evitare le caratteristiche formali di un cliché. Se però la sostanza è la stessa, a che serve vestirla di nero, di giallo o di rosa?

Uno scrittore che riflette su ciò che scrive vorrebbe raccontare storie che, invece di stare in piedi a base di metafore, siano esse stesse grandi metafore inspiegabili, come è senza spiegazioni la vita. Ma un romanzo non nasce da una scelta razionale: chi ha una storia in testa deve buttarla giù e finché non lo fa non può pensare ad altro. Solo più tardi, quando si rilegge, capisce di aver applicato questo o quello schema, e allora si guarda allo specchio e si domanda: sono contento di aver scritto un giallo (o un noir, un rosa, un romanzo storico, una tragedia borghese, un vaudeville…)? È davvero questo ciò che volevo scrivere? Continua a leggere→

L’ispirazione ormai fa paura: così la letteratura diventa finta

Parazzoli: conta il marchio, non il valore dell’opera

di Paolo Di Stefano

Inventare un mondo, inventare l’altro mon­do, che è quello della letteratura. In realtà, il titolo del nuovo libro di Ferruccio Paraz­zoli è Inventare il mondo (Garzanti, pp. 135, e 14). Un saggio a suo modo — con il sottoti­tolo «Teoria e pratica del racconto» — che non parla solo di tecniche narrative ma che è un per­corso dentro le passioni di lettura di uno scritto­re più che di uno studioso. Quindi, saggio a suo modo, testimonianza, racconto, a sua volta, di tanti incontri immaginari con i grandi autori: Dostoevskij, Flaubert, Tolstoj, Proust, Kafka, Céline, Beckett, Joyce, Hemingway, Ingeborg Ba­chmann, Kawabata e tanti altri. Non tutti ovvi, come sarebbe in un qualunque manuale di scrit­tura: qui ci sono anche Fruttero & Lucentini, Pontiggia, Moresco, Pincio, Saviano e persino Moccia e Melissa P. Senza puzze sotto il naso da accademici. «Perché — dice Parazzoli, seduto sul divano della sua casa milanese, che guarda dall’alto piazzale Loreto — la ripercussione, dai narratori che hanno fatto scuola, arriva fino a og­gi ».
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Herta Muller premio Nobel per la letteratura

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di Giovanni Agnoloni

Inattesa la decisione del Nobel per la letteratura di quest’anno. E’ stata premiata la scrittrice e poetessa
Herta Muller, nata e cresciuta in Romania – dove si è anche laureata, a Timisoara -, ma trasferitasi in Germania più di vent’anni fa con il marito (lo scrittore Richard Wagner). Ha pubblicato il suo primo libro nel 1982, ma è stata colpita dalla censura del regime comunista rumeno di Nicolae Ceau?escu, con il quale ha rifiutato di collaborare.

Questa la motivazione dell’assegnazione da parte dell’Accademia di Svezia: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati». Tema di grande spessore, nell’orizzonte di una realtà poco conosciuta, come altre analoghe dell’Est europeo. Una designazione inaspettata, dunque, anche se in America era sta indicata come favorita. Tra i candidati c’erano Amos Oz e Philip Roth, ma il premio è andato a un’autrice “minore”. Poco conosciuta in Italia, la sua ultima uscita, Il paese delle prugne verdi, del 2008, la si deve a un piccolo editore, Keller. In precedenza, erano stati pubblicati in italiano nel 1987 i racconti della raccolta Bassure (Editori Riuniti) e nel 1992 il romanzo breve In viaggio su una gamba sola (Marsilio). E’ confortante notare come le logiche connesse al massimo riconoscimento letterario mondiale non seguano necessariamente quelle del mercato. E che i valori umani che sottendono all’arte trovino, talvolta, un riconoscimento.

Biancamaria Frabotta: Quartetto per masse e voce sola

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Biancamaria Frabotta (nella foto) una delle più importanti voci poetiche contemporanee, in Quartetto per masse e voce sola (Donzelli, 2009) traccia un bilancio raccontando cinquant’anni di esperienze, memorie, riflessioni, di una donna poeta.

Chiunque voglia accostarsi per la prima volta alla poesia di Biancamaria Frabotta non potrà prescindere da questo piccolo libro, un autoritratto che scandisce il mondo interiore della poetessa attraversando anche la Storia d’Italia del secondo Novecento: il Sessantotto, gli anni del femminismo, la poesia plurale, la crisi politica e culturale. Biancamaria Frabotta nel suo autoritratto mette isieme le due facce: l’eternamente presente e l’eternamente fuggito, che costituiscono il volto della poesia.

Intervista di Luigia Sorrentino (Roma, 28 settembre 2009)

Nella sinfonietta “Quartetto per masse e voce sola” si incontrano quelli che lei definisce “volti senza padrone”. Una galleria di confessioni rubate e trasferite in una profondissima emozione lirica che fotografa e fissa in una istantanea il passato e il presente. Autoritratto, dunque, doppio, plurimo, spennellate rapide, del tempo che ci scivola accanto in un ingorgo tra pubblico e privato tutto proiettato verso Il tempo a venire. Parliamo del titolo, che non è un vezzo estetizzante… Continua a leggere→

La gaia scienza di Italo Calvino

[Anticipiamo il testo che Piergiorgio Odifreddi pronuncerà domani al liceo Cassini di Sanremo, che ha avuto tra i suoi allievi Italo Calvino ed Eugenio Scalfari.n.d.r]

di Piergiorgio Odifreddi

Se uno scienziato osasse affermare che Galileo è stato «il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo», verrebbe immediatamente tacitato dagli umanisti e tacciato di scientismo e di ignoranza. A dirlo è stato però un letterato, in un’ intervista al Corriere della Sera del 24 dicembre 1967. E non un letterato qualunque, bensí uno dei mostri sacri della nostra letteratura! Si trattava di Italo Calvino, e la sua affermazione definiva non solo il posto di Galileo nel pantheon letterario italiano, ma anche il proprio. Perché stare dalla parte di Galileo significa, in particolare, stare anche dalla parte di Ariosto e di Leopardi, per le loro reciproche affinità. E significa, in generale, prendere posizione a favore di una concezione della letteratura come mappa del mondo e dello scibile, e di uno stile intermedio fra il fiabesco realista e il realista fiabesco. Calvino ovviamente apparteneva virtualmente a questa linea di forza della nostra storia letteraria, grazie alla trilogia composta da Il visconte dimezzato (1951), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). E negli anni ‘ 60, quando si trasferí a Parigi e incontrò Raymond Queneau, aderí formalmente alla poetica dell’ Oulipo fondato da quest’ ultimo, che perseguiva e persegue il triplice obiettivo di una scrittura che possieda ed esibisca immaginazione scientifica, linguaggio logico e struttura matematica. Continua a leggere→

Come resistere alla cultura del narcisismo

di Francesco Erbani

Due scrittori fanno a cazzotti e uno dei due (Antonio Scurati) urla all’ altro (Tiziano Scarpa): «Sei il sintomo della degenerazione della società intellettuale italiana». Poi, dopo un’ altra gragnuola di pugni, sibila: «Per me questo è un congedo definitivo, anche luttuoso, dal cadavere della società letteraria».

Goffredo Fofi, lei ha partecipato a riviste come Quaderni piacentini, ha fondato Ombre Rosse, Linea d’ ombra, La terra vista dalla luna, ora dirige Lo straniero, ha scritto di letteratura e di cinema, oltre a fare tante altre cose, le domando: esiste ancora in Italia quel complesso di istituzioni, uomini e idee che possiamo definire una società letteraria?
«Non credo proprio». Ma un tempo esisteva, lei ne è rimasto fuori, ma l’ ha scrutata e raccontata da “minoritario per vocazione”. «Certamente è esistita. Era compatta, regolata da solidi meccanismi di potere. A Roma c’ erano il cinema e la tv, a Milano l’ industria editoriale, a Torino l’ Einaudi. È durata fino agli ultimi anni Settanta, ma già negli Ottanta il panorama era completamente diverso. E non solo per la letteratura: in fondo in quegli anni finiva una storia e finiva anche l’ ultimo tentativo nel mondo di inventarne uno nuovo». Continua a leggere→

L’ultimo inverno

di Alessandro Cartoni e Giuseppe D’Emilio

Il colpo di tosse arriva quando è ancora nel sonno. Parte dal petto ed esplode nella testa come una fucilata. Deve essere questo che lo sveglia. Apre gli occhi e li muove alla ricerca spasmodica di qualcosa di riconoscibile. Si tocca istintivamente la fronte e la sente umida di sudore. “Strano…” pensa, “con tutto il freddo che fa nella baracca”. Continua a leggere→

La letteratura in Internet

di Guido Copes

La letteratura come noi ancora la concepiamo, nella forma libro-romanzo, mi sembra un genere morente.

Mi chiedo se nel nostro tempo frenetico ci sia ancora spazio per quegli ampi respiri che sono alla base delle grandi storie del passato. Riguardo alla mia esperienza, posso dire che da qualche tempo riesco a concepire solo storie che hanno un respiro medio o corto, e si traducono in racconti lunghi da un paio a una settantina di pagine. Sarà perché la letteratura è sempre una scommessa sul futuro e da alcuni anni ci ripetono che il mondo finirà nel 2012?… Ma se si sta svolgendo la più grande battaglia della storia, tra “innamorati dell’io” e “innamorati di Dio”, non dovrebbe essere questo il miglior periodo in cui vivere per uno scrittore?… Forse sono solo limiti personali. In effetti, devo ammettere di non essere più in grado di scrivere romanzi. Potrei farlo, ma dovrei fingere… È onesto oggi “fingere”, cioè costruire mondi alternativi, distogliendo lo sguardo dalla realtà?… Forse qualcuno è ancora capace di una “grande narrazione”, ma mi chiedo se sia giusto realizzare romanzi auto-referenziali e auto-conclusivi in una società liquida, sotto un bombardamento continuo di informazioni che rimandano ad altre informazioni; mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso. Continua a leggere→

Il brusio della lingua

di Antonio Sparzani

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Parecchi lustri fa mi sono nutrito per vari lustri di fantascienza che chiamerei ‘classica’, oggi mi pare scarsamente amata. In uno dei romanzi del ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, L’altra faccia della spirale, si parla della Seconda Fondazione e si descrive il funzionamento del Consiglio di questa Seconda Fondazione. Citando a memoria ormai lontana, direi che Asimov descrive il funzionamento di quel Consiglio come una specie di brusio apparentemente incomprensibile. Occorre sapere che tutti i Consiglieri avevano ‘poteri mentali’
Molti anni dopo, cioè di recente, ho letto, e riletto, Il brusio della lingua, un saggio di Roland Barthes, che mi ha irresistibilmente fatto riaffiorare il lontano ricordo. Ma a parte l’occasione, questo breve saggio – che dà il nome alla raccolta con lo stesso nome, pubblicata da Einaudi nel 1988 – mi piace talmente che non resisto all’idea di condividerlo con i frequentatori de La poesia e lo spirito. Mi scuso con quelli che l’avranno già letto e riletto. Eccolo qua:

“La parola è irreversibile, questa è la sua fatalità. Ciò che è stato detto non può più essere modificato, se non aumentandolo: correggere vuol dire qui, stranamente, aggiungere. Parlando non posso mai cancellare, sopprimere, annullare; tutto quel che posso fare è dire «annullo, cancello, rettifico» – insomma, ancora parlare. Chiamerò «balbettio» tale singolarissimo annullamento per via di aggiunte. Continua a leggere→

Che cosa scriveva Carver prima di essere Carver

di Alessandro Baricco

Esce in Italia, da Einaudi, nella traduzione di Riccardo Duranti, un libro che viene da lontano, che ha una storia affascinante, e che per 27 anni, inutilmente, l’establishment letterario mondiale ha cercato di far dimenticare. Tutti sapevano che c’era, ma pochi l’avevano letto. Nessuno poteva pubblicarlo. A suo modo, un libro proibito. Si intitola Principianti (euro 19,pgg.VIII-294). A scriverlo è stato Raymond Carver, alla fine degli anni Settanta, quando non era nessuno: diciassette racconti in parte già pubblicati su riviste, in parte inediti. Finì nelle mani di un editor di Knopf, un editor non qualunque, una specie di genio dell’editing: si chiamava (si chiama tuttora) Gordon Lish. Il testo di Carver gli sembrò eccezionale. Non si limitò a decidere di pubblicarlo: lo prese e ci lavorò duro. Ne uscì un libro molto diverso, con centinaia di correzioni e il 50 per cento di pagine in meno. In questa versione fu pubblicato nel 1981col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. L’esito fu clamoroso. A tutt’oggi quel libro è considerato una pietra miliare della letteratura di fine secolo: il minimalismo letterario nasce lì, e lo fa con una violenza e un fascino che non hanno risparmiato quasi nessuno. Va sottolineato che il lavoro di Lish non è riassumibile semplicemente in un accurato e ipertrofico lavoro di pulizia: le sue correzioni, oltre a tagliare, costruivano uno stile, aggiungevano frasi, cambiavano i finali, modificavano i personaggi. Benché le storie e l’approccio iniziale fossero genuinamente carveriane, lui portò in quel libro una genialità, una radicalità e un’audacia che gli varrebbero quasi lo statuto di co-autore. Per questo il caso di quel libro è pressoché unico, e infinitamente curioso: sarebbe come scoprire che Moby Dick, prima dell’intervento di un editor, era lungo la metà, non era un racconto in soggettiva da Ishmael e non prevedeva nessuna enciclopedia sui cetacei. Alla fine la balena perdeva. Sono colpi… Continua a leggere→

Da ciò che batte sotto la pelle al formalismo dei dizionari.

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=7ioa4KujJg8]

di Franz Krauspenhaar

Rispondo qui al pezzo di giuliomozzi Scrittori e professionisti, pubblicato su Vibrissebollettino, per mantenere una promessa e soprattutto rispondere alle domande del patròn di quel sito.
Il tutto è partito da un pezzo mio, pubblicato su Nazione indiana, Siamo i fangio della cultura che non paga. E che ha fatto il giro dei blog letterari. Continua a leggere→

UNITA’ DI LUOGO, di Carlos Vitale

(Testi di Carlos Vitale, tradotti dallo spagnolo da Marino Magliani)

I

Nozioni di realtà
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale

Il cacciatore si apposta
Misura tempo e distanza
Il bersaglio succede alla morte
ed è la morte Continua a leggere→

Festival della Letteratura di Mantova

Dal 3 al 7 settembre. Queste le date dell’edizione 2008 del Festival della Letteratura di Mantova.
Quest’anno si darà spazio al genere fantasy,con la partecipazione di Licia Troisi, autrice de “Le cronache del mondo emerso” e “Le guerre del mondo emerso”, e Shimon Adaf, scrittore israeliano autore del romanzo “Il cuore sepolto”.
Tra i tanti autori presenti all’evento: Alda Merini, Daniel Pennac, Hans Magnus Enzensberger, Gianrico Carofiglio, Michele Serra, Corrado Augias, Carlo Lucarelli, Alessandro Baricco, Mircea Cartarescu, Cristina Ubah Ali Farah, Paolo Villaggio. E ancora… Continua a leggere→