Archivio mensile:Luglio 2011

Solfeggiano l’invidia


solfeggiano l’invidia
con la faccia per terra
vogliono che tutto sia piccolo
tranne gli affari.
li vediamo ogni giorno
alcuni sono nostri amici
perché pure noi siamo indecisi
se vendere i nostri sogni
per spiccioli e sorrisi.

78. Dentro me

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da qui

Dalla ringhiera che corre sul terrazzo, la piscina di Betszaetà è un cumulo di rovine o poco più: si distinguono frammenti di colonne, una parete con una traccia di finestra, muretti senza forma che rotolano verso il terriccio arso dal sole. Sullo sfondo, sventolano cipressi che oscurano facciate bianche di case. Continua a leggere

Milo DE ANGELIS – “Quell’andarsene nel buio dei cortili”

*

E’ tardi
Nettamente. La vita, con il suo
perno smarrito, galleggia incerta
per le strade e pensa
a tutto l’amore promesso.
Cosa attende da me? Dove batte
il cuore dei perduti? E’ questa
la meta misteriosa
di ciò che vive?
La casa si allontana
dai soggiorni, tutto
è consegnato all’evidenza
della fine, tutto è sfuggito…
… ma la sillaba
che stringeva la gola
è questa.

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Il villaggio. A 100 anni dalla nascita di Marshall McLuhan

di
Paolo Vidali



ANNIVERSARIO. A 100 anni dalla nascita, lo studioso della comunicazione si conferma profetico: ha rivelato come i mass media possono plasmare la società.
Marshall McLuhan ha creato definizioni ormai gergali dell’era attuale. Il mezzo è il messaggio: prima la tv e ora internet hanno cambiato il nostro modo di vivere globale.

Un po’ filosofo, ma anche linguista, sociologo, tecnologo, Marshall McLuhan, che oggi compirebbe cent’anni, fu personaggio eclettico, sfuggente agli schemi, creativo fino all’irrisione. McLuhan ha compreso il nostro tempo con una lucidità profetica. Fulminante inventiva teorica, ma anche attenzione a un oggetto prima disdegnato dagli intellettuali: i mass media. Mettere al centro il modo del comunicare, e in particolare quello della comunicazione alle masse, è stata la sua intuizione fondamentale. Ma non l’unica. Sono sue alcune immagini così felici da essere diventate gergali. Una delle più note è il villaggio globale, inteso come un sistema di vita e comunicazione in cui lo spazio si è ristretto, mettendo a portata di mano eventi e soggetti. Abbiamo assimilato a tal punto questa immagine da non accorgerci più della sua contraddizione: non può esistere un villaggio globale. O, se esiste, ciò avviene perché l’esperienza che facciamo degli altri attraverso i mass-media è talmente impoverita da poter diventare globale. Ma cosa rimane, al di là della chiacchiera, della conoscenza reciproca di chi abita lo stesso villaggio?
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77. Ismail!

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da qui

La considera, Ismail, la collezione preferita: è tutto bianco, questo, sei parallelepipedi a scalare, nello snodo cruciale di stazione e centri commerciali, a quindici minuti di autobus dal cuore antico di Jerushalaim. L’interno, come sempre, è gigantesco: colonne enormi sorreggono un soffitto trapunto di lampade moderne; palme in miniatura spuntano da vasi in terracotta; su un piano rialzato s’intravedono altre sale. Continua a leggere

Adrienne Rich. Salvataggio di mezzanotte

Salvataggio di mezzanotte

Ai tempi in cui mangiavo e bevevo liberazione un giorno sono andata
a braccetto con una che diceva di avere qualcosa da insegnarmi
Era il viale con le sue abitatrici
affrancate dalla casa : : senzatetto : : donne
senza stoviglie da lucidare o letti da rifare
o pettini da passare tra i capelli
o acqua calda per togliere il grasso o scatolette
da aprire o sapone da passare così
sotto le ascelle poi sotto i seni poi lungo le cosce.

Bidoni di benzina in fiamme sotto l’autostrada
e bottiglie afferrate da giacigli di cartone
e pile di oggetti smarriti e ritrovati da passare di mano in mano
e figure che si organizzavano contro il vento Continua a leggere

76. Via dolorosa

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da qui

Un’indicazione semplice sul muro: Via Dolorosa, in ebraico, arabo e italiano. A Chlomo vengono in mente frasi senza senso: la quota non comprende, sistemazione in hotel, cena e pernottamento, mattinata a disposizione per lo shopping, termine dei servizi. Si chiede se il dolore evocato dalla via non sia quello dei pellegrini alle prese col programma. Il conforto arriva subito: il mercato coi vestiti appesi alle stampelle, gli uomini che fumano in attesa del cliente, frammenti di cielo intravisti fra tetto e tetto dei chioschi in lamiera o legno scuro. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.33: Intellettuali, politica, misantropia. “Alfonso Berardinelli, Che intellettuale sei?”

Intellettuali, politica, misantropia. Alfonso Berardinelli, Che intellettuale sei?, Roma, Nottetempo, 2011

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di Giuseppe Panella*


Il tema della necessità e dell’importanza della funzione degli intellettuali tormenta da sempre l’intelligenza critica di Alfonso Berardinelli. Alla riflessione su questo argomento ha dedicato numerosi libri e libretti – uno di essi, di notevole acume, si intitolava L’esteta e il politico: sulla nuova piccola borghesia (Torino, Einaudi, 1986) e si proponeva di sondare la cionsistenza di diverse e compossibili tipologie di questa categoria sociale; un altro, di undici anni dopo, L’eroe che pensa. Disavventure dell’impegno (Torino, Einaudi, 1997), ritornava sul tema in chiave più divertita e, se possibile, più amara, con momenti, tuttavia, di forte coinvolgimento satirico.

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SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (2/4). Due racconti di Guido Seborga

[I due testi inediti che presentiamo sono come due “cronache” della vita nel “far west” del ponente nel secondo dopoguerra, e rappresentano solo una delle molte vene dell’autore.]

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Vietato incontrarsi di Guido Seborga

Bordighera alta con le case antiche lavate dal vento risplende nella tersa giornata invernale. Le palme sono piene di vento. Gli ulivi ritorti. Verso sera l’atmosfera s’arrossa, il ponente si calma come sconfitto dalla nascente notte. Dallo spiazzo aperto sul mare e sull’ampia prospettiva della costa stretti carruggi salgono alla chiesa con gradini bassi e lunghi di mattoni rossi, la chiesa è in una piazzetta stretta da case. Un carruggio era percorso da un uomo, trent’anni poteva avere, piccolo di statura, col volto pallido e gli occhi neri febbrili, vestito di nero; sembrava particolarmente eccitato, come dovesse compiere qualcosa di eccezionale. Finiti i lavori quotidiani i coltivatori stavano rientrando alle loro case, abbandonando le serre sulle colline, e le fasce coltivate sul terreno arido e pietroso. I pescatori erano già scesi al mare, dove si accendevano le prime lampare.

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“Guardiani e Source Code, Dick vero e falso”, di Mario Gazzola

da Posthuman.it

Un articolo di Mario Gazzola, esponente del movimento connettivista, sul rapporto tra le opere e le idee del geniale scrittore precursore del Cyberpunk (e fonte d’ispirazione per il Connettivismo), Philip K. Dick, e alcuni recenti film avvicinabili alla sua “fantascientifica” visione del mondo.


Due recenti film di s/f, quello di Nolfi e quello di Jones, sviluppano con maggiore o minore fedeltà e originalità le intuizioni di Philip K. Dick sull’incertezza dell’identità e le dimensioni parallele. Solo uno dei due è davvero tratto da un suo racconto, ma forse non è il più fedele.

L’anno scorso in questo periodo ci stavamo dedicando a Splice e The Box.
Quest’estate 2011, tra i Transformers di cui ci parla Debora, il già sparito Priest di Scott Stewart (peccato, era tratto dal bel manwha di Hyung Min Woo edito in Italia da JPop), non sembra avara sul fronte del fantastico, visto che ci ha offerto Limitless, Source Code e ora I Guardiani del Destino di cui parliamo qui di seguito…. sarà vera gloria? Continua a leggere

75. Potere

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da qui

Banias è l’ideale per parlare di potere: il tempio di Augusto s’indovina ancora nelle tracce di finestre sulla roccia, nei frammenti di colonne che irradiano gli ultimi riflessi di grandezza.Turisti in magliette variopinte fotografano un presente che un istante dopo è già passato. Continua a leggere

L’area di Broca N. 92 – 93 LUGLIO 2010 – GIUGNO 2011 Viaggi

L’area di Broca N. 92 – 93
LUGLIO 2010 – GIUGNO 2011
Viaggi

E’ uscito il numero 92 – 93 de L’area di Broca semestrale di letteratura e conoscenza (già Salvo imprevisti), numero dedicato al tema “Viaggi” in ogni accezione possibile, dai viaggi per il mondo a quello immaginari. Oltre ai redattori della rivista diretta da Mariella Bettarini, molti gli autori presenti e tra gli altri Cristina Annino, Laura Leoni, Stelvio Di Spigno, Carmen Grattacaso, Leopoldo Attolico, Aldo Roda e Mirko Ducceschi.
Un folto numero di pagine è dedicato ad “autori e autrici di Dresda” e a firma di Mariella Bettarini è il bel ricordo di Luigi Di Ruscio che della rivista, fin dall’inizio, fu amico e collaboratore. (N.A.) Continua a leggere

Le parole per dire l’inenarrabile: “Elisabeth” di Paolo Sortino

Nel suo saggio Das Unheimliche [Il perturbante, 1919] Freud teorizza che “Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.”.  Il titolo di questo saggio letteralmente significa “Il non-familiare”, laddove heimlich deriva dalla radice della parola tedesca “casa” (heim), che però come avverbio significa “di nascosto”, “in segreto”. Stessa cosa nello svedese, dove si va oltre: i due aggettivi derivati dalla stessa radice (hem) sono hemlig, che significa appunto “segreto”, e hemsk che vuol dire “orrendo/terribile”, ed è usato per esprimere il massimo grado dell’insopportabilità di qualcosa. Nell’inconscia percezione linguistica germanica, a quanto pare, nel familiare si annida l’occulto, l’inconfessabile, il mostruoso.

Così in questo romanzo – teoricamente impossibile da leggere – che prende spunto da una storia vera che abbiamo letto in cronaca e che abbiamo cercato collettivamente di rimuovere, il più in fretta possibile: la storia di Elisabeth Fritzl, giovane austriaca segregata dal padre in un bunker segreto sotto casa per 24 anni, durante i quali è stata violentata, torturata, malmenata e vessata sotto ogni aspetto, dando alla luce ben 7 figli prodotti incestuosamente. Un parossismo di orrifica indicibilità che Paolo Sortino – neanche trent’anni ma un talento vero nelle mani – è riuscito a maneggiare in maniera quasi inesplicabile ovvero utilizzando le stesse tecniche che l’uomo usa dalla sua genesi cioè raccontandolo, creandone una fabula/favola, un mito tragico. Questo romanzo sarebbe illeggibile se non fosse una storia vera, sarebbe intollerabile. Ma lo è, e l’unico modo per sopportarlo, per subirne la catarsi, è leggerlo per intero, arrivare alla fine. Continua a leggere

Diletta Nespeca recensisce “Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni

Ecco la video-recensione di Diletta Nespeca del saggio Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni) di Giovanni Agnoloni.

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Per contenere i compensi della “casta”

COMUNICATO STAMPA

Domenica 3 luglio si è costituito nel social network FACEBOOK il gruppo “Nun te regghe più”.
L’obiettivo del gruppo è sensibilizzare i cittadini italiani attraverso la rete, per arrivare in seguito a proporre un progetto di legge di iniziativa popolare.
La legge è costituita da un solo articolo:

ART. 1

I PARLAMENTARI ITALIANI ELETTI AL SENATO DELLA REPUBBLICA, ALLA CAMERA DEI DEPUTATI, I MINISTRI, I CONSIGLIERI E GLI ASSESSORI REGIONALI, PROVINCIALI E COMUNALI, I GOVERNATORI DELLE REGIONI I PRESIDENTI DELLE PROVINCE ELETTI DAI CITTADINI, I SINDACI, I FUNZIONARI NOMINATI NELLE AZIENDE A PARTECIPAZIONE STATALE, ED EQUIPARATI NON DEBBONO PERCEPIRE, A TITOLO DI EMOLUMENTI, STIPENDI, INDENNITÀ, TENUTO CONTO DEL COSTO DELLA VITA E DEL POTERE REALE DI ACQUISTO , PIÙ DELLA MEDIA ARITMETICA EUROPEA DEGLI ELETTI NEGLI ALTRI PAESI DELL’UNIONE PER INCARICHI EQUIVALENTI. Continua a leggere

SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (1/4). “Il mio Far West” di Marino Magliani

Il mio Far West di Marino Magliani

Il ricordo più antico che ho dell’estremo ponente ligure appartiene a una specie di far west. Vedo il lungo corridoio della stazione di Ventimiglia, quello al fondo del quale si “passa” in Francia, attraverso una porta custodita dai frontalieri. Sono lì, in braccio a mia madre, sulle panche, in attesa di un treno proveniente dalla Francia, perché mio padre lavora in uno stabilimento balneare di Sainte-Maxim o Saint-Raphaël.

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UN SENSO DI MERAVIGLIA NASCOSTO: intervista a Lukha Kremo Baroncinij

di Roberto Sturm

(da Carmilla)

Lukha Kremo Baroncinij è un nome molto conosciuto all’interno della letteratura di genere, sia come editore che come autore. Ha fondato, nel 1995, la Casa Editrice Kipple, specializzata in fantascienza e fantasy ma non solo. Artista poliedrico, che spazia in diversi campi artistici, Baroncinij è uno dei protagonisti del Connettivismo. Da cui mi piacerebbe partire per questa intervista.

– L’antologia Avanguardie Futuro Oscuro (AFO) è stata una piacevole sorpresa, con testi di una qualità superiore, sia come stile che come contenuti. Secondo te può essere considerata il manifesto del Connettivismo di casa nostra? E come definiresti il Connettivismo stesso?

Definizioni di Connettivismo ne abbiamo date diverse, una potrebbe essere: un movimento letterario-artistico (quindi principalmente letterario che si applica anche in altre discipline artistiche) che predilige tematiche-limite (poco conosciute, poco esplorate, poco definite) comunque legate alla realtà, con un linguaggio innovativo. Per il momento sono prevalsi temi scientifici (con stili e linguaggi attinti dalla fantascienza), come la meccanica quantistica, le nuove teorie fisiche, la genetica, l’esobiologia, ma ci sono anche temi legati alla sfera culturale, come religioni oscure, archeologia segreta. Esiste anche un elemento olistico e spirituale (che si evince anche dalla data di fondazione del movimento: il solstizio d’inverno), ma che cerca di non sfociare nel cospirazionismo di mestiere. AFO può essere considerato il manifesto dei Connettivisti, che preferisco chiamare con questa sineddoche (i singoli elementi che identificano il gruppo) per il suo carattere di gruppo senza direttive precise e con forti individualità al proprio interno. Continua a leggere

74. Così lontani, così vicini.

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da qui

Lo chiamano Monte delle Beatitudini: un prato verde curato nei dettagli, palme, querce, sicomori circondano il tempio intorno al quale corrono arcate bianche che sostengono lo slancio della cupola più scura. La vista migliore è dall’alto, di fronte all’ingresso principale, con la testa fra le piante che digradano fino alla soglia del cancello in ferro, l’elmetto grigio del santuario e il verde raso che si getta nel lago incorniciato dai monti contrapposti. Magdalenne starebbe ore a contemplare la linea curva all’orizzonte, i confini fra terra, mare e cielo che richiamano l’equilibrio difficile tra vicinanza e lontananza, rispetto e amore, passione e correttezza. Continua a leggere