Archivi categoria: Interviste

INTERVISTA A MASSIMILIANO BARDOTTI

di Luca Pizzolitto

 

  1. Io ti dico “Poesia” e tu, in cinque righe, scrivi cosa vuoi…

 

In alcune tradizioni orientali il simbolo della poesia sono le foreste di bambù: quando soffia il vento, una musica meravigliosa si leva nell’aria. Ma le canne da sole non possono nulla, e anche il vento per tramutarsi in musica ha bisogno di uno strumento. Il vento è l’ispirazione, la canna il poeta. Da questa segreta relazione nasce il mistero della poesia. Continua a leggere

Dalla disco-music alla Blue Note Records. I libri di jazz in Italia nei racconti di un protagonista

 

Guido Michelone conversa con Francesco Cataldo Verrina

 

Francesco Cataldo Verrina, sessantenne perugino di chiare origini calabresi, è forse un unicum nella recente storia della critica musicale italiana, non solo per i mille mestieri (dj, pubblicitario, romanziere, doppiatore, giornalista), ma soprattutto per il modo con cui tratta la cosiddetta jazzologia: dal forum ‘Jazz&Jazz’ su facebook dispensa consigli e stroncature per quanto  riguarda soprattutto il jazz moderno e contemporaneo, nella cui storia discografica può  ormai considerarsi un’autorità assoluta, in particolare per ciò che concerne l’hard bop e la new thing e in genere tutto il jazz nero tra gli anni Cinquanta e Ottanta, non senza qualche predilezione per alcune strettissime novità. In quest’intervista inedita, Francesco Cataldo Verrina si racconta a “La Poesia e lo Spirito”, svelando molti aspetti della sua poliedrica attività passata, presente e forse futura. Continua a leggere

Il nuovo Magellano di Barbera. Torna la narrativa per ragazzi. Intervista di Guido Michelone a Gianluca  Barbera

Uscito da pochi giorni in libreria, Magellano e il tesoro delle Molucche (Rizzoli editore) è il nuovo romanzo dello scrittore cinquantenne reggiano (ma  senese  d’adozione), che per la prima volta si  confronta con la cosiddetta narrativa per ragazzi, riscrivendo la vicenda da lui già svolta nel romanzo per adulti Magellano (2018) con le motivazioni da egli  stesso proposte in quest’intervista esclusiva. Continua a leggere

Enzo Gentile e la critica musicale. Guido Michelone intervista il massimo esperto di rock e di pop

Enzo Gentile breve bio

Nato a Milano nel 1955 sotto il segno dei Gemelli, come egli stesso tende a precisare, cresce e vive nel capoluogo lombardo, dove, in parallelo con l’università di scienze politiche, inizia a lavorare giovanissimo con le prime radio libere nell’ambito della critica musicale (tra i fondatori di Radio Popolare e poi in Rai con rubriche e ospiti), optando per la carta stampata con diverse testate, addirittura un centinaio, fra cui i quotidiani Il Manifesto, Repubblica, La Stampa, i settimanali Epoca, Panorama, Europeo, i mensili specializzati Jam e Rockstar. A 22 anni pubblica il suo primo volume Note di pop italiano (1977) per l’editore Gammalibri. Tra le altre iniziative, oltre una ventina di tomi a proprio nome, vanno segnalate alcune mostre a tema, per esempio sui Beatles e sulla psichedelia e la direzione artistica di “Suoni e visioni” e oggi “Naturalmente pianoforte”.  Enzo Gentile insomma  risulta ormai tra i decani della critica rock italiana, figlio di un generazione postsessantottesca che riesce a captare i nuovi segnali di un rinnovamento culturale partito dalle radio libere, dall’editoria alternativa, dalle fanzines musicali. Quasi mezzo secolo di ininterrotta attività di saggistica, giornalismo e divulgazione, che proprio in questi giorni sta ottenendo un notevole riscontro grazie al libro Onda su onda. Storie e canzoni nell’estate degli italiani (Zolfo Editore), di cui si parla nell’intervista. Continua a leggere

Io sono un jazzista e altre storie. La nuova opera narrativa di Guido Michelone

Intervista di Giuseppe Garavana, esclusiva per la Poesia e lo Spirito

 

Guido Michelone, parliamo della sua nuova opera narrativa Io sono un jazzista e altre storie?

Certo, fa bene a chiamarla ‘opera narrativa’ e non ‘romanzo’ anche se il libro viene spesso etichettato come tale e in molti mi chiedono se sia il mio nuovo romanzo. No, sono quattro racconti (tre lunghi, uno breve), di cui il primo porta lo stesso titolo del libro, tranne la piccolissima variante del punto interrogativo (presente nel racconto, ma non in copertina). Fatta questa precisazione, inizierei col dire come nasce questo libro: un amico mi parlò nella primavera del 2020 di una nascente collana di un piccolo editore, basata sui racconti di argomento jazzistico. Mi convinse a scriverne uno, sicuro che, dopo le prime due uscite (già programmate e realmente avvenute) toccasse poi a me. La collana però è rimasta ferma a quei primi due titoli e io non solo avevo scritto il racconto, ma mentre lo scrivevo mi accorgevo che stavo diventando qualcosa di più di un semplice bozzetto. Continua a leggere

Sindaci (e) Poeti. Intervista a Max Ponte.

Quali motivazioni ti hanno indotto a candidarti?

Un forte senso del dovere. Come una sorta di missione civile. La politica come disse Calamandrei in un celebre discorso agli studenti “non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria”. Villanova D’Asti è un piccolo comune di 5500 abitanti, da qualche anno collaboro con la ProLoco del paese, e ho deciso di dare un contributo ancor più concreto a favore della terra dei miei avi. La lista per cui sono candidato sindaco si chiama “Rilanciamo Villanova D’Asti”. Villanova è uno dei centri più importanti dell’astigiano, un paese trainato da attività industriali e agricole ma senza una politica che aumenti i servizi e gli eventi, senza un rinnovato senso di appartenenza, rischia di perdersi fra le periferie del mondo.

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Il cannocchiale del tenente Dumont. Intervista a Marino Magliani

 

Il cannocchiale del tenente Dumont, Marino Magliani, L’Orma, 2021.

Intervista a Marino Magliani. Il suo ultimo romanzo è tra i 12 finalisti del Premio Strega.

Al centro del romanzo c’è la diserzione. Per giunta, dentro un romanzo storico. Come mai? Mi incuriosisce che tu voglia proporre questo paradigma in un momento in cui la storia si sta prendendo la sua rivincita dopo la fine della guerra fredda. Davvero, la dimensione della libertà oggi è la fuga?

Uno, Pasquale, scrive di ciò che conosce. Credo di avere una buona esperienza come disertore, i miei personaggi lo considerano un valore, io non giungo a tanto, ma ci sono stati momenti in cui ho considerato la diserzione un culto. La diserzione non è fuga, anche se poi si potrebbero trovare decine di forme di diserzioni. 

Un’altra curiosità è la forte presenza del territorio, la Liguria, in particolare. Racconti un ambiente che non esiste più. La campagna che descrivi è lontana dal naturalismo pastorale come dall’attuale e un po’ retorica riscoperta della decrescita felice. E’ la campagna dei nostri padri, quella pura e dura, da cui fuggire. Dietro l’apparente anacronismo del tuo romanzo sembra che soffi l’impossibilità di riconciliarsi col passato. Preferisci rapportarti allo spazio (i luoghi) o al tempo (la storia e la contemporaneità)?

Ho sempre visto e raccontato una Liguria che crollava in mare e stavolta volevo semplicemente guardare e inventare una Liguria a me sconosciuta ma che in qualche modo è la stata la Liguria della mia infanzia. 

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Una scheggia di tristezza purissima. Remo Bassini intervista Simona Matraxia

Una violinista e la sua schiena. L’idea, che nasce durante un concerto, diventa parola. “La curva perfetta tra la scapola destra e la natica e? l’orlo del baratro. Una follia” è infatti la prima frase del giallo di Simona Matraxia, Una scheggia di tristezza purissima, uscito il 10 marzo per Golem Edizioni. Trentasei anni, scrittrice di racconti e di un libro segnalato dal Premio Calvino e poi autoprodotto, Simona Matraxia per qualche anno ha gestito una libreria e, al contempo, ha suonato il violoncello. E scritto, sempre. Vivere in mezzo ai libri, venderli. È nella tua libreria di Vercelli che ti ho conosciuta. Eri una libraia particolare. Avevi sempre un libro tra le mani, sorridevi, ma era raro vederti parlare con i clienti. Timidezza? Continua a leggere

Lucio Dalla. Conversazione tra Guido Michelone e Jacopo Tomatis

A proposito del libro E ricomincia il canto

 

In occasione del decennale della morte di Lucio Dalla, giornali e televisioni stanno commemorando, talvolta sbrigativamente, l’uomo e l’artista, mentre fra i tanti libri in circolazione, E ricomincia il canto (Il Saggiatore Edizioni), uscito pochi mesi fa, appare il migliore, in quanto raccoglie tutte le interviste rilasciate dal protagoniste lungo un arco di tempo che ricopre quasi l’intera sua carriera. Ne parlano due storici della popular music, l’Autore, Jacopo Tomatis, (docente al Dams di Torino)  e Guido Michelone (professore al Conservatorio di Alessandria).

 

– Jacopo, perché un libro che antologizza le interviste a Lucio Dalla? Da dove nasce quest’esigenza?

La proposta, devo dire, mi è arrivata dal Saggiatore, e in particolare da Giuseppe Favi. L’idea era di inserire il libro in una serie di altri titoli simili (di recente sono uscite le interviste di Bob Dylan e di George Harrison). Ho accettato immediatamente. Mi sembrava il modo migliore per raccontare un personaggio complesso e ricco come è stato Lucio Dalla: lasciando la parola a lui, cercando di ricostruire le tracce e le cronologie di una carriera lunga e variegata, nelle modalità in cui si è raccontato nei vari momenti della sua vita. Non avevo fatto i conti con la quantità di interviste, però, e con il personaggio Dalla. Mi aspettavo di trovare interviste profonde, con interlocutori selezionati. Invece ho trovato, e ho dovuto mettere insieme, una moltitudine di frammenti, di dichiarazioni estemporanee, concesse a riviste lontanissime – da PlayMen all’Unità, dal Guerin Sportivo all’Avvenire. Continua a leggere

Marino Magliani intervista Lamberto Garzia

Marino Magliani intervista Lamberto Garzia sul suo nuovo libro Capped Dice (Betti Editrice, 2021)

Il titolo del libro, Capped Dice, prende spunto da un termine desunto dal gioco dei dadi o Craps, che vuole intendere un dado (truccato) sottoposto a limatura di uno dei lati e consequenziale certosino riempimento/incappucciamento (capping) dello spazio lavorato con un materiale diverso, che alla vista appare identico all’originale, ma anche e più semplicemente L’INCAPPUCCIATO (l’autore) DICE, racconta, attraverso le pagine di un Diario allucinato e a tratti esilarante, di una pericolosa  indagine tesa a svelare un Mistero, nella quale il personaggio principale, almeno nelle prime pagine, è quello del grande scrittore Tommaso Landolfi («Giusto appunto, mi hai detto dell’esistenza del gran segreto, che se permetti lo intenderei col termine inganno. E quindi, più precisamente, mi hai rivelato di possibili, sebbene in dato modo catalogabili, malefatte di tale signor Landolfi. Ma questo oscuro non me lo puoi per il momento squadernare, anche perché questo oscuro non è ancora per te del tutto chiaro… e una volta portato alla luce ciò che è intimo nella sua mantella lisa, sarà una calamità, anche se poi una calamità per chi, Lamberto…»). Ma accanto all’illustre narratore, nel Diario compariranno, sotto forma di racconto diretto o citazione, personaggi reali noti (Valentino Zeichen, Giuseppe Conte, Nico e Matteo Garrone, Oriana Fallaci, Rocco Carbone, Franco Cordelli, Alberto Sironi, Antonio Franchini, Alessandro Ceni, Giovanni Maccari, Aldo Gabrielli, Jonny Deep, Orson Welles, Sylvester Stallone,  Sugar Ray Leonard, Roberto Duran, Eddy Merckx, Philip Warren Anderson e molti altri, che per “opportuna delicatezza” verranno nominati soltanto con la lettera X, sia perché alcune indagini non sono concluse e sia perché alcune sono donne che nei loro specifici campi sono assai popolari) e meno noti, ma non per questo meno importanti all’interno della puntigliosa struttura del romanzo. Continua a leggere

Intervista a Francesco Tomada


Leggendoti, mi capita di pensare che l’autenticità della tua scrittura dipenda dal fatto che scrivi per necessità. La parola scritta
, tra le altre cose, può essere un desiderio di più intensa (o veritiera) comunicazione rispetto alla comunicazione che si riesce ad avere nel quotidiano con persone anche a noi vicine?


Scrivo per necessità, sì. Non mi cambia la vita, non mi porta guadagno, non sono fra i più bravi e non vinco premi e trofei: se da tanti anni continuo a scrivere è perché non posso farne a meno, e temo molto che possa arrivare un giorno in cui non avrò più nulla da dire, così come temo che non sarò in grado di riconoscerlo. Quindi sicuramente la parola scritta e la poesia in particolare – per come la concepisco io – nascono dal bisogno di costruire una forma di comunicazione non mediata, non del tutto controllata e per questo diversa rispetto alla normale quotidianità. Un taglio di luce differente che illumina angoli che altrimenti sarebbero rimasti nascosti, ecco. Diciamo che non nasce dal bisogno di dire cose che solitamente non si ha il coraggio di dire: mi pare di averlo questo coraggio, non ho paura delle verità scomode e delle conseguenze delle parole. Piuttosto il problema è a monte, è riuscire a cogliere aspetti, sentimenti o disagi che nella normalità non vengono a galla: la scrittura a volte permette questo, è un grimaldello da rivolgere per primi verso se stessi. Solo mettendosi a nudo si può avere diritto di parlare agli altri e forse degli altri.
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La conversione di Gaetano Liguori. Dialogo con Guido Michelone

Gateano Liguori, pianista jazz barricadero che nel 1968 (e per almeno i due decenni successici) dava il proprio contributo artistico alla contestazione generale suonando in fabbriche, scuole, università occupate, si appresta ora a conseguire una laurea magistrale alla Facoltà Teologica di Milano, città in cui lui, partenopeo, vive dall’età di sei anni. Si tratta di una conversione insolita nel panorama artistico italiano al punto che Gianni Barbacetto, su «Il Fatto Quotidiano», in un articolo che gli dedica il 16 novembre 2011, scrive: “Come tenere insieme Che Guevara e Sant’Agostino, Dario Fo e i Gesuiti, le lotte studentesche e operaie degli anni Settanta e la ricerca teologica di Sergio Quinzio? Gaetano Liguori le tiene insieme con la sua musica”. Ma è lo stesso Liguori a parlarcene in questo dialogo esclusivo per «La Poesia e Lo Spirito». Continua a leggere

“Il tornello dei dileggi”, di Salvatore Massimo Fazio

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Quarantasette anni dei quali almeno trentadue dediti alla scrittura, senza mai approcciarsi ad un corso o ad una scuola: l’anti accademismo lo coglieva da giovanissimo e quel nichilismo cognitivo, tesi che ha sviluppato e che non pochi problemi gli ha creato, oggi diventato un pessimismo ragionato, trova finalmente la sua azione pragmatica. È con Il tornello dei dileggi, pubblicato nella collana Eclypse di Arkadia Editore, che il filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio, si dipana nei meandri della narrativa, dove un miscuglio ordinato di azioni del vivere, viene narrato, con leggerezza e allegria, sino a giungere alla chiusura di un cerchio che a tutti spetta: la differenza è il sapere come spetta. Sembra discostarsi da quelle oscurità ctonie del suo linguaggio intinto di neologismi, che permettevano di affrontare ‘margini’ filosofici quasi si parlasse di calcio, tanto che lo stesso autore asserisce che ‘semmai è il contrario’: la filosofia è la matrice dell’inutilità, del peggiorare il proprio stato di salute; il calcio no! Il calcio è forza, velocità, potenza, determinazione e infine inganno e in quell’inganno l’uomo naviga gioioso.

Non il primo libro, ma il primo romanzo assoluto: quali le circostanze in cui lo hai scritto?

«Non esistono circostanze, così come non esistono ispirazioni o ideazioni: tutto ciò che racconta la storia di Adriana, Giovanna, Paolo, Andrea e altri personaggi, altro non è che una delle forme del vivere che scelgono persone del mondo occidentale». Continua a leggere

Luca Vaglio, Il vuoto, recensione-intervista di Franz Krauspenhaar

Il vuoto di Luca Vaglio, Morellini Editore, pag.179

 

di Franz Krauspenhaar 

 

Una storia creata da più storie di minimalismo urbano. Con un protagonista assoluto, un giovane giornalista milanese in cassa integrazione, che non si lascia spaventare dall’inattività, ma che anzi ne approfitta per scandagliare il suo tempo ormai completamente libero, le strade del suo quartiere, i locali, i barman, le amicizie volanti, tutto il rito della giornata passata perlopiù in solitaria con la partecipazione di pochi comprimari. “Il vuoto” è il racconto di una solitudine lungo un certo periodo di tempo, costellato dal mistero dell’auto del protagonista rientrata nel garage dove è custodita con una gomma sgonfia, per cui qualcuno l’ha presa e il nostro io narrante cerca di indagare soprattutto presso i garagisti notturni e diurni. Un rapporto a distanza con i genitori, domiciliati al lago, che lui sente ancora in parte, nonostante la distanza, un po’ opprimente.
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Intervista ad Alfredo Panetta, di Raffaela Fazio

La tua scrittura si muove su due binari: il dialetto materno, quello di Locri (Reggio Calabria), e l’italiano. Il risultato è solido e convincente in entrambi, per l’estrema cura che dedichi all’aspetto specifico di ciascuno (con il loro rispettivo lessico, ritmo e timbro). Cosa significa per te scrivere in dialetto e cosa significa scrivere in italiano? 

 

Grazie per la domanda, Raffaela; penso tu abbia centrato al primo colpo il nocciolo del mio lavoro più intimo sulla parola. I binari sono due, come tu correttamente affermi, ma la parola è una sola, o almeno questa è l’intenzione. Una parola o meglio una voce che ha bisogno di due strutture linguistiche diverse per concepire e manifestarsi sulla pagina scritta. Ho necessità di dire sia attraverso la voce materna primordiale e istintiva che tramite la magnifica lingua di Dante, che mi permette maggiore ricchezza di lessico e una struttura sintattica più articolata. Le due lingue lavorano in collaborazione stretta; talvolta s’interrogano l’una con l’altra anche durante la fase di composizione. Ogni verso, ogni strofa deve funzionare in entrambi gli impianti linguistici. Quindi la risposta alla tua domanda è: scrivere in dialetto e scrivere in italiano significa suonare la stessa musica con due strumenti diversi, entrambi indispensabili. Continua a leggere

“L’imperatrice” di Liliana Nechita. Con un’intervista

di Giovanna Menegùs

L’imperatrice è una badante. Ogni donna povera e priva di opportunità avrebbe potuto essere un’imperatrice, e forse lo è nonostante le apparenze (le non apparenze dell’invisibilità sociale). Questa in sintesi la verità e la forza che emerge dalla vicenda personale di Liliana Nechita e insieme dalla storia raccontata nel suo romanzo L’imperatrice, pubblicato in maggio da FVE, casa editrice milanese diretta da Valentina Ferri.

Nechita – che è un nom de plume – è nata in Romania nel 1968 e ha già all’attivo vari libri: dal volume d’esordio Ciliegie amare, uscito nel paese d’origine nel 2013 e in traduzione da Laterza nel 2017, a Bambole di fango (2019) e Piccola mamma (2020). Vive in Italia da oltre quindici anni, lavorando come badante e scrivendo. Continua a leggere

Dareide. Intervista di Franz Krauspenhaar a Ippolita Luzzo

Ippolita Luzzo, Dareide. Pezzi su Domenico Dara dal regno della litweb, 2021, Città del sole Edizioni

 

di Franz Krauspenhaar 

 

Ippolita Luzzo è una figura originale nel mondo letterario italiano, piuttosto statico e di non molte sorprese. È una famosa blogger (Dal regno della Litweb) ma ovviamente non solo; i blog sono passati negli anni – ormai quasi nei decenni- attraverso una selezione naturale, e ne sono rimasti in pochi veramente funzionanti e quindi efficaci, tra cui quelli ormai storici, come quello che ora mi ospita; imprese collettive nate e cresciute come zibaldoni online che pubblicavano e tuttora pubblicano con buon seguito articoli che dal prettamente letterario svariano su altre discipline, di solito artistiche, e su problemi sociali. Il blog dell’infaticabile Luzzo, signora calabrese di Lamezia Terme, ridente città della Calabria centrale affacciata sulla bellissima costa tirrenica, è diventato un vero punto di riferimento per i letterati e i lettori appassionati. Continua a leggere

Gianluca Barbera, Mediterraneo. Intervista di Guido Michelone

Da alcuni mesi è in tutte le librerie Mediterraneo, il nuovo libro di Gianluca Barbera, che in quest’intervista esclusiva spiega le ragione di un romanzo assai originale.

 

– Gianluca, pur essendo Mediterraneo, un romanzo leggibilissimo e godibilissimo, per un recensore è difficile da sintetizzare in poche righe. Vuoi provare a farlo tu?

Lo scrittore Giovanni Belisario riceve un’inquietante email dal figlio, che si trova a Creta. Una richiesta di aiuto. Poi più nulla. Belisario parte alla sua ricerca. Una ricerca che lo condurrà attraverso tutto il Mediterraneo, sulle tracce di riti antichissimi, pratiche oscure, apparizioni. Creta, Istanbul, Gerusalemme, il Monte del Tempio o Spianata delle Moschee, il cuore del mondo, o se preferisci del “labirinto universale”. Alla scomparsa del figlio è collegato il ritrovamento di un oggetto misterioso nelle profondità marine, capace di abbattere le barriere del tempo, producendo un mescolamento di presente passato e futuro. L’enigma del tempo è al centro del romanzo. Tappa dopo tappa, Belisario incapperà in omicidi, rivelazioni scioccanti, andando incontro nell’ultimo capitolo a una verità sconcertante, eppure l’unica possibile. Continua a leggere

Intervista a Andrea Chimenti


Ho intervistato lo storico musicista e autore italiano Andrea Chimenti, che negli ultimi anni si è dedicato anche la scrittura in prosa, per parlare del suo ormai introvabile libro di racconti con annessa scatolina di latta delle piccole meraviglie – come quelle dei bambini! – compresa una pennetta USB con le letture di due dei suoi racconti – ovviamente musicate. Continua a leggere

Intervista a Cristina Bove

di Raffaela Fazio

Cristina, cosa è venuta prima, la tua arte figurativa o la tua poesia? Da cosa sono nate? 

Ho cominciato a disegnare da piccola, prima con pastelli e matita, poi colori ad olio e tante altre tecniche nel corso della mia lunga vita fino all’attuale computerArt in cui mi cimento elaborando sovrapposizioni di miei dipinti e di soggetti ugualmente da me fotografati.
Contemporaneamente mi sono occupata anche di  scultura, di scrittura con racconti brevi, un romanzo pseudobiografico, e soprattutto poesie.   

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