14. Cosa avevano le tue parole

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da qui

Bisognava decidersi. Lessi tutti i libri su quella che sarebbe stata la mia scelta, l’unica possibile.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di amore, un messaggio di verità.
Fui conquistato dalla sua orazione, i brividi percorrevano il corpo, li sento ancora adesso. Continua a leggere→

Vivalascuola. La marcia dei 42.000

Sapete “in quale norma è previsto un piano programmatico per migliorare il sistema scolastico“? “Nella legge 6 agosto 2008 n. 133, art. 64” (sì, quella dei tagli nella scuola di 8 miliardi e 140.000 posti di lavoro) (Concorso a preside, area 2, quesito 159).
Sapete quando si parla di “apprendimento attivo“? Quando gli studenti apprendono “muovendosi e facendo qualcosa piuttosto che stare seduti ai loro banchi a leggere, completare compiti o ascoltare l’insegnante” (Concorso a preside, area 4, quesito 615).
Sapete il compito storico del ministro Gelmini? “Italian Education Minister, Mariastella Gelmini, claims new reforms save millions of euros” (Concorso a preside, Inglese, quesito n. 231).

La marcia dei 42.000
di Giovanna Lo Presti

Cosa spingerà circa 42.000 docenti ad affrontare le prossime – e discusse – preselezioni per il concorso a dirigente scolastico? Penso che i moventi principali siano due: a) guadagnare di più; b) cercare una via di fuga dal duro lavoro dell’insegnante. Continua a leggere→

Gian Filippo Pizzo interviene sui saggi di Giovanni Agnoloni

Dall’articolo “La fantacritica” di Gian Filippo Pizzo apparso sul n. 475 di settembre 2011 de “Il Giornale dei Misteri”, riporto questo riferimento a Nuova letteratura fantasy (ed. Sottovoce, 2010) e Tolkien e Bach: dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, 2011), di Giovanni Agnoloni

 

“Dal particolare all’universale: Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Sottovoce) tratta, come si evince dal titolo, del fantastico moderno, ma con un approccio del tutto particolare: dopo un capitolo introduttivo in cui vengono evidenziate differenze e affinità (sono tutte espressioni della fantasia) tra neo-fantasy, fiaba e fantascienza, l’autore passa ad esaminare una serie di scrittori che normalmente non sono ascritti al novero di quelli “fantastici” – o almeno non lo sono in modo preponderante: Hesse, Saramago, García Márquez, Coelho, Vázquez Montalbán, Yoshimoto e altri. Continua a leggere→

13. Una domanda

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Di tutti, quello che m’inguaiò di più fu Boris, re di Bulgaria.
Le damigelle sono in fila, a scala, coi vestiti bianchi e in testa corone floreali.
Com’ero finito lì? Tutto, piuttosto che in ufficio.
Il sovrano era coperto di medaglie e guardava di sottecchi alla sinistra. Continua a leggere→

IL PARLAR FRANCO. Recensione di Marco SCALABRINO

“Per anni sono andato in giro con il registratore o un taccuino in tasca, e quando sentivo qualcuno parlare in dialetto mi avvicinavo, gli facevo delle domande, mi mettevo a chiacchierare, e poi a casa trascrivevo tutto, mettendolo in poesia.” Così Franco Loi in un’intervista rilasciata a Luigi Mascheroni del maggio 2007.

Un nuovo numero de IL PARLAR FRANCO, la Rivista di cultura dialettale e critica letteraria, edita da Pazzini Stampatore Editore in Verucchio (RN), www.pazzinieditore.it. Un numero, il 10 del Marzo 2011, sottotitolato AL TRAGUARDO DEGLI OTTANT’ANNI, interamente dedicato a FRANCO LOI. Un numero prezioso, sia nella accuratissima veste grafica, che consegna in copertina una bella foto in bianco e nero del Poeta, sia nelle fitte righe delle oltre centottanta pagine, che ne costituiscono di fatto una monografia. Continua a leggere→

“Carnage” – una ‘operetta morale’ che ci dice cosa siamo diventati.

Carnage, il film di Roman Polanski (tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza) è quella che una volta si sarebbe chiamata operetta morale.
Bastano poco più di 70 minuti per mettere in scena, con una efficacia tragica e comica insieme, la disperazione della condizione umana, di occidentali all’alba del terzo millennio.

Il pretesto narrativo è noto: in una lite al parco, un ragazzino di 11 anni colpisce un coetaneo al volto con un bastone. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. Gli iniziali convenevoli si trasformano però subito in battibecchi velenosi e il comportamento delle due coppie degenera in situazioni paradossali. Continua a leggere→

12. Sugar Hill

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– Poi, dovrei parlarvi di Harlem.
– Cosa successe, lì?
– Fu durante l’esodo al Nord, dove chiamavano le industrie, mentre al Sud tutto ristagnava.
Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo questo.
– E perché proprio a Harlem? Continua a leggere→

Nascita di una mitologia

Con queste parole il regista Rupert Wyatt ha presentato al pubblico l’ultimo dei film tratti dal romanzo “La Planète des Singes” di Pierre Boulle pubblicato nel 1963 e da allora ispiratore di ben sei lungometraggi e due serie televisive (di cui una animata).
Occorre sempre fare una premessa in casi del genere, soprattutto in anni come questi in cui le serie, anche e soprattutto cinematografiche, sembrano essere divenute l’unica scialuppa di salvataggio di un transatlantico, quello hollywoodiano, in agonia nel mare d’oro e di stelle da lui un tempo prodotto e solcato.
Era davvero necessario un ennesimo, nuovo capitolo di questa ennesima, rinascente saga?
A doverla dire tutta, dopo il deludentissimo similremake di Tim Burton del 2001 nutrivo più di un pregiudizio nei confronti di quest’opera, e ho cominciato a vederla con null’altro in testa se non l’idea di distrarmi dalle deprimenti cronache quotidiane. Continua a leggere→

11. Una carriola

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Quando mi destinarono al dicastero, ebbi una fitta al cuore. Un prete da ufficio non l’ho mai capito.
Si vede una parete bombardata, piena di ferite, come un uomo fucilato in strada.
Pensai di rinnovare, organizzare in modo più agile il mastodonte irrigidito.
Un uomo in giacca e cravatta si mette le mani nei capelli: cosa è successo? C’è un motivo per cui tutto va in rovina? Continua a leggere→

I soldi

 

di Emanuele Kraushaar
A me i soldi fanno schifo, infatti quando ho qualche soldo tra le mani, lo faccio sparire.  Se si tratta di banconote, le straccio. Se sono monete, me ne invento qualcuna. Tengo con me solo i soldi che mi servono per vivere. Tutto il resto lo anniento, perché proprio non sopporto la sola idea di accumulare denaro. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.35: Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, ““L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi” & Novella Bellucci, “Il “gener frale”. Saggi leopardiani”

Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, “L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi, con una prefazione di Pasquale Maffeo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2011; Novella Bellucci, Il “gener frale”. Saggi leopardiani, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Saranno davvero di Giacomo Leopardi (e scritti nel 1836 poco prima della morte) i versi riportati nel cuore del saggio ad essi dedicati da Lorenza Rocco Carbone? Probabilmente non si saprà mai con certezza in assenza di una documentazione filologicamente corretta e adeguatamente commisurata all’oggetto che li concerne. Sarebbe tuttavia magnifico se questi versi scritti sull’onda della notizia di una sottoscrizione (Leopardi o chi per esso dice “soscrizioni”) in favore della costruzione di un monumento in onore della grande soprano francese Maria Malibran da poco deceduta a Manchester il 23 settembre 1836 fossero effettivamente del poeta di Recanati. L’autore dei versi si dice costernato da questa prospettiva quando, invece, uomini ben superiori per cultura e per importanza nazionale sono stati affidati all’incuria sepolcrale delle fosse comuni:

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La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello

In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe  -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn

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10. Mi vide il mondo

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Avevano una brutta abitudine e nessuno si opponeva.
Chi sarà questo che parla di vittoria, e dice che è più importante della vita?
Eravamo soldati, combattevamo insieme. Hai presente? Bombardamenti, pattugliamenti porta a porta.
Diceva che era una causa, un’avventura. Continua a leggere→

Intervista a Carlo Cannella, fondatore di Senzapatria Editore (di Stefano Costa)

Ecco un estratto dell’intervista che Stefano Costa ha fatta a Carlo Cannella, scrittore e fondatore di Senzapatria Editore (da i-libri)

Senzapatria nasce negli ultimi due anni. Ad oggi, se tu fossi chiamato a trarne un bilancio culturale, quali sono i tratti di maggior importanza/peculiarità che ti sentiresti di sottolineare per far capire “cos’è Senzapatria” a chi ancora non la conosce?

Senzapatria è un progetto che nasce per dar voce alla narrativa di qualità, cioè a opere che sappiano coinvolgere il lettore con un ritmo, una lingua, uno stile, e che allo stesso tempo lo costringano a confrontarsi con le zone d’ombra, gli angoli bui della natura umana. Finanzia i suoi progetti più azzardati ed economicamente destinati alla perdita con una collana più commerciale dedicata ai racconti lunghi. Si chiama “On the road” e vede coinvolti scrittori piuttosto noti, con un loro pubblico affezionato. Alcuni nomi: Gianluca Morozzi, Luigi Bernardi, Barbara Garlaschelli, Nicoletta Vallorani, Marino Magliani, Remo Bassini, Valter Binaghi, Carmen Covito.

(…)

Ci anticipi un paio di novità di Senzapatria, siano esse iniziative a largo respiro oppure “solo” titoli di nuove pubblicazioni?

Voglio esagerare, vi lascio l’intero piano editoriale da qui alla fine dell’anno. Fra pochi giorni saranno fuori “Maddalena e le Apocalissi” di Luigi Bernardi e “Farina di sole” di Nunzio Festa. A ottobre pubblicheremo l’esordio di Mattia Filippini, “Qualcuno era un po’ grasso”. A novembre una raccolta di saggi su Roberto Bolaño, con contributi di Rodrigo Fresan, Alan Pauls, Enrique Vila-Matas, Juan Villoro e Jorge Volpi fra gli altri. A dicembre “Memorie immaginarie e ultime volontà'”, il testamento letterario di Luigi Di Ruscio, morto a Oslo lo scorso febbraio a 81 anni, “Trittico del morire” di Giulio Mozzi e la nuova sfornata di titoli “On the road”, fra questi autori Maurizio de Giovanni.

Trauma senza evento. La narrativa italiana nell’epoca della sottocultura, di Andrea Sartori

Premessa psicoanalitica.
Un trauma psichico non è sempre congiunto in modo chiaro e univoco a un evento pregresso nel mondo reale. Anzi, come già sosteneva Sigmund Freud, esso è caratterizzato da una specifica Nachträglichkeit, ovvero si manifesta come tale solo a posteriori, in conseguenza di altri avvenimenti scatenanti, che ne dissotterrano l’eventuale nucleo patogeno. Continua a leggere→

9. Vero?

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da qui

Avrei voluto lavorare sempre col mio vescovo, così diverso rispetto all’immagine imperante della Chiesa.
C’è una folla, un corteo, una processione, i lampioni sono vedette che scrutano la notte, grondante di luci blu, bianche, come un pezzo di universo visto attraverso il telescopio.
Come era approdato nella mia città? A volte succedono cose che non spieghi con la logica comune, intrighi che causano quello a cui vorrebbero sottrarsi. Continua a leggere→

Lascia che la serenità sia la guida della tua anima

Ho conosciuto il poeta Boris Schapiro quest’estate in treno, tornando a Berlino. Senza posto prenotato, ero capitata per puro caso – o provvidenza – accanto a lui. Dal primo momento mi avvolse nella sua aura forte e positiva e mi fece percepire la rara sensibilità con la quale è capace di cogliere e accogliere lo stato d’animo dell’altro. Quasi da subito cominciammo a parlare di poesia. La nostra conversazione smise soltanto al nostro arrivo alla stazione centrale di Berlino. Nelle poche ore trascorse insieme, Boris Schapiro mi ha nutrito bene: di poesie, pane, frutta e saggezza.

Nato a Mosca nel 1944 di famiglia ebrea, la vita del poeta è intrecciata alla feroce storia del XX secolo. Quasi tutta la sua famiglia fu assassinata nelle catacombe di Odessa. Lui sopravvive alla guerra e diventa un matematico. La sua promettente carriera universitaria finisce però a metà degli anni sessanta, nel preciso istante in cui si rifiuta di firmare una dichiarazione che accusa il suo insegnante e mentore di attività controrivoluzionarie. In un’intervista, Schapiro definisce questo momento come una svolta. Nonostante le pesanti minacce da parte del KGB, egli è deciso a difendere la sua dignità umana, consapevole del caro prezzo che avrebbe dovuto pagare. Con lavori umili riesce a tirare avanti fino al 1975 quando, dopo lunghi mesi trascorsi in carcere, gli viene finalmente concesso di immigrare in Germania. Nonostante la salute gravemente compromessa a causa dei trattamenti in carcere, Schapiro è pronto a cominciare una nuova vita, inventandosi quasi da subito poeta anche in lingua tedesca. Nel corso degli anni riscopre le sue radici ebree, trovando in esse una dimensione spirituale che nutre profondamente sia la sua poesia, sia la sua vita. Continua a leggere→

8. Un milione di volte

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Il problema è che non ci si accordava; movimenti opposti si facevano la guerra: chi propendeva per la mediazione, chi per la violenza e poi le delazioni, i tradimenti per ottenere un favore, un privilegio.
Ricordo la grande marcia, impavida, perché non si sa mai come andrà a finire. Continua a leggere→

Piero Banucci intervista Margherita Hack per “Tuttolibri”

Segnalo quest’intervista di Piero Banucci a Margherita Hack, pubblicata su “La Stampa” – “Tuttolibri” il 17 settembre 2011, che trae spunto dalla pubblicazione del libro della Hack La mia vita in bicicletta, in uscita per Ediciclo (per cui, a fine ottobre, uscirà anche la nuova opera del ‘nostro’ Marino Magliani Amsterdam è una farfalla).

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Intervista di Piero Banucci a Margherita Hack

Fiorentina trapiantata a Trieste, campionessa italiana di salto in lungo, celebre astrofisica, divulgatrice di successo, circondata da gatti e da cani, a 89 anni Margherita Hack si batte per una «libera scienza in libero Stato» e perché i malati terminali possano scegliere il proprio destino. Ma intanto se ne esce con La mia vita in bicicletta (Ediciclo), inno alle due ruote silenziose, agli allegri sudori della giovinezza, alle campagne attraversate pedalando.
Da piccola giocava con il Meccano. «Le costruzioni mi attraevano. Una volta vidi un incrociatore a Venezia, ne feci un disegno e poi un modellino». Oggi la psicologia cognitiva ci spiega che il Meccano, con le sue viti, allena nel ragazzino i movimenti fini delle dita sviluppando sinapsi nel cervello. Cosa che non avviene con il Lego, che sollecita solo la forza bruta della compressione. Harold Kroto, Nobel per la chimica, racconta che sa distinguere tra gli ospiti della sua casa chi ha giocato con il Lego e chi con il Meccano: i primi stringono troppo il rubinetto del lavandino, danneggiando la guarnizione. Ma, subito dopo il Meccano, Margherita Hack desiderò una bicicletta, e la ottenne al primo anno del liceo.
«Quando incominciai a fare sport – pallacanestro, salto in alto, salto in lungo – mi innamorai del ciclismo. Facevo il tifo per Binda, e litigavo con Aldo, che invece teneva per Guerra. Ci eravamo conosciuti ragazzini al Bobolino, un giardino di Firenze, e mi era antipatico. Ci ritrovammo all’università, ci siamo sposati e siamo insieme da più di settant’anni. Ma in bici ero una solitaria. Ogni giorno facevo almeno 50 chilometri. L’estate del 1940 la passai in sella dal mattino alla sera, in giro per Firenze, Fiesole, mi arrampicavo sulle salite della Porrettana verso Bologna». Continua a leggere→