«Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce, non è collegata per un’associazione soggettiva a una nozione di luce soggettivamente escogitata, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio. Ma in se stessa, fuor dal rapporto con la luce, fuor dalla sua funzione, la finestra è come inesistente, morta».
(Pavel Florenskji, Le porte regali, Milano 1977, p. 34)
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E’ altrove
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Lo faccio per te, Mario. A volte ho la nausea. La gente chiede e devi dare, comunque sia, in qualunque condizioni versi. Versi il sangue. Mi sta bene, l’ha fatto qualcun altro, l’hai fatto pure tu. Tra qualche giorno andrò in pellegrinaggio alla tua tomba con le signore anziane del mercoledì. Ne parlavamo insieme: non eri per questo genere di visite, la presenza, convenivamo, è altrove. Le donne alla tomba mi ricordano sempre qualcos’altro, un tentativo patetico di onorare un morto che non c’è. A volte penso che la mia paura sia diventare una pia donna, andare a piangere sul tumulo di un amico vivo.
Deragliate 3
Sono cinque i pezzi che ho scelto di pubblicare dopo aver lanciato l’idea qui. Sono questi che ho scelto per aprire lo sguardo. Le prime due uscite sono a coppie, così si fanno compagnia: il cammino è duro. L’ultima esce da sola, un contributo maschile di Carmine Vitale, che anche se non è perfettamente in tema mi ha commossa per il suo splendido sguardo.
Comincio quindi oggi con Mariastella Eisenberg, teneramente breve, e Anna Costalonga con un doloroso disagio così a portata di mano, riconoscibile. Gli altri tre li vedrete domani e dopodomani.
Primo pezzo, di Mariastella Eisenberg
Poggiava il pezzetto di sapone sul bordo della carrozzina traboccante di buste dopo essersi strofinata vigorosamente, e si risciacquava alla fontanella della stazione: i gesti svelti non svelavano un centimetro di pelle, la indovinavi rotonda sotto l’ampia veste, e soda per i suoi capelli
tutti grigi stretti in un grosso nodo. “Ciao Maria!” la salutavano i ferrovieri passando, qualcuno le offriva una sigaretta, qualcuno dei biscotti; lei ringraziava timida, con un pudore antico che la strada non le aveva tolto.
Secondo pezzo, di Anna Costalonga
“Daaaai!Uno! Due! Tre! Hop! Hop!Hop!”
“Ma chi è quella? Cosa sta facendo, aerobica?”
Impossibile non notarla, nella pista da ballo improvvisata, sotto gli ippocastani del parco. L’unica che si dimena con tutta la forza che ha addosso, più che ballare pare che faccia ginnastica.
Tra blog letterari e Tolkien
di Giovanni Agnoloni
Sono felice di comunicarvi che, sul mio blog, potete trovare un frammento filmato di un mio intervento al College of Charleston, negli Stati Uniti, dove qualche mese fa ho parlato di La Poesia e lo Spirito e Nazione Indiana, svolgendo una riflessione sui blog letterari italiani e sulla strada per diventare scrittori in Italia, oggi.
Sullo stesso blog, potrete trovare altre clip sulle mie conferenze tolkieniane tenute in terra americana (presso la Penn State University e la Mount St. Mary’s University), nelle quali ho effettuato numerosi confronti tra passi del Professore di Oxford e brani di autori classici, anche italiani (Dante su tutti). E’ disponibile anche il testo italiano di riferimento. Continua a leggere
METROMORFOSI 27
è in distribuzione gratuita in oltre 100 punti a Roma e dintorni
e anche leggibile e scaricabile su www.metromorfosi.com
concorso: Metromorfosi cerca la sua donna e il suo uomo immagine
cosa fare: inviare una foto all’indirizzo [email protected]
premi: la donna e l’uomo immagine compariranno in copertina e vinceranno un abbonamento annuale alla rivista
indicazioni: esprimere l’essenza di se stessi
scadenza: 21 marzo 2010
“Il fuoco dei passati soli”, di Marco Grassano
(Prefazione di Marco Grassano al libro di Dino Molinari “Il luogo il nome”, in uscita a dicembre con sei disegni di Enrico Colombotto Rosso e dieci incisioni di Pietrino Villa)
I nomi sono parole, certo. E il nome – la parola – che cuce saldamente fra loro queste pagine è senz’altro Fruges, nominativo e accusativo plurale di frux-frugis (frutto, messe, raccolto, produzione…). Parola eminentemente virgiliana, ma consona al Virgilio “mite” delle Georgiche. Ricorre infatti, variamente declinata, quattro volte nelle Bucoliche e nell’Eneide, e ben tredici nel poema dei campi. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 131
Quando lessi “Ama il prossimo tuo” di Remarque avevo undici anni.
Giungendo al punto in cui uno dei personaggi, ubriaco, va con una donna di strada e la chiama con il nome dell’amata lontana (lasciata nel tentativo di salvarsi e salvarla dai nazisti che danno loro la caccia), avvertii stordimento e nausea, e quel che restava della fanciullezza mi abbandonò d’un tratto.
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Due metri d’asfalto
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L’edicola di Alberto sta davanti alla parrocchia. Si rischia, ad arrivarci, perché bisogna attraversare la via di svincolo di tutto il quartiere. La mattina presto le auto sfrecciano come in autostrada. Così, con Alberto, siamo rimasti d’accordo che quando arriva il giornale fa uno squillo. E’ la campana laica, annuncia la notizia che il mondo diffonde di se stesso. Poco dopo, suona l’altra campana, la notizia portata da Dio, dal suo vangelo. I due messaggi s’inseguono, non possono fare a meno di cercarsi. Sono divisi, a volte, dal traffico nevrotico dei giorni ingolfati, in cui due metri d’asfalto diventano un sistema solare, una galassia, l’universo intero.
“Poesie da Guantánamo” a cura di Marc Falkoff. “Le parole nel vento” – Testi migranti pubblicati dalla rivista El-Ghibli
Dopo i campi di sterminio nazifascisti e i gulag sovietici del XX secolo, il mondo aveva creduto che nessun campo di concentramento e dell’orrore, votato al genocidio o alla tortura, avrebbe più macchiato la civiltà. Si era creduto anche che la stessa poesia dopo Auschwitz fosse impossibile. Era impensabile che la poesia potesse ri-fiorire o avere ragioni per continuare ad essere.
Ma, ancora una volta, il XXI secolo, il tempo che ha conosciuto la fine dei totalitarismi e delle guerre fredde, il crollo dei muri e dei blocchi contrapposti, convogliando il mondo nel liberismo della sicurezza e del terrorismo ideologico e globale, ha generato le nuove guerre “asimmetriche”, quelle del genocidio sistematico e i nuovi campi di detenzione e tortura (Guantánamo et similia) nel mare di Cuba e nei paesi alleati delle guerre preventive. E ancora una volta, in mezzo alle torture e ai suicidi-omicidi, la voce della poesia rispunta, e testimonia la crudeltà e le vergogne della civiltà liberale e democratica dell’Occidente e dell’America. Parafrasando la poesia “Se questo è un uomo” di Levi, si potrebbe dire: e questa che crea Guantánamo è una civiltà?
Una serata per Beno

Una serata per Beno
Il dolore suggerisce.
La felicità sa tutto.
(Beno Fignon)
A un mese dalla sua scomparsa gli amici di Milanocosa, La Mosca di Milano, Casa della Poesia al Trotter, Libreria Popolare Tadino, Associazione Bibliolavoro, Associazione Comunità e Lavoro, Salotto Caracci, Libreria eQuilibri invitano a una serata dedicata a Beno Fignon con testimonianze e letture di suoi testi. Il 6 ottobre alle ore 18 presso la sede della Cisl di Milano, in via Tadino 23 (MM Venezia-Lima). Continua a leggere
Vivalascuola. Più disabili meno sostegno

In tutta Italia notizie di classi con sei o sette alunni disabili: è disattesa la norma della finanziaria 2008, che prevede un rapporto di 1 a 2 tra insegnante di sostegno e alunno disabile, e il Ministro si smentisce. Intanto si confermano tagli al sostegno in tutta Italia, dalla Sardegna alla Sicilia, dalle Marche a Torino, da Firenze a Reggio Calabria, da Milano a Livorno, da Vicenza a Bolzano. Malgrado le promesse del ministro Gelmini. Che è nuovamente bocciato dal Consiglio di Stato. E sotto ispezione del Ministero dell’Interno.
Una lettera di due genitori di Catania
Siamo Giovanni e Francesco, genitori di Mario e Michele, ragazzi disabili iscritti alla scuola primaria, con grande sofferenza abbiamo deciso di scrivere questa lettera. Continua a leggere
7047.64

Isola di Pasqua, novembre 2008
È il numero dei chilometri che separano Auckland, Nuova Zelanda, dall’Isola di Pasqua (o Rapa Nui), attualmente parte dello stato cileno. Settemila chilometri e sessantaquattro centimetri di sola acqua, acqua, acqua.
L’anno scorso ho preso un aereo che ha solcato l’Atlantico e mi ha portata in Cile; dopo una settimana un altro volo mi ha tenuta sospesa su quattromila chilometri di immenso blu per depositarmi in un aeroporto su un’isola sperduta in mezzo al nulla: la terra più vicina quella da dove ero partita. Un’isola a forma di boomerang il cui periplo è fattibile a piedi in un giorno. Da tenere sul palmo di una mano, con tutti i suoi misteri.
Ma non sono le statue, i moai neri che danno le spalle al mare, non sono gli altari su cui sono poggiate o su cui giacciono infrante, e neanche quel meteorite lucido la cui frequenza energetica ha mandato in cortocircuito la mia: non sono i misteri, i sacrifici orrendi, gli assassinî delle faide tribali, le lotte di potere tra aristoi e plebe, le grotte buie o l’oceano pieno di squali che l’anno scorso mi hanno risucchiata nell’emozione, a Rapa Nui. Continua a leggere
Uno scrittore famoso
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Parlerò bene di uno scrittore famoso. E’ un impresa titanica, in genere. Mandi messaggi e non rispondono; tocchi con mano il non essere come categoria esistenziale, non solo filosofica. Con *** niente di tutto questo. Ti accoglie, aiuta, consiglia. Mi chiedo se lo faccia con me, esclusivamente. Mi piacerebbe pensarlo: sono un tipo speciale, mi dico, è giusto che mi trattino bene. Ma rinuncio alla versione narcisista: *** è gentile e disponibile a prescindere. Che gli scrittori famosi non siano tutti pessimi soggetti? Finché *** esiste, la letteratura non è una élite di snob insopportabili. Ciò mi costringe a rivedere le mie idee. Mi complica la vita, esalta sfumature impercettibili, insinua il dubbio, mi impone la fatica del pensiero.
***, fammi un favore: non rispondermi più, ignorami, lasciami il gusto acre della malevolenza.
L’apocalisse sulla strada

di Loris Pattuelli
Dura la vita dopo l’apocalisse. Dura, ma ancora possibile. Per arrivare dalle parti del mare, bisogna incrociare città, campagne, centri commerciali, boschi, periferie e paesi.
Sulla strada di nuovo? Può darsi. C’era una pista felice che attraversava tutta la terra e, se guardi bene, c’è anche adesso.
Un uomo e un bambino la percorrono con un carrello pieno di barattoli, coperte e teli di plastica.
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La piccola editoria italiana, o del coma
di: Guido Tedoldi
Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)
La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.
Quest’anno, però, a Belgioioso è mancato anche il pubblico. Io ho assistito in prima persona a una decina di «Parole nel tempo» e ricordo edizioni (anche quella dell’anno scorso, 2008) in cui il pubblico era tanto che non c’era verso di spostarsi con efficacia tra i vari stand e le varie stanze del castello. Ci si pestava i piedi, ci si doveva contorcere tra braccia/gambe/teste per vedere bene un libro o anche leggere un certo titolo potenzialmente interessante. E non c’era verso di scegliere un orario migliore di un altro (tipo: vado la domenica all’ora di pranzo così i primi visitatori se ne sono già andati e gli ultimi verranno dopo mangiato) perché c’era sempre pieno. Continua a leggere
Una dura pioggia
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Un mare di fango: espressione logora, retoricamente debole. Un fiume di fango: più realistica, ma stantia. Una catastrofe: vero, ma giornalistico, superficiale. E’ un’offesa ai morti non trovare le parole, non cogliere anche linguisticamente la drammaticità irripetibile di quanto accade. Le facce, le interviste alla Tv sono artefatte, costruite, per le formule ripetitive, la preoccupazione di collocarsi in una griglia, la ricerca di un’approvazione che rivela l’insicurezza di un linguaggio inadeguato. Si poteva prevedere: non ci sono parole per esprimerlo. Certe storie non chiedono parole, solo fatti.
Un diritto che nessuno può toglierci
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (Art. 21 Cost.)
La parola è suono, la parola è ritmo, la parola è sguardo, la parola è storia, la parola è stato d’animo, e può esprimere verità o menzogna, bellezza o abbrutimento, nobiltà o volgarità, originalità o omologazione, intelligenza o stupidità. La parola sancisce l’unicità e l’irripetibilità di una vita. E’ un diritto che nessuno può toglierci, perché è voce che esce dal grembo della terra, dal diaframma del nulla, è, insomma, diritto stesso alla vita; Continua a leggere
Diritto alla rete
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A noi poveri mortali basta poco: un blog, un minimo di tempo per scrivere un articolo, una mente il più possibile libera dai condizionamenti. Con questi mezzi semplici si raggiungono notevoli obiettivi. Contrastare, per esempio, l’informazione ufficiale, legata a miriadi di interessi personali e di partito, con un pensiero trasparente in grado di prendersi le responsabilità del caso, convinto che la rete coinvolga potenzialmente tutte le persone del pianeta con un pc e una connessione internet. E’ precisamente questo che turba il sistema, come, a suo tempo, l’annuncio della nascita del Cristo turbò Erode e tutta la città. Paragone esagerato? Eppure anche Gesù proponeva un mondo libero dal potere terreno, dalle catene economiche e sociali, e per questo fu soppresso. Voleva connettere il cielo e la terra, ma fu oscurato un fatale pomeriggio di duemila anni fa. Tutto l’orizzonte si oscurò con lui. La luce, però, trovò il modo di riaccendersi. Non lasciamola spegnere. Resistiamo insieme.
Mendelsohn vs.D’Orrico
Per conoscere lo stato delle ‘magnifiche sorti e progressive’ in cui versa una parte della nostra critica, consiglio di recuperare e leggere la pagina della Cultura del Corriere della Sera di martedì 23 settembre. 6 colonne 6 firmate da Antonio D’Orrico, uno dei più noti giornalisti del quotidiano di via Solforino. L’articolo si occupava dei motivi per cui editori, più o meno celebri, avevano rifiutato la stampa di opere diventate poi, imprevedibilmente, autentici bestseller. Vexata quaestio, certamente. Continua a leggere
Ed è già tanto
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Scrivo per sopravvivere. Ho l’impressione che, come nelle Mille e una notte, se cessassi di raccontare morirei all’istante. Devo ritrovare, giorno dopo giorno, il filo interrotto il 30 dicembre, con la morte del mio amico. Da allora, la scommessa è quotidiana: continuare, fermarsi, superare ostacoli sistemati ad arte e trappole intrise di veleno, confidare in ciò che ho sempre chiamato divina provvidenza, o arrendermi al male che mi assedia. Non so come andrà a finire. Quando riesco ad accendere il computer, segno un’altra tacca di una lotta senza fine. Anche per oggi è fatta, ed è già tanto.



