“Mi piaceva totalmente l’enuresi diurna alla fermata
del 38. Lo scarico della sera prima
nelle brache e la pace del dopo.
Pochi passi e si annuncia il barbiere
a due sterline, che rimpiange i tempi
di un’ordinata segregazione.
Il sabato in Columbia road che compera e
ve ne vendo tre per una cinquina,
poi quei pomodori tigrati nella terrina
più crescione più cannellini e la signora borderline”.
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7 domande a Chandra Livia Candiani
Invito a leggere questa bellissima intervista di Mauro Germani a Livia Candiani: un’intervista tutta vita, parole sempre in ascolto e in scoperta. Buona lettura!
Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?
Partendo dall’inizio, Saint-Exupéry del Piccolo Principe e Pascoli. Non andavo ancora a scuola e sentendo mio fratello imparare a memoria La cavallina storna, pensai fulmineamente: “Da grande voglio scrivere in quella lingua.” Del Piccolo Principe amavo la solitudine, lo spaesamento planetario, e gli amori, la rosa, la volpe, il serpente, amori che lo spingevano via, lo facevano sentire ancora più solo. E poi gli autori russi che erano di casa. Una volta che corsi singhiozzando dalla mia nonna russa, dicendo che non avevo amici, che a scuola non piacevo a nessuno, lei rispose enigmatica: “Quando leggerai i romanzi russi, lì troverai i tuoi amici.” Continua a leggere
Peter Genito e Franz Krauspenhaar, poeti a confronto
di Francesca Tini Brunozzi
La Casa della Poesia di Vercelli riapre le porte al pubblico con il primo incontro del 2012: sabato 21 gennaio, alle ore 17, presso la sede di Santa Chiara, in corso Libertà 300 (1° piano), nuovo appuntamento per la serie POETS DUETS che vedrà l’incontro e le letture “incociate” tra l’esordiente Peter Genito e lo scrittore e poeta Franz Krauspenhaar.
Entrambi gli autori presentano un libro di poesie fresco di stampa: Genito il suo Dal buio al cuore (Marco Del Bucchia Editore, 2011) mentre Krauspenhaar il suo Effekappa (Editrice Zona, 2011). Gli autori leggeranno i propri testi e faranno una lettura delle poesie l’uno dell’altro, presentati e moderati da Francesca Tini Brunozzi. Continua a leggere
Alessandro VETULI – Come la pietra e il vento
Sono andato nell’orfanotrofio della poesia
Miriadi di bambini di luce
Mi hanno guardato
Ma uno solo mi ha sorriso
E mi ha preso per mano.
“Effekappa”, di Franz Krauspenhaar
Recensione di Giovanni Agnoloni
Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere.
Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si fa personaggio e declina se stesso e il proprio grumo gutturale in una varietà di sfumature che sono lirica, flusso di coscienza e dialogo intimo. Continua a leggere
“In gran segreto”: Ferrara invasa dai versi
Era alla poesia che tiravi a quella
con tanto di P maiuscola ed a lei
soltanto.
La tua vita? Quella là te la sei
anche tu bevuta.
Giorgio Bassani
Si è pensato di coprire le pareti della città di poesie. Sono i versi degli undici autori che parteciperanno agli incontri della Rassegna In gran segreto, che trae il nome dall’eponimo di una famosa raccolta di Giorgio Bassani edita da Mondadori nel 1978. Continua a leggere
Poetesse: Marilena Renda
Dalla raccolta “La giostra celibe”
Figura abbraccia un’altra Figura
Rarefatta l’aria
non c’è dio
caldo
a tenere accanto
questo
del tanto sparito:una puntura nel bosco,
un comando, una gara, dei segni.
Non c’è bisogno,
dirselo a mente:
copri col corpo il mio niente. Continua a leggere
“Loro”, di Sergio Rotino
Testo introduttivo di Marino Magliani
Loro è un volume di poesia di Sergio Rotino edito da DotCom Press, con prefazione di Enzo Mansueto e postfazione di Roberto Roversi.
Riportiamo qui proprio gli scritti critici di apertura e chiusura, e al centro cinque delle poesie di Rotino, intitolate Azione (dalla prima alla quinta). Continua a leggere
Cristina Bove, Testi.
Cartografica
Ho incontrato una storia di mattini stirati
una di quelle raccontate a gesti
che sembrano aquiloni sfaccendati
a raccontarla si vien giù dal sonno
e ci si aggrappa alla periferia del letto
ore trascorse in metamorfosi
come un ragno crociato punto rosso
palpi a tastare l’aria, appena smossi
scrive di brezze colorate
di pupille che sfoggiano di mare
velature di verde e di turchino
e fiordi antichi – cattedrali a strapiombo –
precipitate lungo le scogliere
si scorgono emisferiche parziali
le singolarità
dell’ente e dell’avente
fuse nel viaggio astrale
oltre l’esigua conoscenza errante.
***
Giorgio CAPRONI (Livorno 7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990)
Lasciate senza nome, senza
data, la pietra bianca
che un giorno mi coprirà.
col sole, prenderà
(forse) il colore delle mie ossa
sarà,
nella sua cornice nera
la mia faccia, vera.
Preghiera
Anima mia, leggera
và a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fà un giro; e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.
Anima mia, sii brava
e và in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada Continua a leggere
io sostengo la proposta di assegnare i benefici della “legge Bacchelli” a Pierluigi Cappello
“Elementare”
E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare
Pierluigi Cappello è uno dei più grandi poeti italiani. Vive a Tricesimo, in provincia di Udine, affrontando con serena determinazione gli impedimenti ed i dolori causati da un antico incidente, che gli ha tolto l’uso delle gambe. A questi si sono aggiunti, di recente, nuovi dolori ed impedimenti.
Pierluigi Cappello vive con poco.
C’è una legge di civiltà, in Italia, detta comunemente “Legge Bacchelli”, che prevede la possibilità che figure di rilievo nell’arte e nella cultura, che si trovino in difficoltà, ricevano un vitalizio che le aiuti ad avere una vita meno gravosa. Ora, la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ha fatto proprio un ordine del giorno per sostenere l’assegnazione dei benefici della Legge Bacchelli a Pierluigi Cappello.
Noi sosteniamo questa iniziativa, con le parole di un amico di Pierluigi, Alberto Garlini:
“Chi lo conosce, chi lo ha sentito almeno una volta leggere i suoi versi, chi ha letto i suoi libri, sa che Pierluigi non lavora solo per se stesso, sa che i versi che costruisce con forza artigiana, la precisione cristallina del gesto, l’estrema e fragile bellezza che ci dona, riguardano non solo lui ma tutti noi. Pierluigi, grazie alla sua ascesi, al coraggio con cui ha affrontato la scelta della poesia vista come totalità, sta creando un immaginario condiviso, un innalzamento di coscienza e di prospettive per una intera comunità. Ci dà la possibilità di riconoscerci in qualcosa di più bello e di più alto, regala le esatte parole che un domani saranno la sostanza del nostro ricordo, ciò che ci permetterà di essere noi stessi e di tramandare un insegnamento ai nostri figli.”
Maria Pia Quintavalla, Testi
Ritratto in piedi
parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante
albero che parla (e che mi ama), cime alla luce
occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti
sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi
rimprovera anche, mi contraddice).
Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,
di passaggio di nascosto che fa luce – e
me li porto con me per digiunare gli occhi,
per le scale per le strade, poi divento normale
sottile netta, e bianca
***
Maurizio Manzo, Assistenziali
Ho sempre creduto
che l’orrore avesse un orlo
Erich Fried
*
era in quel modo
davanti a quell’uomo
come cristo davanti
alla sua verità
che pareva non credere
ai gesti e al suono
alla bava asciugata sulle
sue braccia
mentre strappavano via come
cose tenute strette
erette più in alto che poteva
ogni sua arteria che gridava
divagando ogni dubbio pietoso
un dubbio che roccia respinge
ingegno precluso
eluso
dolore sapore candore.
La luce folta
rendeva narici palati
alati
scortesi protesi orticanti
cantilena tra moccio
e lacrima
rimasugli d’umano destino.
Buon 2012!
Ognuno vede a modo suo
l’augurio di nuovo anno.
Indelicato per alcuni
per i dolori patiti.
Una banalità da evitare
per altri.
O da accettare perché così si fa
cortesia che non costa niente. Continua a leggere
Francesco D’Assisi, “Cantico di Frate Sole” e “Della vera e perfetta letizia”
Francesco D’Assisi, Cantico di Frate Sole e Della vera e perfetta letizia, in Gli scritti di Francesco e Chiara d’Assisi
_________________________
di Dianella Bardelli
Avevo voglia di scrivere qualcosa sul Natale, e non so perché mi è venuto in mente Francesco D’Assisi e il suo Cantico di Frate Sole. Apparentemente c’entra poco con il Natale, ma nessuno più di lui evoca in me la santità come qualità prettamente umana che deriva però da quel qualcosa di divino che è nel mondo e nelle sue creature. Ma non avevo questo testo e così sono andata dal parroco del mio paese per farmelo prestare. Lo scritto si trova all’interno di un libro antologico che contiene, per quando riguarda Francesco, tra l’altro, la Regola, il Testamento, molte lettere e le Laudi e preghiere, tra cui il Cantico di Frate Sole.
Continua a leggere
Risposte
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da qui
di Federica Carlini
Stanotte ho risposto al tuo invito.
Il freddo accartocciava le foglie
morte, le voci amare rotolavano via.
Solo
il silenzio del Dio delle parole
volava, così dicevi, come una farfalla
bianca in una stanza solitaria
e mai vuota,
parlava e increspava onde leggere
nel golfo dove un tempo
guardavamo le stelle.
Non pensavi fosse possibile
non credevi sarebbe accaduto.
Perdersi
è solo un’illusione
stare è ciò che rimane
quando la folla confonde le mani
e ruba il tuo tempo;
quando è follia restare
amare è andare a piedi
nella pioggia
dove ogni passo è un’impronta di ricordo
e rispondere a un invito
è un cielo capovolto che ti tende
la mano, la trama invisibile che tesse
una stella è ascoltare la tua voce,
o quella del Dio farfalla
che torna quando ti senti solo
e ti porta il mio bacio
dono
dono
“Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
Non c’erano cose sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele”.
czeslaw milosz
un piccolo augurio di serenità per lpels
CARMELO LAURETTA (1914-2011) nel ricordo di Marco Scalabrino
Maestro e amico, autore e persona dalle rare qualità, decano fra i poeti dialettali siciliani, Carmelo Lauretta nasce a Comiso (RG) nel 1914.
Laureato all’Università Cattolica di Milano nel 1939, docente per quarant’anni di Lettere in Istituti Statali, è stato dopo la Liberazione vicesindaco della sua città, nonché negli anni Cinquanta il primo presidente delle municipali ACLI. Continua a leggere
Ennio Abate, Immigratorio
Martedì 13 dicembre 2011
ore 18
alla Palazzina Liberty,
Largo Marinai d’Italia 1
Milano
Luca Ferrieri e Donato Salzarulo
parlano di
Immigratorio
di Ennio Abate
(edizioni CFR – ottobre 2011)
«Di qui, non serve dirlo, il titolo forte e attualissimo dell’opera. Questo libro non è però la storia di una migrazione interna, né solo l’allegorizzazione, per mezzo di quella, dei grandi movimenti migratori di oggi: è soprattutto la ricostruzione di una condizione stabile della civiltà moderna, e del modo in cui il soggetto ha trasformato in destino la scelta dell’emigrazione» (dalla Prefazione di Pietro Cataldi)
Immigratorio
Mai in alberghi o nei letti sontuosi della memoria.
Mai.
Per i vicoli, ti dico, fu tutta
la mia trepida lussuria. Abbandonai
la gialla casa mediterranea
palpeggiata nella malinconia
degli aranceti
sotto piogge di primavera
(un vento aspro, là a redarguirci!). Continua a leggere
Lorenzo PEZZATO – Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza
“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Continua a leggere











