Archivi categoria: Scritture

Don Antoine Metin: “La scelta dell’ignoranza o la volontà di non sapere”

Don Antoine Metin, sacerdote originario del Benin, è vicario presso la mia parrocchia, San Lorenzo e Quirico, a Firenze (nella foto, la chiesa di San Lorenzo a Ponte a Greve). Si trova qui in missione “fidei donum”, ovvero invitato dal vescovo per svolgere la sua missione pastorale.

Ho avuto modo di leggere alcuni suoi testi molto interessanti. Eccone di seguito uno decisamente attuale (e che ho apprezzato anche per la qualità linguistica, dato che Don Antoine è originariamente francofono).

“La scelta dell’ignoranza o la volontà di non sapere”

Il rapporto tra i popoli rimane segnato da una incomprensibile disuguaglianza in un mondo globalizzato. Come possiamo accettare che nel XXI secolo, nonostante la cultura digitalizzata e il movimento delle popolazioni, le persone continuino a ignorare ciò che ritengono non meritevole fino al punto di ignorarsi a vicenda?

Dal latino ignorantia, ignorare significa mancare di conoscenza in un determinato campo. La mancanza di conoscenza è un vuoto, una debolezza, una limitazione. Da questo punto di vista, l’ignoranza non nobilita né l’ignorante né coloro che hanno la responsabilità di educarlo e renderlo un uomo giusto e ragionevole.

Non c’è nulla di straordinario nella mancanza di conoscenza. Non si può sapere tutto e non si può essere colti in ogni campo. Ecco perché l’ignoranza è perfino un segno della nostra umanità limitata, rispetto ai campi della conoscenza a cui si applica l’intelligenza.

Il fatto che un’istituzione manchi di conoscenza può anche essere inteso come il fatto che essa si occupi di un determinato campo e non debba interessarsi ad altri che non rientrano nelle sue competenze e che non richiedono alcuna attenzione da parte sua.

La Chiesa, come famiglia di Dio, non è un’istituzione incentrata su un solo ambito. Ha come centro d’interesse l’intera umanità e come campo d’azione il mondo intero. È quindi inammissibile che il suo modo di agire e il suo linguaggio diffondano i difetti di una società che mantiene deliberatamente ‘‘l’ignoranza voluta” come criterio di gestione degli affari. Continua a leggere

Anatomia dell’invisibile

di Stefanie Golisch

Il potere è una costante della convivenza umana, che nella sua forma originaria si pone come questione di sopravvivenza. È la valutazione a cui giunge lo scrittore e premio Nobel per la letteratura Elias Canetti, nella sua opera principale Massa e potere del 1960. Nel contesto delle sue ricerche storiche-culturali, la quintessenza del potere si colloca nel preciso istante in cui la vita trionfa sulla morte. La sua pressoché illimitata adattabilità a delle circostanze più diverse, lo predestina, tuttavia, a giocare un ruolo determinante in tutte le nostre relazioni.
In realtà, chiunque oggi faccia ricerche sul tema del potere in rete, difficilmente viene confrontato con delle domande esistenziali. Piuttosto appaiono siti legati al mondo imprenditoriale, in particolar modo del business coaching. Il potere, in questi contesti, si chiama leadership ed è connotato positivamente, essendo il suo esercizio finalizzato a ottimizzare la gestione aziendale.
Tra questi due poli – la prova della sua crudeltà sociale e l’affermazione della sua convenienza – le manifestazioni del potere emergono in infinite costellazioni evidenti e meno evidenti. I suoi effetti più significativi si manifestano, tuttavia, sempre laddove i suoi meccanismi rimangono nascosti. In altre parole: ovunque. Continua a leggere

Tre fisse. Domande semplici e concrete.

di Patrizia Baglione

TRE FISSE AD ALESSANDRO ANIL

•  Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?

Bellezza, amore, dolore sono un tutto uno, non si può avere uno senza l’altro e insieme compongono l’aria dentro cui viviamo, come un animale acquatico è circondato dall’acqua. Un’organizzazione umana, senza amore, è semplicemente rivolta all’efficienza, così una vita senza amore diventa una vita semplicemente efficiente, produttiva. Noi abbracciamo il figlio, baciamo l’amata, questi comportamenti sarebbero inadeguati per il vicino di casa che è venuto a trovarci. Possiamo però amarlo nello stesso modo. Le relazioni sono diverse in base alla manifestazione dell’amore, ma l’amore è sempre presente. Per questo dovrebbe essere considerato una inclinazione. In alcuni casi questa inclinazione si intensifica e viene vissuta come un accadimento. Questo amore, spesso fra due persone, lo conosciamo meglio perché porta dei cambiamenti visibili in noi. Una poesia senza amore è una poesia efficiente e noi non sapremmo cosa farne di una poesia efficiente. Ma qui c’è un altro discorso. L’amore non essendo una manifestazione dell’efficienza è sempre stata vissuta come qualcosa di molto pericoloso, può far fare scelte incomprensibili per i nostri obbiettivi, può minare una società basata sull’efficienza. Una poesia che segue i moti dell’amore non si chiede ad ogni passo se questo verso è giustificato da un bagaglio teorico, lo fa e basta. La pericolosità di questo discorso sta nel fatto che potrebbe lasciare spazio a un verso meno sistematico. La controparte del rischio sta nel superare il proprio bagaglio culturale. Quante volte ci viene detto di stare lontani da una persona e non facciamo.

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“Josh in fuga” di Olivia Crosio

Recensione di Giovanni Agnoloni

Olivia Crosio, Josh in fuga, Arkadia Editore, 2024

A volte ti capita tra le mani (e non per caso) un’autentica sorpresa letteraria, che inizi a leggere alle dieci di sera e ti tiene incollato fino all’ultima pagina, alle tre del mattino. Josh in fuga di Olivia Crosio è un romanzo non solo scritto bene, anzi benissimo da un punto di vista linguistico – cosa che non mi ha minimamente stupito, dopo aver letto e recensito l’altra uscita per Arkadia Editore dell’autrice, La mentalità della sardina – e conoscendola come un’eccellente collega traduttrice. È soprattutto una bellissima storia, che contiene un segreto circonfuso d’ironia e sapiente critica sociale, ma anche di affetti e intensa umanità, capaci di immergerci nell’abisso luminoso di una personalità affascinante: quella di un misterioso visitatore di Milano, che una sera invernale piomba nella metropoli con fare naif e movenze “imbranate”, ma anche con grande simpatia e fascino mediorientale, e inizia a combinare guai a cui trova sempre, rocambolescamente, una soluzione. Soprattutto da quando incontra e fa amicizia con una polemica ma adorabile barista, Miranda, che diventa la sua accompagnatrice in un “pellegrinaggio” notturno per il capoluogo lombardo, durante il quale incroceranno strambi ma credibilissimi personaggi come la fashion influencer Susi Fashion – che inevitabilmente evoca un noto personaggio del mondo internettiano e televisivo – il suo compagno (uno strampalato parrucchiere VIP), e un avventuroso tassista e la sua petulante compagna. Continua a leggere

Raffaela Fazio, quattro poesie

da qui

Le poesie:
dalla sezione Materia oscura de Gli spostamenti del desiderio (Moretti&Vitali, 2023)

 

Latenza

La mano
resta uguale.
Contiene
lo stesso potenziale
di amore e di violenza.
Tutto è in latenza
dal giorno in cui nasciamo.

La mano
resta uguale
anche adesso che ha rotto
quello che ha scosso
ancora capace
di protezione, capienza.
Ma ciò che si è rotto
ora vuole
che ogni pezzo riceva
almeno una volta
il suo vero nome.
Che non venga di nuovo
in fretta
sepolto.

* Continua a leggere

Miglioramento del sito per i suoi 11 mila visitatori!

Carissimi lettori,
ci immaginiamo – e auguriamo! – che avrete notato un miglioramento nella velocità di questo sito, negli ultimi giorni.

Dopo essere stati vittime di un attacco informatico che ci ha fatti sparire per qualche ora, grazie al nostro webmaster Andrea D’Alessandro siamo riusciti a ripristinare tutto in tempi record, testando un upgrade per migliorare le prestazioni di risposta del sito che, negli ultimi tempi, era stata molto insoddisfacente. C’è da dire che La poesia e lo spirito ospita un archivio di quasi 17.000 articoli e gestire tutto questo non è davvero uno scherzo!
Dopo una settimana di prova, abbiamo  deciso di mantenere questa scelta, nonostante il costo maggiore (noi ci autotassiamo pur di non infastidirvi con la pubblicità, e speriamo che  voi lo apprezziate!)  e siamo felici di questo risultato, che condividiamo con voi oggi.
Grazie per la vostra fedeltà, abbiamo visite mensili a cinque cifre e questo ci riempie di gioia e di inevitabile orgoglio.

Luigi Rigoni, Il poema di As

di Gino Scartaghiande

Anfora dello Spirito, riversa il tuo crisma su di me

(Luigi Rigoni Il poema di As)

Il ragazzo modenese di Luigi Rigoni – che è lui stesso – in una soffitta familiare beveva vino e scriveva versi, mi si dice, già a quindici anni. Così come Rimbaud, in un pagliaio di Charleville, componeva esametri latini in funzione delle sue visioni – le cosiddette Illuminazioni – un elevarsi paolino al terzo cielo.

Mansarde, pagliai e piani alti dei casermoni, sono stati abitati anche da Luigi, quasi in una trasposizione dell’Esarcato di Ravenna, prima a Modena, e di poi da questa a Roma, per vivervi le sue notti bizantine, tal quale l’affondo storico di Faenza e dei Canti Orfici di Campana, dalla Digione del Gaspard de la Nuit di Aloysius Bertrand, alle ascensioni alla Verna. Continua a leggere

La rimostranza della fede, passando ponte con Mario Dell’Arco

di Gian Piero Stefanoni

“Strada più amara de la tua, Signore,
nun c’era”.

Disperatamente ed eternamente umana la voce di Mario Dell’Arco, indimenticato architetto del secolo scorso e autore in dialetto di una Roma in poesia ritratta tra infermità e aspirazioni del moderno e ritagli classici, nei bagliori e nelle oscurità di una sacralità ora avversa e chiamata in causa ora rincorsa l’uomo non tornando più all’uomo. Continua a leggere

Guglielmo APRILE, Appunti eoliani. Nota di Giovanni Nuscis

Guglielmo APRILE

APPUNTI EOLIANI

FARA EDITORE 2024

 

“Ha un’anima la pietra”, titola la prima sezione della bella raccolta poetica di Guglielmo Aprile; titolo emblematico, e premessa del libro, asserzione che spiega, tra le altre cose, l’invocazione degli ultimi versi: Pietre guerriere, insegnatemi voi / a resistere ai venti e al loro oltraggio, / voi più longeve del mio breve sangue; / e che mi sia il vostro orgoglio da esempio, / infondete anche in me un po’ del coraggio / con cui sfidano i vostri corpi il tempo. Continua a leggere

Gino Scartaghiande su Notte di morte e di splendore, di Luigi Rigoni

 

 

Foto © Luigi Ciminaghi/Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, tratta da: Livia Cavaglieri, «Uno spettacolo esemplare: Splendore e morte di Joaquín Murieta di Chéreau/Neruda al Piccolo Teatro (1970)», Mimesis Journal [Online], 6, 2 | 2017)

 

(Una pentalogia nerudiana: Puccini, Neruda, Chéreau, Troisi, Rigoni)

(Di Luigi Rigoni, Modena 1965-Modena 2017, attore, poeta e scrittore dell’avanguardia teatrale romana, l’editore IBUC ha già pubblicato nel 2022 Il poema di As. Ora lo stesso editore ha appena dato alle stampe Luigi Rigoni, un attore e letterato modenese al centro dell’avanguardia romana, con quattro testi di Rigoni e contributi, oltre al mio, di Pippo Di Marca e Marco Palladino, che verrà presentato il 29 ottobre, h. 18,00, al Teatro degli Scrittori, lungotevere Mellini 33, Roma) Continua a leggere

Sara FRUNER, La rossa goletta. Recensione di Antonio Fiori

Sara FRUNER

La rossa goletta

Crocetti, 2024

pp 200, E. 17,00

 

La goletta, nell’importazione dal francese, è un pesce – la nostra rondinella di mare, mentre nella più nota accezione è un piccolo veliero, apprezzato per la navigazione veloce.

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Intervista a Pietro Russo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

È nata vivendo. L’ho sentita, la canzone del titolo, l’ho pedinata, ho visto da dove veniva e mi sono unito al coro. Devo però essere chiaro su due aspetti: a) io sono stonato; b) il mio cantare è tangenziale, nel senso che il canto sarebbe andato avanti comunque, anche senza di me, come del resto accadrà un giorno. C’è sempre un canto da cantare: è privilegio esserne parte e accorgersi di questo. Un’esperienza di grazia, se così posso dire.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia è il canto-vento del mondo, di questi tempi come in passato. Nessun angolo del mondo gli è estraneo. Se la ascolti bene ti porta in un posto di silenzio e verità di incomparabile bellezza, come quando ti sporgi a guardare un paesaggio mozzafiato e lì davanti, invece di prendere il cellulare e scattare una foto, pensi: “Eccomi, ci sono”. Una cosa non deve fare la poesia: compiacere e compiacersi. 

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Da qualche tempo a questa parte, non troppo, per fortuna. Alla pratica-esercizio della poesia preferisco “abitare poeticamente il mondo”, il che si traduce in una veglia quotidiana molto impegnativa: essere presente, o cercare di esserlo, in ogni contesto della vita di relazione.


4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni. 

Mahmoud Darwish. I Salmi. E un Ur-Cantore che non esiste realmente ma, quando mi volgo ad esso, mi guarda indulgente con le sembianze incrociate di Leonard Cohen e Nick Cave. 

Anatomia di un tramonto, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

A cosa serve la poesia? E poi: cos’è la poesia? E’ l’anima in presa diretta di un singolo, attenzione estrema alle cose dentro e fuori, rivelazione fulminea del profondo e dell’universale? E’ ingegneria della parola? La poesia è il progetto, il programma prima della realizzazione – basti pensare che le grandi rivoluzioni hanno trovano sempre il loro poeta – o bilancio e rilancio? Di certo, in poesia, il tempo non è algebrico e non finisce, pertanto c’è un solo bilancio che può stabilire ed è il bilancio dell’avvenire. Sta comunque sempre tra i due fronti della poetica e dell’estetica, della rapsodia e della prosodia. In ogni caso sempre difficile da afferrare e da definire, tanto più se si tratta di raccolte di versi scritti in un arco più o meno lungo di anni, ed è difficile trovare un filo di Arianna che ci guidi. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Unità e Differenza

 

«In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.» [Mc 10,2-16]

[vedi anche Gn 2,18-24] Continua a leggere

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Chandra Candiani, I visitatori celesti

Da oggi è in libreria I visitatori celesti (Einaudi 2024) di Chandra Candiani. Un invito ad ascoltare i visitatori celesti per rimanere umani, un saggio che come un esercizio poetico “è uno straordinario acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell’universo” (I. Brodskij, Profilo di Clio). Continua a leggere

La parola ai poeti. Gianni Marcantoni

Con quale vigore della mia anima solitaria ho scritto le mie esiliate pagine, vivendo sillaba per sillaba la falsa magia di ciò che credevo di scrivere e non di ciò che effettivamente stavo scrivendo! Con quale incantesimo di un’ironica stregoneria ho creduto di essere il poeta della mia prosa, nell’aureo momento in cui essa nasceva in me, più veloce della penna, come una riparazione fallace agli insulti della vita! E alla fine, oggi, rileggendo, vedo i miei pupazzi che si rompono, vedo la paglia che esce dai loro strappi. Ed essi si svuotano senza essere esistiti….

Questi versi meravigliosi di Fernando Pessoa (tratti da “Il libro dell’inquietudine“) risultano centrali ed essenziali, per indicare cosa possa essere la poesia, per descrivere quale sia la sensazione da cui si viene attraversati dopo averli scritti. Quale, e quanta strada, i versi, possano compiere, dopo essere usciti da quegli strappi.  Continua a leggere

Decalogo 4. Onora il padre e la madre

 

di Alida Airaghi

Se c’è scritto “da leggere dopo la mia morte”
non si dovrebbe aprire la busta
di una lettera trovata per caso in un cassetto,
e lì nascosta chissà da quanto tempo.
Riconoscendo la calligrafia, la sua evidenza
fa tremare gli occhi, le dita impaurite
di fronte a una finzione insopportabile,
inaccettabile sentenza di vita.
Si teme solo quello che si sa:
cos’è la verità, se non maledizione? Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

La poesia di Gianni Antonio Palumbo non la trovi dentro i cioccolatini. Avresti bisogno di un’intera biblioteca di letture e di link culturali e sentimentali. Sui suoi versi, tuttavia, non trovi la polvere di libri mai aperti, ma lo sfavillio di un’ape che salta  insaziabile di fiore in fiore. Si sente che è Il tempo della carestia, questo è il titolo della sua raccolta edita da Tabula Fati (2023). Nel pieno dell’epoca postumana, abbiamo fame di umanità, pura e semplice, senza altra qualificazione. Questa è la più terribile delle carestie. E cosa sarebbe l’umanità senza cultura? Sarebbe ridotta al suo stato naturale, un gradino appena sopra la bestia.

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