Archivi categoria: Scritture

Io sono normale

Io sono una persona normale, ho un lavoro, una casa, perfino un fidanzato, che ogni tanto riesumo e maltratto. Una famiglia no, ho appena litigato con lei, la stronza, e le ho detto che non voglio vedere più nessuno di loro. La famiglia la cancello con una ics, tanto non serve a niente. E’ meglio, con questo caldo, risparmiare le forze e le parole.

Non posso stare qui sul balcone, perché mi guardano tutti, quelli del palazzo di fronte, anche i bambini piccoli. Mi guardano anche quando sembra che facciano altro, mi guardano con la coda dell’occhio. Chissà che cazzo vogliono, forse pensano che ci sia qualcosa di sbagliato in me. Ma certo, mi criticano, criticano le mie tute e magliette, il mio modo di stendere il bucato e le mie piante. Faccio un cenno di saluto a quella maledetta, che continua a guardarmi, fingendo di giocare con il mostriciattolo nano che sta allevando. Anche due complimenti al piccolo che cresce, per nascondere quello che penso di loro, che mi impediscono di stare qui, sul balcone, sul divanetto di vimini con accanto un tavolino, sempre in vimini, a leggere le mie riviste di moda e di attualità. Rientro in casa. Magari adesso esco. Continua a leggere

Mio padre mi regalò un orologio

Quando mi sono venute le mestruazioni per la prima volta, mio padre mi regalò un orologio. Non venne da me, non chiuse la porta, non mi cinse la spalla per farmi uno di quei discorsi che si vedevano nei telefilm americani. Non disse nulla a tavola, non mi chiese come stavo, se avevo mal di pancia o meno, se mi sentivo strana o del tutto identica a prima, tacque fino al momento dell’orologio. Continua a leggere

Tolkien e i Cohabiters

Ovvero: il romanzo come incanto e comunità

Articolo di Wu Ming 4

(pubblicato per la prima volta su Endore – n°12, anno 2009, e in seguito su Carmilla e su Lipperatura)

Se vuoi la mia opinione, il fascino [del Signore degli Anelli] consiste in parte nell’intuizione dell’esistenza di altre leggende e di una storia più ampia, di cui quest’opera non contiene che un accenno. (J.R.R. Tolkien, lettera 151, settembre 1954)
Senza falsa modestia è stato lo stesso Tolkien a riconoscere uno dei segreti del proprio successo di pubblico. Da studioso della letteratura antica e medievale sapeva quale enorme attrattiva possa esercitare su chi legge l’ingresso in un mondo e in un’epoca sconosciuti. Nella sua opera ha infatti saputo rendere quella che Tom Shippey chiama la “beowulfiana impressione di profondità”, riscontrabile nelle grandi epopee letterarie. Continua a leggere

Alla compassione di tutti

Milano, 16 giugno 1965: Lucia Galante, ventinove anni, si reca in Comune per richiedere il certificato di nascita della sua unica figlia, di mesi 8.

La donna è  moglie di un agricoltore molisano al quale sette anni prima è  stata data in sposa per esclusiva volontà dei genitori, che vollero con quel matrimonio unire proprietà confinanti, e da mesi è concubina del cinquantaseienne Giuseppe Di Pietro, a sua volta sposato e padre di cinque figli. Nell’Italia di quegli anni il divorzio non è previsto dalla legge e la donna è stata denunciata, con diritto, per adulterio dal marito, un uomo bello e violento che lei non è mai riuscita ad amare.
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Noi speravamo che fosse lui…

Di Padre Guglielmo Spirito

Questi giorni febbrili – portarli alla foresta
dove fresche intorno al muschio strisciano le acque –
Dove l’ombra è l’unica cosa che devasti la quiete.
A null’altro che a questo sembra, a volte, che tutto si riduca.

Emily Dickinson
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L’albero del giardino

Di Giovanni Agnoloni

Da Microcenturie

Stephan era un ragazzino vivace. Parlava sempre, e giocare nell’intervallo era il suo divertimento preferito. La scuola sorgeva in un quartiere decentrato di Nizza: una bella zona, piena di piazze e giardini. I muri dell’edificio erano bianchi, e il cortile gli sembrava immenso. Lui rideva, rincorreva i compagni e scappava quando era il suo turno. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 145

Il vecchio scrittore ormai esce solo per stretta necessità. Lo frastornano troppo tutta quella confusione e quei rumori, che a tratti si fanno violenti, proprio come ora: davanti a lui due auto (una berlina e una sportiva, una gialla e una blu), si sono scontrate. Una è passata col rosso; accorre gente e ciascuno proclama la sua alzando la voce, sbracciandosi. Poi uno si volta verso il vecchio dicendo: “Il signore era proprio qui davanti, deve aver visto tutto, parli lui che certamente sa”. Il vecchio ha un sussulto e arretra, balbettando: “Io no… io no, davvero…” e a spalle crollate si affretta verso casa, ogni tanto dicendosi, ma sempre più incerto, che la gialla doveva essere la sportiva, forte del fatto che le berline sono le auto blu per antonomasia.
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(nero scriba, nero)

Mette a verbale l’agonìa del mondo,
nel farsangue dei sensi e della lotta,
un pensato morire nel presente
ed altra luce provvista sopra i volti.
Qui sono i morti, i solitari, molti
augurali profili svolazzanti,
calcaree concrezioni da fornaci,
fuochi uterini per case di forèsti.
Renitente a quel grigio che sa fare,
ha accalcato balletti sottopelle
di nervi astratti, nevi inascoltate,
il bianco dentro, le catacombe di ieri.
Ferocia senza il vino della cima,
dapprima vive, balbetta, scrive un niente…

ANNOTAZIONI DI UN EX POLIZIOTTO ITALIANO DAI MARGINI DELL’IMPERO

Di Orlando Botti, ex segretario provinciale SIULP di Imperia

In un “paese normale”, nel momento in cui 35.000 rappresentanti delle forze dell’ordine sfilano sotto l’unione di tutte le sigle sindacali per protestare, rivendicare, ricordare le mancate promesse elettorali del governo in carica, il ministro dell’Interno dovrebbe dare le dimissioni. Siccome non viviamo in un paese normale ma in una nazione guidata dal mass media “Orwelliano” per eccellenza che è la televisione, questo tradimento elettorale non viene a conoscenza compiutamente dei cittadini che in massima parte non legge i giornali e sopravvive grazie a certi telegiornali per cui il tutto si perde nei meandri dell’etere.

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Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it). Continua a leggere

143.forma di donna – Marco Montanaro

la vecchia signora mirandolina plum aveva un giovane amante. nel castello di svendor lei si occupava del ristoro spiritofisicosensuale di lui, e lui, in cambio, si occupava degli insetti. ogni volta che la signora mirandolina plum s’accorgeva della presenza di un insetto, urlava il nome del suo giovane amante intonando un canto che impastava assieme sesso, speranza e perdono, casto perdono. a quel punto il giovane interveniva per risolvere la questione, agendo in base a un campionario di bestie striscianti che la signora stessa aveva redatto, classificando gli ospiti indesiderati in base alla forma del loro corpo. Continua a leggere

Gerusalemme, venerdì

di Federico Platania

Un rave party religioso. Le parole, azzardate, mi girano in testa verso la fine della giornata mentre guardo la moltitudine di ebrei che balla di fronte al muro del pianto, per l’inizio di Shabbat. Filatteri legati alle braccia, i brani della Torah inscatolati nella tefillin che portano sulla fronte. La piazza antistante il muro occidentale si riempie di gente a mano a mano che il cielo diventa scuro. Ma il rave party religioso è iniziato da stamattina: fino a qualche ora fa qui c’erano i musulmani. I muezzin hanno cominciato a chiamare i fedeli a raccolta fin dalle prime ore del mattino. La piazza che ora è affollata dagli ebrei, sinagoga a cielo aperto, era semideserta mentre gli islamici a gruppi si dirigevano verso la moschea di Omar, sulla spianata del Tempio. Il salmodiare del muezzin al mattino, le danze degli ebrei al tramonto. In mezzo, nel tardo pomeriggio, noi cristiani con i canti della via crucis. Gerusalemme, di venerdì, è un rave party religioso. Continua a leggere

“Di destra? No, era un romantico L’Italia finalmente capisce Tolkien”

Articolo di Roberto Arduini

(pubblicato su L’Unità il 7 gennaio 2010)

Soffia un vento nuovo e non viene dall’est. Se non la critica, parte degli studiosi si sono accorti che lo scrittore inglese J.R.R. Tolkien è un autore a tutto tondo, non solo per bambini, come si dice, o per nostalgici. Questo almeno per l’Italia, che colma ora una lacuna più che trentennale, e per una parte dei critici, visto che c’è chi ancora nostalgico lo è nell’anima. La sorprendente collana Tolkien e dintorni della Marietti 1820 in pochi anni ha riempito quel vuoto assordante con i migliori studi disponibili sull’autore del Signore degli Anelli: riunisce critici del calibro di Tom Shippey, allievo ed erede del Professore, e Verlyn Flieger, docente di Mitologia e Studi Medievali negli Usa. Continua a leggere

“Gli occhi di Caino”, di Riccardo Ferrazzi

Recensione  e intervista di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Gli occhi di Caino, ed. Eumeswil (€ 13,00)

Se uno non fosse mai andato in Spagna, leggendo questo romanzo di Riccardo Ferrazzi si farebbe un’idea fedele delle sensazioni che questo paese dà. Gli occhi di Caino è un libro che ha per protagonista proprio un italiano, Vittorio Fabbri, un professionista che, un ventennio dopo un intenso periodo passato a Salamanca, fa ritorno, non senza difficoltà, nei luoghi che avevano conosciuto le sue passioni e i suoi tormenti giovanili. Continua a leggere

I padri

Articolo di Marino Magliani

Due uomini, due padri, uno tedesco, uno italiano, ma di un’Italia lontana, di confine. Non oserei dire di frontiera.
Dal saggio Confine o frontiera? di Giorgio Bertone, sulla Liguria di Biamonti, il confine è una «situazione geoculturale ben delimitata da una linea che marca più o meno nettamente la divisione tra “dentro” e “fuori” , e con “frontiera” una fascia mobile che pulsa…» Le cose nette, dentro o fuori, sono le cose del padre italiano. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 141

“Fiori rosa fiori di pesco” canticchiò per settimane la solitaria e affascinante giovane davanti alla vetrina in cui si trovavano due vasi cinesi dal fondo celeste come i suoi occhi e decorati a fiori di pesco rosa come le sue guance. Per settimane passò davanti alla vetrina ogni volta temendo che i vasi fossero stati venduti; ma no, erano sempre là, ad aspettarla; e come venne il giorno di paga lei corse, al diavolo il resto!, a comprarli; e se li portò nella sua casa, dove li mise al posto d’onore.
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