La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Certifico la mia esistenza in vita e in morte
Sesso cultura e religione
Monogama nei fine settimana
Poligama poliandrica etero e mono
Dichiaro in cattiva e buona fede
D’essere nata a in e da ma non per

Produco documento della mia cultura
Lingua nazione stato ma non d’animo
Patente identità passaporto assicurazione
Iban codici bancomat tessere a punti
Indirizzo domicilio provvisori e traballanti
Di essere mittente e destinataria
Di lettere bollette petizioni informazioni pubblicità

Dichiaro sotto nessuna responsabilità
Di non riconoscere sempre le mie foto
Di essere inabile al successo e alle guerre
Perfino condominiali per non dire domestiche
Di parlare ai gatti che spesso mi rispondono

Certifico inoltre dichiaro infine
Di esistere senza ombra di dubbio per me e me stessa
Anche quando ogni documento sarà scaduto
Ed è l’unico miracolo che mi aspetto.
In fede.

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POESIA E POLITICA. 7. GIAN PIERO STEFANONI

 

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

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MUSEO DI VIA TASSO

A volte ritornano

 

                   per Marek Edelman

 

Conoscono solo la forza

e tu opponi la forza. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Rumi

Morite, morite, di questo amore morite,
se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!

Morite, morite, di questa morte non paventate,
da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!

Morite, morite, da questa carne morite,
non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!

Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!
Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!

Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:
morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!

Morite, morite, uscite da questa nube
usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!

Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.

Rumi Continua a leggere

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 34

Cari scrittori,

non lesinate sui segnaccenti. Gli spagnoli ne fanno un uso smodato, i francesi arrivano a metterne più d’uno sulla stessa parola e noi dovremmo aver paura di distinguere càpitano da capitano; séguito da seguito; abbònati da abbonati; sùbito da subito; prìncipi da principii (meglio ancora principî: povero, bistrattato circonflesso)?

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Lasciar andare

 

Lucio Fontana

«In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e vengo da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». [Gv14,23-29] Continua a leggere

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Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Nell’officina del poeta

 Entriamo ora, con cauta ma attiva curiosità, nell’officina del poeta, dove sono custoditi gli attrezzi del suo lavoro. 
Avendo indicato la musica e il ritmo come componenti primarie della poesia, l’aspetto che ora va insegnato – dapprima gradualmente poi con la velocità adatta per ogni classe – è la metrica. Quando ascoltiamo Sapore di sale, Serenata rap  – o, a ben altro livello, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale dagli “Xenia” di Eugenio Montale – non ci mettiamo subito a calcolare il numero e l’insieme delle sillabe. Eppure, la pianificazione (meglio: l’orchestrazione) del ritmo dei versi è un aspetto importante, perché fornisce l’identità ritmico-sonora di una poesia. Di conseguenza lo è anche la tipologia del componimento: giambi o epodi per la poesia classica, il pentametro giambico shakespeariano, il sonetto, la canzone o l’ottava nella tradizione italiana.  Continua a leggere

Paul Celan

di Giorgio Stella

voi fiori di Germania, o il mio cuore
divien autentico cristallo, al quale
la luce sperimenta se stessa; quando la Germania
Hölderlin, Dall’abisso infatti…

…come alle case degli ebrei (per ricordo della
Gerusalemme distrutta), deve sempre essere
lasciato qualcosa di i n c o m p i u to…
Jean Paul, La valle di Campan

Metti la sbarra: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C’è
il settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme. Continua a leggere

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Ricordo 2

Il Ricordo 2. In onda

I risvolti iniziali riproducono un ammiccante monoscopio televisivo; poi una pagina interamente porpora ed un’altra tutta bianca, con il titolo del fumetto: George Sprott 1894-1975; poi ancora due pagine bianche, nella seconda, in basso, un uomo anziano, voluminoso, un po’ curvo, con cappello e borsa, disegnato di spalle; ed ecco, sotto un cielo stellato, due moderni palazzi, sormontati da lettere cubitali che riportano nuovamente quel nome e quel cognome, George Sprott; e tornano anche, una per pagina, le due date; segue un vignettone a mo’ di fotografia, con tanti personaggi in posa, sorridenti, la dicitura recita: “Le stelle della CKCK, 1966”, e i loro nomi ci sono tutti; quindi una fitta griglia di piccole vignette (la prima contiene un annuncio: “George è nato”), ed in ognuna di esse fluttuano il testone o il corpo del protagonista, da infante e da anziano, mentre il narratore si pone alcuni quesiti non banali, che restano senza risposta; poi una pagina in cui vediamo Sprott al lavoro negli studi televisivi, durante un intervista; e, finalmente, appare il frontespizio, che ribadisce il titolo del fumetto precisando: “Un racconto per immagini di Seth”. Continua a leggere

Da “La forma della felicità. Una spiritualità per il mondo contemporaneo”

Dall’individualismo alla logica trinitaria

La carne, secondo Paolo, porta all’egoismo: si pensa per sé, al proprio interesse; tutto è in funzione del proprio tornaconto. È facile verificare come questo accada anche nell’apparente socialità promossa dalla tecnologia: gli scenari dei social media sono una fiera di edonismo narcisistico, di vanità, di idolatria. La rincorsa al «mi piace» rivela un’insicurezza profonda, che necessita di continue conterme e approvazioni, fino a diventare una sorta di dipendenza patologica. È un individualismo all’ennesima potenza quello delle comunità virtuali, proprio in quanto mascherato da condivisione. Non si considera l’altro in quanto altro, ma solo per il suo potere di approvare o condannare, di fischiare o applaudire, in una sorta di talk show infinito, da cui emerge un’immagine sfigurata della dignità della persona.

L’icona della Trinità, di Andrej Rublev, si pone agli antipodi di questo quadro deprimente: i tre Personaggi si guardano l’un l’altro in una contemplazione amorosa ed estatica. Ecco dove nasce e si radica la vera immagine dell’uomo, la sua vocazione a superare se stesso per approdare all’altro, per passare all’altra riva, come dice Gesù nel Vangelo. Tutto ciò che siamo, dobbiamo vederlo alla luce di questo kenegdo, occhi negli occhi; che appare, nella Bibbia, in seguito alla creazione della donna: non un aiuto per l’uomo, come recita una traduzione insufficiente, ma un volto da contemplare con meraviglia ogni volta rinnovata. Solo il Dio Trinità permette il passaggio a questa logica nuova, il cui senso è: «Mai senza l’altro».

Frammenti di Cinema # 88

Ci sono film che restano in bilico tra fantascienza e distopia. Esemplare è Megalopolis (2025) l’ultima opera monstre di Francis Ford Coppola. Che film è? Una profezia, un incubo, una visione? La forma è irrisolta, ed infatti, nonostante il grande regista abbia progettato e lavorato per molti anni intorno a questa opera, il risultato è davvero modesto. La scelta del parallelismo con la decadenza dell’Impero Romano, con l’uso dei nomi e l’adattamento di quel mondo ad una civiltà del futuro da all’intero impianto un costante tono da parodia. All’opposto, inquietante per la capacità grottesca e cinica di ingrandire tratti distopici del nostro presente fino al parossismo è Triangle of Sadness di Ruben Ostulund, vincitore a Cannes nel 2022. Con un tocco di leggerezza che lo alleggerisce e un’apertura alla fisica quantistica, il triangolo-della-tristezza (lo spazio tra le sopracciglia) mi ha fatto pensare a Serenity – L’isola dell’inganno (2019) di Steven Knight. L’ultimo film di Liliana Cavani, L’ordine del tempo (2023) addirittura, azzarda a portare al cinema un saggio sulla fisica di Carlo Rovelli. Ma anche in questo caso, l’esito è negativo. Non parodistico, ma patetico, bilanciato solo dal rispetto per una grande regista ancora al lavoro, malgrado l’età.

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Il sogno decadente chiama le macchie vestite sulla pelle. E noi siamo negli scatti, creando il cielo fino all’inverosimile. In questo progetto trionfa la compattezza: la geografia delle vite che empatizza con gli sfollati, tutto d’un fiato, e la parola di Gerico che si lascia andare, nelle acque che desiderano di essere sommerse. Venite o monti dell’Apocalisse, calate le nubi costruite per la catena di montaggio. Venite o venti dell’Oreb. Venite, festanti. Mentre il mondo chiama di gioia il dorso. Mentre il mondo gioca a fare la fame. Continua a leggere

Sara Bini, “Ultrafania” e “Cristalli”

Articolo di Giovanni Agnoloni

Sara Bini, Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) e Cristalli (Interno Libri, 2024)

“Nel bosco”

Vento
Il verde tetto di foglie
mi riparerà dai pensieri tristi

Dolore
Questo è tutto ciò che sento

Le ombre danzano
sul sentiero sassoso

Curva Parabolica
ancora ricordi
La Vecchia Quercia piange
Quei giorni di mille anni fa.

(da Ultrafania, p. 16)

Se dovessi trovare un termine capace di contenere in sé tutte le sfumature stilistiche ed emozionali di questa raccolta di versi di Sara Bini – Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) –, sceglierei la parola “ballata”. Forma poetica di origini medievali, fin dalle sue origini è stata legata al canto e alla danza, passando attraverso molteplici tradizioni nello spazio e nel tempo, fino ad approdare oggi alla musica rock, dove generalmente connota un pezzo lento e legato – come il suo antecedente poetico – al tema dell’amore e delle passioni.

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POESIA E POLITICA. 6. Speranza SERRA

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

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Ancora il quaderno, il corpo,

lo spazio interno che trabocca

e cerca approdo,

l’agenda zeppa di detriti, mozziconi

di pensieri e frasi; Continua a leggere

Aimé Césaire

di Giorgio Stella

Anno nuovo

Gli uomini hanno ritagliato nel loro dolore un fiore e lo
hanno alloggiato sugli alti pianori della faccia
la fame gli prepara un baldacchino
l’ultima lacrima dissolve un’immagine
hanno bevuto fino all’orrore feroce
i mostri ritmati dalle schiume
In quel tempo
si produsse una
indimenticabile
metamorfosi
i cavalli portavano qualche sogno sugli zoccoli
grosse nubi d’incendio si curvavano a fungo
su tutte le pubbliche piazze
fu una peste meravigliosa
sul marciapiede il minimo riverbero ruotava la sua testa
di faro
quanto all’avvenire anofèle vapore caldo sibilava nei giardini
In quel tempo
la parola ondata
la parola sole mobile
la parola trucioli
cospirarono per la prima volta
Fu l’anno in cui i germi dell’uomo
si scelsero
nell’uomo il tenero passo di un
cuore nuovo