Duemila. La tribù delle storie
La Bellezza 4. Nello sguardo degli altri
“Baccalà! Baccalà! Baccalà!”. I bambini la inseguono per le strade e le offrono del pesce, glielo mettono sotto il naso: “Abbiamo trovato il fidanzato per te! Bacialo!”. Sono crudeli i bambini e lo sono anche gli adulti, perché “A forza di squamare pesci, Baccalà era talmente pervasa da quell’odore che nessun bagno o sapone potevano fare nulla per toglierglielo di dosso”. Ed è anche brutta, così la vedono e così si sente. Ma ha un animo gentile e quando in riva al fiume si intenerisce per la sorte di un rospo, “Povero rospetto…tu si che mi capisci, brutto e deforme come sei”, e compatendosi versa una lacrima per lui, ecco che dalla pelle del rospo emerge una minuscola fata, Mab, liberata proprio da quella lacrima; una fata riconoscente, pronta ad esaudire il desiderio più grande di chi l’ha restituita alla libertà: è quel desiderio è la Bellezza. “Brutta sei nata e brutta resterai”, la avverte Mab, ma le promette che “Agli occhi delle altre persone sarai l’ideale della bellezza fatta donna”. Continua a leggere


di Pasquale Vitagliano


















