Straordinario cantore del valore della memoria e degli affetti, Augusto Pivanti rappresenta un convincente punto di equilibrio tra realismo e surrealismo anche per l’acceso cromatismo
che solca la sua produzione poetica (basti citare il singolare connubio fra poesia e fotografia
talora voluto e cercato come nella raccolta I canti della presenza assente, 2018, un “cantare”
frantumato e poematico allo scopo di tener viva la voce di venti poete eccelse del secolo scorso,
fino alla beatitudine di stare fra le une e le altre, nei vicoli nascosti della meditazione onirica.) Continua a leggere
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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Tutto quello in cui credo/ è crollato. I primi due versi della raccolta di Olivia Balzar, ed il titolo Là dove finisce il mondo (Ensemble, 2024), delimitano subito e assertivamente il perimetro semantico dell’opera. Precisamente, non è un libro sulla fine della storia ma sul trapasso di un’epoca. Le ferite che parlano con la poesia sono pieghe di un tessuto sdrucito, passaggi drammatici di cammini necessari. La singolarità, tuttavia, sta nel fatto che nulla di ciò che sta morendo – di cui siamo testimoni – appartiene veramente all’autrice e alla sua generazione. Il mondo che sta finendo non è il suo ma il mio, il nostro mondo di genitori e fratelli maggiori. Eppure, come sempre avviene nel crogiolo della creazione artistica, questo peso fatto di un interno universo immaginato (attraverso la mediazione della letteratura, della musica, del cinema) grava qui sull’anima di una sola poetessa. Siamo della materia di cui sono fatti gli incubi. Ma non sono i suoi incubi. Sono i nostri. Come un sogno dentro un sogno, anche un incubo (individuale) può stare dentro un altro incubo (collettivo). La poesia dimostra tutta la sua funzione mimetica.
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Con la sua ultima raccolta Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca, 2024) Fernando Della Posta riesce a portarci oltre il paradigma lucreziano sul nostro stato naturale. Infatti, il naufragio della nostra esistenza umana viene indicato un esito finale nel toccare finalmente terra. E dunque, si presume, che di questo destino non siamo stati solo spettatori ma attori. Davide Toffoli nella prefazione la definisce una nuova cartografia del reale. La categoria che la poesia di Della Posta predilige è lo spazio. Il tempo lo misuriamo soltanto in una condizione di perenne nomadismo esistenziale. Ma anche poetico. Si percepisce che anche di viandanza della parola si tratta. Questa poesia è umile, più che onesta. Non è minimalista se anche un gigante come Ezra Pound ha inseguito solo tre o quattro versi buoni in un’opera ciclopica.
20 righe (per niente) facili
di Pasquale Vitagliano

In questa sua ultima silloge, D’argilla e neve (Giuliano Ladolfi, 2023), Maria Pina Ciancio condivide con il lettore un senso continuo di perdita e uno struggente sentimento di nostalgia. La sua poesia crea questo senza alcun artificio, con un’autenticità che è elemento dello stesso stile. I luoghi sono oggetto di questa inchiesta poetica. Non è un caso che la raccolta si conclude con cinque poesie in dialetto lucano. Stanotte ma scipperu/ e a jtteri i cani/ a rarica du coru. Non c’è, tuttavia, nulla di paesaggistico in questa meraviglia. La natura, la terra, i paesi sono lo scenario nel quale la Ciancio si muove. Il suo sguardo ha una messa a fuoco profondissima. Sono i luoghi, pertanto, che identificano, denotano e danno un nome a chi osserva. Sono, appunto, luoghi dell’anima, “luoghi interiori e dell’appartenenza”. Ritorno alla luce dello sguardo/ per un’ostinazione d’innocenza// per abitudine/ per ritrovare il tutto/ nel riparo atteso della neve.
Sara FRUNER, La rossa goletta. Recensione di Antonio Fiori

Sara FRUNER
La rossa goletta
Crocetti, 2024
pp 200, E. 17,00
La goletta, nell’importazione dal francese, è un pesce – la nostra rondinella di mare, mentre nella più nota accezione è un piccolo veliero, apprezzato per la navigazione veloce.
Mauro GERMANI, Reticenze. Nota di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI
RETICENZE
Racconti
Fallone Editore (2024)
Le ultime parole
Non voglio più tagliare né essere tagliato. Basta. Queste che leggerete sono le mie ultime parole. D’ora in poi mi affiderò al silenzio e non sentirete più la mia voce. Ho compreso, infatti, che è tutto inutile, inutile e pericoloso. Le parole -più che pietre- sono vetri: tagliano e feriscono chi le pronuncia e chi le ascolta. Sono frammenti di specchi acuminati. Continua a leggere
Il corpo a corpo con la poesia di Vanna Carlucci
In un intervento pubblicato il 24 gennaio di quest’anno su La Poesia e lo Spirito, Vanna Carlucci così si esprimeva riguardo al suo rapporto con la parola poetica: “Come è possibile allora, per me, spiegare che esiste un animale selvatico che vive al centro del mio petto. È – come direbbe Milowsz – il daimon della poesia ‘come se fosse balzata fuori una tigre’. L’artiglio della parola è tra le sue zampe e dilania, ferisce e svela un linguaggio che è una forma che sanguina, una ferita. La poesia, quindi, è azione, movimento felino, contatto tra corpi”. Continua a leggere
Graziella Tonon, Storia di Margherita

Storia di Margherita di Graziella Tonon
di Giorgio Morale
Con Storia di Margherita, un volume edito da La vita felice (2023) con una bella postfazione di Antonio Prete, Graziella Tonon perfeziona genere, linguaggio e voce che viene maturando da anni e che la rendono una presenza poetica riconoscibile. Definirei le sue raccolte novelle in versi. Volume dopo volume, assistiamo al consolidarsi di questo sottogenere non molto frequentato, se non addirittura inedito. Continua a leggere
Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)
da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera
Venerdì 27 settembre 2024
Rassegna antropologica (Minimi Tropici)
Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)
di Mauro Francesco Minervino editorialista
«Forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa».
Lo scriveva alcuni decenni or sono Marc Augé in un breve, folgorante e ironico saggio — Football. Il calcio come fenomeno religioso — scritto in prima battuta per la rivista francese Le Débat nel 1982, e poi a lungo rivisto e aggiornato sin quasi ai giorni nostri. Nel calcio attuale, spiegava poi lo studioso francese, di fronte alle enormi trasformazioni recenti registratesi nello sport, si sono venuti via confermando i condizionamenti esterni ai fattori di specialità e all’etica del gioco. Fenomeni di grande scala sui quali, col suo acuminato sguardo da antropologo della contemporaneità applicato al football, Augé ci invitava infine a riflettere da par suo. Aspetti come la dimensione pervasiva dei giganteschi rapporti di forza economici e i crescenti interessi politici che sempre più sovrastano e deformano lo sport più popolare al mondo. Gli stadi, trasformati da campi sportivi in templi catodici ove si mette in scena e si celebra il più grande spettacolo di consumo delle società globali uniformate dalla contemporaneità. Continua a leggere
20 righe (per niente) facili
di Pasquale Vitagliano

Mauro Liggi è un altro poeta-comunità. È difficile separare nettamente l’ispirazione della sua scrittura dalla sua appassionata e generosa attività di promozione poetica, forse addirittura dalla sua professione di medico. Non è un elemento secondario in una stagione in cui la poesia è spesso autistica promozione di sé stessi. La raccolta Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024) è un breviario laico che ci sostiene e ci orienta. C’è da fidarsi della natura della sua poesia. Ciò che vuole lo vuole con onestà. Questa tenerezza, se non è una cura, è un pharmakon di sopravvivenza. La garza umida sul comò/ (…) ho custodito il miele/ che ora spalmo sulle tue labbra d’autunno. È di pietra, la poesia di Mauro Liggi, ma anche di mirto, di sale, di lava e di ogni elemento naturale senza diluizione. È efficace la definizione che ne dà Anna Segre nella prefazione.
Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente
Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente, Prefazione di Alfredo Rienzi, puntoacapo 2024
La prima annotazione che mi sembra pertinente è riferita al titolo: Niente è un termine ben diverso da Nulla, che rimanda a una dimensione filosofica e scientifica, laddove Niente è più vicina al parlato quotidiano: Mauthe non vuole fare filosofia in versi bensì proporre riflessioni poetiche, in una raccolta in cui uno dei denominatori comuni è l’uso di un linguaggio basso, mai esibito nei toni e nelle scelte. Ci avvicina al tema, ce lo presenta senza ostentare. Ma la riflessione c’è, ed è forte, oltre che ben calata nei versi.
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Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani
Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani, traduzione di Elio Miracco, pp. 344, € 25,00.
Tralasciando ogni giudizio sulla dittatura albanese, già abbondantemente espressa dalla Storia, per comprendere la poesia di Visar Zhiti, poeta di ampio riconoscimento internazionale, è utile concentrarsi sui tre punti dell’accusa, che in sostanza convergono su uno solo: la libertà dell’artista. Un’arte che non è libera non è arte.
Uno Zhiti ventenne termina la sua prima raccolta di poesie intitolata Rapsodia della vita delle rose, la consegna alla casa editrice statale Naim Frashëri, ai fini di un’eventuale pubblicazione e viene arrestato perché Continua a leggere
Uno straordinario compagno di viaggio. Su “I visitatori celesti” di Chandra Candiani

Uno straordinario compagno di viaggio. Su I visitatori celesti di Chandra Candiani
di Giorgio Morale
“Imparerai la vita delicata”. Questa è l’indicazione che il ciliegio dà a Chandra Candiani a cui, “prima di partire per una vacanza al mare, la schiena doleva tanto e ogni passo era difficile”. La vita delicata richiede di non forzare, di fare sì che “i gesti diventino forme di cura e di creazione di nuovi passaggi per attutire il dolore e vivere pienamente l’attività”. La lezione del ciliegio è di quelle “che ’ntender no la può chi no la prova”, e così tante piccole e grandi scoperte e constatazioni che questo libro custodisce. Continua a leggere
Lorenzo Mari, “In ordine sparso”
Recensione di Giovanni Agnoloni
Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023
Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell – in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.
In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.
Cose che non si raccontano. Raccontate benissimo da Antonella Lattanzi
Autrice: Antonella Lattanzi
Titolo: Cose che non si raccontano
Editore: Einaudi 2023
Pagine: 216
Prezzo: 19 euro
La vita è quello che succede mentre combatti contro la paura? Oppure sono tutti gli attimi di gioia e inconsapevolezza che riesci a ricavarti per non farti prendere dalla paura?
Cose che non si raccontano è la storia di una donna che sceglie, con il compagno, di intraprendere il percorso tortuoso della PMA, Procreazione Medicalmente Assistita. Si apre una finestra su un mondo di personaggi (persone), avvenimenti, dinamiche che chi non ne è stato mai toccato non riesce nemmeno a immaginare.
Ogni volta che leggo un libro di Antonella Lattanzi penso che vorrei scriverle per dirle quanto mi abbia spaccato il cuore, quanto si sia infilato nella mia testa. Il suo ultimo romanzo è il racconto di un dolore, forte, fortissimo, che spiazza, lascia senza fiato, uccide perfino la speranza di riuscire a venirne fuori, prima o poi. Non ci si immedesima nella vicenda (troppo rispetto per lei per dire “ti capisco”), ma si riconoscono tratti comuni nel provare dolore, e ci si mette in ascolto. Lei, che non ha raccontato mai se non a pochi (prima di scrivere questo libro) la sua esperienza, chiede di essere letta, ascoltata.
Forse non lo chiede nemmeno, ma non si può non stare in silenzio e leggere, leggere, dimenticando ogni altro impegno.
Il romanzo racconta anche il processo creativo, la genesi della storia, delle storie, il lavoro della scrittrice mentre avviene:
La puntura fermerà il cuore di (scrivo, cancello, riscrivo).
20 righe (per niente) facili
di Pasquale Vitagliano

Per sempre vivi (Luigi Pellegrini Editore, 2024), l’ultima raccolta di Alessandro Moscè, è una Recherche poetica molto intima. Mi sono quindi messo a cercare il suo personale sapore di madeleine. Ho scoperto, invece, che il suo tempo perduto si ritrova grazie agli odori, che addolciscono come quello di vaniglia, oppure che curano come l’odore di alcool. Nelle prime tre sezioni – Silenzi, Sogni e Apparizioni – leggiamo una poesia descrittiva, scarna fino all’osso, prosastica e quotidiana. Questo andamento ordinario possiede una sorprendente forza ipnotica. Potremmo definirlo il canto di una sirena urbana che ciascun lettore sente familiare e profondamente magnetico. Eppure, penetrati dentro questo luogo domestico, veniamo ridestati da improvvisi cambi di forma. Inattesi versi compongono costruzioni inusitate e visionarie che ci proiettano in un altro mondo, immateriale se non irreale. Ritrovo solo l’ippocastano del millennio/ respirare nel suo regno di terra e fuoco/ fino al cuscino del letto vuoto/ mentre un taxi passa ancora tra le case.
Elio Grasso, Orienti I-II-III
di Antonio Fiori
Elio Grasso, Orienti I-II-III, pp. 117, euro 15,00, puntoacapo 2024
Gli “Orienti” di Elio Grasso rispondono a una grammatica propria e a una carta geografica tutta da verificare. Silvia è la musa che, rivivendo i suoi viaggi, dà voce e occhi nuovi al poeta: l’oriente ligure, Venezia, Marrakesh, Praga, Istanbul, sono i luoghi dove si rimette in discussione la guerra, il confine, il potere, consapevoli “che coscienza e intelligenza si scontrano deflagrando”. Di storia e politica non si parla esplicitamente, ma tutto il libro ne trasuda: “Forse siamo, senza saperlo, i resti di un’Apocalisse” (così l’unica riga di “Secolo aggiunto”, che chiude la prima parte del libro). La poesia appare a un certo punto come vittima sacrificale, pronta a lasciare il mondo in cambio del dono della comprensione e del pentimento, ma poi eccola ancora lì – “La poesia è come prima. Nessuna poesia è come prima” – a dimostrazione che mai comprenderemo fino in fondo accadimenti, colpe e ragioni, e che dunque di essa avremo bisogno ancora, anche se, confessa il poeta, “Non sappiamo se sia un bene che la poesia fermi gli orologi”. Nell’alternarsi di prosa e poesia, incontriamo anche testi d’intenso lirismo, dove la musa si muove in una natura propriamente mitologica: Continua a leggere
Poesie per te, Gianandrea Cocco
Poesie per te, Gianandrea Cocco
Recensione di Ivano Mugnaini
Torno a occuparmi dei libri di Gianandrea Cocco, dedicando la lettura in questa occasione a Poesie per te. In precedenza avevo commentato Scritti, abbozzi, forse poesie, un libro in cui l’autore descrive, con parole nitide, sobrie, mai “melodrammatiche”, il suo ruolo nel mondo, il modo in cui vede se stesso in relazione agli altri e la sua natura di poeta, non ostentata come un vanto o un privilegio ma descritta con lucida precisione, come una condizione che contiene anche il fardello della solitudine a compensare la bellezza e la possibilità di fare scelte controcorrente, quelle che mettono l’umanità davanti al profitto e la sincerità molti passi prima dell’opportunismo, ad esempio. Continua a leggere
Danzare fra il buio e la luce. Una cura dell’anima
Danzare fra il buio e la luce Una cura dell’anima
racconto
e
I segreti della narrativa Il romanzo e il racconto
saggio
di Cristina Pennavaja
Recensione di Ivano Mugnaini
Quest’ultimo libro di Cristina Pennavaja ci offre una narrativa atipica nel suo approccio, e preziosa nella sua specificità. Non ci troviamo di fronte a raccontini infiocchettati di nastri e faccine rassicuranti. Il racconto lungo ci presenta un ritratto di famiglia senza cornici e senza filtri, che non ci pone di fronte a tragedie estreme. E questo (paradossalmente ma neppure troppo), lungi dall’essere un sollievo, è una sfida e un ulteriore motivo di timore. La tragedia è un evento raro che noi, per una forma di difesa psicologica, tendiamo sempre ad attribuire ad altri luoghi, ad altre persone. La esorcizziamo e cerchiamo di relegarla nell’orizzonte di esistenze distanti dalla nostra. La pena in apparenza minore, in apparenza sopportabile, riservata alla stragrande maggioranza di noi, non è eludibile, invece. Perché riguarda noi, anzi è noi. La nostra pena è noi, e noi siamo la quotidiana sopportazione di dolori che non raccontiamo agli altri per evitare che ci dicano per la milionesima volta che non si tratta di nulla di grave, perché in fondo “è la vita”. Ecco, per dirla con Henry David Thoreau, “La massa degli uomini conduce una vita di quieta disperazione; quella che si chiama rassegnazione è disperazione istituzionalizzata”. Continua a leggere
Il segreto di Solveig
La collana Corcyra de “i libri di Mompracem” (brillante iniziativa di Paolo Ciampi) presenta “Il segreto di Solveig” di Olivier Sorin, tradotto da Giovanni Agnoloni che, con la sua proteiforme abilità di traduttore, sa entrare nello spirito, ma anche nella quotidianità, dei personaggi (che, come quasi sempre, sono alter ego dell’autore). Continua a leggere







