Archivi categoria: Letture

Francesco Dalessandro, Aprile degli anni

di Domenico Vuoto

Non è poesia ciò che non porta in sé e cattura

altra poesia, e ne è infine contaminata.

Anonimo

Parafrasando Mallarmé, potrei dire: Ahimè, la carne è triste, e io non so molto di poesia. Potrei precisare che il mio rapporto con la poesia è immediato (o quasi), affidato al gusto, all’amore per la parola poetica, più che a una conoscenza specifica della poesia – e del fare poesia. La mia, insomma, è una semplice – e sicuramente imperfetta – testimonianza. Continua a leggere

La poesia di Chiara Cavagna

di Rosa Salvia

L’intuizione che il poeta persegue, quando mette in moto la nostra immaginazione, è quella di svelarci platonicamente le idee, ossia mostrare con un esempio che cos’è la vita e il mondo. Il primo requisito per fare ciò è avere conoscenza di essi. Tale conoscenza potrà essere più superficiale o più profonda e la poesia lo sarà altrettanto. Continua a leggere

La passione di Franz

di Marilù Oliva

È da poco uscita “La passione del calcio” (Perdisa Pop, 2011), di Franz Krauspenhaar, poeta, saggista, intellettuale poliedrico e anticonformista, e soprattutto romanziere con diversi libri all’attivo, tra i quali: “Le cose come stanno”, Baldini & Castoldi, 2003, “Cattivo sangue”, Baldini Castoldi Dalai, 2005, Era mio padre, Fazi, 2008).
“La passione del calcio” è un romanzo breve dove la trama è intarsiata dal susseguirsi dei ricordi e degli eventi calcistici che hanno segnato il nostro paese. O, in alternativa, si potrebbe definire un racconto lungo, fatto di reminescenze autobiografiche ma non solo: 154 pagine che scorrono in un baleno e lasciano un po’ di nostalgia anche a quelli che, come me, si disinteressano totalmente all’argomento calcio. Perché questo sport nel libro assurge ad allegoria di una passione che ha accompagnato per mezzo secolo una nazione, i suoi palpiti, le sue cedevolezze, le sue ombre. Tale nazione Krauspenhaar ha descritto attuando un passaggio magico dalla storia alla società al costume, dal globale all’individuale, dal tempo rarefatto e sfuggente all’istante fotografato. E l’ha fatto con la sua scrittura meticolosa e lirica, con la forza prorompente già preannunciata nel titolo.

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La democrazia del camminare – Davide Sapienza esplora L’Aquila

Segnalo questo bellissimo servizio di Roberto Minini Merot, Davide e Guido Sapienza, legato a L’Aquila e al libro di Davide Sapienza I diari di Rubha Hunish (nella nuova edizione Galaad).

Un’esperienza di cammino nei luoghi devastati dal terremoto. Una testimonianza di cammino nel presente e insieme fuori dalle pastoie del tempo e della storia.

Fonte: il sito della Radiotelevisione della Svizzera Italiana

“La scalata”, Andrea Maurici

La scalata

di Andrea Maurici

Jacob, immobile sopra un masso che dominava la vallata, annusava l’aria come un lupo.

Quando era piccolo veniva mandato da sua mamma giù in paese, all’insaputa del padre, a comprare dolci, giochi e riviste per bambini. Conosceva a memoria quei sentieri che, passando in mezzo alla fitta boscaglia, sotto la strada sterrata, dimezzavano il cammino.? Il sudore gli scendeva sugli occhi facendoglieli bruciare. Continua a leggere

“La spiaggia dei cani romantici” – Una recensione di V. Binaghi

Recensione di Valter Binaghi (da qui)

Cominciamo con una collocazione fin troppo facile, di quelle che piacciono ai distributori e ai librai (“Di che parla questo libro? D’amore o di morti ammazzati?” “Tutt’e due signora mia”). Abituati ai paesaggi liguri di Magliani, dove echeggiano i passi del maestro Biamonti (ma Magliani è ormai a sua volta un maestro, non deve più niente a nessuno), qui ci troviamo di fronte a un romanzo che si potrebbe definire post-coloniale. Come si vendica il colonizzato, una volta che ha nel mirino l’europeo supponente e colonizzatore, sparando una pallottola di grosso calibro o meglio distruggendone la prole a cui smercia droga purissima? Continua a leggere

ZBIGNIEW HERBERT A ORVIETO

Domenica 10 aprile 2011, ore 18
Palazzo Soliano, Sala Emilio Greco


ZBIGNIEW HERBERT A ORVIETO
Evento organizzato in collaborazione con il Museo Regionale di Sandomierz, l’Associazione Lingue e Cultura e l’Istituto Polacco di Roma, con la partecipazione della poetessa Krystyna Lenkowska
Letture a cura di Carmine Arvonio con interventi di Matteo Romoli al flauto traverso.
Introduce Leonardo Masi Continua a leggere

Sebastiano AGLIECO “RADICI DELLE ISOLE” I libri in forma di racconto

“Vorrei che questo libro fosse letto come un racconto dell’attenzione e della cura, non come un saggio letterario. Non si discute alcuna teoria. Si indica, piuttosto, un compito: il racconto dei libri, degli incontri che li hanno preceduti e accompagnati, come ci cercano e ci accompagnano le presenze nel corso dei nostri anni”. “(Il libro) è dedicato al lettore: un lettore responsabile, che sa leggere con libertà, che costruisce le sue parole intorno ad altre parole, alimentandole della fiducia del senso e riportandole al duro cemento.”
Radici delle isole di Sebastiano Aglieco (La Vita Felice, Milano 2009) è dunque ben più di una raccolta di scritti – saggi, recensioni, note di lettura; è una riflessione ininterrotta sulla scrittura, sulla vita, sui libri letti, con l’impiego d’una prosa intensa e poetica. Ed è questa la ragione della sua attualità, a distanza di due anni dalla sua uscita, della sua probabile tenuta nel tempo. Un libro profondamente etico: “Meglio un poeta in meno se egli si fa servo del mondo, dei suoi riti millenari di morte e asservimento.” “Scrivere è, per me, una specie di esercizio spirituale. Cerco di scrivere tutte le mattine, con la stessa regolarità con cui si pronunciano le preghiere.” “Spezzare i legami coi padri e coi fratelli. Essere autenticamente liberi. E’ l’unico modo per fondare un giudizio che non debba più niente a nessuno.” Anche se “Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri.”, dice Tzvetan Todorov richiamato dall’autore. Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Berselli

“Non fare la cosa giusta” (Perdisa Pop) di Alessandro Berselli racconta la storia di Claudio Roveri, un informatore medico scientifico, in apparenza un professionista affermato senza problemi economici, con una famiglia che sembra felice, una moglie avvocato e una figlia adolescente. Una sera, durante un rapporto sessuale extraconiugale, Claudio sente suonare il cellulare ma non risponde. Se ne pentirà amaramente perché chi lo cercava era sua figlia Erica, pochi istanti prima di essere uccisa. L’avrebbe salvata, Claudio, se avesse risposto? Perché, nonostante siamo incanalati in binari preconfezionati e dispensatori di certezze, molte cose non funzionano? E soprattutto: esiste una cosa giusta da fare? Lungo queste direttrici si muovono i sussulti nichilistici del protagonista, un uomo prototipo di mille altri uomini di oggi, individui persi nelle loro contraddizioni, annientati tra un’inadeguatezza esistenziale e un senso etico smarrito nelle incoerenze di una società destabilizzante. E i grandi pilastri — lavoro, amicizia, famiglia –, quelli dove dovremmo trovare riparo, sono i primi impianti sdrucciolevoli. Perché è da lì che parte una catabasi che prosegue nell’animo umano. Come nella produzione precedente, l’autore ha scelto una narrativa tagliente e minimalista, a tratti segmentata, sempre intimistica, qui esaltata da una seconda persona che amplifica gli echi dei sensi di colpa e dei rapporti mancati. Ma partiamo dall’origine della storia, con la prima delle dieci domande cui ha risposto.

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Letteratura come lavoro

di Gualberto Alvino


Mario Lunetta, Depistaggi. Fra critica e teoria, Roma, Onyx Editrice, 2010, pp. 190, € 16.


Indigna che un umanista del calibro di Mario Lunetta — maestro di più generazioni, ininterrottamente attivo da quasi mezzo secolo quale poeta, narratore e drammaturgo d’avanguardia, polemista passionario e implacabile, antologista contre-courant, saggista umoroso e poliedrico, performer, critico d’arte, letterario e della cultura, tradotto in varie lingue europee e americane, titolare d’una bibliografia altrettanto sterminata che di primissimo ordine — non sia ferocemente conteso, come accade a pletore d’ipervalutati mediocri destinati a squagliarsi nel Lete della Storia, dai titani della nostra editoria. Spetta dunque a un piccolo marchio, il benemerito Onyx di Franco Michetti, il vanto d’aggiudicarsi l’ultimo goloso lemma del multanime romano, stavolta in veste di critico e teorico, al solito agguerritissimo e senza rivali quanto a contezza della più viva attualità in tutti i distretti del territorio lato sensu estetico e comunicazionale: una silloge di studî, articoli e recensioni selezionati (con tale compatta organicità da parer non solo or ora concepiti ma stesi in un fiato) tra i numerosi apparsi dalla metà degli Ottanta ad oggi sui periodici «Almanacco Odradek», «Hortus Musicus», «Fermenti» e «Le reti di Dedalus», la rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori, di cui il Nostro è stato per più mandati operoso e apprezzato presidente. Continua a leggere

Il dotto e l’artista

di Antonio Sparzani

Una curiosa appendice a questo post dell’agosto scorso, mi offre l’occasione per riportare alla luce una riflessione di Gottfried Benn (1886 – 1956) sulla poesia e, in particolare, su differenze e relazioni tra la figura del dotto, l’intellettuale, e quella dell’artista. Il 21 agosto 1951 Benn tenne una conferenza all’università di Marburg sul tema “Problemi della lirica” (Probleme der Lyrik), il cui testo fu nello stesso anno pubblicato dalla Limes Verlag di Wiesbaden. Ora è contenuto nel primo volume delle opere di Benn (Gesammelte Werke in vier Bänden, hrg. Dieter Wellershoff, Limes Verlag, Wiesbaden 1960). In questa conferenza, Benn si occupa della figura del lirico, l’«io lirico», sottolineando le differenze tra il dotto e l’artista. En passant ci confida una circostanza abbastanza stupefacente sulla stesura di Welle der Nacht, per quanto riguarda la sua “data di composizione”. Ascoltiamolo (la traduzione dal tedesco, non perfetta, a mio parere, è di Luciano Zagari, dal volume Gottfried Benn, Saggi, Garzanti, Milano 1963, pp. 231?233):

« … … Ora dobbiamo guardare negli occhi colui che dà luogo a tutto ciò, l’Io lirico direttamente, en face e in condizioni di assoluto rigore. Di che natura sono questi lirici, psicologicamente, sociologicamente, come fenomeno? Prima di tutto, contrariamente all’opinione comune, non sono dei sognatori, gli altri possono sognare, loro sono utilizzatori di sogni, persino i sogni debbono in definitiva portarli alla parola. Propriamente non sono neanche degli uomini spirituali, degli esteti, l’arte la fanno, cioè essi hanno bisogno di un cervello duro, massiccio, un cervello con denti incisivi, capace di frantumare le resistenze, anche quelle loro proprie. Continua a leggere

Angelo Ricci intervista Piersandro Pallavicini

Da qui

Piersandro Pallavicini (Vigevano 1962), lavora come ricercatore nel campo della Chimica supramolecolare, presso l’Università di Pavia. Dopo una lunga militanza nel campo delle riviste di musica underground e fumetto, intorno alla metà degli anni novanta ha cominciato a pubblicare narrativa nell’area delle nuove riviste letterarie. Nel 1998 è uscito il saggio-cronaca Quei bravi ragazzi del rock progressivo (Theoria). Nel 1999 ha esordito nella narrativa con il romanzo Il mostro di Vigevano (Pequod). Dal 1997 si è dedicato anche all’analisi della nuova scena letteraria italiana, collaborando con riviste come “Pulp”, “Addictions”, “Versodove”, “Palazzo Sanvitale”, “Fernandel”. Ha fatto parte della formazione originaria di Nazione Indiana. Nel 2002 ha pubblicato la raccolta di racconti Anime al Neon (Fernandel). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Madre nostra che sarai nei cieli (2002), Atomico Dandy (2005) e African Inferno (2009). Nel 2010 è uscito il romanzo A braccia aperte, edito da Verdenero.
Collabora con “TuttoLibri”, il supplemento culturale del quotidiano “La Stampa”. Continua a leggere

In uscita “Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni (ed. Galaad)

Giovanni Agnoloni

Tolkien e Bach

Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori

(Galaad Edizioni, 2 aprile 2011)

Un ponte tra letteratura, medicina olistica e spiritualità


Il 2 aprile arriva in libreria un saggio che rappresenta una novità assoluta a livello mondiale. Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni; collanaAltrove”; € 13,00) è una ricerca che, per la prima volta, accosta le vite e le opere di John Ronald Reuel Tolkien, l’autore del celeberrimo Signore degli Anelli, ed Edward Bach, il medico inglese scopritore dei Fiori di Bach. Il saggio mira a evidenziare i sottili nessi, e l’efficacia liberatoria sul piano psicologico e spirituale, del Legendarium tolkieniano, confrontato con il meccanismo d’azione dei rimedi floriterapici del Dr. Bach, che nacque nello stesso villaggio in cui Tolkien trascorse un periodo della sua infanzia. Continua a leggere

Dove vorrei essere

Dal punto in cui mi trovo si vedono una decina di pini altissimi e ben curati. Fuori fa freddo. Lo capisci da come il vento passa tra i rami e la gente attraversa il cortile di gran fretta, tenendosi i giubbotti allacciati e i cappucci sul collo. È il primo vero giorno d’inverno. L’hanno detto anche i telegiornali. Stamani, all’alba, quando sono sceso con mia madre e mia sorella a prendere la macchina, c’era ghiaccio dappertutto. Mi sono guardato attorno e il ghiaccio era ovunque, sopra ogni auto parcheggiata lungo la strada. Era piuttosto inusuale. Ma nessuno di noi ha detto niente. Ho svuotato sul parabrezza la bottiglia d’acqua che mi ero portato in caso avessi avuto sete durante la giornata e ho acceso il riscaldamento e avviato i tergicristalli. Ho fatto tutto in silenzio, in automatico. Tutti abbiamo fatto tutto senza dire una parola. Poi siamo partiti nel buio del giorno che doveva ancora arrivare. Continua a leggere

“Nulla è senza voce: legami quindi”

Segnalo l’evento in programma sabato 2 aprile alle 16,30 presso il Centro Mater Gratiae di Montemorcino (Perugia). Si tratta della presentazione dei due volumi Nulla è senza voce, di Emanuele Rimoli e Guglielmo Spirito, e Un legame liquido, di Cristiana Santambrogio (entrambi editi da Cittadella Editrice).

Locandina con informazioni più dettagliate


“In una città atta agli eroi e ai suicidi”, di Giampiero Mughini

Recensione di Alberto Pezzini

Giampiero Mughini ha scritto una frase destinata a restare dentro la testa di tutti coloro che vivono dentro la letteratura:se uno che scrive non si caccia nei guai, che razza di scrittore è? L’ha scritta intorno ad un uomo che – per la malattia della scrittura – ha vissuto ad intermittenza. Lui è Italo Svevo, ed è il protagonista di In una città atta agli eroi e ai suicidi (Bompiani, pagg. 160, euro 15,00), una vita da eroe scritta da Giampiero Mughini, con la lente del bibliofilo impenitente dotato però di un orecchio superiore. A dire il vero sembra quasi che tra i due ci sia stato un transfert. Mughini scrive quasi con lo stesso imprinting di Svevo (!), nel senso che adopera una lingua sbrigliata, senza paura di farla crepitare in libertà. Continua a leggere

“Tra carne e spirito”, il 26 marzo a Fidenza

Vi segnalo questo evento culturale, inserito nella rassegna “Parole e visioni in cammino nel tempo” (a cura di Gianluca Bonazzi, del Museo-Bosco delle Cose Ettore Guatelli), che mi vedrà protagonista con Chiara Daino e Gianluca Bonazzi sabato 26 marzo alle ore 18,00 alla storica Libreria “La vecchia talpa” di Fidenza (via Gramsci 39). Si parlerà della Metalli Commedia di Chiara Daino (Ass. Culturale Thauma, 2010), di Viandanti pensieri di Gianluca Bonazzi (La Memoria del Mondo Libreria Editrice, 2010), del mio saggio Nuova letteratura fantasy (ed. Sottovoce, 2010), e di un paio di mie (o co-mie) uscite tolkieniane in arrivo.

Ecco la locandina.

Bacchiglione Blues, Intervista a Matteo Righetto

Si può leggere “Bacchiglione Blues” di Matteo Righetto, ultima uscita per la collana “I corsari” di Perdisa Pop, come un omaggio al movimento da lui creato, perché ne propone tutti gli ingredienti e lo fa in tono ironico-grottesco – ma senza tralasciare importanti spunti di riflessione anche in chiave sociologica–, da vero precursore di un rinnovato sabroso genere di polenta-western: siamo in quella Bassa provincia patavina che tanto assomiglia alla Louisiana occidentale, non ci sono mandrie né sceriffi ma barbabietole a gogo e tre delinquenti scalcagnati, Tito, Ivo e Toni, magistralmente rappresentati nei loro difetti e nelle loro miserie. Organizzano alla meno peggio il sequestro della moglie di un grande industriale dello zucchero: la rapiscono, chiedono il riscatto e, in attesa di riscuoterlo, la tengono rinchiusa nel loro rifugio cadente, specchio disadorno della loro pochezza umana.
Questo romanzo è una pastiche di piombo e nebbie, vino rosso e devianze, momenti spassosi ed epica dissacratoria alla Pulp Fiction nostrana: l’imprevedibile s’intrufola dall’inizio alla fine, perché ce n’è per tutti. Crimine, territorio, stranieri, vecchiette, e tante, tantissime barbabietole da zucchero, mentre il Bacchiglione sbircia dalle sue acque e, ci scommetto, strizza pure l’occhiolino.

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“Otrolunes” – Intervista ad Amir Valle

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

(la versione in lingua spagnola dell’intervista è disponibile qui)


Amir Valle, nato a Cuba nel 1967, è un autore di fama internazionale. Fondatore e direttore di Otrolunes, rivista di cultura ispano-americana e autore di noir che hanno avuto gran successo in America Latina, Spagna e Germania, oggi ci parla della sua attività di scrittore e di giornalista.

– Qual è oggi il senso di una rivista culturale che si propone come una finestra aperta sul mondo culturale latinoamericano?

Nel 2006, quando proposi allo scrittore cubano Ladislao Aguado l’idea di una rivista, ci trovammo d’accordo su un punto: su internet c’erano molte riviste letterarie. Per questo decidemmo che la nostra doveva essere diversa. Così nacque il progetto di realizzarne una in cui gli scrittori riflettessero sulle realtà culturali e politiche dei loro paesi e, più che la risonanza delle loro opere, la cosa importante era che fossero loro, con la loro voce, a parlare dei mondi culturali da cui provenivano. Quest’idea di obbligare lo scrittore a portare alla luce l’intellettuale che molti nascondono dietro le proprie opere è ciò che differenzia OtroLunes da altre riviste. E’ chiaro, conta anche la scelta di ciò che pubblichiamo; infatti possiamo vantare di avere già, tra i nostri autori, la maggior parte dei più prestigiosi scrittori latinoamericani degli ultimi quarant’anni. Credo che a questi due aspetti si debba il prestigio che oggi questa rivista ha in ambito accademico, intellettuale e culturale, in America Latina, negli Stati Uniti e in vari paesi europei, dove OtroLunes è considerata un riferimento imprescindibile per chi studia la letteratura in lingua spagnola. Continua a leggere

“Il richiamo della foresta”, di Jack London

Recensione di Giovanni Agnoloni


Jack London
Il richiamo della foresta. Bâtard. Preparare un fuoco
Traduzione e cura di Davide Sapienza

(ed. Feltrinelli, € 7,00)

Bâtard, Il richiamo della foresta, Preparare un fuoco. Tre racconti di Jack London (1878-1916) – due brevi, uno lungo e celeberrimo –, magistralmente inanellati, introdotti e tradotti da Davide Sapienza, per questa bella edizione Feltrinelli.
Il curatore mette fin dall’inizio in luce il valore di storia archetipica de Il richiamo della foresta, che condivide con Bâtard e Preparare un fuoco un aspetto essenziale: l’essere una rappresentazione emblematica dell’eterno confronto tra l’uomo e la Natura, colta nella sua componente selvaggia e indipendente.
Questa è la wilderness, in cui si gioca una partita decisiva, quella tra l’uomo e l’ambiente, ma soprattutto tra l’uomo e l’animale.
Il tutto, sullo sfondo del Grande Nord americano. Continua a leggere