Archivi categoria: Poesia

Lirico terapia. Giovanna Bemporad

Veramente io dovrò dunque morire

Veramente io dovrò dunque morire

come un insetto effimero del maggio,

e sentirò nell’aria calda e piena

gelare a poco a poco la mia guancia?

Più vera morte è separarsi in pianto

da amate compagnie, per non tornare,

e accomiatarsi a forza dalla celia

giovanile e dal riso, mentre indora

con tenerezza il paesaggio aprile.

O per me non sarebbe male, quando

fosse il mio cuore interamente morto,

smarrirmi in questa dolce alba lunare

come s’infrange un’onda, nella calma.

***

Cos’è la morte? Consumarsi fisicamente? O piuttosto la fine delle relazioni, delle speranze? La poesia ci interroga, ci scuote dall’ovvio.

Poesia italiana del XXI secolo

Tiziana Cera Rosco, poetessa e artista, è nata nel 1973 in Abruzzo e vive a Milano. Ospite di numerosi festival nazionali e internazionali ha per anni portato la parola poetica in luoghi di eremitaggio e solo tramite voce. Ha pubblicato Il Commento alle Sette Ultime Parole di Gesú sulla Croce, ed. Papero, 2017, Dio Il Macedone, Lietocolle, 2009, Il Compito, La Vita Felice, curato da Milo De Angelis, 2008, Lluvia, Lietocolle, 2006, Il Sangue Trattenere, Atelier, 2003, Calco Dei Tuoi Arti,  Lietocolle, curato da Giuseppe Conte e Giampiero Neri, 2003.

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CRESTOMAZIA (novità): Ron Padgett, “Non praticare il cannibalismo”

Ron Padgett, Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, a cura di Cristina Consiglio, Paola Del Zoppo e Riccardo Frolloni, Del Vecchio Editore, 2021, pp.370, € 19,00

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di Francesco Sasso

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Confesso che il recensore di questo libro ha scoperto da poco l’esistenza di Ron Padgett (1942), poeta americano che vive a New York, insignito di numerosi riconoscimenti. La sua opera è stata tradotta in diciotto lingue. Sette poesie di Padgett compaiono nel film “Paterson” di Jim Jarmusch. Ed è giusto, è utile che Ron Padgett appaia da noi come una scoperta, una boccata d’aria fresca grazie a Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, libro pubblicato da Del Vecchio Editore.

Le squisite traduzioni di Cristina Consiglio, Paola Del Zoppo e Riccardo Frolloni insieme ad apparati di lettura, ad un saggio e un’intervista al poeta, ci offrono l’accesso ad un poeta incantevole e ironico, che affronta il lettore con una serie di modi (lirica e prosa), mescolando i temi dell’amore, della frustrazione, dell’amicizia, del gioco, saldati tutti nel tema dominante della morte, immagine significante della vita.

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Lirico terapia. Vicente Huidobro, Arte poetica

Arte poetica

Che il verso sia come una chiave

Che apre mille porte.

Cade una foglia; qualcosa passa in volo;

Quanto guardano gli occhi sia creato,

E l’anima di chi ascolta resti a tremare.

 

Inventa nuovi mondi e cura la parola;

L’aggettivo, quando non dà vita, uccide.

 

Siamo nel ciclo dei nervi.

Il muscolo pende,

Come un ricordo, nei musei;

Ma non per questo abbiamo meno forza:

Il vero vigore

Risiede nella testa.

 

Perché cantate la rosa, o Poeti!

Fatela fiorire nella poesia;

Solo per noi

Vivono tutte le cose sotto il Sole.

 

II poeta è un piccolo Dio.

***

Può la poesia creare un mondo parallelo? Può il poeta sfidare la creazione, proporre una sua alternativa? Questi versi pongono interrogativi inquietanti ma, come sempre, utili per capire chi siamo.

Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Ormai.


Ormai

Ormai la primula e il calore

ai piedi e il verde acume del mondo

 

I tappeti scoperti

le logge vibrate dal vento ed il sole

tranquillo baco di spinosi boschi;

il mio male lontano, la sete distinta

come un’altra vita nel petto

 

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio

qui volgere le spalle.

***

È possibile che si apra una frattura tra noi e il mondo? Che il paesaggio sia qualcosa di estraneo, lontano, di cui, semplicemente, “cingersi”? Lasciamoci interrogare, come sempre.

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

CRESTOMAZIA: “Dio” e “La morte è la curva della strada” di Fernando Pessoa

A volte sono il Dio che porto in me
e allora sono il Dio e il credente e la preghiera
e l’effigie d’avorio
in cui questo Dio si oblia.

A volte non sono altro se non un ateo
di questo dio che sono quando mi esalto.
Vedo in me tutto un cielo
ed è solo un alto cielo vuoto.

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Flowers di Cynthia Zarin, USA ( 1959)

This morning I was walking upstairs
from the kitchen, carrying your
beautiful flowers, the flowers you

brought me last night, calla lilies
and something else, I am not
sure what to call them, white flowers,

of course you had no way of knowing
it has been years since I bought
white flowers—but now you have

and here they are again. I was carrying
your flowers and a coffee cup
and a soft yellow handbag and a book

of poems by a Chinese poet, in
which I had just read the words “come
or go but don’t just stand there

in the doorway,” as usual I was
carrying too many things, you
would have laughed if you saw me. Continua a leggere→

Chandra Livia Candiani, L’Angelo teppistello

Sono lieto di presentare una bellissima lettura di Elenio Cicchini de L’Angelo teppistello di Chandra Livia Candiani, pubblicato dall’editore Dante & Descartes di Napoli. Si tratta di un libro di piccole dimensioni ma che suscita quei forti trasalimenti che dà la verità. Per ordinare il libro scrivere all’editore Dante & Descartes [email protected]

Piccoli animali parlanti
di Elenio Cicchini

In un testo sacro dell’induismo, lo Harivamsa Purana, l’infanzia costituisce la chiave per cogliere, nel segno del gioco, la più ardua (o forse più lieve) fra le opere di costruzione: la costruzione dell’universo. Nel poema si narra degli scherzi e dei dispetti che il piccolo dio Krishna gioca agli abitanti del paesello di Gokul. Continua a leggere→

“Collezione privata”, Elisabetta Sancino. (Sete, o poesia 2)

di Giovanna Menegùs

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«Pittura, mi mancavi. Infine, eccolo, / è forte, è nell’aria, / lo captano a uno a uno / i miei sensi magati / il desiderio / … / delle cose / tutte, di natura e d’arte / che… / anelano…» La nostalgia per l’arte – così viva in noi nonostante i musei chiusi a causa della  pandemia organizzino tour virtuali –, l’anelito della voce di Simone Martini-Mario Luzi sono ben adatti a introdurre la Collezione privata di Elisabetta Sancino. Matura raccolta di versi che nasce dalla sollecitazione dell’arte, a partire da quella sete-desiderio come dimensione antropologica e poetica di cui nella precedente recensione ho parlato a proposito de La sete di Sergio Bertolino.

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Lirico terapia. Elio Fiore

D’improvviso mi sei apparsa 

in questa stanza, madre. 

Mi hai sorriso mentre continuavo

a scrivere, accanto alla tua foto 

di giovinetta. Camminavi sicura, 

poi mi hai detto: «C’è disordine 

in ogni dove, sei un bibliotecario,

ricordati di togliere la polvere 

dai libri». Poi, sei andata in cucina

e ti sentivo cantare come un tempo,

mentre preparavi la cena; 

Io, ho continuato a scrivere,

sentendo la tua cara voce

sognando che tu mi venissi a dire:

“Vieni, è pronta la cena!”.

All’alba, mi sono svegliato 

con le braccia sul tavolino, solo 

con la tua foto eterna di giovinetta.

***
Una delicatissima immagine di amore filiale, questa di Elio Fiore. Ci sono archetipi talmente potenti e profondi che non hanno bisogno di interpretazioni: sono lì, sempre sorprendenti e necessari.

Dante: negli occhi porta la mia donna Amore

di Antonio Sparzani

Dalla Vita Nuova, XXI. Immediatamente dopo il sonetto pubblicato l’altro ieri su Nazione Indiana, Dante vuole meglio spiegare quanto amore sia contenuto nella sua donna:

Poscia che trattai d’Amore ne la soprascritta rima, vènnemi volontade di volere dire, anche in loda di questa gentilissima, parole per le quali io mostrasse come per lei si sveglia questo Amore, e come non solamente si sveglia là ove dorme, ma là ove non è in potenzia, ella, mirabilemente operando, lo fa venire. E allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: Negli occhi porta.

Negli occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om vèr lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond’è laudato chi prima la vide.
Quel ch’ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile.

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Lunario Zanzotto. 25 aprile

Nel tempo quando avevo i sentimenti,
               da cui nessuna forza poteva ripararmi
               nessun noa né tabu
il 25 aprile andando per i cippi
dei caduti, come per le stazioni di un calvario,
sopraffatto tremavo, e poi dalla piccola compagnia mi defilavo
               come in una profonda definitiva pioggia.
Il vostro perire – nel sacro della primavera –
mi sembrava la radice stessa di ogni sacro.
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“Sì certo che fa male quando scoppiano i boccioli”, una poesia di Karin Boye


Oggi ricorrono gli 80 anni dalla morte delle poetessa e scrittrice svedese Karin Boye, che scelse purtroppo di togliersi la vita il 24 aprile 1941.

Per ricordarla, ho scelto di tradurre e leggere una delle sue liriche più belle, a mio avviso, “Sì certo che fa male quando scoppiano i boccioli” (in svedese “Ja visst gör det ont när knoppar brister”).

Dedico questa traduzione e lettura alla mia carissima amica e sorella in letteratura, Giulia Fazzi. Continua a leggere→

Lirico terapia. Coventry Patmore, Giocattoli

 

Giocattoli

Il mio bimbo che guardava imbronciato 

atteggiandosi a uomo ormai fatto sette volte

non mi aveva obbedito. Fu punito e scacciato

e privato del bacio clemente 

della mamma che già non ha più.

Ma temendo che vegliasse nel pianto 

silenzioso entrai nella stanza

per trovarlo nel sonno profondo:

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Poesia italiana del XXI secolo

Gabriella Sica, originaria della Tuscia, è nata nel 1950, vive a Roma dall’infanzia. Ha ideato e diretto “Prato Pagano” (1979-1987) e pubblicato libri in versi da La famosa vita (1986) e Vicolo del Bologna (1992) a Poesie bambine (1997), Poesie familiari (2001) e Le lacrime delle cose (2009). A dieci anni di distanza è uscito il suo ultimo libro, Tu io e Montale a cena (Interno Poesia, 2019). Tra i riconoscimenti il Premio Internazionale del “Lerici Pea” per l’Opera poetica 2014. Tra i libri in prosa: Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010) e Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015). Ha realizzato per la Rai sei docufilm (Ungaretti, Montale, Pasolini, Saba, Penna e Caproni), messi durante la pandemia sulla piattaforma RaiPlay: https://www.raiplay.it/programmi/poetidel900.

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